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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

"Una Chiesa trasformata dal popolo" alla luce della sinodalità

Ecco il link a un ciclo di tre puntate sulle possibili proposte e azioni per rinnovare la Chiesa cattolica in nome di una fratellanza concreta e paritaria. Appunti e riflessioni di Marinella Perroni, Presidente delle teologhe italiane e Andrea Grillo, liturgista e teologo ambedue insegnanti al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma sulla base del libro “Una chiesa trasformata dal popolo. Alcune proposte alla luce di Fratelli tutti” di  Hervé Legrand e Michel Camdessus  che raccolgono quanto emerso in un gruppo di professionisti laici cattolici francesi su come la fraternità cristiana è un modo per declinare la sinodalità.

 


Primo incontro 

Ripensare l’esercizio del potere nella Chiesa alla luce della sinodalità

 

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/01/Uomini-e-Profeti-del-09012022-5eb8ea7a-c912-41d2-bce0-e81012725351.html

 

Secondo incontro 

Il potere: come viene esercitato sul sacro del sacro a nome del sacro

 

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/01/Uomini-e-Profeti-del-16012022-35afb99e-338a-4682-8bc7-5a67755801d2.html

 

Terzo e ultimo incontro 

Il ruolo delle donne e le prospettive che si aprono per un sempre loro maggior riconoscimento nella Chiesa

 

https://www.raiplaysound.it/audio/2022/01/Uomini-e-Profeti-del-23012022-ab785599-5f18-4ed4-a61e-1e7629db31fd.html

 

Spose bambine, storie di vite violate. Accade anche in Italia

L’Unicef ha stimato nel suo rapporto annuale che oggi in tutto il mondo sono circa 670 milioni le donne e le ragazze che sono state costrette a sposarsi ancora bambine. E la pandemia ha peggiorato alcune situazioni. L’intervento di Biagino Costanzo, docente in Scienze criminologiche per la difesa e la sicurezza

“La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” (Isaac Asimov)

È una tragedia che sfocia nella vergogna di una umanità intera e nemmeno ce ne accorgiamo e se succede facciamo spallucce e passiamo ad altra notizia, se di gossip ancora meglio…

Siamo così presi da un individualismo sfrenato che anno dopo anno, mese dopo mese, ma oserei dire, ormai, ora dopo ora si alimenta insieme a diverse varianti che vanno dalla superficialità, all’imbarbarimento civile e sociale e quando i diritti umani vengono violentati, come in questo caso, pensiamo siano cose lontano da noi, addirittura affermiamo che sono usanze di altri paesi da rispettare e non comprendiamo che è solo un tragico, ennesimo tassello verso il definitivo crollo dell’evoluzione umana, e poi un profluvio di parole ipocrite sulla costituzione violata, sui diritti umani, sulla libertà, sull’uno vale uno,  sui complotti, sui vaccini-no vaccini, baggianate, un impazzimento generale , dove l’idiocrazia sta mettendo radici sempre più profonde!

Siamo alla pura e semplice vendita e alla tratta non di essere umani o di donne già di per sé aberrante, come, in passato ho avuto purtroppo modo di constatare direttamente negli studi e nei progetti di contrasto, supporto e cooperazione con l’Unodc, ma qui parliamo di minori, di bambine, le Spose bambine.

L’Unicef ha stimato nel suo rapporto annuale che oggi in tutto il mondo sono circa 670 milioni le donne e le ragazze che sono state costrette a sposarsi ancora bambine.

E il nostro Paese non è certo estraneo a questa vergogna. Pensiamo ancora che le spose bambine, i matrimoni combinati e quelli forzati siano qualcosa distanti da noi, che riguardi solo i Paese lontani dalla nostra cultura ma non è così. Accade anche in Italia ....


L'intero articolo a questo link:

https://formiche.net/2022/01/unicef-bambini/

La Conversione di Paolo: una definizione tradizionale errata, ambigua e che porta fuori strada

 Il 25 gennaio, nella tradizione cristiana, si ricorda la cosiddetta "Conversione di S. Paolo", una definizione che non ha basi bibliche perchè non viene mai chiamata così nei tre passi degli Atti degli Apostoli dove viene raccontata (2 volte da Paolo in prima persona). 


Nemmeno quando ne parla nelle sue lettere, mai Paolo la definisce una "conversione", ma una "rivelazione" e non certo una chiamata a diventare "cristiano". Non può essere così perché il "cristianesimo" ancora non esisteva e, Paolo, cambia semplicemente gruppo di ebrei: dall'essere membro del movimento dei farisei, passa ad aderire a un altro gruppo ebraico che seguiva gli insegnamenti di Gesù di Nazaret che, per semplicità, viene definito dagli storici, il movimento "Gesuano". In seguito, rileggendo la sua esperienza, la pensa come una chiamata, una "rivelazione" la definisce lui stesso negli Atti.

Nell'epoca del II Tempio (IV secolo AC - I secolo DC), tra gli aderenti alla religione ebraica, c'era una grande ricchezza di gruppi dalle spiritualità anche contrapposte e, tutti si confrontavano nel Tempio.

Paolo, come Gesù, era ed è rimasto sempre un ebreo osservante.

