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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

A Natale: a tavola assieme, condividendo le nostre ricette ....

 


Tristi e amareggiati per questo Natale da vivere chiusi in casa, non fermiamoci al “per la prima volta nella storia”. Facciamo saltare via anche la pesantissima “pietra” di queste feste di Natale senza la gioia delle persone più care e alleggeriamo questo macigno con una piccola e simpatica iniziativa. 

Regaliamoci a vicenda la ricetta di un piatto che nella nostra famiglia non manca mai il giorno di Natale e sarà un po’ come ospitare tanti amici nella nostra famiglia ridotta dalla pandemia.

Questo Natale non solo passerà alla storia per il lockdown ma ci resterà impresso anche per un  piccolo dono che ci porteremo a casa. Alzi la mano chi non si dedicherà a cucinare il pasticcio di..., il soufflé di..., e il dolce di.... 

Scriviamo allora la nostra RICETTA DI NATALE, inviamola alla Comunità entro il 23 dicembre così tutti porteremo nelle nostre famiglie i sapori delle altre e a tutti sembrerà di avere a tavola tanti amici, come se nella novità di un piatto si potesse quasi immaginare il sorriso e la solidarietà delle sorelle e dei fratelli!

Puntiamo così a far sentire tutte e tutti un po’ meno soli, portando in tavola la fraterna e simpatica “presenza” di altri amici della comunità. 

Sentiamoci uniti con chi più sta soffrendo per la pandemia e offriamo a tutti la pausa serena di preparare con cura pranzo o cena di Natale con le ricette che troveremo nel blog.

E’ semplice! Scrivete in una mail una ricetta o il menù che per la vostra famiglia ha fatto e sempre farà “Natale”. Alcune le pubblicheremo in un allegato al Foglietto di Natale ma potrete trovarle tutte sul nostro Blog.

Sarà bello vedere allungarsi l’altare della nostra chiesa fino alle tavole di casa e stupirci dello spezzare del pane nell’Eucarestia insieme alla condivisione della vita fraterna.

In fin dei conti Gesù amava stare a tavola tanto che qualcuno lo definiva un mangione e un beone, ma in tutta la Bibbia sono almeno 410 le volte che si parla di tavole imbandite, banchetti, pranzi, cene. Vorrà pur dire qualcosa.

Inviateci menù e ricette entro mercoledì 23 dicembre mattina alla mail: 

parrocchiarisurrezionemarghera@gmail.com




Riconciliazione Comunitaria in occasione del Natale - lunedì 21 dicembre 2020 - ore 18.30

 Quest’anno si userà la “terza forma” prevista in caso di gravi calamità, con l’assoluzione generale.

Il Patriarca, in questo grave momento di pericolo di contagio per i fedeli e i preti, ha chiesto alla Santa Sede di poter celebrare nelle parrocchie la “Modalità prevista nelle calamità naturali, con l’Assoluzione generale senza il momento del dialogo a tu per tu col sacerdote che avrebbe rappresentato un evidente rischio di contagio. 


Per chi desidera questa modalità di preghiera penitenziale è invitato in chiesa lunedì alle ore 18.30.


Sarà l’occasione per chiedersi: al di là del formalismo la cosa decisiva è la nostra “penitenza” riconoscendo le ferite di questo tempo – ferite lavorative, ferite relazionali, ferite spaziali, ferite temporali, ferite festive, ferite spirituali – per poterne davvero uscirne migliori. 


Se il sacramento annuncia il perdono, esso non serve anzitutto per “non imputare le colpe”, ma per dare senso alle necessarie fatiche. Il senso del Sacramento della Confessione dovrebbe sempre essere riconoscere i doni di Dio, le nostre infedeltà, le gioie e i dolori che oggi accompagnano la vita di gran parte degli uomini e delle donne in questo tempo di pandemia. 


La Chiesa prevede che il cristiano che riceve l’assoluzione in questa forma comunitaria debba poi successivamente accostarsi al Sacramento per riceverne tutta la ricchezza. Ancora unvolta non per la formalità del rito ma per la voglia di cambiare sé stessi e il mondo secondo il progetto di Dio.

La preghiera della Comunità nella IV Domenica di Avvento

 

Come le Domeniche precedenti, la preghiera è stata elaborata sulla base dei messaggi giunti per dare nome alla quarta pietra da rovesciare: la Presunzione


La Torre di Babele dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio ha fatto da cornice all'Introduzione proposta da Gianna

La Torre di Babele, quadro del pittore olandese Pieter BRUEGEL il Vecchio, rappresenta l'episodio della costruzione della Torre, contenuto nel libro della Genesi, e ben ci introduce alla pietra da capovolgere in questa domenica di Avvento, l’ultima prima del Natale, la presunzione.

La costruzione è volutamente impossibile, un'assurdità ben escogitata, un monumento all'imbecillità umana.

Impossibile non tanto per la grandezza architettonica, quanto per la piccolezza umana. La torre non solo non può essere portata a termine, ma nemmeno costruita. La grande città, con la sua celebre Torre è divenuta un simbolo di presunzione, di idolatria, del potere umano svincolato da ogni limite. 

