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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Zoom: Istruzioni per scaricarlo ed utilizzarlo in tre semplici mosse.

 


Tutti i Venerdì di Quaresima: "La tenda della Parola"


 

"Il Signore ha posto la sua tenda tra di noi" abbiamo celebrato a Natale.

La tenda è un luogo di sosta lungo il cammino delle carovane nel deserto ma anche del nostro cammino verso la Pasqua.

    La tenda dice:

        - movimento e spazio di accoglienza e incontro, 

        - protezione e rifugio 

        - l’essere pellegrini sempre 

        - lo sguardo di Dio che copre il mondo 

        - accoglienza e disponibilità all’ascolto


     La tenda è anche la casa sulla roccia della Parola che è:

        - movimento e spazio di incontro

        - protezione e rifugio

        - lo spazio dell'incontro che ci rende fratelli

        - dona la capacità di seguire il Signore, di esse capaci della sua sequela

 


            La tenda/casa sulla roccia:

        - ci rende fratelli, 

        - ci dona unità, comunione e coraggio 

        - ci infonde stabilità, solidità e fiducia negli altri, in noi stessi, nel futuro 

    


         Con queste intenzioni ci incontreremo in Zoom i prossimi venerdì:






Le Ceneri


NON SONO CENERE LE VITE DI OLTRE DUE MILIONI di sorelle e fratelli morti di Covid. Sono storie preziose da non dimenticare per “salvare la stagione”, vite di impoveriti in Paesi già oppressi, spezzate da un morbo che ci ha resi “tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti bisognosi di confortarci a vicenda” (Francesco 23.03.20).

QUEST’ANNO, DOMANI, LE CENERI DEL MERCOLEDI saranno segno di queste vite, di queste morti e delle più grande speranza nella Pasqua di Resurrezione consegnata alle nostra cura reciproca. La piccola comunità della Cita, che porta il nome di questa liberazione, celebra la cura di Dio e la nostra per “chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia. Nel contesto di grande incertezza sul domani offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio” (Messaggio di Francesco per la Quaresima).

Celebrazione delle Ceneri

MERCOLEDI’ 17 febbraio 

alle ore 18.30:

S. Messa per l’inizio della 

Quaresima e rito delle Ceneri

MERCOLEDI’ delle CENERI

Da questo tempo di pandemia abbiamo imparato che ci salveremo solo insieme. 

La Quaresima è il tempo per CAMBIARE ROTTA 

donne e uomini di cura, in un tempo di sofferenza e di lacerazione.

È diventato un tabù, ma il contatto è indispensabile

Il tatto è sottoposto a una sorta di proibizionismo, è un periodo difficile per il più importante dei sensi: la pandemia ha reso tabù.

Però è il primo senso attraverso il quale incontriamo il mondo e l’ultimo a lasciarci quando siamo alle soglie della morte. “Il tatto viene prima della vista, prima della parola”, scrive Margaret Atwood nel suo romanzo L’assassino cieco(Ponte alle Grazie 2001). “È la prima lingua e l’ultima, e dice sempre la verità”. La biologia lo conferma.

Un interessante articolo su Internazionale che si può leggere andando a questo link: 

https://www.internazionale.it/notizie/laura-crucianelli/2021/02/11/contatto-indispensabile



Alla Cita drive-in di arance dell'Associazione "Libera"


Domenica i giovani di Libera e gli scout hanno organizzato con cura e fantasia la distribuzione delle cassette ordinate da centinaia di cittadini. Se ad ogni arancia sbucciata corrisponderà una piccola scelta politica anche minima, il Tir avrà portato un carico portentoso di novità e cambiamento in città, insieme a centinaia di casse di arance arrivate da una cooperativa di Libera su terreni confiscati.

Vale la pena tenere alta la coscienza civile in tempo di pandemia, visto che “la mafia è un ‘virus’ che approfitta del coronavirus”, dice don Luigi Ciotti. “Non passino in secondo piano gli sforzi contro le organizzazioni criminali. Si devono vincere l'indifferenza, l'egoismo, la delega, la rassegnazione l’omertà”.

