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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Don Nandino si chiedeva come mai ....

 ... i personaggi delle icone copte-etiopi hanno gli occhi così grandi. Ecco la risposta: chiaro?



(foto di Gianni)


L'Icona del Battesimo di Gesù

 



L'ICONA rappresenta due delle tre Manifestazioni di Gesù (Epifania, Battesimo e Nozze di Cana) che, nella tradizione ortodossa vengono raccolte in un'unica festa (nella nostra trazione invece è il Natale, l'Epifania e il Battesimo) 

L'ICONA dipinta da Fabio  è in stile copto-etiope. Queste icone si differenziano molto nello stile da quelle normalmente da noi conosciute che sono di origine greco-russa. Sono meno ieratiche e perdono molte delle caratteristiche teologico-dogmatiche che caratterizzano quelle orientali e bizantine e hanno una loro particolare sostanziale uniformità stilistica. I colori sono vivaci, l’uso del chiaroscuro è limitato ai vestiti. Lo sfondo, per il quale non viene usato l’oro, è neutro e proietta le figure in un mondo ultraterreno accentuandone la serenità spirituale che emanano. Particolare rilievo, oltre che alle mani, viene dato al volto, rotondo in genere volto di tre quarti e con grandi occhi e labbra carnose tipiche della configurazione fisica locale. Il corpo si intuisce appena.

Può colpire che pur essendo l’Etiopia di antichissima evangelizzazione (prima decade del IV secolo), siano giunte fino a noi icone databili solo dopo il 1400. In merito ci sono diverse ipotesi ma nessuna convincente fino in fondo. Fatto sta che in quel secolo inizia una buona fioritura di dipinti su tavola nelle quali si vede una chiara influenza veneto-cretese dovuta alla presenza in quelle terre di diversi artisti, in particolare veneziani (ma anche dalmati e siro-palestinesi), tra i quali Nicolò Brancaleon (1480-1520). Erano stati richiesti in una ambasceria dal negus Dāwit I del 1401.

La scelta di Fabio di dipingere icone in stile copto-etiope, passa attraverso la ricerca dell’origine della musica raggae che pone le sue radici nella religione rastafariana guidata dall’imperatore dell’Etiopia Hailé Selassié e nel pensiero di Marcus Garvey. Religione che assimila ebraismo (presente in Etiopia dalla diaspora causata dalla distruzione di Gerusalemme nel 587 AC) e cristianesimo. Incontrate le loro icone, decide di imparare a dipingerle. Si prepara facendo un corso di iconografia, partendo dalla tecnica della preparazione delle tavole, dall’uso solo di colori naturali e dell’uovo. Nel 2001 inizia a dipingere su tavola ma anche su pergamena. In questi anni ha l’occasione di fare due mostre: una Mosca e l'altra a Ca’ Foscari.



La bellezza rigenera speranza (dall'omelia di don Nandino)




LA BELLEZZA RIGENERA SPERANZA.
 


“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione e la paura” diceva Peppino Impastato, giovane ucciso dalla mafia che aveva capito quanto Il popolo cerca nella cultura le risorse interiori per ritrovarsi e riprendersi, per trovare forza, speranza, coraggio del futuro con quella bellezza che riempie coscienza e intelligenza. La storia ci offre numerosi esempi di come il ricorso alla “bellezza” sia stato chiesto e offerto in momenti oscuri come anche oggi a Marghera ne abbiamo sperimentato la possibilità.

Questa mattina la bellezza ha riempito la chiesa della CITA con la benedizione dell’icona del Battesimo di Gesù di Fabio Favaretto, iconografo della parrocchia. Oggi come ieri, la bellezza per uscire dall’oscurità della rassegnazione al brutto dell’indifferenza e del ripiegamento per la pandemia.

 

L’11 maggio 1946, da poco conclusa la Seconda Guerra Mondiale, il Teatro alla Scala di Milano riapre con un concerto di Arturo Toscanini; in un’Italia ferita e distrutta, viene percepito come un segno di pace, di rinascita, di ricostruzione. Così come era accaduto nel 1373, a Firenze, quando i cittadini chiesero che, per affrancarsi da tanta oscurità, si desse pubblica lettura della Divina Commedia.