Molto chiara nel precisare questo aspetto la conferenza di Gabriele Boccaccini a questo link (la seconda di 6 lezioni su YouTube):

https://www.youtube.com/watch?v=qqcybhOgmOs


Gabriele Boccaccini, uno dei più noti studiosi del giudaismo del Secondo Tempio e delle origini cristiane. Formatosi alla scuola di Paolo Sacchi a Torino, dal 1992 insegna all'University of Michigan e, dal 2001, dirige l'Enoc Seminar da lui fondato.
A dicembre la Claudiana ha tradotto e pubblicato il suo ultimo libro "Le tre vie di salvezza di Paolo". Un lavoro prezioso di sintesi della ricerca sui movimenti teologici dell'ebraismo del II Tempio nelle quali affondano le proprie radici Gesù e Paolo che, l'autore, fa emergere con chiarezza.

Paolo, «atterrato» da Gesù per diventare vero seguace di quel Dio che voleva difendere

La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, iniziata con la giornata per il dialogo con l’ebraismo, termina con la festa della «Conversione di San Paolo». Ma Paolo si è convertito? No, Paolo non si è convertito! Paolo non è passato da una religione ad un’altra. Per lui anzi, l’incontro con il Messia Gesù, è stato il modo per vivere fino in fondo la fede dei suoi padri. Questo è un aspetto fondamentale, che ci deve condurre a purificare il nostro linguaggio, non solo per vivere veramente il dialogo con l’Ebraismo, ma anche per comprendere fino in fondo la nostra fede in Gesù il Messia.


Possiamo dire che Paolo si è «convertito» non se pensiamo alla conversione da una religione ad un’altra – cosa totalmente estranea all’Apostolo delle genti – ma se si comprende l’esperienza della conversione come ne parlavano i profeti di Israele: un ritorno a Dio e alla sua Parola. Ma allora questa «conversione» è anche la nostra, quella che dovremmo vivere ogni giorno. Questa festa potrebbe essere chiamata così: «Vocazione di Paolo», oppure «Manifestazione di Gesù il Messia a Paolo». Questo incontro per Paolo ha costituito l’inizio di una vita nuova; qualche cosa che ha gettato all’aria la sua esistenza… non però come la conversione da una fede ad un'altra, ma come un modo per vivere, per lui, in pienezza la propria fede, la fede nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
Il racconto degli Atti degli Apostoli descrive questo incontro che ha cambiato la vita a Paolo (At 9,1-22). È un episodio che Luca racconta diverse volte negli Atti (cf. At 22,3-16). All’inizio c’è solo Paolo: è lui che minaccia stragi, chiede al sommo sacerdote lettere per perseguitare i discepoli di Gesù e per condurli a Gerusalemme per essere giudicati. Nei primi versetti quindi (vv. 1-2) Paolo è il padrone di ciò che accade, il protagonista assoluto, ha lui in mano la situazione.
Ma poi accade qualche cosa di inatteso: una luce e una voce. Per Paolo l’incontro con Gesù è stato un essere «gettato a terra»: Paolo è stato «atterrato» da Gesù, quasi come un confronto corpo a corpo nel quale lo zelante difensore della fede dei padri è stato «atterrato» da Dio. È quando crediamo di essere noi i «difensori di Dio», che Dio ci «atterra» e ci fa comprendere di non aver bisogno di difensori. L’uomo che prima aveva in mano tutto ora si deve far accompagnare per mano da coloro che erano con lui. Egli deve passare dalla sua pretesa di autonomia assoluta, all’assoluta dipendenza di chi ha bisogno di tutto e di tutti, perfino di essere accompagnato per mano (cf. At 9,8).
A questo punto entra in scena Anania, un pauroso discepolo che obbedisce alla parola del Signore. Lo spavaldo Paolo è risanato dall’umile Anania, che, pur avendo paura della fama del persecutore, compie la missione che il Signore gli assegna. Paolo è risanato da questo incontro: un testimone che gli mostra il volto della docilità a Dio e alla sua Parola. Anania rappresenta la mediazione della comunità dei discepolo che diventa un luogo di guarigione, dove è possibile riavere la vista. Quando Paolo era autosufficiente e credeva di vedere, il Signore gli ha fatto toccare la sua cecità; nell’incontro con Anania e con la comunità dei discepoli invece Dio gli ha mostrato la vera capacità di vedere.
Dopo questo incontro Paolo ricomincia a camminare con le proprie gambe, può vedere veramente. È l’esperienza che a volte nella vita occorre essere «atterrati» nelle proprie false sicurezze per poter vedere veramente e diventare Apostoli: non annunciatori di noi stessi ma di Dio.
Ecco il cammino di Paolo, che è il nostro cammino di discepoli di Gesù. Paolo non si è convertito… non aveva nessun bisogno di convertirsi. L’incontro con Gesù lo ha «atterrato» per insegnargli a vivere pienamente la fede dei padri.
Anche noi impariamo da Paolo oggi l’itinerario per diventare vedi discepoli, accogliendo come grazia anche quei momenti nella vita in cui veniamo «atterrati» per poter vedere veramente.
(Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli)

Dal Battesimo di Joseph al ringraziamento della sua Comunità d'origine

 Il 21 novembre 2021 Joseph è stato accolto in Comunità con il Battesimo (https://parrocchiarisurrezione.blogspot.com/2021/11/la-comunita-ha-accolto-joseph.html). 