Il Prefetto di Venezia, Zappalorto, lo scorso maggio ha avvertito: “Venezia, una città e territorio fertile per le associazioni mafiose dove molte imprese, soprattutto più piccole, sono in grandi difficoltà, apre la strada agli interessi della criminalità organizzata”. Mai come ora la mafia allarga la propria egemonia su appalti, ristorazione e turismo.

All’efficace nome dell’operazione antimafia “Follow the money”, dalla Cità si è risposto oggi con un ironico “We follow legality!”

Anche durante l'Eucaristia di Domenica se ne è fatto memoria.


Pensierino domenicale …. VI PA – Mc. 1,40-45

Io, cosa “voglio”?



Il Regno di Dio, la sua Signoria è già presente nella nostra vita e, Marco, continua a cercare di farci capire come questo sia vero e che cosa significhi. Nella Sinagoga, nella casa di Simone, sulla soglia, sulla strada tutti quelli che Gesù ha incontrato li ha “recuperati” ad una vita piena, a quella vita per la quale erano nati e, qualcosa, l’aveva sfigurata, resa irriconoscibile, “ammalata” nel linguaggio simbolico degli Evangeli.


Avere la lebbra significava avere chiusa ogni possibilità di relazione, che è quello che qualifica l’essere umano; di fatto voleva dire non essere “viventi”. Nell’Evangelo di oggi, un lebbroso che non ha nome perché ci rappresenta tutti, non rimane ripiegato sulla sua situazione, ma si avvicina a Gesù e, cercando una relazione con lui, gli dice: “Se vuoi puoi purificarmi” (e non “guarirmi”!), cioè “Se ti sto a cuore, puoi ridonarmi la vita”. È più una confessione di fede, che una domanda. Gesù, più che di compassione, freme di rabbia e risponde immediatamente: tendendo la mano lo tocca e gli dice “Lo voglio”. La lebbra, la morte, se ne partì da lui, dice letteralmente il testo, come fece in Sinagoga lo spirito impuro che possedeva uno là presente.


Poi, Marco registra che Gesù sgrida il lebbroso. Lo fa perché anche lui aveva pensato secondo la mentalità del tempo: le malattie vengono per punizione di Dio per qualche colpa. Gesù rimprovera: “Come potete pensare questo? Come si può pensare che qualcuno possa essere escluso dall’amore di Dio, che gli mandi invece le malattie?” e lo caccia via nel senso che vuole che esca subito da quella mentalità irritante e non vera.


Marco come al solito è molto sintetico ma ricchissimo. Solo due sottolineatura tra le molte possibili: ognuno ha le sue “lebbre” e bisogna avere il coraggio di riconoscerle per poter chiedere “se vuoi ….” convinti che la risposta sarà: “lo voglio”; ne consegue anche che non si deve pensare necessario doversi purificare per poter accostarsi a Dio, ma è l’opposto: è accedendo a Lui che lo si diventa.

La seconda sta in quel stendere la mano e toccare chi è agli occhi della società “impuro”, gli esclusi, i marginali, quelli che la società scarta per aiutarli: la sequela ci chiede questo. Io, lo voglio?

Domenica 14 febbraio 2021 ore 10.00 - Hospitalito: "Ed io avrò cura di te"

 L'HOSPITALITO di DOMENICA prossima 14 febbraio alle 18.00 sarà dedicato alla cura e ospiterà due voci di grandissimo spessore: la PASTORA VALDESE di Mantova ILENYA GOSS, medico chirurgo e membro della commissioni della Commissione di bioetica dell Chiese battista, metodista e valdese. Dialoga con lei il prof SIMONE MORANDINI,  teologo e docente all'Istituto San Bernardino.