Oggi, dopo settecento anni, mentre alla Scala si è ripetuto il miracolo con la Prima del 7 dicembre “A riveder le stelle , anche dalla Cita diciamo che il modo migliore di rinascere per la nostra città è liberare tutta la bellezza che ci circonda, nell’ambiente da proteggere, in un quadro, una musica, una scultura, un’opera architettonica. 

 

Come al Giordano fu la bellezza di Gesù a regalare agli ultimi speranza di liberazione, così dalla comunità della Cita viene la voglia di scegliere la bellezza dell’impegno che cambia la città e la storia.


don Nandino con Fabio, l'autore dell'Icona


Il Foglietto "La Resurrezione" 10.01.2021



 

I 50 anni della nostra Parrocchia: alcune testimonianze

Di seguito alcune testimonianze raccolte da Gino Cintolo nell'Eucaristia del 15 dicembre scorso durante la quale è sono stati ricordati i 50 anni dalla fondazione della Parrocchia della Risurrezione. 

Il testo integrale dell'articolo pubblicato su Gente Veneta n. 1/2021

Nel decreto del 15 dicembre 1970 del patriarca Albino Luciani si legge che “la costruzione di nuove abitazioni nella zona dell’ex Società C.I.T.A. in Marghera rende necessaria la costituzione di una nuova parrocchia, per un’azione pastorale autonoma e completa”.  Per fare memoria di questo mezzo secolo di vita della parrocchia della Resurrezione, martedì 15 dicembre scorso è stata celebrata l’Eucaristia, presieduta dal parroco attuale don Nandino Capovilla e alla quale hanno partecipato gli ex parroci don Giancarlo Iannotta, don Alfredo Basso e don Paolo Socal, oltre al vicario foraneo don Marco De Rossi. Significativa, anche se limitata dalla prudenza per evitare i rischi del contagio da Covid, la partecipazione dei laici, che in questa parrocchia fin dall’inizio, nello spirito del Concilio Vaticano II, sono stati e continuano ad essere protagonisti del suo cammino. 

“Questa ricorrenza porta a rievocare col vostro aiuto un bel po’ di anni della mia vita vissuta con voi – ha introdotto don Giancarlo Iannotta, che nel 1986 è succeduto al primo parroco don Aldo Marangoni, deceduto 2 anni fa - Anni di frontiera, di situazioni nuove e provocanti, anni vissuti intensamente, anche se a volte faticosi. Anni pieni di sogni e di avventure che hanno segnato positivamente il mio percorso di prete”. 

“La parrocchia è nata in un tempo di grande fermento di novità – riflette all’omelia don Nandino Capovilla, che è parroco da otto anni - un vento straordinario che dal Concilio scuoteva le fondamenta di una Chiesa impaurita dalle novità, che la rendevano giovane secondo il Vangelo. Ma erano tante e fortissime le resistenze dell’autorità ecclesiastica, timorosa e arroccata al passato. Oggi, dopo 50 anni, dobbiamo riconoscere a voce alta che la Chiesa istituzionale, nel suo cercare di frenare il vento dello spirito conciliare, ha tentato inutilmente di impedire ai laici di rendersi finalmente responsabili e verso alcuni preti ha usato una mano pesante con conseguenze e ferite ancora da rimarginare in tante persone.

Il vento della Chiesa aperta al mondo e a servizio della città degli uomini ha soffiato nella comunità della Cita fin dai suoi due primi sacerdoti, interpreti saggi e coraggiosi di scelte che ora, nella Chiesa di papa Francesco, ci fanno sorridere tanto sono scontate, ma allora erano scandalo per chi cercava solo di mantenere lo status quo”.

Cinquant’anni fa Carlo D’Andrea aveva 17 anni e con la sua famiglia ha partecipato alla prima Messa, celebrata dal patriarca Albino Luciani il 20 dicembre 1970 e che ora ricorda nella Preghiera dei Fedeli: “Da un negozio di questo quartiere cominciarono a risuonare i primi canti gioiosi della nascente Comunità della Resurrezione. Canti allegri e coinvolgenti, che da subito hanno rappresentato lo spirito di questa Comunità per la sua capacità di porsi ed operare all’interno del Quartiere con un volto sempre gioioso, sempre illuminato dalla speranza e dalla fiducia nella Parola di Dio”. 