Nell'occasione era stata proposta una colletta da inviare alla parrocchia di origine dei genitori nel villaggio di Bangoula nel Mali.

Con i ringraziamenti ci sono giunte alcune foto e un video nel quale viene mostrata alla loro Comunità la busta contenente il nostro contributo di solidarietà.











La Parola svela Dio e ci porta all'uomo

Omelia del Papa nella Messa della Domenica della Parola di Dio

Nella prima Lettura e nel Vangelo troviamo due gesti paralleli: il sacerdote Esdra pone in alto il libro della legge di Dio, lo apre e lo proclama davanti a tutto il popolo; Gesù, nella sinagoga di Nazaret, apre il rotolo della Sacra Scrittura e legge un passo del profeta Isaia davanti a tutti. Sono due scene che ci comunicano una realtà fondamentale: al centro della vita del popolo santo di Dio e del cammino della fede non ci siamo noi, con le nostre parole. Al centro c’è Dio con la sua Parola.


Sorelle e fratelli, teniamo lo sguardo fisso su Gesù, come la gente nella sinagoga di Nazaret (cfr v. 20) – lo guardavano, era uno di loro: quale novità? cosa farà, questo, di cui si parla tanto? – e accogliamo la sua Parola. Meditiamone oggi due aspetti tra loro legati: la Parola svela Dio e la Parola ci porta all’uomo. È al centro: svela Dio e ci porta all’uomo.

«Oggi – dice Gesù – si è compiuta questa Scrittura» (Lc 4,21). La Parola vuole prendere carne oggi, nel tempo che viviamo, non in un futuro ideale. Una mistica francese del secolo scorso, che ha scelto di vivere il Vangelo nelle periferie, ha scritto che la Parola del Signore non è «“lettera morta”: essa è spirito e vita. […] L’acustica che la Parola del Signore esige da noi è il nostro “oggi”: le circostanze della nostra vita quotidiana e le necessità del nostro prossimo» (M. Delbrêl, La gioia di credere, Gribaudi, Milano 1994, 258). Chiediamoci allora: vogliamo imitare Gesù, diventare ministri di liberazione e di consolazione per gli altri, attuare la Parola? Siamo una Chiesa docile alla Parola? Una Chiesa portata all’ascolto degli altri, impegnata a tendere la mano per sollevare i fratelli e le sorelle da ciò che li opprime, per sciogliere i nodi delle paure, liberare i più fragili dalle prigioni della povertà, della stanchezza interiore e dalla tristezza che spegne la vita? Vogliamo questo?


L'intera omelia del Papa a questo link:

https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2022/documents/20220123_omelia-domenicadellaparoladidio.html

Il Foglietto "La Resurrezione" - Domenica 23 gennaio



 

Oggi, nella Domenica della Parola, abbiamo pregato così ...

Lampada per i miei passi è la tua parola, 

luce sul mio cammino. 

Ecco, io vengo, Signore. 

Nel libro su di me è scritto di fare la tua volontà̀. (cfr. Sal 119,105; 40,8-9) 

 INTRODUZIONE

Oggi è la Domenica della Parola, una festa che papa Francesco ha voluto sia celebrata ogni anno nella terza Domenica del Tempo Ordinario, nella quale l’Evangelo propone l’inizio del ministero di Gesù.

 

Oggi. Questa parola risuona centrale nell’Evangelo che sarà proclamato fra poco, rendendo attuale quel “compiersi” della Scrittura di fronte alla quale Gesù ci pone.

 

Oggi quella Parola detta un tempo lontano, diventa fatto, evento “nei nostri orecchi”, cioè nella nostra capacità di intendere, di capire.

 

Oggi si compie nella misura nella quale abbiamo “orecchi” per intendere, capacità di coinvolgerci nel processo di compimento di quella missione assegnata al Signore dal Padre

 

Oggi non ci è chiesto solo di sentire che è un fatto meccanico, automatico; ci è chiesto di ascoltare che è un fatto intenzionale, esige una decisione, esige la nostra volontà.

 

 

INTENZIONI PENITENZIALI

 

Signore Gesù, ti chiediamo perdono per tutte le volte che non abbiamo tenuto i nostri occhi fissi su di te impedendoti così di incontrarci, donarci la tua Parola e renderla attuale – Kyrie Eleison

 

Cristo Gesù, ti chiediamo perdono per tutte le volte che non abbiamo avuto la capacità di farci coinvolgere dalla tua Parola diventando le tue mani di misericordia in questo nostro mondo – Christe Eleison

 

Signore Gesù, ti chiediamo perdono per tutte le volte che non abbiamo ascoltato ma solo sentito distrattamente la tua Parola che ci chiede di farci vicino, come tu ti sei fatto vicino a chi soffre – Kyrie Eleison

 

INNO: Gloria a Dio nell'alto dei cieli


P: Sorelle e fratelli,    
Dio ci ha parlato attraverso le Scritture.     
Con questo inno di lode noi rispondiamo al suo amore per noi. Uniti a tutti credenti della terra che oggi celebrano il giorno del Signore, preghiamo:

Dio nostro Padre, ti lodiamo perché accompagni il percorso del tuo popolo e desideri esser vicino ad ogni uomo.