"Prima di tutto per la cura è necessario insegnare l'attenzione, poi la competenza per riconoscere gli aspetti della vita a cui prestare attenzione. Ci vuole poi la responsabilità e l'ascolto della voce dell'altro" 
(Joan Tronto, confini morali per un'etica della cura, Diabasis)


Pensierino domenicale - V Tempo Ordinario Anno B - Mc. 1,29-39


 

“Il Regno o, meglio, la Signoria di Dio è già tra di voi”. Ma dove e come si manifesta? Marco continua a mostrarcelo. Domenica scorsa in Sinagoga Gesù ha fatto esplodere le contraddizioni dietro le quali si parava un frequentatore di quel luogo restituendolo alla sua verità alla quale era chiamato. Uscito di là, fa si e no 100 metri ed entra in casa di Simone dove la suocera era ammalata e subito (fate caso a quanti “subito” ci sono in queste pericopi: non si finisce di percepire la signoria di Dio in un posto che subito in un altro la si scopre e così via, in un continuum senza fine lungo tutta una giornata tipo, perciò in tutti i nostri giorni) la guarisce e subito lei si mise a servirli. Vale a dire che Gesù restituisce a quella donna la capacità di essere quel “servizio gli uni degli altri” che, secondo S. Paolo in Gal. 5,13-14, è il tutto della Legge ed è quello al quale tutti siamo chiamati. 

Con questo Marco desidera anche farci riflettere e capire che le Comunità non sono composte da persone esemplari, ma da ammalati guariti, da peccatori perdonati, da fragili che in Gesù hanno trovato forza e tutti possono riuscire a superare le malattie che impediscono di servire: la tentazione del giudizio, della critica, dell’orgoglio, dell’invidia, della gelosia, la pretesa autosufficienza e la supponenza possono essere solo esempi.

Dopo la Sinagoga, la casa, la famiglia, ecco la strada: anche qui siamo chiamati a scoprire che la Signoria di Dio si fa presente guarendo non con gesti magici, ma facendosi vicino e, nel silenzio, come alla suocera di Pietro, prendere la mano. Spesso basta solo dare del tempo ed ascoltare per consolare e far riemergere una persona dalle sue difficoltà. 

Gesù non predica la rassegnazione, non chiede di offrire la sofferenza a Dio: lotta contro tutto ciò sfigura l’uomo cercando di restituirgli l’integrità della vita. È l’amore che salva non altro, cioè la capacità di essere attenti al bisogno dell’altro e di venirgli incontro fattivamente.

Poi la notte e il riposo con il desiderio di “voler svegliare l’aurora” (Ps. 108) nel dialogo con il Padre. I “suoi” lo inseguono (non seguono il suo esempio): “Ma come tutti ti cercano e tu scappi?”. Secca ma serena la risposta di Gesù: “Andiamo altrove” per far capire che il Regno è vicino, è ovunque.

 

Lieta Domenica a tutti!

Il Foglietto "La Resurrezione" di Domenica 7 febbraio 2021


Ecco il link dove poter firmare l'appello per la libertà di Patrick
 

Un ricordo di p. David Maria Turoldo morto il 6 febbraio

Oggi è la memoria di padre David Maria Turoldo, morto il 6 febbraio del 1992. Un uomo libero, un cercatore instancabile, pellegrino dell’Assoluto.

Un uomo che vale la pena di ricordare e conoscere. Questo articolo di Daniele Rocchetti lo ricorda nel suo coraggio di sperare.



Mostrati, Signore;
a tutti i pellegrini dell'assoluto,
vieni incontro, Signore;
con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare
cammina, Signore;
affiancati e cammina con tutti i disperati
sulle strade di Emmaus;
e non offenderti se essi non sanno
che sei tu ad andare con loro,
tu che li rendi inquieti
e incendi i loro cuori;
non sanno che ti portano dentro:
con loro fermati poiché si fa sera
e la notte è buia e lunga, Signore. (Padre David Maria Turoldo)