Ha conosciuto tutti e cinque i parroci di questa parrocchia Idelma Crema, che li ringrazia “proprio tutti, a partire da don Aldo, che ci guarda da lassù, perché loro ci hanno fatto crescere come comunità, hanno lasciato un segno tangibile nei nostri cuori e nelle nostre menti”. 

Per Lara Spina “la nostra comunità è molto accogliente, aperta, solidale, ecumenica ed ha accolto anche me e la mia famiglia dal 2013 … La Chiesa della Resurrezione è pietra viva e fiorisce all’interno di Marghera con le porte aperte a chi bussa, alla città, al mondo e a quanti cercano Dio tra le sue mura”.

Dopo la Comunione il ricordo di Don Alfredo Basso, terzo parroco dal 1994 al 2009, è andato ad uno dei passaggi centrali del cammino comunitario: la costruzione della nuova chiesa in muratura, consacrata dal patriarca Marco Cè il 5 ottobre 1997. Quando don Alfredo venne chiamato dalla parrocchia dell’Annunciazione a guidare quella della Resurrezione, rivolse al patriarca Marco, che pensava che egli, in quanto proveniente dal quartiere CEP di Campalto, dove la chiesetta prefabbricata era ed è ancora oggi una scelta, avesse riserve a costruire una chiesa in muratura, questa domanda: “E’ il caso di fare un’altra chiesa con le parrocchie di S. Antonio e dei Santi Francesco e Chiara così vicine? La risposta del Patriarca – continua don Alfredo - fu che il quartiere Cita è già molto penalizzato, perché gli abitanti (a differenza di quelli del CEP) sono provenienti da varie regioni d’Italia, per cui ognuno porta la sua immagine di Chiesa ed è difficile fare comunità ... Se togliamo anche la chiesa, luogo di preghiera ma anche di aggregazione, togliamo una grossa risorsa al quartiere”.   

Don Paolo Socal, quarto parroco, ringrazia “il Signore per avermi voluto alla Cita per tre anni e soprattutto per aver celebrato l’Eucaristia in una chiesa, quella della Risurrezione, che per me è tra le più belle e funzionali chiese nuove della diocesi. Ho sempre celebrato con gioia per la partecipazione dei fedeli, favorita dalla struttura della chiesa e avendo alle spalle nell’abside il Cristo Risorto che smuove le pietre, che fa crollare i muri che incontriamo nella vita. A Marghera poi ho vissuto una unione speciale con i confratelli parroci e in tre anni ho trovato tanti e tanti amici … e l’amicizia resta anche se si cambia parrocchia, perché l’amicizia non ha confini”.   

Tra i giovani, che seguirono don Aldo da S. Lorenzo di Mestre nella nuova parrocchia della Cita, c’era Giorgio Brunello, per il quale in questo 50° anniversario “vedere tanti sacerdoti celebrare insieme l'Eucarestia, assieme a don Nandino Capovilla, tutti quelli che hanno guidato la Comunità della Resurrezione, con don Aldo che non è più fisicamente con noi, ma sicuramente presente nei nostri cuori, è un segno importante, che ci fa riflettere. Non è solo un bel ricordo, ma una condivisione con loro, con il diacono Gino Cintolo e con i tanti laici che ieri e oggi hanno messo al centro quei valori che hanno sempre contraddistinto la vita della comunità, la Parola di Dio al centro e la condivisione con i fratelli più fragili … Una comunità in cammino che ha sempre fatto proprie le riflessioni e gli insegnamenti del Concilio, nella tensione di poterli applicare in una società in cambiamento”. 

La pandemia, che ha fatto rinviare a tempi migliori ogni altra festa e la pubblicazione del libro di testimonianze per questo 50° anniversario della parrocchia della Resurrezione, provoca a trovare modalità nuove, per attualizzare anche nella drammatica situazione di oggi l’augurio del patriarca Luciani nella lettera del 16 dicembre di cinquant’anni fa: “Che la Resurrezione diventi Comunità veramente viva”.  