Anche noi oggi viviamo in un mondo che si basa sempre più sull’idea della competizione, del farsi largo a gomitate; sentiamo che dobbiamo assolutamente fare qualcosa, inventarci qualcosa per spiccare, emergere, fare vedere a tutti chi siamo e quanto valiamo, viviamo nell’ansia, abbiamo paura: è a questo punto che diventiamo presuntuosi.

Una sorta di presunzione è anche quella riportata nella 1ª lettura, dove ci viene riferito che il re Davide pensa di costruire una casa per il Signore, per custodire l’Arca dell’Alleanza, sperando, così, che Dio rafforzi il suo regno con la sua benevolenza. Ma per bocca del profeta Natan gli viene risposto: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?...  Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Non una casa di pietre e mattoni, ma una discendenza, da cui nascerà Gesù, figlio di Davide e figlio di Dio.

Per realizzare il «mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora rivelato ed annunciato… a tutte le genti» come dice Paolo nella seconda lettura, Dio chiede la collaborazione cosciente e libera di Maria, che accoglie umilmente e incondizionatamente l’annuncio dell’angelo. Ed è con il «sì» di persone attente alla volontà di Dio che Gesù, figlio di Davide, entra nella storia del mondo. Questa è la sua casa, il suo tempio.


Le preghiere proposte da Lara e Stefania

In questi tempi si parla molto di autostima, ma raramente si fa presente che è necessario vigilare perché non diventi presunzione e sfoci nell’arroganza. Autostima e arroganza sono due cose molto diverse. Autostima è conoscere il proprio valore come persona; arroganza credere che il proprio valore venga dal fatto di essere migliori di altri. È certamente importante avere coscienza di essere una persona che ha pregi, ma è altrettanto importante riconoscere di avere anche limiti, come tutti quelli che ho attorno. Questo mi permette di fidarmi degli altri e i rapporti che ho con tutti non è limitato e finalizzato a quello che voglio ottenere per avere la conferma di essere il migliore. Ma riuscirci non è semplice, non è facile vincere la nostra presunzione, convincerci che ciascuno di noi è “speciale” ma nessuno è più “speciale” degli altri. Per questo, Signore, chiediamo il tuo aiuto

La presunzione mi fa pensare di essere migliore di altri, mi porta ad ignorare o nascondere le mie imperfezioni e difetti, e mi autorizza subdolamente a trattare gli altri come inferiori, dal momento che io mi sento superiore. Non riesco a pensarmi uguale agli altri e vivo ogni rapporto come se fossero duelli di cappa e spada dove io sono D’Artagnan o uno degli altri moschettieri. In sostanza mi pongo verso gli altri come fossero avversari (se non nemici). Aiutami, Signore, a liberarmi dall’immagine idealizzata che ho di me, aiutami ad essere autentico senza dover trovare le prove di essere il migliore, enfatizzando le pecche degli altri. Aiutami a ritrovare il piacere di stare insieme nella gratuità e nella condivisione, preghiamo

Nell’essere presuntuosi spesso si diventa arroganti e a un certo punto si scopre che quello che si esprime viene sopportato, se non rifiutato a priori. Così, se sei saccente, non riesci a comunicare nulla di quello che sai e finisci per non essere di aiuto a nessuno. Poi non sai e non riesci nemmeno ascoltare gli altri perché sei supponente, pensi di sapere già quello che vogliono dire. Così perdi la possibilità di arricchirti della loro esperienza e delle loro conoscenze. Dacci, Signore, l’umiltà e la capacità di ascoltare gli altri, perché, nell’accoglienza del fratello diventiamo ognuno dono per l’altro, preghiamo

Per anni ho avuto come punto di riferimento me stesso, con gli altri giocavo di rimando, anche con il Signore. Presumevo di poter dare lezioni in base a quanto avevo imparato, e continuavo a leggere con sempre più ingordigia. Volevo poter sempre dire qualcosa di più degli altri. Passando il tempo ho scoperto che in ogni caso non avrei potuto sapere tutto, conoscere tutto e ho visto quanto presuntuoso fossi. Allora, ho capito l’importanza di due detti della sapienza ebraica e, con fatica, ho imparato anch’io a “far dire alla mia bocca: questo non lo so”, a ridimensionare, relativizzare quanto affermavo premettendo un “se questo si può dire”. Ora sono più sereno nei rapporti con gli altri e ho scoperto quanto questo sia e possa essere costruttivo. Ti ringrazio, Signore, per avermi fatto rientrare in me stesso ed aiutami a comprendere la ricchezza che c’è in ogni mio fratello, preghiamo

Presunzione. Appena sentita la parola sono un po' sobbalzata, sì perché io, a volte, ce l'ho. È una zavorra che fai fatica a lasciar andare e io prego ogni sera il Signore che mi aiuti a liberarmene. Mai come in questo anno mi sono accorta di come siamo vulnerabili, pensiamo di avere sempre tutte le soluzioni e poi......arriva una pandemia e ci mette tutti sulla stessa barca. Allora chiedo al Signore l'UMILTA', il saper riconoscere quanto sono piccola e indifesa; restare uniti nella preghiera e fare comunità penso ci renda forti e pronti ad affrontare questa onda enorme che ci ha travolto. Insieme ce la possiamo fare buttando a mare la zavorra inutile. Preghiamo 



Il rovescio della pietra della Presunzione, è l'aprirsi all'Accoglienza che è stata illustrata dal particolare del quadro ispirato all'episodio del Padre Misericordioso di Rembrandt




Un dono dagli Scout: una stella

Gli Scout hanno fatto trovare su ogni posto in chiesa una stella con sopra scritto "La stella sei tu" con l'invito di appenderla sull'albero di Natale. Il significato è un invito ad essere noi una stella per gli altri. Ecco le loro parole:

"Ognuno di noi può essere una stella per se stessi facendo opere di bene o per gli altri spingendoli a fare le giuste scelte. La stella in questo momento è qualcosa che ci aiuta a superare questo momento difficile".