T: Sulla tua Parola     
            L: Abramo si recò in una terra straniera.

T: Sulla tua Parola     
L: Mosè condusse il popolo nel deserto e lo fece entrare nella terra promessa.

T: Sulla tua Parola     
            L: I profeti annunciarono ciò che avevi loro comandato.

T: Sulla tua Parola     
L: Maria pronunziò il suo sì al mattino dell’annunzio e alla sera della crocifissione.

P: In Gesù Cristo la tua Parola ha preso forma umana. Tuo figlio esortava gli uomini a convertirsi e a seguirlo sulla sua via.

T: Sulla sua Parola     
L: Gli apostoli lo seguirono.

T: Sulla sua Parola     
            L: Simon Pietro gettò nuovamente le reti.

T: Sulla sua Parola     
L: Uomini e donne divennero testimoni della fede.

T: Sulla sua Parola     
  L: Anche noi al momento del battesimo diciamo il nostro sì ad una vita in comunione     con lui.

P: Sii lodato, Dio nostro Padre,        
per mezzo di Gesù Cristo, il tuo Figlio.    
Uniti nello Spirito Santo, ci uniamo        
all’inno di lode delle schiere celesti: Gloria a Dio nell'alto dei cieli ...

 


PREGHIERE DEI FEDELI


Preghiamo per l’umanità ferita e stanca: insieme a tutta la Chiesa sia docile all’ascolto umile e attento della Parola di Dio, affinché le parole custodite dalla Sacra Scrittura, mentre danno voce al dolore degli uomini e delle donne, rivelino la consolazione del Signore che apre il cuore ad un futuro colmo di speranza. Preghiamo. 


Preghiamo il Signore perché tutti i credenti siano coscienti che lo Spirito che hanno ricevuto in dono è anche il compito di condividere nella fede, l’amore e la speranza con tutte le persone sole, disperate, malate e schiacciate dal peso della vita, con i migranti. Preghiamo

 

Preghiamo il Signore perché la nostra Comunità sappia ascoltare e non solo sentire la sua Parola, riesca a coinvolgersi nel cammino di cambiamento sinodale al quale Papa Francesco l’ha chiamata e riesca realmente essere sempre più corresponsabile nella testimonianza concreta alla quale è chiamata dallo Spirito. Preghiamo

 

Preghiamo perché tutti possano esprimere i loro carismi, i doni che il Signore ha dato loro e mettere così a frutto i talenti ricevuti nel rispetto, nell’ascolto reciproco, nella solidarietà aiutati da chi ha il compito di presiedere, nella carità, all’unità. Preghiamo

 

Preghiamo per chi ha un ruolo all’interno della Chiesa, anche il più piccolo, possa sempre essere riconosciuto perché il Signore conferisce maggior onore a chi ne ha poco, perché non vi sia disunione nel corpo ma, anzi, tutti si prendano cura gli uni degli altri. Preghiamo



PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE


R La tua Parola è luce ai miei passi.

P - Tu apri gli occhi ai ciechi. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - Con te non inciampa il mio piede. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - Tu m’insegni a vivere in libertà. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - La tua dottrina riempie mio cuore. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - Sento il tuo messaggio di gioia. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - Tu m’insegni giudizio e saggezza. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - I tuoi comandi sono un canto sulle mie labbra. -

- T: La tua Parola è luce ai miei passi

P - Seguire te, Signore, è la mia gioia. 

- T: La tua Parola è luce ai miei passi



III PA - Domenica della Parola di Dio - Lc 1,1-4;14-21

Non ci è concessa alcuna possibilità di spiritualizzazione: "Oggi" la Parola si "compie" nella misura nella quale abbiamo "orecchi" per intendere, cioè capacità di coinvolgerci nel processo di compimento di quella missione assegnata a Gesù dal Padre. A noi ascoltarle o solo il sentirle.

 


 

Oggi inizia un nuovo periodo nel cammino di sequela del Signore seguendo l’Evangelo di Luca nel quale la Liturgia ci accompagna quasi tenendoci per mano.

L’Avvento con quattro verbi ci aveva chiesto svegliarci e tenere sempre alta l’attenzione nella nostra realtà quotidiana cercando la giustizia nelle piccole cose del nostro quotidiano, perché il Signore, che è venuto, viene e verrà, ci avrebbe sorpreso. Così è stato e, nel periodo seguente, lo abbiamo accolto nell’evento annunciato ai pastori, nella stella dei magi, del suo Battesimo e lo abbiamo visto annunciare il suo ministero attraverso l’evento accaduto nelle Nozze di Cana.

Luca ci ha già sottolineato come la preghiera sia una caratteristica della sua vita e, come questa, sia un rapporto innanzitutto di ascolto del Padre entrando in rapporto con Lui. 

Oggi insiste in questa direzione facendoci comprendere come la sua vera casa, le stanze che Gesù ha abitato “fin dall’infanzia” (2Tm 3,15), sono le pagine della Scrittura che lo hanno nutrito, allevato e fatto crescere, quasi una concretizzazione del versetto 26 del capitolo 16 del libro della Sapienza: “Non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola tiene in vita coloro che credono in te”.