Esiste un equivoco sulla profezia. Per molti il profeta è una specie di indovino che prevede un futuro più o meno remoto, un visionario che penetra in orizzonti esoterici, decollando dalla realtà verso cieli mitici e mistici. Invece, nel significato cristiano, profeta non è chi indovina il futuro, ma chi parla a nome di Dio, chi guarda, legge e interpreta il presente con gli occhi di Dio. Padre David Maria Turoldo era uno di questi.
Certo, i profeti rompono i canoni, spesso sono fuori dai nostri schemi. A volte sono eccessivi nei toni, non addomesticano la Parola, non la rinchiudono in parole comode e accomodanti. E il profeta è per eccellenza la voce che grida nel deserto della storia le inesorabili esigenze del Dio giusto, contro le quali non si possono accampare scusanti, né adottare elusioni o evasioni: «Che sarà per voi il giorno del Signore?», gridava Amos, il profeta contadino amato da padre Turoldo. «Sarà tenebre e non luce. Come quando uno fugge davanti al leone e s’imbatte in un orso; entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde» (5,18-19). Non a caso, in un’intervista rilasciata allo scrittore Valerio Volpini, così Turoldo spiegava il rapporto tra poesia e profezia: “Gli stessi profeti della Bibbia erano chiamati poeti. Tra profezia e poesia c’è tutto un lavoro che persino si identifica. Sia il profeta che il poeta sono il vate divino. Il profeta non è tanto quello che annuncia il futuro, ma quello che denuncia il presente! Il profeta denuncia il presente perché lo confronta sempre con l’eternità della parola. Il divenire viene sempre confrontato sull’essere, l’essere di Dio diventa il futuro del mondo: ecco in questo senso il profeta è l’annunciatore del futuro. Il futuro del mondo è la parola di Dio, il futuro del mondo è far combaciare il mondo con il disegno di Dio.”

Servo della Parola
Queste cose mi tornano mente mentre leggo la bella e documentata biografia che Mariangela Maraviglia ha da poco pubblicato (David Maria Turoldo, La vita, la testimonianza (1916-1992), Morcelliana). Un libro poderoso, che si legge con interesse, e che mostra la ricerca di padre David, durata un’intera vita, di vivere con intensità la sua vicenda in ascolto e nello studio instancabile della Parola di Dio. Perché questa è la radice da cui partire per comprendere la sua appassionata e a volta controversa vicenda umana e spirituale. Lui stesso, a più riprese, si definiva "servo e ministro della Parola": «Sono un pugno di terra viva, ogni parola mi traversa come una spada». Tutta la sua poesia, gli scritti, la predicazione abbondano di citazioni o di allusioni bibliche, in particolare di quei testi sacri che più rivelano il Dio esigente, che conosce la misericordia ma non ignora la giustizia: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa... fino alla terza e alla quarta generazione» (Esodo 34,6-7).
Ma noi parliamo
con troppo senno:
non crepitano più
le parole dal grande 
roveto: le sue
parole!
E la fiamma
più non riscalda,
né fa lume.

Un uomo libero
Di lui un confratello servita, Ermes Ronchi, ha detto: “Libertà e fedeltà. Davide era un uomo libero nei confronti delle istituzioni, compresa quella ecclesiastica, e fedele all’essenziale. Era infedele alla regola, alla lettera per essere fedele allo Spirito.” Dunque, un cercatore fino alla fine in cammino, in ricerca. Mai arrivato. “Con gli errori di chi cerca la sua via giorno dopo giorno e non se ne vergogna e sempre si riprende, si lascia rilanciare dalla bontà di Dio…” (cardinal Martini).
Padre David dirà un giorno di sè: “La mia vocazione non è mai stata tranquilla, e non lo è neppure oggi. Infatti io non sono mai sicuro di me stesso. La sicurezza è una categoria che non mi appartiene; e spesso nei miei scritti io ho distinto tra sicurezza e certezza. Ad esempio, io sono certo di Dio, ma non sono mai stato sicuro di raggiungerlo; io sono certo di un progetto, cioè sogno di Dio che attraversa tutta la storia e la creazione, e che questo progetto è la realizzazione della stessa umanità: del regno dell’umanità composta nell’amore. E questo è vero, che si creda o non si creda; ma non sono sicuro che questo si realizzi. Ancora: io non sono sicuro di essere davvero un cristiano; cerco di esserlo, mi propongo di esserlo; faccio di tutto per esserlo, ma non sono sicuro che ci riuscirò. E ugualmente dico riguardo alla mia fede: io non sono mai sicuro di credere; cerco di credere, voglio credere; sento che senza fede non potrei vivere, ma basta tutto questo per dire di credere?”