Il cammino d'Avvento: Le quattro pietre rovesciate...

                        Il rovescio della "Presunzione" è l'Accoglienza



                                           Le quattro pietre rovesciate:

La Solitudine è diventata Attenzione a quanto accade

Il Disorientamento è diventato la capacità di Conversione cambiare atteggiamento

L'Insicurezza è diventata capacità di Ricerca

La Presunzione del fare da sè stessi è diventata l'aprirsi all'Accoglienza 


    Questo è stato il cammino d'Avvento della e nella nostra Comunità



Una Comunità che, insieme, da nome alla quarta pietra da rotolare: la pietra della Solitudine

 La solitudine crea un disagio e che porta ad essere disorientati. Tutto questo genera insicurezza che può portare alla presunzione.


 

Questi sono stati i messaggi giunti dando "nome" alla quarta Pietra da rotolare che hanno guidato la liturgia della Quarta Domenica di Avvento e che possiamo far diventare preghiera durante la settimana

 

 

1.   PRESUNZIONE!!! Appena sentita la parola sono un po' sobbalzata, sì perché io, a volte, ce l'ho. È una zavorra che fai fatica a lasciar andare e io prego ogni sera il Signore che mi aiuti a liberarmene. Mai come in questo anno mi sono accorta di come siamo vulnerabili, pensiamo di avere sempre tutte le soluzioni e poi......arriva una pandemia e ci mette tutti sulla stessa barca. Allora chiedo al Signore l'UMILTA', il saper riconoscere quanto sono piccola e indifesa; restare uniti nella preghiera e fare comunità penso ci renda forti e pronti ad affrontare questa onda enorme che ci ha travolto. Insieme ce la possiamo fare buttando a mare la zavorra inutile.

 

2.   A volte ho la presunzione di vedere gli errori degli altri e non sempre riesco vedere i miei.

 

3.    Viviamo in un mondo che si basa sempre più sull’idea della competizione, del farsi largo a gomitate; sentiamo che dobbiamo assolutamente fare qualcosa, inventarci qualcosa per spiccare, emergere, fare vedere a tutti chi siamo e quanto valiamo, viviamo nell’ansia, abbiamo paura: è a questo punto che diventiamo presuntuosi.

4.   Nell’essere presuntuosi spesso si diventa arroganti e a un certo punto si scopre che quello che si esprime viene sopportato, se non rifiutato a priori. Così, se sei saccente, non riesci a comunicare nulla di quello che sai e finisci per non essere di aiuto a nessuno. Poi non sai e non riesci nemmeno ascoltare gli altri perché sei supponente, pensi si sapere già quello che vogliono dire. Così perdi la possibilità di arricchirti della loro esperienza e delle loro conoscenze. Questa, almeno, è la mia esperienza. 

5.     In questi tempi in cui si parla molto di autostima ma raramente si fa presente che è necessario vigilare perché non diventi presunzione e sfoci nell’arroganza. Autostima e arroganza sono due cose molto diverse. Autostima è conoscere il proprio valore come persona; arroganza credere che il proprio valore venga dal fatto di essere migliori di altri.

6.  La presunzione mi fa pensare di essere migliore di altri, mi porta ad ignorare o nascondere le mie imperfezioni e difetti, e mi autorizza subdolamente a trattare gli altri come inferiori, dal momento che io mi sento superiore. Non riesco a pensarmi uguale agli altri e vivo ogni rapporto come se fossero duelli di cappa e spada dove io sono Dartagnan o uno degli altri moschettieri. In sostanza mi porgo verso gli altri come fossero avversari (se non nemici). Devo corrispondere all’immagine idealizzata che ho di me, quindi non sono libero di essere autentico e devo trovare le prove che sono io il migliore, quindi enfatizzo tutte le pecche dell’altro. In questa competizione continua perdo il piacere di stare insieme nella gratuità e non riesco più a condividere nulla.

7.   È certamente importante avere coscienza di essere una persona che ha pregi ma anche limiti come tutte quelle che ho attorno. Questo mi permette di fidarmi degli altri e i rapporti che ho con tutti non è limitato e finalizzato a quello che voglio ottenere per avere la conferma di essere il migliore. Ma riuscirci non è stato semplice, non è stato facile vincere la mia presunzione, convincermi che ciascuno di noi è “speciale” ma nessuno è più “speciale” degli altri.

