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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Un avvertimento: siamo coperti unilateralmente dall'amore di Gesù e non perdonare è un peccato

 

Che il Risorto si manifesti con le parole “Pace a voi” (v. 19), dice che il comportamento dei discepoli è coperto unilateralmente dall’amore di Gesù. Essi, che si erano dileguati nell’ora della passione e morte di Gesù, ora vedono che la loro colpa non impedisce loro il futuro e non abolisce la relazione. E questo significa che essi si scoprono perdonati. Il primo saluto “Pace a voi” si accompagna all’ostensione delle proprie ferite da parte di Gesù. “Mostrò loro le mani e il fianco”. Gesù mostra le ferite dell’amore, le ferite che gli ha procurato il suo amare fino alla fine, mostra il suo corpo ferito, quel corpo con cui aveva amato i discepoli fino a inginocchiarsi davanti a loro per lavare i loro piedi, deponendo le vesti, segno della deposizione della vita. Infatti, l’eloquenza ultima dell’amore è la morte, la morte per amore. Anche la muta morte diviene parola che parla di amore. Anche la morte può esprimere amore quando è stata preceduta da una vita che ha sempre parlato la lingua dell’amore. Gesù mostra le ferite, fa vedere ai discepoli cosa può provocare il non amore, il non riconoscere e il non credere all’amore. Ma a questo fa seguire nuovo amore. Chi ama non incolpa gli altri delle ferite che gli sono state inflitte, anzi Gesù abilita e incoraggia i discepoli ad amare in modo analogo, cioè a perdonare. Gesù, mostrando mani e fianco, fa anche delle ferite ricevute un dono: ecco il perdono. Un amore che non si lascia frenare o inibire dal non amore.

Con il secondo saluto “Pace a voi” Gesù dona anche il suo soffio, il suo spirito, ovvero invita i discepoli a entrare nel suo modo di vita, a perdonare. Ad accogliere anche le ferite che altri potranno loro infliggere come occasione di ulteriore dono, come occasione di amore. Anzi, come responsabilità di amore. Accordando il potere di rimettere i peccati, il Risorto accorda una responsabilità ai discepoli. Non si tratta di potere sul male commesso, sui peccati, ma di responsabilità verso gli uomini. Non il contrario. Non è potere sulle persone, così che uno decide arbitrariamente se perdonare o meno. Non perdonare non è un potere spirituale, ma un peccato. Le parole di Gesù suonano come avvertimento: “a chi non rimetterete i peccati resteranno non rimessi”. E potremmo aggiungere: sarà vostra responsabilità avere tenuto il peccatore nella prigionia del male commesso, averlo reso ostaggio del proprio passato. Io non ho fatto così: Gesù questo non lo dice, ma lo ha appena narrato con il gesto dell’ostensione delle mani e del fianco.

 (Luciano Manicardi)

Cosa c’è dietro il no di Francesco all’incontro con Kirill

 L’annuncio di Francesco non è una rinuncia, ma l’annuncio che il lavoro prosegue in attesa del tempo giusto: anzi, per costruirlo quel tempo


È un’intervista importantissima quella rilasciata da papa Francesco al quotidiano argentino La Nación. Se a prima a vista si può ritenere che la notizia stia nel fatto che il papa dice che almeno per ora non andrà a Kiev, la vera novità sembra un’altra. L’incontro tanto atteso tra lui e il patriarca della Chiesa ortodossa russa non si farà. Il papa dice che era previsto per giugno a Gerusalemme, ma la diplomazia vaticana gli ha fatto presente che in questo momento l’incontro avrebbe potuto creare confusione. E in effetti su cosa avrebbero potuto convenire il papa e il patriarca?
L’assunzione di responsabilità per il mancato incontro con il patriarca Kirill appare un gesto d’apertura, una mano tesa. 
Evidentemente occorre ancora quello che il grande cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dei tempi più più difficili del Novecento, ha chiamato “il martirio della pazienza”. L’annuncio di Francesco non è dunque una rinuncia, ma l’annuncio che il lavoro prosegue in attesa del tempo giusto: anzi, per costruirlo quel tempo.