Alcuni interventi dallo Zoom della Fraternità Islamico-cristiana per la Giornata Internazionale della Fratellanza Umana

Di seguito la sintesi dello Zoom della Fraternità Islamico-cristiana di ieri sera in occasione della prima Giornata Internazionale della Fratellanza Umana.

Dopo l'introduzione di don Nandino, la prof.sa Francesca Doria, il prof. Giovanni Millino, Lam Ndeye, Peratoner Caterina e Stomeo Margherita (studentesse queste ultime tre) hanno raccontato la significativa esperienza fatta l'anno scorso.

Martina e Angelo Pistilli hanno portato il saluto del Patriarca che ricalcava il messaggio il Documento di Abu-Dabi e l'intervento del Papa (vedi il precedente post) in occasione della Giornata celebrata ieri, 4 febbraio.

In seguito è intervenuto  l'Imam di Marghera Hammad Al Mahamed


Ha sottolineato come la Fraternità di Marghera abbia precorso i tempi. Infatti ha piantato l'albero del dialogo 9 anni fa prendendosene cura con continuità perchè possa portare i sui frutti a tutti in particolare fra le nuove generazioni. Un dialogo non fatto di parole, ma di vicinanza, di frequentazioni nel concreto del fare assieme nel vivere quotidiano.

L'Imam di Montebelluna Kamel Layachi, membro del Consiglio Nazionale dell'Ucoi,


ha ricordato come l'anno scorso abbia visto meglio occhi dei ragazzi che hanno partecipato a quell'incontro, la voglia di vivere assieme, di condividere in pace culture e religioni diverse.

Il documento di Abu-Dabi è stata una sana provocazione, una scossa che ha proposto un progetto sulla cui realizzazione camminare, partecipare, costruire e lavorare assieme. C'è il bisogno di vivere la fratellanza ogni giorno, in ogni momento e non solo un giorno all'anno il 4 di febbraio. Dobbiamo riuscire a diffondere il valore della fratellanza, a renderla pratica, toccabile, così non sarà un concetto freddo, astratto, ma vivo, vitale.

Il Documento è inclusivo, tende la mano a ogni uomo, a ogni donna; dobbiamo rinnovare continuamente l'impegno a diffonderlo convinti che, come dice il suo incipit, "la fede porta il credente a vedere nell'altro un fratello da amare". Questo significa che la fede è radicata ma disarmata, non è uno scudo contro qualcuno, ma rende capaci di generare relazioni e amore con umiltà.

Sadmir Aliovski 

ha iniziato il suo intervento dicendo che abbiamo sì fedi diversi ma uguali ed uniti nella medesima umanità. Lo si è potuto verificare in quest'ultimo anno dove prima la grande acqua alta e poi la pandemia ancora in corso, hanno portato molte famiglie a vivere con difficoltà. Questo ha risvegliato il sentimento per il quale siamo stati creati: la solidarietà, il mettersi al servizio del prossimo. Anche la Comunità Islamica si è data da fare raccogliendo e distribuendo generi alimentari e, nella ricorrenza della Festa del Sacrificio, tutti sono stati invitati a donare una parte per aiutare la mensa dei poveri di Marghera. Il mondo ha più che mai bisogno di operatori di bene e di fratellanza.