8.     Per anni ho avuto come punto di riferimento me stesso, con gli altri giocavo di rimando, anche con il Signore. Presumevo di poter dare lezioni in base a quanto avevo imparato, e continuavo a leggere con sempre più ingordigia. Volevo poter sempre dire qualcosa di più degli altri. Passando il tempo ho scoperto che in ogni caso non avrei potuto sapere tutto, conoscere tutto e ho visto quanto presuntuoso fossi. Allora, ho capito l’importanza di due detti della sapienza ebraica e, con fatico, ho imparato anch’io a “far dire alla mia bocca: questo non lo so”, a ridimensionare, relativizzare quanto affermavo premettendo un “se questo si può dire”. Ora sono più sereno nei rapporti con gli altri e ho scoperto quanto questo sia e possa essere costruttivo.

Il Foglietto "La Resurrezione" di Domenica 20 dicembre 2020 - IV di Avvento



 

La celebrazione dei 50 anni della Parrocchia: 15 dicembre 1970 - 15 dicembre 2020

Il decreto con cui il patriarca Albino Luciani costituì la nostra parrocchia porta la data del 15 dicembre 1970, che cadeva di martedì come quest’anno, per cui la domenica successiva, quarta di Avvento, era il 20 dicembre, quando nella prima chiesetta, il negozio di via Longhena 30, viene celebrata la prima Messa di inaugurazione, presieduta dallo stesso Patriarca: il Natale della Resurrezione avviene proprio nel tempo liturgico dell’Avvento … il farsi vicino di Dio ad ogni uomo e ad ogni donna, che raggiunge la sua pienezza nella Pasqua.     

Fare memoria del passato in un cammino di Fede non è un ricordo nostalgico di un tempo ormai perduto, ma è un riattualizzare, nello Spirito, la freschezza delle origini nella situazione presente, per rivitalizzarla e continuare nella missione verso quella Meta, di cui il patriarca Luciani nella premessa del decreto istitutivo della parrocchia indica innanzitutto il luogo: “La costruzione di nuove abitazioni nella zona dell’ex Società C.I.T.A. in Marghera rende necessaria la costituzione di una nuova parrocchia, per un’azione pastorale autonoma e completa”. E poi nella lettera del 16 dicembre 1970 specifica il compito evangelico affidatoci, di “costruire una nuova famiglia spirituale, nella quale i fedeli si sentano stretti sia a Cristo che ai fratelli”. Lettera che si conclude con l’augurio, ancora attuale, che “la Resurrezione diventi Comunità veramente viva”. 

Così Gino Cintolo ha sintetizzato il senso della celebrazione dei 50 anni della Parrocchia e ha continuato:

La pandemia, che ha fatto rinviare a tempi migliori ogni altra festa e la pubblicazione del libro di testimonianze per questo 50° anniversario della parrocchia, ci provoca a metterci in ascolto, per trovare modalità nuove per essere anche in questa situazione drammatica una Comunità veramente viva, che mette al centro di ogni cura e attenzione la singola persona e la società umana tutta, testimoniando così la speranza che nasce da questo Natale 2020, la luce del Figlio di Dio che viene a condividere la nostra umanità fin dalla fragilità di un Bambino.                                                                                                                 

                                               ****

La preghiera nell'Eucaristia concelebrata dai Parroci che si sono alternati nella presidenza della Comunità.


Introduzione

Mezzo secolo di vita della nostra parrocchia, costituita dal patriarca Albino Luciani con decreto del 15 dicembre 1970, che era martedì come oggi. E la domenica successiva 20 dicembre, IV di Avvento, lo stesso patriarca celebra la prima Messa nella prima chiesetta, il “negozio” di via Longhena 30.

Cinquant’anni con cinque parroci: 16 anni con la guida del primo parroco don Aldo Marangoni, mancato due anni fa, 8 anni con don Giancarlo Iannotta; 15 anni con don Alfredo Basso, 3 anni con don Paolo Socal e 8 anni fino ad oggi con don Nandino Capovilla. Insieme a don Aldo poi ha svolto servizio alla nostra comunità anche padre Luciano Bano dei Cappellani del Lavoro, che celebrava una seconda Messa domenicale. Il servizio di don Angelo Favero, che per circa un ventennio ha guidato il gruppo biblico della comunità, si estendeva anche alla celebrazione della Messa. 

E poi come fare a ricordare i tanti laici e le tante laiche, che sono stati protagonisti di questo cammino di Fede, iniziato nello Spirito del Concilio, trasmessoci con entusiasmo da don Aldo, di centralità della Parola di Dio e di promozione del laicato! Questo ci ha unito e ci unisce ancora. In questo clima di novità del Concilio è nato, maturato e continua a svolgersi il mio ministero diaconale. 

Le tante differenze di sensibilità di preti e fedeli di questa comunità e la continua evoluzione del nostro quartiere Cita, che nasce con la parrocchia e per il cui servizio essa è stata costituita, sono una ricchezza che ci stimola ad essere sempre in cammino.     

Questa sera il fare memoria del passato non può essere un ricordo nostalgico di un tempo ormai perduto, ma è un riattualizzare, nello Spirito, la freschezza delle origini nella situazione presente, per rivitalizzarla e continuare nella missione affidataci dal patriarca Luciani nella lettera del 16 dicembre 1970: “costruire una nuova famiglia spirituale, nella quale i fedeli si sentano stretti sia a Cristo che ai fratelli”, che si conclude con l’augurio, ancora attuale, che “la Resurrezione diventi Comunità veramente viva”. 