L'intero articolo di Riccardo Cristiano a questo link:



La pace del papa cuce e non taglia. Il sacro non è puntello del potere

Francesco non cerca di eliminare il male perché sa che è impossibile. Semplicemente esso si sposterebbe e si manifesterebbe altrove, in altre forme. Così è sempre stato. Cerca invece di neutralizzarlo. È dunque per questo che, sotto il profilo diplomatico, si assume la responsabilità di posizioni rischiose e incomprese fino a ritrovarsi solo come una voce che grida nel deserto. Come, del resto, Giovanni Paolo II al tempo delle guerre del Golfo.

Si parla di una guerra dai tempi lunghi, lunghissimi. Come ha scritto il direttore della Stampa Massimo Giannini, domenica scorsa: nessuno più parla di pace, se non lui, il Papa, che alcuni vorrebbero si unisse al coro «armi, armi, armi». Mentre noi abbiamo militarizzato pure gli animi che riflettono sulle soluzioni possibili.

Francesco ha incontrato tre volte Putin, una volta Poroshenko e una volta Zelensky. Ha sempre condiviso l'auspicio che «tutte le Parti implicate dimostrino la massima sensibilità nei riguardi delle necessità della popolazione, prima vittima delle violenze, nonché impegno e coerenza nel dialogo». Perché non ci si è preparati per evitare di cadere nel baratro della guerra con adeguati negoziati? Ci si è invece preparati alla guerra.

L'approccio di Francesco si fonda sulla certezza che non si dà a questo mondo l'impero del bene. Per questo bisogna dialogare con tutti, proprio tutti. Persino col generale Min Aung Hlaing, capo dell'esercito del Myanmar, responsabile delle operazioni contro i suoi amati Rohingya, per fare un esempio. Il potere mondano è così definitivamente de-sacralizzato. E proprio per questo nessuno è il demonio incarnato. La diplomazia della Santa Sede cuce, non taglia, anche in situazioni politicamente difficili, come quella dell'invasione russa dell'Ucraina. Questo genera la falsa percezione di un «neutralismo» del Papa, il quale sa che la violenza genera violenza e le vittorie generano sconfitte e paci instabili e friabili. Fu la pace di Versailles a generare il mostro nazista. E quante volte Francesco ha denunciato la pace di Yalta?

Il sacro non è mai puntello del potere. Il potere non è mai puntello del sacro. Francesco lo ha detto chiaramente a Kirill: «La Chiesa non deve usare la lingua della politica, ma il linguaggio di Gesù».


L'intero articolo di Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202204/220420spadaro.pdf


Un ciclo di incontri in Zoom a cura della Fonazione Lanza sulla Cura della terra

Oltre all'appuntamento oggi alle 18.00 nel piazzale della Chiesa di S. Michele, un ciclo di incontri sul tema della Giornata della Terra 2022:


La Giornata della Terra nasce negli Usa sulla scia di una crescente coscienza ambientalista: nel 1970 la prima edizione con la mobilitazione di 20 milioni di americani per chiedere maggiore protezione per il Pianeta. Nel 1990 l'Earth Day diventa globale mobilitando 200 milioni di persone in 141 Paesi.

L'idea di creare la Giornata della Terra è stata del senatore democratico del Wisconsin Gaylord Nelson che si ispirò alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam per creare una grande protesta ambientale a livello nazionale.



Guerra e fuga, dolore e speranza. L’Ucraina nel volto delle donne

Dietro i bombardamenti, gli incendi, le armi, c’è la storia di persone che subiscono violenza, distruzione e morte. È l’agghiacciante scenario di sofferenza descritto dalle giornaliste che raccontano la guerra. Donne che ricercano l’anima negli eventi raccontando la tragedia umana raggiungendo il cuore. Tra divari, lotta contro pregiudizi e stereotipi, lunga è la storia delle donne inviate di guerra

Donne in fuga. Donne che restano e impugnano le armi. Donne giornaliste inviate di guerra. Centinaia di bambini uccisi, mutilati, armati, deportati o salvati dalla solidarietà internazionale.