Per un'altra strada ...

I Magi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada ....

 



Edgar Morin, filosofo francese che il prossimo 8 luglio compirà 100 anni, ha scritto un libro: "Cambiano strada - Le 15 lezioni del Coronavirus". 


Un gruppo di scout, riflettendo sull'Epifania e stimolati dal titolo di questo libro, si sono soffermati sul versetto 12 del secondo capitolo dell'Evangelo di Matteo: "I Magi, avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada...".

Cosa può per noi oggi significare questa esigenza di cambiare strada? Ecco tre loro voci:



Marta: bisogna prenderci cura dell’ambiente

Rachele: bisogna pensare un po’ meno a noi stessi

Lorenzo: bisogna essere un po’ più ottimisti


Edgar Morin nato a Parigi l'8 luglio 1921


Il quarto Re Magio e i confini del mondo

L'augurio di p.Mauro dal Niger per l'Epifania


 Caro don Nandino, 

Ammetto di non averlo visto insieme ai tre più famosi, ma mi risulta che da Niamey, dove vivo qui nel Sahel, un quarto Re Magio si è unito alla compagnia tramite le nostre piste carovaniere che collegano il Niger al Mali e alla Nigeria, alla Libia e al Ciad, attestate fin dall’antichità e anche oggi piene di gente forzata a lasciare la sua terra. Oro, incenso, mirra e… sabbia. L’oro per il re, l’incenso per la divinità e la mirra per indicare il tipo di morte che il messia avrebbe dovuto patire. Ma la sabbia? Chi è il quarto Re che come dono offre solo un po' di sabbia appena raccolta?

Un Re che porta sabbia per migliaia di kilometri ad un altro Re, nudo e inerme come tutti i neonati, non fa bella figura. Della sabbia, apparentemente, c’è poco di cui essere fieri visto che nella società di quel tempo si badava molto alle apparenze del potere. Corone, troni, armate, censimenti, lotte intestine, vendette, conquiste di territori e soprattutto prestigio. Tutte cose queste che con la sabbia hanno poco o nulla da spartire. L’oro, l’incenso e financo la mirra, resina aromatica che ha virtù antisettiche, erano ben accette e in fondo rispondevano alle aspettative regali del bimbo appena nato. La sabbia no. Troppo umile, poco rappresentativa del potere inteso come dominazione, feriale e persino scomodante quando messa assieme al vento e generatrice di polvere. Inaccettabile, quasi offensiva o comunque inappropriata per la circostanza.

Ma ricordatevi che non è certo l’unico di queste sconfinate terre del nord Africa ad essersi messo in viaggio. I vostri giornali non raccontano mai delle migliaia di migranti in movimento tra i diversi Paesi africani provati da carestie o dittature, fame o violenze. 

Migliaia di non-persone che vedo io qui ad Agadez, incrocio di rotte di disperazione per l’Africa del nord: dal Sahel al Mediterraneo. Scappano dal Mali sempre in guerra, della Guinea affamata, dai paesi del Sahel nella morse della sete. Noi qui vediamo con i nostri occhi interi popoli in movimento in cerca di speranza e di pace. Trump riteneva eritrei, somali, sudanesi, tutti criminali. Macron, si vantava di distinguere i rifugiati, degni di rimanere in vita, dai migranti “solo economici” che ci dispiace per la loro eliminazione. E l’Italia si vantava di rimandare a mare barconi fatiscenti abituandosi a non commuoversi più per le donne, gli uomini e i bambini che affogano nel Mediterraneo impedendo alle Ong di salvare le loro vite.

Voi che nelle chiese oggi ricordate con un tocco di poesia i Re magi che hanno passato tante frontiere in un viaggio avventuroso, ricordate che la frontiera più mortale del mondo è alle porte del Sahel e del Mare Nostro, una sponda che ne unisce un’altra, dalla sabbia del deserto a quella del mare. (Tanto per dare un numero: tra il 2016 e il 2017 i morti hanno superato il numero di dodicimila). Proviamo ad aggiungere gli altri s-comparsi nel deserto o nei campi di detenzione ed eliminazione libici e avremo la cifra di una guerra che di silenzioso ha solo la viltà della codardia. 