 

L’intento di Luca, in questa sezione del suo Evangelo, è quella di farci concentrare sull’identità del maestro di Nazareth, sulla quale tutti si interrogano ed inizia con un nome, quello di Gesù. Nome che   non ritroveremo più all’inizio di un versetto, ma solo richiamato come il soggetto di tutto ciò che accade. Una serie di domande percorre questa sezione dell’Evangelo costantemente, con insistenza: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”, “Chi è costui?”. Fino a quando non sarà Gesù stesso a porre una domanda: “Ma, voi, chi dite che io sia?”. 

 

Oggi lo troviamo a Nazareth dove è cresciuto, nella Galilea delle Genti, terra periferica e impura. È qui che Luca ce lo fa trovare a iniziare la sua missione, non a Gerusalemme, non nel Tempio o davanti a folle, ma in una umile sala di preghiera dove si riunivano i credenti per ascoltare la Scrittura e offrire il loro servizio liturgico al Signore. Luca continua così a sottolineare come sia nelle realtà semplici, nella quotidianità che è possibile cogliere ed accogliere la sua presenza. Anche nella semplice stanza della preghiera nel nostro cuore dove discernere la realtà alla luce dell’ascolto della Scrittura.

A Nazareth è sabato e, allora come oggi, nella liturgia si leggono due brani della Scrittura, uno preso dalla Torah e, l’altro normalmente fra i profeti. Gesù è stato scelto per leggere e commentare questo secondo. La pericope che tocca quel sabato è la famosa investitura profetica di Isaia (62,1-2) ma Luca vi inserisce anche un versetto di un altro capitolo (58,6): “rimandare in libertà gli oppressi” per sottolineare il tema della “libertà” che, in greco, è quello della “remissione dei peccati” e interrompe la citazione all’annuncio di “un giorno di vendetta del nostro Dio”. 

Luca rilegge così, in chiave messianica, come il programma di vita assegnato a Gesù nel suo battesimo: mandato ad annunciare ai poveri, ai prigionieri e ai ciechi una gioiosa notizia caratterizzata dalla “libertà” (riavuta), grazie alla “remissione” dei peccati.

Gesù a questo punto assume la posizione del maestro: quella seduta e in quegli istanti di silenzio tutti gli occhi sono puntati su di lui in attesa del commento che pronuncerà e sarà brevissimo: “Oggi si è compiuta questa Scrittura – letteralmente e non è indifferente – nei vostri orecchi” e non come la traduzione liturgica fa leggere: “che voi avete ascoltato”. 

Il racconto di Luca non è cronaca e probabilmente non è quello che Gesù ha detto, siamo davanti ad una narrazione teologica. Innanzitutto risuona con forza quell’ “Oggi” che, ieri come oggi, mette gli ascoltatori davanti all’evento di Gesù di Nazareth: la Parola ci riguarda nel nostro presente rendendo attuale quel “compiersi” al quale si raccorda strettamente. Significa che quella Scrittura detta un tempo lontano, diventa oggi fatto, evento “nei vostri - nei nostri - orecchi”, cioè nella nostra capacità di comprendere, di capire. Si compie nella misura nella quale abbiamo orecchi per intendere, capacità di coinvolgerci nel processo di compimento di quella missione assegnatagli dal Padre. A noi ascoltarle o solo il sentirle.

 

Gesù, Parola di Dio fatta carne, si così presentato a noi, non con parole proprie, ma con quelle della Scrittura dalle quali si è lasciato dire coinvolgendoci nella sua missione di “proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi”. Nessun protocollo da assolvere, né atto religioso da svolgere, ma il prenderci cura dei poveri in modo preveniente ed incondizionato. Le categorie dei prigionieri, dei ciechi, degli oppressi vogliono rappresentare tutte le condizioni sociali nella vita degli uomini, di ciascuno di noi. Quindi non ci è concessa alcuna possibilità di spiritualizzazione, c’è solo l’agire per ridare speranza, per dire agli smarriti di cuore: coraggio, per aiutare chi ha le mani fiaccate e le ginocchia vacillanti dalla fatica, dalla malattia, dalla violenza.


(BiGio)

III PA - Domenica della Parola di Dio - Lc 1,1-4

Il brano evangelico odierno è costituito di due parti, di cui la prima è il prologo del terzo vangelo (Lc 1,1-4). Questo prologo sottolinea il fatto che l’opera che Luca si accinge a scrivere è un racconto (diéghesis: Lc 1,1)

È bene ricordare che il vangelo è un racconto, una narrazione. Non un trattato teologico, ma una storia. Il proprio del racconto è di prenderci per mano e di introdurci al suo interno rendendoci in certo modo contemporanei dei fatti raccontati. Il modo biblico di esprimere la fede è la narrazione e se l’evangelista è un narratore, egli non fa che proseguire ciò che ha fatto Gesù, anch’egli grande narratore che ha “detto” Dio raccontando parabole, forgiando immagini capaci di parlare a tutto l’uomo: corpo, anima e spirito. Il genere letterario “vangelo” è dunque uno scritto che postula un rapporto particolare con il lettore chiedendone il coinvolgimento, sollecitandone la decisione di fede, conducendolo a conformare il proprio cammino esistenziale a quello di Gesù. Leggere il vangelo è immettersi all’interno di una storia, la storia di Gesù, per proseguirne la narrazione con la propria vita.