Tutti raccontano l’orrore della guerra russo-ucraina. Tra cronaca, immagini strazianti, commenti e opinioni, da circa un mese, le donne resistono, comunque, con coraggio.

Le immagini esprimono uno sgomento planetario.

Sono già storia indelebile la foto di una madre uccisa con i propri figli, pubblicata dal New York Times, e quella di un bambino morto tra le braccia del padre. Donne incinte uccise, ferite, donne che partoriscono nei sotterranei, una madre sopravvissuta ai bombardamenti che allatta il figlio, dopo averlo protetto dalle schegge con il proprio corpo. Un bambino di 11 anni, con zainetto, passaporto e numero di telefono scritto a penna sulla mano dalla madre, che affronta, da solo, una traversata per la vita lunga mille chilometri. Strage di civili in ospedali pediatrici, scuole, infrastrutture. Nelle città sotto assedio, corpi di russi e ucraini sono insieme nelle fosse comuni. Tutto resterà scolpito nella memoria, personale e collettiva.

Vittime del conflitto anche le donne e i bambini in salvo nei Paesi europei. Per loro, incertezza, disorientamento e un futuro oscuro. Dignità e compostezza sono nei loro volti. In un viaggio promesso dalle madri come una lunga vacanza ma che ha, da sùbito, il senso di un inferno.

È una guerra che colpisce il mondo nella sua essenza. Una profonda frattura per la democrazia e la pace che ha già mutato la stessa percezione della vita. Devastante l’impatto sull’economia, la politica, le istituzioni. Violenza, nuovi dolori e rancori fanno, ora, più paura della pandemia.

Uno scenario percepito con paura e ansia, impotenza e frustrazione, da un’umanità già fragile. 


L'intero articolo a questo link:

https://formiche.net/2022/03/guerra-donne-ucraina-inviate/




La crisi ucraina può cambiare la politica europea sulle migrazioni?

Chiara Favilli (Università di Firenze) sulle misure straordinarie per i profughi in fuga come possibile modello da adottare anche in altre crisi: “Sono pessimista, la decisione è politica: il fatto che le persone fuggano da una guerra provocata dall’aggressione di uno Stato straniero le ha rese più meritevoli di accoglienza rispetto a tutte le altre che, in questi ultimi 20 anni, hanno tentato di affacciarsi alle porte dell’Europa”


Sono oltre 4,2 milioni i rifugiati in fuga dall'Ucraina che hanno trovato accoglienza in altri paesi europei, dall’inizio dell’offensiva russa nel paese, il 24 febbraio scorso. 
Un flusso straordinario che è stato gestito con misure straordinarie: per la prima volta il Consiglio europeo ha deciso di applicare la direttiva 55/2001 per la protezione temporanea e immediata, alle persone è stato concesso di muoversi liberamente da un paese all’altro e tutti i paesi europei si sono mostrati coesi sulla necessità di accogliere le persone e non limitarne i movimenti. Allo stesso tempo altri richiedenti asilo provenienti da altri contesti di conflitto, come Siria e Afghanistan, sono bloccati ai confini, nei campi di Lesbo, sulla rotta balcanica, ai valichi di frontiera fra Italia e Francia. Questo doppio standard sulla protezione e l’accoglienza rimette in discussione alcuni principi del diritto d’asilo e interroga sulle politiche migratorie messe in atto negli ultimi anni. Quanto e come quello che sta accadendo in questi giorni potrà cambiare l’approccio degli Stati Ue verso chi chiede asilo? E’ possibile che questo precedente così importante, anche nei numeri, possa costituire un modello di intervento replicabile anche nel caso di altre crisi umanitarie? Lo abbiamo chiesto a Chiara Favilli, membro Asgi e docente di diritto europeo all’Università di Firenze. 