Le non-persone non hanno oro né cose preziose da offrire al Dio degli ultimi perché delle loro ricchezze sono stati depredati da noi nazioni avanzate dell’occidente. Non voglio rovinarvi la festa ma solo ricordarvi che gli ottanta milioni di Re Magi profughi nel mondo, non hanno frontiere e stanno disegnando loro i nuovi confini del mondo. 

Buona Epifania, padre Mauro Armanino                                                                                                               Niamey, Solennità dell’Epifania, 6 gennaio 2021








Preghiera della tavola: Epifania

 



 

Accendiamo una candela al centro della nostra tavola e preghiamo con questa preghiera:

 

Signore Gesù,
sei nato in mezzo a noi, nella nostra casa, nel mondo.
Gli uomini, e forse anche noi, sono distratti e attratti da altre cose. 

Ma come i pastori noi siamo stati sorpresi dalla tua venuta 

e ci hai dato gioia e speranza.

Rimani per sempre in mezzo a noi,
come lampada che guida i nostri passi,
come bussola che orienta la nostra navigazione,

come la stella che ha guidato i Re Magi.

Benedici ora questo nostro pasto frutto dei tuoi doni e del nostro lavoro, aiutaci a condividerlo nella semplice gioia che viene da te per continuare a vivere ciò che ci doni. 

Amen.

 


Messaggio per la Giornata della Pace - Sintesi di Propositi da Mantenere

                          “PER UNA CULTURA DELLA CURA”

PROPOSTE DI IMPEGNI CONCRETI POSSIBILI

(Suggeriti da Anna e Francesco)

 

La cura come promozione della dignità, dei diritti della persona e del bene comune

 

1

Rapporti con i vicini di casa

intessere relazioni di attenzione alle loro esigenze

2

Il modo di fare acquisti

scegliere i negozi di vicinato fare attenzione alla provenienza e modalità di produzione

3

Ridurre i rifiuti solidi

scegliere prodotti sfusi o in imballaggi non riciclabili, usare proprie borse per la spesa

4

Vincere l’indifferenza

alimentare la propria coscienza critica attraverso l’informazione, indignandoci difronte ad ingiustizie, disparità, illegalità

5

Prendersi cura dei più deboli

donare un po’ del nostro tempo per promuovere e restituire nella solidarietà dignità e giustizia a chi l’ha persa o gli è stata tolta

6

Impegnarsi a sorridere

perché getta ponti, genera relazioni feconde, consola che fa fatica

 

La cura mediante la solidarietà e la salvaguardia del creato

7

Evitare sprechi e rifiuti

di imballaggi e sfruttamento per esempio facendo la riserva di salsa di pomodoro in casa, fare acquisti in un negozio di vicinato dove è possibile la spesa solidale

8

Sostenere i negozi solidali di prossimità

promuovendo attraverso questi la spesa solidale in aiuto  alla Caritas Vicariale, 

9

Informarsi e impegnarsi

sull’attività di un Ente del terzo settore ( per es.: Mediterranea, La Casa di Amadou, DiCasa) sostenendolo

10

Rimanere attenti e contrari

ai meccanismi di privatizzazione del prezioso bene dell’acqua potabile

11

Applicare

filtri riduttori a tutti i rubinetti della propria abitazione

12

Non acquistare

acqua in bottiglie di plastica, usare caraffe di vetro, non acquistare merci con imballaggi di plastica non riciclabile

 

La versione estesa di queste proposte sono state pubblicate il giorno 1 e 3 gennaio 2021 con l'etichetta "Notizie"

Preghiera per la benedizione della tavola

 


 

Accendiamo una candela al centro della nostra tavola e preghiamo con questa preghiera:

 

Gesù, tu sei santo: hai voluto venire tra di noi peccatori diventando nostro fratello per darci la tua santità.

Signore Gesù, tu sei forte: hai voluto venire tra di noi che siamo deboli facendoti bambino per donarci la tua forza. 

Signore Gesù, tu sei immortale: hai voluto assumere un corpo umano fino a morire per dare a tutti l’immortalità. 