Lo stesso Spirito Santo, che ci rende partecipi della cena pasquale del Signore con i suoi discepoli, ci doni la comunione con tutte le persone che hanno frequentato o frequenteranno questa comunità e, soprattutto in questo periodo di distanziamento fisico a causa della pandemia, ci aiuti a vivere quella vicinanza spirituale che è già comunione. 

Gino Cintolo

                                                    ****

Preghiere dei fedeli

Lara Spina: Signore ti ringraziamo per averci donato la Chiesa della Resurrezione che oggi celebra il cinquantesimo. La nostra Comunità è molto accogliente, aperta, solidale, ecumenica, ha accolto anche me e la mia famiglia dal 2013. Qui ognuno ha un suo ruolo, un suo spazio al servizio dei fratelli e delle sorelle. Sia i momenti di gioia che di crisi e di difficoltà vengono vissuti insieme e si prega sempre gli uni per gli altri, come una grande famiglia. Signore proteggi questa tua Comunità che si affida a te in questo momento particolarmente difficile. Veglia su tutti, proteggi i nostri fratelli e sorelle in Cristo risorto, ti ringraziamo per Don Nandino, Gino e tutti i presbiteri che hanno guidato questa Chiesa e per tutti coloro che hanno dato e danno il loro dono all’altare e alla liturgia, alla musica, ai bisognosi, a chi non ha una casa, ai profughi, ai giovani, agli anziani, ai malati e alla cura e riparazione della Chiesa e delle case dei fedeli. La Chiesa della Resurrezione è pietra viva e fiorisce all’interno di Marghera con le porte aperte a chi bussa, alla Città, al mondo e a quanti cercano Dio tra le sue mura. Veglia e proteggi tutti noi Signore. Ascoltaci o Signore.

Idelma Crema: Signore, Ti vogliamo ringraziare per l’opportunità che ci hai dato di avere qui, in questa serata speciale, tutti i nostri ex parroci, perché li vogliamo ringraziare tutti. Sì, li vogliamo ringraziare proprio tutti, a partire da don Aldo, che ci guarda da lassù; loro ci hanno fatto crescere come comunità, hanno lasciato un segno tangibile nei nostri cuori e nelle nostre menti. Ti prego Signore per questi parroci, concedi loro di essere instancabili nell’annuncio della Tua Parola, lieti ed accoglienti nel servizio della comunità in cui operano. Preghiamo.     

Carlo D’Andrea: 50 anni fa, da un negozio di questo Quartiere, cominciarono a risuonare i primi canti gioiosi della nascente Comunità della Resurrezione. Canti allegri e coinvolgenti che da subito hanno rappresentato lo spirito di questa Comunità, per la sua capacità di porsi ed operare all’interno del Quartiere con un volto sempre gioioso, sempre illuminato dalla speranza e dalla fiducia nella Parola di Dio. Fa o Signore che quello spirito originario che da allora l’ha sempre accompagnata, continui a rischiarare il cammino di questa Comunità, perché rimanga sempre costante testimone nel Quartiere di solidarietà, condivisione, tolleranza e amore, attenta a valorizzare, diffondere e concretizzare la tua Parola per la costruzione di una società veramente aperta verso gli ultimi, gli emarginati, i deboli, i sofferenti. Per questo noi ti preghiamo. 


                                                 ****

Interventi

(da testi riportati per iscritto, anche in sintesi, dagli stessi autori)

Don Giancarlo Iannotta 

(all’atto penitenziale): Sono in un’età nella quale bisogna incominciare a rendere conto. Questa ricorrenza porta a rievocare col vostro aiuto un bel po’ di anni della mia vita vissuta con voi. Anni di frontiera, di situazioni nuove e provocanti, anni vissuti intensamente, anche se a volte faticosi. Anni pieni di sogni e di avventure che hanno segnato positivamente il mio percorso di prete. Si tratta anche di scoprire e di accettare gli inevitabili limiti, ma tutto sommato mi viene solo da ringraziare Dio soprattutto e voi, quelli di allora e voi qui presenti. Grazie!

 

Don Nandino Capovilla 

(sintesi, omelia): La parrocchia è nata in un tempo di grande fermento di novità, un vento straordinario che dal Concilio scuoteva le fondamenta di una Chiesa impaurita dalle novità che la rendevano giovane secondo il vangelo. Ma erano tante e fortissime le resistenze dell’autorità ecclesiastica, timorosa e arroccata al passato.

Oggi, dopo 50 anni, dobbiamo riconoscere a voce alta che la Chiesa istituzionale, nel suo cercare di frenare il vento dello spirito conciliare, ha tentato inutilmente di impedire ai laici di rendersi finalmente responsabili e verso alcuni preti ha usato una mano pesante con conseguenze e ferite ancora da rimarginare in tante persone.