Le risposte a queste domande a cura di Eleonora Camilli a questo link:





La tenerezza

Se questa è la prospettiva dell’economia della salvezza - scrive Papa Francesco - dobbiamo imparare ad accogliere la nostra debolezza con profonda tenerezza. Il maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito invece la porta alla luce con tenerezza


Una squisita manifestazione dell’amore è la tenerezza. La tenerezza è la capacità di esprimere l’amore nelle piccole cose, nell’umile gesto di un sorriso, di un abbraccio, di un bacio, di un fiore, di un bicchiere di acqua “fresca”, come sottolinea con tenera delicatezza Gesù nel Vangelo (Mt 10, 42). La tenerezza è un’espressione di profonda, delicata dolcezza che nasce dall’amore e che troviamo in grado eminente in Dio che, come una Madre, ci ha generati e ci rigenera continuamente col Suo Amore.
Di quante premure non ci circonda il Signore? Egli ci “trae a Sé con legami di bontà, ci solleva alla Sua guancia” (cfr Os 11, 4), come fa un Padre con il suo figlio piccolino, perché possiamo respirare il Suo Amore e sentirne il calore. Ci ha donato il Suo Figlio perché ci rivelasse questo amore gratuito, preveniente e appassionato per noi Sue creature. Ci ha resi figli nel Suo Figlio e, nella Sua morte di Croce, ci ha redenti per renderci partecipi della Sua Gloria, affinché la nostra gioia fosse piena.
Dio è tenerezza. Se noi non arriviamo a percepire la tenerezza dell’amore di Dio, in Gesù, per ognuno di noi, mai potremo capire cos’è l’amore di Cristo. Dio si china con tenerezza anche sulle nostre fragilità. Spesso noi pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza. ...


L'intera riflessione di Cristiana Scandura a questo link:



La terza via necessaria: quella non violenta. Ma è necessario prepararla. A colloquio con Giorgio Beretta

La guerra in Ucraina, il business delle armi, i pericoli della disinformazione nelle parole dell’analista dell’ Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) e di Rete italiana pace disarmo (Ripd)


Il 24 febbraio le forze armate russe invadono l’Ucraina. Ritorna un incubo per gli europei. Ritorna la guerra in Europa. Un tragico evento che pensavamo non si sarebbe più verificato. Eppure, ci fa notare Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) e Rete italiana pace disarmo (Ripd),

I segnali ci sono sempre stati, bastava vederli. Poi né gli Stati Uniti né la Russia hanno mai abbandonato la dottrina delle “zone di influenza” secondo la quale ciascuno considera sotto il proprio controllo una porzione di mondo, in particolare dell’Europa, secondo la spartizione degli accordi di Yalta. I segnali si sono intensificati soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino con l’avvento di diversi conflitti regionali già all’interno dell’Europa (ex Jugoslavia, Bosnia, Kossovo…) e poi in diverse parti del mondo tra cui Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, ecc. Paesi che sono stati utilizzati come “teatri di guerra” per combattimenti per procura, utilizzando di volta in volta forze militari di governi alleati o amici o milizie locali sostenute con denaro e armi.

Le guerre sono un affare per l’Italia ma anche per tutti i Paesi dell’Unione Europea che in questi anni hanno accresciuto, col sostegno dei rispettivi governi, le proprie esportazioni di armamenti proprio nelle zone di maggior tensione come il cosiddetto “Mediterraneo allargato”, la zona che dal nord Africa si estende lungo il Medio oriente fino al mar Nero e al mar Caspio. Tornando al conflitto in Ucraina va segnalato che per diversi anni i Paesi europei, compresa l’Italia, hanno inviato svariarti milioni di euro di armamenti sia all’Ucraina che alla Russia.

Al di là dell'intervento armato sarebbe necessario mettere in atto ogni strumento di pressione possibile, tra cui – oltre alle sanzioni economiche – forme di pressione nonviolenta, come ad esempio la presenza nella zona di conflitto di corpi addestrati all’interposizione pacifica che possono essere sia nazionali che internazionali. La via di mezzo che si è scelta, quella cioè di inviare armi all’Ucraina, che va inquadrata nel contesto della chiamata alle armi obbligatoria per tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni, di fatto significa una militarizzazione della società che espone la popolazione ad una escalation della violenza che non sappiamo dove può condurre. Andavano invece tentate altre soluzioni di tipo nonviolento, ma per metterle in atto occorre prepararsi. Avrebbero potuto prepararsi sia gli ucraini, che invece in questi anni hanno continuato ad predisporre solo modalità di difesa armata e militare, sia gli europei, che non dispongono come dicevo di mezzi di difesa civile non armata e nonviolenta.