Signore Gesù, tu sei giusto: hai voluto abitare tra gli ingiusti fino a esser fatto peccato per noi per liberarci dal male. 

Signore Gesù, tu sei misericordioso: hai voluto consegnarti al mondo abbassandoti come uno schiavo per mostrarci il volto d’amore di Dio. 

Ora aiutaci ad accogliere questi tuoi doni e benedici ora questo nostro pasto frutto del nostro lavoro e dei tuoi doni, aiutaci a condividerlo nella semplice gioia che viene da te per continuare a vivere ciò che ci doni. 


Vieni Signore Gesù, Maranatha!

 


La prossima preghiera per la tavola: 


- mercoledì 6 gennaio 2021, Epifania

Altri 6 propositi da mantenere

Messaggio per la pace 2021

“PER UNA CULTURA DELLA CURA”

                         Proposta di altri 6 possibili impegni concreti

(Seconda parte suggerita da Francesco)

La prima parte è stata pubblicata il 1 gennaio 2021

 

La cura mediante LA SOLIDARIETA’

Ieri, ho preso il barattolo di pomodori datterini a minor prezzo di un supermercato di Marghera… > Non ci siamo, questo, oltre ad essere simbolo di un’economia malata lo è anche del disprezzo sociale…non può essere che costi meno del costo del lavoro che serve a produrlo, infatti la raccolta viene svolta da chi accetta, per fame, condizioni lavorative di sfruttamento

·      Proposta concreta 2021, farò la salsa in casa col pomodoro fresco e ne valuterò il costo e la fatica evitando sprechi e riducendo i rifiuti.

Spesa solidale, attraverso l’accordo con un negozio di vicinato cui lasciare un prodotto in più della mia spesa...

·      Proposta concreta 2021, dare nuovo impulso ai negozi di prossimità coinvolgendoli nella solidarietà nei confronti di chi ha bisogno, sostenendo la Caritas Vicariale nella distribuzione dei pacchi famiglia

“Mediterranea”, “La casa di Amadou” e “DiCasa”, ciascuna nel suo specifico, propongono solidarietà concreta con i migranti (e non) in difficoltà…

·      Proposta concreta 2021, mi informo sull’attività concreta di questi enti di terzo settore, offro il mio contributo economico alle loro iniziative, promuovo momenti di incontro per la conoscenza dell’attività, …mi associo…

 

La cura e la salvaguardia del CREATO

L’acqua, il bene indispensabile per la vita dell’uomo è gravemente minacciata dall’ingordigia di pochi attraverso perversi meccanismi di privatizzazione alla faccia del referendum vinto nel 2011 es. a Venezia è in mano ad una Spa oggi tutta pubblica, ma domani non si sa, non è garantita come se fosse proprietà comunale o consortile…

·     Proposta concreta 2021, chiedo l’applicazione dell’esito referendario ad ogni occasione che si presenti, stimolo un movimento popolare sul medesimo obiettivo.

A casa posso svolgere piccole azioni quotidiane per la salvaguardia di questo preziosissimo bene.

·      Proposta concreta 2021, applico il filtro/riduttore a tutti i rubinetti della mia abitazione.

·   Proposta concreta 2021, non uso alcun contenitore di plastica per l’acqua, utilizzando solo una caraffa di vetro e progressivamente mi impegno ad eliminare la plastica non riciclabile dall’uso quotidiano.

 

Capodanno con la Fraternità islamico-cristiana

 


All'inizio della sera del primo giorno del 2021, sulla piattaforma Zoom si è incontrata per scambiarsi gli auguri all'inizio del nuovo anno la Fraternità islamico-cristiana.

In tutto in 28 si sono collegati in amicizia da Marghera, Milano, Venezia, Il Cairo, Betlemme, Rabat, Parigi, Firenze ed anche dal Sudth-Carolina.

Lo scambio di auguri sinceri in un clima informale che faceva trasparire una vera e reale familiarità, hanno anche sottolineato la situazione pesante in Palestina, la necessità di curare una comunicazione non violenta e come le religioni possano aiutare ad essere e a costruire sempre più una unica famiglia umana.