Il vento della Chiesa aperta al mondo e a servizio della città degli uomini ha soffiato nella comunità della Cita fin dai suoi due primi sacerdoti, interpreti saggi e coraggiosi di scelte che ora, nella Chiesa di papa Francesco, ci fanno sorridere tanto sono scontate, ma allora erano scandalo per chi cercava solo di mantenere lo status quo.

 

Don Paolo Socal 

(dopo la Comunione): Ringrazio il Signore per avermi voluto alla Cita per tre anni. Soprattutto per celebrato l’Eucaristia in una chiesa, quella della Risurrezione, che per me è tra le più belle e funzionali chiese nuove della diocesi. Ho sempre celebrato con gioia per la partecipazione dei fedeli favorita dalla struttura della chiesa e avendo alle spalle nell’abside il Cristo Risorto che smuove le pietre, che fa crollare i muri che incontriamo nella vita. A Marghera poi ho vissuto una unione speciale con i confratelli parroci, tanto da mangiare ogni giorno con alcuni, trovandomi settimanalmente con altri per scambiare le esperienze, cosa che non ho trovato nelle altre cinque parrocchie in cui sono stato parroco. In 3 anni a Marghera poi ho trovato tanti e tanti amici … e l’amicizia resta anche se si cambia parrocchia, perché l’amicizia non ha confini.    

 

Don Alfredo Basso 

(sintesi, dopo la Comunione): Quando venni chiamato a guidare questa parrocchia rivolsi al patriarca Marco Cè, che pensava che io, in quanto proveniente dal quartiere CEP-Villaggio Laguna di Campalto, dove la chiesetta prefabbricata era ed è ancora oggi una scelta, avessi riserve a costruire una chiesa in muratura, questa domanda: “E’ il caso di fare un’altra chiesa con le parrocchie di S. Antonio e dei Santi Francesco e Chiara così vicine?”. La risposta del Patriarca fu che “il quartiere Cita è già molto penalizzato, perché gli abitanti (a differenza di quelli del CEP) sono provenienti da varie regioni d’Italia, per cui ognuno porta la sua immagine di Chiesa ed è difficile fare comunità ... Se togliamo anche la chiesa, luogo di preghiera ma anche di aggregazione, togliamo una grossa risorsa al quartiere”.   

Giorgio Brunello 

(dopo la Comunione): Questa celebrazione del 50° della parrocchia della Resurrezione cade in un anno difficilissimo, ma non dobbiamo perdere la speranza. Molti dicono che si deve vedere la luce in fondo al tunnel, ma è il Signore la nostra luce, la nostra certezza, che se risorgeremo, si sconfiggerà anche la pandemia.

Vedere tanti sacerdoti celebrare insieme l'Eucarestia, assieme a don Nandino Capovilla, tutti quelli che hanno guidato la Comunità della Resurrezione, con don Aldo che non è più fisicamente con noi, ma sicuramente presente nei nostri cuori, è un segno importante, che ci fa riflettere. 

Non è solo un bel ricordo, ma una condivisione con loro, con il diacono Gino Cintolo e con i tanti laici che ieri e oggi hanno messo al centro quei valori che hanno sempre contraddistinto la vita della comunità, la Parola di Dio al centro e la condivisone con i fratelli più fragili.

La Parola che si condivide ci interroga, si fa azione, ci salva.

Una comunità in cammino che ha sempre fatto proprie le riflessioni e gli insegnamenti del Concilio, nella tensione di poterli applicare in una società in cambiamento, con le speranze che il Concilio ha indotto in ciascun credente e anche nelle donne e negli uomini di buona volontà.

L'eredità che hanno lasciato tutti quelli che hanno vissuto nella Comunità della Resurrezione è quantomai presente oggi, nell'incontro per spezzare il Pane e rendere grazie, nella testimonianza alle famiglie del quartiere e della città, una comunità inclusiva, pronta ad accogliere e a sostenere chi è in difficoltà, il diverso, l'immigrato, l'ammalato, l'anziano, il povero, perché "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me". 

Buon anniversario Comunità della Resurrezione! 









Oggi i 50 anni di Comunità


 

La Presunzione


sarà la pietra da rovesciare la quarta Domenica di Avvento

La Presunzione porta ad ignorare, alla presunzione di poter fare da se stessi, ad escludere, può nascondere paura, ….

Diamo "nomi" a questa pietra inviando entro giovedì 17 dicembre un SMS o un Whatsapp allo +39 379 2080083indicando cosa sia, cosa possa essere stata per noi esperienze di presunzione vissute o viste vivere, le conseguenze alle quali hanno portato o possa portare sia come singole persone che come collettività, come Comunità anche Parrocchiale. Ma anche cosa possa essere il contrario di questa pietra.

Il Foglietto "La Resurrezione" della 3 Domenica di Avvento 13 dicembre 2020



 

Abbiamo pregato così nella 3 Domenica di Avvento

 


Siamo passati dalla pietra della solitudine che crea un disagio e che porta ad essere disorientati (2° pietra). Tutto questo genera insicurezza. Terza pietra di oggi.

L’insicurezza è quella condizione di paura, come è ben rappresentata dall’urlo di Munch dove il pittore vuole rappresentare la condizione esistenziale dell'uomo moderno, afflitto dalla solitudine, dall'incomunicabilità, dall'angoscia. È la mancanza di certezze che porta ad essere indecisi a dubitare di tutto, ad essere sfiduciati.