L'intera intervista a questo link:

https://www.sapereambiente.it/guerra-in-ucraina/pace-la-terza-via-necessaria-a-colloquio-con-giorgio-beretta/



Tutti i buchi delle sanzioni alla Russia

Le sanzioni occidentali sono “senza precedenti”: nell’ultimo mese e mezzo in tantissimi lo hanno ripetuto, dalla Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen allo stesso presidente russo Vladimir Putin. Per certi aspetti è vero, ma non sono certo le più forti possibili, e non sono a prova di proiettile.


Solo un terzo
 delle sanzioni economiche imposte nella storia ha raggiunto i suoi obiettivi. In particolare, l'efficacia delle sanzioni dipende dal fatto che siano non solo forti, ma anche imposte all’unisono da gran parte delle nazioni del mondo, in modo da ridurre la possibilità di scappatoie e partite di giro.

Solo il 19% degli Stati del mondo ha deciso di rispondere all’invasione dell’Ucraina imponendo sanzioni economiche alla Russia. Certo, questi paesi rappresentano una grande fetta dell’economia mondiale (il 59%), e molti di loro costituiscono partner economici imprescindibili per Mosca. Tuttavia l’assenza di una condanna unanime lascia alla Russia la possibilità di espandere le proprie relazioni commerciali con i paesi che non hanno aderito alle sanzioni.

In mancanza di sanzioni secondarie (cioè quelle sanzioni che colpirebbero proprio i Paesi che, non sanzionando la Russia, decidessero di fare affari con essa nei settori colpiti da sanzioni altrui), al Cremlino rimane infatti un margine di manovra considerevole, che rappresenta il restante 41% dell’economia mondiale.

E così i prodotti russi, pur colpiti, talvolta cambiano semplicemente acquirente. Ad esempio il greggio, che fino all’anno scorso era per circa la metà acquistato dall’Occidente (49% UE, 3% Stati Uniti), viene oggi almeno parzialmente dirottato verso India e Cina.


L'articolo continua poi analizzando i diversi settori "colpiti" dalle sanzioni economiche che per le esportazioni russe significano solo un "graffio" e, nel settore energetico, sono addirittura aumentate (5 miliardi di Euro in più nel solo mese di marzo).

Sotto osservazione poi i limiti alle importazioni in Russia, le imprese che non hanno lasciato quella nazione e le molte scappatoie che Putin può mettere in atto per limitare i danni delle sanzioni anche sul piano finanziario.



L'intero articolo dell'Ispi a questo link:


https://ispo.campaign-view.eu/ua/viewinbrowser?od=3zfa5fd7b18d05b90a8ca9d41981ba8bf3&rd=166050ccee71da4&sd=166050ccee6526a&n=11699e4c2ea87f7&mrd=166050ccee65254&m=1



Una Pasqua nelle tenebre

È veramente l'ora delle tenebre, l'ora dei potenti di questo mondo, quando il grido della povera gente, della gente comune, resta inascoltato e la loro disperazione non viene riconosciuta, non diventa neppure oggetto di compassione.


Come cristiano mi domando, ma con me tanti altri, com'è possibile celebrare la Pasqua, cantando che la vita ha vinto la morte, che Gesù Cristo risorto da morte dona la pace. Mi domando anche come possono le Chiese pretendere di essere ascoltate, di essere credibili, quando fanno questo annuncio dopo settimane nelle quali ciascuna ha schierato Dio dalla propria parte contro il Nemico che era anche l'altra Chiesa, potere politico e potere religioso indissolubilmente legati. Mi domando come sia possibile celebrare gli stessi riti praticamente negli stessi giorni, scagliando maledizioni e benedicendo armi che portano distruzione e morte.

(...)

La tomba dove Gesù fu seppellito, il terzo giorno risulta vuota! Forse i discepoli sono venuti a prendere il corpo? Forse i nemici di Gesù hanno trafugato la salma? Forse Gesù non era morto ed è fuggito? Domande angosciose, domande. Ma per alcuni, anzi per le donne discepole di Gesù, la tomba era vuota perché Gesù era stato richiamato in vita da Dio!