Yaser Al Ashqar 

riprendendo anche alcuni altri interventi (per esempio di Marilisa Brussato e Francesca Doria) ha proposto che alcune iniziative siano fatte assieme in maniera evidente dalle due Comunità con modalità che possano essere percepite dalla società. Emergerà così alla luce che le religioni seminano non dolore ma relazioni. Iniziative sia di solidarietà, sia di incontri, sia di uscite come quella fatta all'isolo di S. Francesco del Deserto e, in futuro, magari anche in Palestina.

Prima Giornata della Fratellanza Umana - Il Messaggio del Papa e il video dell'incontro in webinair

La Fratellanza è la nuova frontiera dell'umanità


L'intervento del Papa in occasione della celebrazione virtuale per la prima Giornata Internazionale della Fratellanza Umana: non c’è tempo per l’indifferenza, "o siamo fratelli o ci distruggiamo"

Per il secondo anniversario dell’incontro di Abu Dhabi, dove il 4 febbraio 2019 insieme firmarono il Documento sulla fratellanza umana, il Papa e l’imam si sono di nuovo “riuniti”, questa volta sul web, per la prima Giornata internazionale sulla fratellanza umana, istituita il 21 dicembre 2020 dall’Onu, che l’ha fatta coincidere proprio con il giorno in cui avvenne la storica firma. È stata l’occasione non solo per ascoltareFrancesco e Ahmad Al-Tayyeb chiamarsi nuovamente e reciprocamente «fratelli», ma anche per presentare i vincitori (presenti in collegamento) del primo Premio Zayed, ispirato anch’esso al documento, che quest’anno va al segretario generale dell’Onu, António Guterres, e a Latifa Ibn Ziaten, una mamma di cinque figli, che dopo averne perso uno, vittima del terrorismo, ha fondato un’associazione per i giovani e la pace, che porta il suo nome: Imad. Allo specialissimo “webinar” era presente anche il giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, segretario generale dell’Alto Comitato per la fratellanza umana, cioè l’organismo che tramite una giuria internazionale ha scelto i premiati.

Il Messaggio del Papa

Sorelle e fratelli. Questa è la parola: sorelle e fratelli. Affermare la fratellanza. 

In modo speciale a Lei, fratello mio, amico mio, mio compagno di sfide e di rischi nella lotta per la fratellanza, Grande Imam Ahmed Al-Tayyeb, che ringrazio per la compagnia nel cammino per la riflessione e la redazione del documento che è stato presentato due anni fa. La Sua testimonianza mi ha aiutato molto perché è stata una testimonianza coraggiosa. So che non era un compito facile. Ma con Lei abbiamo potuto farlo insieme, e aiutarci reciprocamente. La cosa più bella è che quel primo desiderio di fratellanza si è consolidato in vera fratellanza. Grazie, fratello, grazie!

Desidero anche ringraziare Sua Altezza lo Sceicco Mohammed bin Zayed per tutti gli sforzi che ha compiuto perché si potesse procedere in questo cammino. Ha creduto nel progetto. Ci ha creduto. 

E penso che sia giusto anche ringraziare – mi consenta, Signor Giudice, la parola – “l’enfant terrible” di tutto questo progetto, il giudice Abdel Salam, amico, lavoratore, pieno d’idee, che ci ha aiutato ad andare avanti. 

Grazie a tutti per aver scommesso sulla fratellanza, perché oggi la fratellanza è la nuova frontiera dell’umanità. O siamo fratelli o ci distruggiamo a vicenda.

Oggi non c’è tempo per l’indifferenza. Non possiamo lavarcene le mani, con la distanza, con la non-curanza, col disinteresse. O siamo fratelli – consentitemi –, o crolla tutto. È la frontiera. La frontiera sulla quale dobbiamo costruire; è la sfida del nostro secolo, è la sfida dei nostri tempi.

Fratellanza vuol dire mano tesa; fratellanza vuol dire rispetto. Fratellanza vuol dire ascoltare con il cuore aperto. Fratellanza vuol dire fermezza nelle proprie convinzioni. Perché non c’è vera fratellanza se si negoziano le proprie convinzioni.