Oranoi siamo abituati a leggere il vangelo. Ma il testo odierno ci parla di un uomo che ha deciso di scriverlo. O, meglio, di scrivere ciò che solo più tardi (nel II secolo) sarà chiamato “vangelo”. Noi, per impregnarci maggiormente della parola evangelica che con la sua potenza arriva a muovere il nostro braccio e a guidare la nostra mano, possiamo tutt’al più ri-scriverlo, copiarlo, ma qui siamo di fronte a un uomo che ha deciso di scrivere un vangelo ex novo. Come procede? Anzitutto, impegna sé stesso (“anch'io ho deciso”: Lc 1,3), ma resta nell’anonimato, lascia che emerga la storia narrata mentre lui sparisce dietro la propria opera. Quindi riconosce di non essere né l’unico né il primo che si è deciso a tale impresa e si accoda a quanti lo hanno preceduto nell’opera di scrivere un racconto degli eventi “che si sono compiuti in mezzo a noi” (Lc 1,1). Dichiara poi di aver condotto il suo lavoro con rigore informandosi accuratamente dei fatti, consultando le fonti disponibili, insomma mettendosi a servizio della verità con una vera e propria fatica ascetica (Lc 1,3). Infine, esprime la finalità del suo lavoro: è un lavoro non fine a sé stesso o a dar gloria all’autore, ma relazionale, che ha un destinatario, quel Teofilo dietro cui si intravede ogni cristiano “amante di Dio” (Lc 1,3), e che ha il fine di conferire saldezza all’annuncio già ricevuto (Lc 1,4). La parola scritta manifesta così la sua duplice ancillarità: nei confronti degli eventi storici e nei confronti dell’annuncio che di essi viene fatto dagli evangelizzatori. I vangeli scritti sono a servizio della parola orale uscita dalla bocca di Gesù di cui sono divenuti testimonianza, e sono a servizio dell’annuncio orale fatto dagli evangelizzatori di cui costituiscono l’imprescindibile fondamento. L’evangelista è dunque “ministro della Parola” ponendosi a servizio della parola tanto nella sua forma scritta quanto orale. E in definitiva il suo servizio è a Gesù stesso, colui dalla cui bocca uscivano “parole di grazia” (Lc 4,22), colui che è la parola di Dio fatta persona. Il vangelo come “libro” conferisce solidità all’annuncio cristiano anzitutto con la stessa forma scritta che strappa la parola alla sua volatilità donandole visibilità, consistenza e durata, quindi interpellando il lettore di ogni epoca e chiedendogli di colmare il silenzio di cui la scrittura è portatrice e di riempirlo con la sua parola, con il suo annuncio, con la sua testimonianza. Perché avvenga il passaggio, attraverso la parola scritta del vangelo, da “ciò che Gesù fece e insegnò” (At 1,1) a ciò che fanno e dicono i suoi discepoli, i cristiani. Affinché ogni cristiano possa scrivere il vangelo con la propria vita.

(Luciano Manicardi)

III PA - Domenica della Parola di Dio - Inizi

Come dice il Targum, «gli inizi sono sempre difficili»! Oggi l’evangelista Luca – sempre particolarmente attento al contesto storico in cui si svolge l’annunzio e la realizzazione della salvezza – ci offre due inizi. Se è vero che gli inizi sono difficili rimane pure – anzi più vero – che ogni inzio ha in sé una ricchezza del tutto particolare e racchiude, in potenza, tutto ciò che poi in seguito si realizza anche più faticosamente, ma non meno veramente. 

 

Per questo dobbiamo leggere con attenzione i segni racchiusi negli inizi del cammino tra noi del Signore che si presenta sulla scena della storia e incontra il nostro particolare cammino di storia. Luca ci insegna che per prima cosa bisogna piegare la propria attenzione per cogliere quanto ci viene testimoniato dai «ministri della Parola» (Lc 4,2). Solo con questo apprendistato alla lettura e all’interpretazione, attraverso il contatto con la Scrittura e la testimonianza di fede di quanti ci hanno preceduti nel cammino, possiamo accogliere in modo forte la parola che il Verbo di Dio rivolge a ciascuno di noi nell’«oggi» (4,21) della sua storia, della sua condizione, della propria speranza e della propria disperazione. Ambrogio di Milano lo dice con forza in un testo assai significatvo: «Dissétati prima all’AnticoTestamento, per poter bere quindi dal Nuovo. Se non berrai al primo, non potrai bere al secondo. Bevi al primo per alleviare la tua sete, bevi al secondo per dissetarti appieno... Bevi l’uno e l’altro calice, quello dell’Antico e quello del Nuovo Testamento, perché in ambedue bevi Cristo» (Ambrogio di Milano, Commento sui salmi, 1, 33). 