Quindi per queste donne, e subito dopo per Pietro e i discepoli, la morte è stata vinta, l'amore con cui Gesù ha vissuto ha vinto la morte. Nel duello éros-thánatos l'amore vince e la morte non può avere l'ultima parola. Così è nata la fede cristiana, quella che celebra ancora oggi la Pasqua.

Una luce, un fuoco nella notte: Gesù non è risorto per la difesa dei valori, è risorto perché è stato vittima innocente, il giusto, tra le vittime della storia, è risorto perché l'amore che ha vissuto all'estremo per gli umani che aveva incontrato non poteva andare perduto.

Credenti in Cristo e non credenti possono credere all'amore! Questo basta per vivere la Pasqua e sperare ancora.


L'intera riflessione di Enzo Bianchi a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202204/220417bianchi.pdf


Dio contro Dio È la guerra delle quattro Chiese

Adesso che il Cristo degli ucraini è sceso dalla sua croce proprio nei giorni della resurrezione per risalire l’angoscia del suo ultimo Calvario, mentre il Patriarca di tutte le Russie Kirill invoca da Mosca lo stesso dio, chiamandolo a benedire la guerra di Putin, bisogna provare ad aprire il tabernacolo russo della santa fede per cercare le radici spirituali del conflitto.

Culla della Rus’ antica e custode del mistero del suo battesimo, l’Ucraina conta un dio solo conteso tra quattro Chiese, tutte cristiane, una ortodossa di obbedienza a Mosca, un’altra che lega la sua ortodossia a Costantinopoli, una terza sempre ortodossa ma autocefala e infine una cattolica uniate, di osservanza romana ma di rito bizantino. La benedizione imperialista di Kirill all’invasione ucraina dell’Armata di Putin ha rotto l’equilibrio concorrente tra le quattro declinazioni della stessa religione, col Patriarca che oggi rievoca l’eterna dannazione russa dell’Anticristo, tornato nel mondo per infrangere l’unità spirituale della terra russa, e una rivolta di 240 popi che si schierano contro la guerra e prefigurano lo scisma: chiedendo la sostituzione di Kirill, il cui nome è già stato cancellato dalle invocazioni rivolte al Signore nelle solenni preghiere durante la messa, quando le vecchie credenti si inginocchiano davanti ai bracieri dorati dove si consumano le candele. Che secondo Bulgakov non devono illuminare, ma ardere in perpetuo.

è in Ucraina, anzi in Galizia che si incontrano e si scontrano le geografie e le liturgie, in un contrasto che è insieme religioso e politico. Qui mentre l’ortodossia ha perfezionato nei decenni e nelle diverse ere del sovietismo un suo modus vivendi con la fede comunista di Stato, il cattolicesimo latino ha dovuto inventare un suo specialissimo modus non moriendi per salvaguardare una sopravvivenza orientale di fedeltà ai Papi di Roma, continuamente celata.


L'intero articolo di Ezio Mauro a questo link:


La Giornata della terra: Terra e salute, doni da tutelare

“E’ chiaro: tutti sanno e nessuno si muove". La sconsolata analisi di Franco Rigosi 


80.000 morti per inquinamento dell'aria solo nel 2019 , è uno dei dati impressionanti da cui muoverà Franco Rigosi, l’esperto che interverrà venerdi. E per Marghera l’Istituto superiore di sanità dichiara che nell’arco 2006-2013 i dati di età e valori in eccesso per tumori ai polmoni, pleura, colon, fegato, vescica, sono ben superiori al valore atteso.

“E’ chiaro: tutti sanno e nessuno si muove". La sconsolata analisi di Franco Rigosi

Papa Francesco, nella Giornata della terra 2016 disse: “Vi dò un compito da fare “a casa”: guardate un giorno la faccia delle persone quando andate per la strada: sono preoccupati, ognuno è chiuso in sé stesso, manca il sorriso, manca la tenerezza, in altre parole l’amicizia sociale, ci manca questa amicizia sociale. Dove non c’è l’amicizia sociale sempre c’è l’odio, la guerra. Fermatevi e avvicinatevi!”