Siamo fratelli, nati da uno stesso Padre. Con culture, tradizioni diverse, ma tutti fratelli. E nel rispetto delle nostre culture e tradizioni diverse, delle nostre cittadinanze diverse, bisogna costruire questa fratellanza. Non negoziandola. 

È il momento dell’ascolto. È il momento dell’accettazione sincera. È il momento della certezza che un mondo senza fratelli è un mondo di nemici. Voglio sottolinearlo. Non possiamo dire: o fratelli o non fratelli. Diciamolo bene: o fratelli o nemici. Perché la non-curanza è una forma molto sottile d’inimicizia. Non c’è bisogno di una guerra per fare dei nemici. Basta la non-curanza. Basta con questa tecnica – si è trasformata in una tecnica –, basta con questo atteggiamento di guardare dall’altra parte, non curandosi dell’altro, come se non esistesse.

Caro fratello Grande Imam, grazie per il Suo aiuto. Grazie per la Sua testimonianza. Grazie per questo cammino che abbiamo fatto insieme.

[Congratulazioni del Santo Padre al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, vincitore del Premio Zayed]

Desidero congratularmi per questo Premio con il Segretario Generale delle Nazioni Unite e ringraziarlo per tutti gli sforzi che compie per la pace. Una pace che si può ottenere solo con un cuore fraterno. Grazie per quello cha fa. 

[Congratulazioni del Santo Padre a Latifa Ibn Ziaten, vincitrice del Premio Zayed]

Cara sorella, le tue ultime parole non sono dette per sentito dire o per convenzione: “siamo tutti fratelli”. Sono la convinzione. E una convinzione plasmata nel dolore, nelle tue piaghe. Hai speso la tua vita per il sorriso, hai speso la tua vita per il non risentimento e, attraverso il dolore di perdere un figlio – solo una madre sa cosa significa perdere un figlio –, attraverso questo dolore hai il coraggio di dire “siamo tutti fratelli” e di seminare parole d’amore. Grazie per la tua testimonianza. E grazie di essere madre di tuo figlio, di tanti ragazzi e ragazze; di essere madre oggi di questa umanità che ti sta ascoltando e che impara da te: o il cammino della fratellanza, o fratelli, o perdiamo tutto.

Grazie, grazie!

Il link del video dell'incontro in webinair del Papa in occasione della 1 Giornata Internazionale della Fratellanza umana:

https://www.youtube.com/watch?v=jGcytOGqCH4&feature=youtu.be

 

In Zoom l'incontro per la Giornata della Fratellanza Umana

 



Ecco il link dove poter rivedere l'incontro:

https://www.facebook.com/nandinocapovilla?locale=it_IT%2F


Giovedì 4 febbraio 2021: Giornata della Fratellanza Umana su Zoom e Facebook - ore 21.00

Con un'apposita risoluzione le Nazioni Unite hanno dichiarato il 4 febbraio la "Giornata Internazionale della Fraternità umana". 

Il riferimento è al 4 febbraio del 2019 data della storica firma ad Abu Dhabi del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” da parte di Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib, una pietra miliare che invita «tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme».

Come l'anno scorso anche la nostra Comunità assieme a quella Islamica celebreranno questa data.

Non potendo farlo "in presenza" per la pandemia in corso, l'evento sarà in diretta sulle piattaforme Zoom e Facebook sulla pagina della Fratellanza Islamico-cristiana

Di seguito il link al video di invito:

https://www.facebook.com/watch/?v=828410287735733 



Pensierino domenicale - IV Tempo Ordinario Anno B - Mc. 1,21-28

“Il regno di Dio è vicino” ha annunciato Gesù. Come? Dove? Non mi pare di vederlo; allora, quando? Probabilmente sono state le domande che si sono posti i suoi ascoltatori e sono ancora le nostre.