Ecco la registrazione dell'incontro: https://drive.google.com/file/d/1zmClMIXrXTtKxh3j_lkWNlimhVaShOox/view?ts=5ff08b62

Alcune immagini:









6 Propositi da mantenere

                                Messaggio per la pace 2021

“PER UNA CULTURA DELLA CURA”

                         Proposta di altri 6 possibili impegni concreti

(Prima parte elaborata da Anna)

                      La seconda parte è stata pubblicata il 3 gennaio 2021


Caro 2021, bene arrivato!

Come tutti gli anni questo nuovo inizio ci trova pieni di buoni propositi, quelli di tutti gli anni: ci metteremo d’impegno per perdere qualche chilo, torneremo a fare un po’ di movimento, riordineremo finalmente il vecchio magazzino.

Sappiamo però che passato l’entusiasmo iniziale, con il passare dei giorni i buoni propositi si scoloriranno e verranno dimenticati…fino al prossimo anno.

Questa volta però a qualche proposito non dobbiamo proprio rinunciare, se vogliamo guardare con occhi nuovi questo 2021 dobbiamo lasciarci contaminare, le contaminazioni quelle buone, affinché dei piccoli gesti possano essere segno tangibile del nostro prenderci cura gli uni degli altri.

1)     Si sa, il rapporto con il vicinato non sempre è facile e trovare il giusto equilibrio a volte è faticoso: ma suoniamolo questo benedetto campanello di chi ci abita accanto, chiediamo come sta, se ha bisogno di qualcosa; non sarà forse subito amore, ma con pazienza ed attenzione potrà tessere quelle belle relazioni che poi ne generano altre a catena. Allora questo vicinato non sarà più un’entità astratta ma diventerà una piccola comunità di vita.

2)     Questo sarà un esercizio un po’ più impegnativo, ma fondamentale per cambiare il nostro stile di vita: fare la spesa! Proviamo allora a cambiare qualcosa nel nostro acquistare, a prenderci cura del bene comune con queste attenzioni: chiediamoci da dove vengono i prodotti che consumiamo, chi ha lavorato per produrli, chiediamoci se ai lavoratori è stato riconosciuto il giusto compenso, chiediamoci se facendo qualche passo in più non sia possibile non usare il solito supermercato ma il negozio più piccolo, magari di quartiere, quello dove puoi anche fermarti a fare due chiacchiere, quel banco al mercato che vende ciò che produce, nella giusta stagione e nel rispetto della terra.

3)     Quante volte dobbiamo svuotare il contenitore della plastica? Sicuramente tante, ma proprio tante. Allora proponiamoci di cominciare ad acquistare solo prodotti sfusi, senza scatole, né vaschette, ne plastica; portiamo con noi la nostra borsa e quando ci propongono il sacchetto, ringraziamo con un sorriso: no grazie non serve, ho la mia. Quanta plastica in meno, quanti rifiuti in meno, quanto potrà ringraziarci la nostra terra per questa piccola fatica.

4)     L’indifferenza è un Male con la M maiuscola, proviamo ad indignarci, ad arrabbiarci anche quando ci troviamo difronte ad ingiustizie, a disparità, all’illegalità. Leggere, informarsi, andare a fondo dei problemi può aiutare a cambiare prospettiva con una maggiore coscienza critica e a portare passo dopo passo a quel cambiamento fecondo di cui parla anche Papa Francesco.

5)     Vorrei poi che ci prendessimo cura gli uni degli altri, soprattutto dei più fragili; ci sono tante occasioni per impegnare un po’ del nostro tempo per aiutare chi fa più fatica (in parrocchia, nel nostro quartiere), per restituire dignità e giustizia a chi l’ha persa. Ecco allora un buon proposito: dedicare un po’ del nostro tempo in progetti di promozione della persona, di vicinanza, di solidarietà.

6)     Ed infine sorridere, perché un sorriso riscalda il cuore, rassicura chi ho vicino, contagia relazioni. Un sorriso ha la capacità rivoluzionaria di gettare ponti l’uno verso l’altro, di generare relazioni feconde e di consolare chi fa più fatica.

Ed allora buon 2021 a tutti, con un sorriso, oltre la mascherina, perché anche i nostri occhi e i nostri sguardi sanno sorridere