Tu chi sei? È la domanda spontanea che scaturisce dall’uomo confuso, è la domanda che si sente porre Giovanni il Battista in maniera insistente nel Vangelo: Tu, chi sei? Chi sei, dunque? Sei tu Elia? Sei tu il profeta? Chi sei? Che cosa dici di te stesso?

Ma questa sensazione di insicurezza viene superata dall’invito di questa terza domenica di avvento, la domenica Gaudete, della gioia:

Isaia nella prima lettura ci dice: Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio.

San Paolo nella seconda lettura poi ci offre la ricetta con tre ingredienti per vivere bene in un atteggiamento di ricerca e di fiducia:

siate sempre lieti, pregate ininterrottamente e, in ogni cosa rendete grazie a Dio.

E non spegnete lo Spirito dice sempre San Paolo!

 

ATTO PENITENZIALE

Ogni giorno mi trovo a pianificare ed organizzare la mia vita e quella della mia famiglia, spesso illudendomi che tutto andrà come mi aspetto ma, poi, all’improvviso, qualcosa irrompe e ci impone di fare diversamente. Signore perdonaci per tutte le volte che non abbiano accolto la tua mano guida sicura per i nostri passi.

 

Ho passato parte della mia vita ad essere insicuro su tutto, pieno di dubbi verso le mie capacità, i miei sentimenti, il mio modo di agire. Ero in uno stato costante di dubbio che mi paralizzava attendendo conferme da parte di altre persone. Ti chiediamo perdono Signore per tutte le volte che non mi sono sentito amato e preso in braccio da Te.

 

Signore ti chiediamo perdono per tutte le volte che pensiamo di saper tutto e poter fare tutto e invece, poi siamo insicuri e non sappiamo che direzione prendere, senza fiducia nel prossimo e non riusciamo più a vedere la Tua luce.


PREGHIERA DEI FEDELI

 

Insicurezza è quella di Anna, arrivata dal Ghana, che è riuscita a far nascere i suoi figli in Italia e a farli andare a scuola, mentre lei è analfabeta. L'insicurezza economica e abitativa attraversa ogni giorno la sua vita: Anna è una gran lavoratrice sempre pronta a ricominciare. Signore, aiuta noi fratelli e sorelle italiani a dare un vero conforto alla precarietà della vita sua e dei suoi figli, includendoli in quel benessere che spesso diamo per scontato e non facendo prevalere la nostra insicurezza e la paura dell'altro, che spesso sfociano in indifferenza e mancanza di accoglienza. Per questo noi ti preghiamo. 

 

Quando sento parlare di insicurezza, il mio primo pensiero va a quei lavori dove la sicurezza spesso non viene, colpevolmente, garantita e dove sono le persone che a quei lavori non possono rinunciare a farne le spese, anche morendone. Di questo Signore, noi ti chiediamo perdono, ma ti chiediamo anche la capacità e la forza di vigilare, perché i datori di lavoro garantiscano sempre quella sicurezza che protegge la vita.

 

Da quasi un anno ormai viviamo una situazione di insicurezza, nella quale siamo timorosi, a volte privi di fiducia negli altri, spesso indecisi su come dobbiamo comportarci per garantire la protezione di noi stessi e degli altri dal contagio. È come cercare di mantenere l’equilibrio su di una corda allentata sulla quale cerchiamo di fare acrobazie per non cadere: Signore, aiutaci ad avere la forza di andare avanti e a trovare in questo periodo di Avvento la speranza che alla fine dell'attesa troviamo Te sempre. 

 

Insicurezza è quella di chi non ha fiducia in sé stesso e aspetta che siano sempre gli altri a dirgli cosa fare. Signore, ti preghiamo, facci trovare il modo giusto per stare vicino a chi prova questa insicurezza e a donargli gli strumenti migliori per imparare a vivere senza sentire più quel bisogno dell'opinione degli altri come della coperta di Linus e a capire che è all'ascolto, di Te e della nostra coscienza che dobbiamo porci per arrivare a compiere le scelte migliori, quelle che Tu vuoi per noi. 

 

L’insicurezza mi ha seguito come un’ombra per gran parte della mia giovinezza e io stesso vivevo come un’ombra, l’ombra di me stesso. Questo mi impediva di costruire qualsiasi legame stabile. Poi ho capito che la vita non può darci sicurezze, ho scoperto la bellezza delle sfide e del rischiare, dell’esporsi, degli errori dai quali impariamo senza vergognarsi perché, quello che siamo, lo siamo anche grazie a quelli. Signore, affinché troviamo sempre il di uscire dalla nostra insicurezza, forti della sicurezza che tu sei al nostro fianco sempre, per questo noi ti preghiamo. 

 

La Pietra dell'Insicurezza




 Siamo passati dalla pietra della solitudine che crea un disagio e che porta ad essere disorientati (2° pietra). Tutto questo genera insicurezza. Terza pietra di oggi.