 “È in mezzo a voi; anzi, voi ci siete in mezzo e non ve ne accorgete” è stata la risposta di Gesù ieri come oggi e, l'Evangelo di Marco, per farcelo capire, narra una giornata di Gesù che, nel frattempo, è andato a vivere a Cafarnao e ce lo fa incontrare nella Sinagoga, in una strada, in una casa, in un luogo solitario … insomma, tutti posti di una vita "normale", come la nostra. Ma, il giorno descritto, è un sabato: il giorno della gratuità, della grazia, della misericordia, della liberazione, dell’insegnamento: il giorno della preghiera in Sinagoga. Gesù come tutti, ascolta, parla, si confronta e i presenti gli riconoscono autorevolezza perché vedono che è coerente con quello che annuncia, senza bisogno di investiture che vengono da ruoli ufficiali. Inoltre non solo è credibile, ma quello che dice “fa crescere” (questo significa alla lettera “autorevole”), dona autonomia, non lega, libera: è una novità.


Questo suo modo di essere e dire fa esplodere le contraddizioni e, i benpensanti legati ai riti, alle formule, messi in crisi si lagnano: “Che vuole questo da noi? Disturba il nostro quieto comodo tran-tran, ci inquieta”. Non lo pensano solo: lo affermano con forza ad alta voce, protestano. La differenza è che Gesù agisce secondo lo Spirito (la volontà) di Dio venendo incontro al bisogno ciascuno e di tutti; gli altri invece secondo un modo di essere che ha al centro il loro proprio interesse, lo spirito del mondo, delle sue modalità di vivere ripiegate su se stesse. Gesù, che ha affrontato queste tentazioni e le ha vinte, indica la strada per liberarsene e dona la capacità di vivere in sintonia con il Padre che è il suo regno, perché questo è il suo regno. 


Ma non è un passaggio indolore, un colpo di bacchetta magica; c’è una fatica da fare. Non è un caso che lo spirito impuro, uscì da lui "straziandolo e gridando forte".


Lieta Domenica a tutti!


(Nella foto la Sinagoga di Cafarnao del IV secolo, costruita sulle fondamenta di quella del tempo di Gesù che era in basalto scuro, come le pietre in primo piano)

L'invito a ringraziare e a pregare



La preghiera nell'Eucaristia di questa domenica è stata indirizzata a un ringraziamento e a una preghiera al Signore.

Il ringraziamento per l'interruzione dell'export verso Riad in particolare di bombe e missili per aerei, la preghiera per l'Italia perchè, in questa situazione di stallo politico, si sappia far fronte come ha detto il Presidente Mattarella nel suo messaggio di fine anno, alla "sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l'unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà". 

Un pensiero, è stato detto, capace di "profezia" nel senso della capacità di stimolare verso il futuro con convinzione in questa domenica nella quale le figure di profeti vengono messe in primo piano.

Anche l'invito al segno della pace ha preso ispirazione dal messaggio di fine anno del Presidente Mattarella: "sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell'energia necessaria per ricostruire, per ripartire". Ci si è salutati stringendo i pugni in segno di augurio per poter trovare l'energia necessaria per superare questo momento.

Sul presbiterio due bandiere: quella arcobaleno della pace e quella tricolore italiana con al centro riprodotto il testo della nostra Costituzione.



Strage di cristiani nella regione Etiopia del Tiray

Sappiano che la nostra icona del Battesimo di Gesù è in stile copto-etiope, non è però a conoscenza di tutti che da mesi laggiù si sta combattendo una guerra che vede una strage dopo l'altra di cristiani copti. Ecco il link a due servizi utili per capire quello che sta accadendo.


Da Il Sussidiario: GUERRA NEL TIGRAI/ “Strage di cristiani, bivio tra negoziato e violenza senza fine”

https://www.ilsussidiario.net/news/guerra-nel-tigrai-strage-di-cristiani-bivio-tra-negoziato-e-violenza-senza-fine/2115840/?fbclid=IwAR3JyExqroHwCav6hdx8HRv88lp4rNcIG6PUVGBh2TibH1jRNA7X23drTqs


Da Internazionale: La guerra nel Tigrai è una tragedia per tutta l’Africa

https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/11/23/tigrai-guerra-etiopia