Se il Vangelo ci mette di fronte agli inizi della predicazione di Gesù, nella prima lettura troviamo il popolo intento a ravviare la propria relazione con Dio dopo la prova purificante dell’esilio in Babilonia. Se gli inizi sono difficili, re-iniziare - dopo un tempo segnato dalla prova e dall’approfondimento della fede temprata nel crogiolo della storia - può essere ancora più impegnativo. La vittoria del re Ciro (538 a.C.) segna la fine dell’esilio e inaugura il tempo difficile del ritorno da Babilonia. Per il popolo, non è facile riconoscersi tra quanti sono rimasti in terra di Palestina e quanti in terra d’esilio hanno fatto un percorso di apertura e di approfondimento, in particolare in relazione alla Tradizione dei Padri, che diventano sempre più Scrittura da leggere e da interpretare. Bisogna ormai tradurre in aramaico il testo ebraico perché molti hanno perso il contatto con la lingua antica. Leggere, tradurre e attualizzare il testo della Parola è il perenne lavoro della comunità dei credenti, è ciò a cui ogni pio Israelita viene iniziato fin dalla più tenera età ed è quanto il Signore Gesù fa come membro effettivo della comunità nella sinagoga di Nazareth.

Questo è pure il compito della Chiesa, ancora oggi e fino al ritorno del suo Signore: leggere e tradurre nel linguaggio della gente di oggi, a partire dalla sue gioie e dolori, speranze e angosce, per attualizzare il messaggio non in modo teorico, ma in modo esistenziale. Solo così sarà possibile per ciascuno trovare e amare il proprio posto nell’unico e ricchissimo «corpo» (1Cor 12,14) di Cristo che è la Chiesa, quale primizia di un’umanità che ritrovi continuamente la gioia degli inizi. Luca ama contemplare Gesù quale lettore e interprete delle Scritture, all’inizio del suo ministero come alla fine del suo cammino sulle strade della storia, quando si fa compagno di cammino verso Emmaus e apre la mente all’intelligenza delle Scritture nel Cenacolo. Oggi ancora il Signore apre il libro della sua presenza e ci dona la guarigione e la gioia. L’«oggi» dura ancora (Eb 3) e dipende anche da noi.


(Michael Davide Semeraro)

Non basta sentire, non basta udire; è necessario ascoltare: cosa significa?

L'Evangelo di oggi chiede di "ascoltare". 
Non basta sentire, non basta udire; è necessario ascoltare e questo coinvolge l’intera nostra persona. I primi due termini sono un fatto meccanico, automatico, mentre l’ascolto è un fatto intenzionale, esige una decisione, una volontà. 


L’ascolto è teso alla comprensione; è un atto che tende all’accoglienza: comprendere cioè cum-prehendere, prendere con, prendere l’altro con sé. Esercitare l’ascolto porta a conoscere meglio l’altro e a superare lo scoglio dell’indifferenza che è in grado di offendere perché, spesso, è anche ostentazione di disinteresse che può far male forse anche più di una mala parola sfuggita o detta sotto voce. 

L'ascolto presuppone che si mettano da parte gli eventuali pregiudizi, precomprensioni, etichette preconfezionate. Ascoltare realmente significa essere aperti alle novità disponibili a scoprire smentiti i giudizi previ, quello che si pensa di sapere già. Spesso è proprio questo che impedisce conoscere l’altro nella sua unicità. L’ascolto presuppone che l’io sappia fare silenzio in me stesso, per accogliere quanto l’altro sta dicendo: è un atto di sincera accoglienza. 

Si impara ad ascoltare e questo comporta che sia capace di far silenzio, di far tacere il proprio pensiero, di mettere da parte le proprie preoccupazioni, le proprie tensioni.

È nella capacità di ascoltare che si esprime la vera opportunità di condivisione. Quando uno parla in continuazione, non sé capace di far spazio, di dare spazio all’altro. 


(BiGio)

Il Logo della Domenica dalla Parola di Dio : Descrizione e due proposte

Il tema che Papa Francesco ha scelto per la Domenica della Parola di Dio 2022 è: Beato chi ascolta la Parola di Dio! L’evangelista Luca inserisce queste parole di Gesù come conclusione di quel capitolo che si apre con la richiesta fatta da un discepolo di insegnare loro a pregare così come anche il Battista aveva fatto con i suoi discepoli. Gesù non si ritrae e insegna il Padre nostro che, in una parola è la sintesi dell’intero Vangelo. Le parole di Gesù invitano quanti pregano con quelle espressioni a lasciarsi coinvolgere in un “noi” indice di una comunità: «Quando pregate, dite» (Lc 11, 2), e lasciano percepire da parte dei suoi discepoli una seria volontà di preghiera come espressione di tutta la loro esistenza. La preghiera, quindi, non è di un momento, ma coinvolge tutta la giornata di un discepolo del Signore. Richiede la gioia dell’incontro e la perseveranza. Per questo il Signore continua affermando: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc 11, 9). Nulla rimane inascoltato presso il Padre quando è richiesto nel nome del Figlio. 

Il Logo della Domenica dalla Parola di Dio si ispira al passo evangelico dei discepoli di Èmmaus (cfr. Lc 24, 13-33) e mette in evidenzia il tema del rapporto tra i viaggiatori, espresso in sguardi, gesti e parole. Gesù appare come colui che «si avvicina e cammina con» l’umanità (Lc 24, 15), «stando in mezzo» (Gv 1, 14).