Queste sono stati i messaggi giunti che hanno guidato la liturgia della Terza Domenica di Avvento e che possiamo far diventare preghiera durante la settimana:

1.     Quando sento parlare di insicurezza, il mio primo pensiero va a quei lavori dove spesso non viene colpevolmente garantita la sicurezza e continuamente persone ne fanno le spese anche morendone. Di questo chiediamo perdono al Signore e contemporaneamente chiediamogli la capacità e la forza di vigilare perché i datori di lavoro la garantiscano sempre proteggendo la vita.

 

2.     Viviamo una situazione di insicurezza nella quale siamo timorosi, a volte privi di fiducia negli altri, spesso indecisi su come dobbiamo comportarci per garantire noi stessi e gli altri dal contagio: è come cercare di mantenere l’equilibrio su di una corda allentata sulla quale cerchiamo di fare acrobazie per non cadere: Signore aiutaci ad avere la forza di andare avanti

 

3.     Ogni giorno mi trovo a pianificare ed organizziare la mia vita e quella della mia famiglia, spesso illudendomi che tutto andrà come mi aspetto ma, poi, all’improvviso, qualcosa irrompe e ci impone di fare diversamente. Signore aiutaci a tenere sempre presente che tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e che, in questa insicurezza, spesso c’è la tua mano che ci guida

 

4.     Signore, aiuta chi non ha fiducia in sé stesso, chi aspetta che siano sempre gli altri a dirgli che cosa deve fare, facci trovare il modo perché possiamo stargli accanto trovando il modo per suggerirgli gli strumenti per poter uscire dalla sua insicurezza

 

5.     Ho passato parte della mia vita essendo insicuro su tutto, pieno di dubbi verso le mie capacità, i miei sentimenti, il mio modo di agire. Ero in uno stato costante di dubbio che mi paralizzava attendendo conferme da parte di altre persone. Poi mi sono accorto che questo mi dava una falsa tranquillità, una falsa sicurezza. A un certo punto ho incontrato delle persone che mi hanno accettato per quello che ero. Mi sono percepito “amato” gratuitamente e ho smesso di cercare di cercare d’essere qualcun altro. Spero che tutti possano fare la mia stessa esperienza e che il Signore faccia loro incontrare persone come quelle che ha messo sulla mia strada.

 

6.     L’insicurezza mi ha seguito come un’ombra per gran parte della mia giovinezza e vivevo io stesso come un’ombra, l’ombra di me stesso. Questo mi impediva di costruire qualsiasi legame stabile. Poi ho capito che la vita non può darti sicurezze, che la sola certezza che ti può dare è la morte. Ho allora scoperto la bellezza delle sfide e del rischiare, dell’esporsi, degli errori dai quali si impara senza vergognarsi perché, quello che siamo, lo siamo anche grazie a quelli.

 

7.     Essere insicuri è come rimanere bambini che hanno bisogno di stringere la mano della mamma. Senza il senso di sicurezza che ci da, pare difficile vivere. È una specie della coperta di Linus o del succhiotto. È questa la mia esperienza. Imparare a vivere senza appoggiarsi agli altri, senza la guida di qualcuno che ci sostiene può farci sentire confusi, spaventati, insicuri, incerti. Che il Signore ci conceda di far crescere i nostri figli aiutandoli a prendere in mano da soli la propria vita, donando loro gli strumenti per poter scegliere da soli, lasciandoli liberi

 

8.     Insicurezza è quella di Anna, arrivata dal Ghana. È riuscita a far nascere i suoi figli in Italia e sua figlia va a scuola, mentre lei è analfabeta. L'insicurezza economica e abitativa attraversa ogni giorno la sua vita. È una gran lavoratrice sempre pronta a ricominciare, ma ha conforto se sorelle e fratelli italiani alleggeriscono la precarietà della vita sua e dei suoi figli. Sono in Italia, ma restano esclusi da ciò che i compagni di classe hanno ogni giorno, un benessere che la sola sopravvivenza esclude.

 

9.     Insicurezza è quando pensi di saper tutto o come fare e invece non sai che direzione prendere: ti trovi davanti a un bivio e manca il coraggio di prendere una decisione giusta o sbagliata che sia. A volte l'insicurezza ti fa dubitare del prossimo, perché sconosciuto e anche qui è il coraggio che si fa sopraffare dall'indifferenza e dalla mancanza di accoglienza.

 

10.  Quando non ascolto la mia coscienza morale e perdo la mia autenticità mi sento INSICURO.

 

11.  La consapevolezza delle nostre insicurezze può diventare un terreno fecondo per farci compiere un passo in avanti verso la grotta di Betlemme. Cioè, può farci comprendere che possiamo uscire da questa situazione negativa, soltanto rafforzano la nostra unione col Padre, in modo da discernere la sua volontà di ciascuno di noi e consentirgli di compiere in noi la sua opera (vedi Gv.14, 10-11). In pratica, le nostre insicurezze possono aiutarci a smascherare le astuzie di Satana che tenta di distoglierci dal camminare verso Gesù, proponendoci, al contrario, di attaccarci alle nostre false sicurezze. Da che parte vogliamo stare? (LC.6, 46-49)

 

12.  "L'anima mia ha sete del Dio vivente". 

Beh, quando leggo o sento questa frase penso che siamo già a buon punto. Il problema si pone quando questo stimolo, la sete, non lo senti e rischi di finire disidratato, vuoto.