I discepoli: "Due di loro erano in cammino" (Luca 24,13). Nei tuoi discepoli Luca accoglie il volto di tutti i credenti.l'attenzione alla reciprocità tra maschile femminile, che attraversa tutto il racconto lucano, ha spinto alcuni esegeti a vedervi una coppia, individuando nel discepolo anonimo la moglie di Cleopa.

La luce: mentre il sole volge al tramonto, un'altra luce scalda il cuore dei discepoli: la luce della Parola. Nel gesto eucaristico e se incontrerà la sua pienezza, rendendo piena la comunione con il maestro: "allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero" (Luca 24,29).

I piedi: il Risorto condivide i passi dell'uomo e la potenza della sua Parola sa orientarli nella giusta direzione perché "Lampada ai miei passi e la tua parola, luce sul mio cammino" (salmo 119,105). Per questo essi "Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme" (Luca 24,33).

Il Risorto: con discrezione, Gesù si pone sul nostro cammino, si "mette in mezzo", abitando la nostra storia, le nostre domande. Egli interpella ed ascolta sia chi esprime la propria delusione sia chi la costudisce nel silenzio del cuore: "Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro" (Luca 24,15).

La stella: additata da Risorto, è il segno dell'Evangelizzazione: "Essi narravano ciò che era accaduto e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane" (Luca 24,35).

Il rotolo in mano a Gesù: nel dialogo tra antico e nuovo testamento si svela il mistero della salvezza. "Cominciando da Mosè ed a tutti i profeti, spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui" (Luca 24,27).

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Le due proposte contenute in un volantino distribuito alla fine delle Eucaristie nella Domenica della Parola di Dio

Prima Proposta

Preghiera della Tavola per la “Domenica della Parola”

 

Oggi a pranzo, in tavola mettiamo anche una candela e, quando saremo tutti riuniti, l’accenderemo e faremo questa benedizione del pasto:

 

Signore Gesù,

anche in questa Domenica dedicata alla tua Parola  

ce l’hai donata, spezzata e condivisa a Messa.

Fa che diventi il nostro pane quotidiano 

e che non manchi mai in tutti i giorni della nostra vita.

Fa che non dimentichiamo mai

che tu sei il vero pane disceso dal cielo,

inviato dal Padre per saziare la nostra fame.

Benedici ora questo nostro pasto

frutto dei tuoi doni e di chi lo ha preparato

lo presentiamo a te perché ci nutra 

e ci doni la capacità e la volontà di condivisione

nel servizio reciproco verso tutti.

Sii benedetto ora e sempre

AMEN


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Seconda Proposta

Il tempo di una pausa caffè, non di più …

 

È il tempo necessario per ascoltare un invito, un suggerimento di riflessione sull’Evangelo del giorno, proprio solo il tempo di un caffè…

 

Oramai sono molte le possibilità per avere questo aiuto, tra i molti, ne segnaliamo qualcuno consigliando di verificare quello che più corrisponde alla propria spiritualità.

 

Il Caffè Carmelitano per Whathapp e Telegramm

per riceverlo sul telefonino basta inviare un messaggio Whathapp a p. Lorenzo +39 3519342011

per riceverlo su Telegramm basta iscriversi sul sito web:                                                                                                     https://www.carmeloligure.it/iniziative/caffe-carmelitano/

 

 

Youtube – don Nicola Salsa

Ogni mattina alle ore 7.00 con semplicità in un breve ed essenziale video don Nicola propone il suo commento. Basta andare su Youtube e scrivere il suo nome; si troverà l’invito ad iscriversi al suo canale per ricevere tutti i giorni il suo commento.

 

Domenicani per e-mail

per ricevere ogni giorno per mail il commento dei Domenicani, basta scrivere la propria mail su questo sito: https://www.dominicos.org/predicacion/evangelio-del-dia/hoy/

 

Get up and walk! (Alzati e cammina!)

Qui si trovano brevi suggerimenti per riflettere sull’Evangelo del giorno secondo il metodo della preghiera ignaziana per cercare e trovare Dio in tutte le cose.

www.getupandwalk.gesuiti.it

 

 

Nella Parola

Una pluralità di voci rivela un solo Dio dai molti volti secondo la tradizione ebraica e cristiana:  https://www.nellaparola.it  

A questo link una presentazione di questo servizio su Youtube:          

https://www.youtube.com/watch?v=jmv7ltiMcf0

 

 

Monastero di Bose per e-mail

la meditazione del Vangelo del giorno preparata da un fratello o una sorella di Bose ogni giorno per e-mail. Per leggerne alcune ed eventualmente iscriversi: https://www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo-del-giorno

 

 

 

 

 

Perciò, cari fratelli e sorelle, non rinunciamo alla Parola di Dio. È la lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro: leggendola, sentiamo nuovamente la sua voce, scorgiamo il suo volto, riceviamo il suo Spirito. La Parola ci fa vicini a Dio: non teniamola lontana. Ci farà sentire il Signore vicino e ci infonderà coraggio nel cammino della vita.

Papa Francesco