Nel Triduo Pasquale abbiamo pregato così ...


Signore, ti chiediamo il coraggio di indossare il grembiule, che, come diceva don Tonino Bello, è il segno più alto del servizio alle persone, come feci tu durante l’ultima cena


Signore, dacci una vita libera dagli egoismi e al servizio dei poveri 

 

Signore, fa che in umiltà poniamo fiducia nella tua parola e nei tuoi progetti per costruire già qui ed ora una chiesa della prossimità, dell’accoglienza e della cura attraverso la convivialità delle differenze 

 

Signore facci capaci di condividere l’esistenza delle altre persone, la forza di rifiutare i privilegi per convergere in progetti comuni al servizio di tutte e tutti 

 

Signore, fa che nel nostro cuore ci sia spazio solo per l’orgoglio di essere “lavapiedi del mondo”


Signore Gesù, questa sera hai donato tutto te stesso all'umanità nei doni del pane e del vino, istituendo l'Eucarestia, memoriale della nuova Alleanza: fa che ci nutriamo del tuo corpo e del tuo sangue per diventare noi stessi pane spezzato nel liberare uomini e donne dal dolore, dalla solitudine, dalla povertà, dalle discordie, da tutto ciò che mortifica la loro esistenza

 

Signore Gesù, in comunione con Maria, tua Madre, Regina della Pace ti supplichiamo:

Illumina i responsabili dei paesi in conflitto, affinché trovino il coraggio di abbandonare il conflitto bellico per affidarsi con sincerità al negoziato, al dialogo, alla collaborazione. Signore ferma la mano di Caino: ferma anche le nostre mani, che avevi create per custodire, quando si trasformano in strumenti di morte per uccidere il fratello che ci è di ostacolo

 

Signore Gesù, ti sei chinato a lavare i piedi dei tuoi discepoli per insegnarci ad essere al servizio e a prenderci cura gli uni degli altri. Aiutaci a fare di questo gesto che abbiamo celebrato un gesto d’amore da realizzare e moltiplicare nella nostra vita

 

Durante la Quaresima abbiamo scoperto la misericordia con la quale il Padre ci guarda e ci accompagna. Misericordia che si può condensare in attenzione, ascolto, pazienza, fiducia, prudenza. Signore, noi fatichiamo a farli nostri: aiutaci

 

Anche in questo tempo in cui, ancora una volta, sembra prevalere la logica della guerra, della violenza indicibile e della distruzione insensata, il Cristo risorto, il vivente ci chiama a nuova vita.

Chiediamo al Signore il coraggio di compiere gesti concreti di riconciliazione, di amore e non violenza

 

Il Sinodo della Chiesa che stiamo celebrando ci sta facendo scoprire che la comunità cristiana è camminare insieme come discepoli del Signore Gesù, che ha donato la sua vita ed è risorto per noi, per testimoniarci che solo nell’amarci come Lui ci ha amati c’è speranza e pace per tutti.

Perchè in questo cammino sinodale della nostra comunità impariamo a camminare tutti insieme al Risorto sulle strade della vita di ogni giorno

 






I Presepi di Pasqua di Loris e Silvia Peruzzi di Torrita di Siena




 



















Pasqua di Risurrezione - Lc 24,1-12

Riuscire a ricordare e a rientrare in sé stessi è un cammino da compiere ogni giorno, momento per momento …  forse abbiamo bisogno anche noi che qualcuno vestito di bianco ci aiuti a leggere e a comprendere questi nostri giorni. 


Di buon mattino le donne trovano la pietra del sepolcro rotolata via e rimangono incerte e sconcertate quando due uomini, in vesti sfolgoranti, si fanno presenti e le aiutano a “leggere” quanto stanno vivendo.

I due uomini appaiono sorpresi dell’atteggiamento delle donne, avrebbero dovuto saperlo. Per questo chiedono loro: “Perché cercate il Vivente tra i morti? Non è qui perché è risorto”.

I due uomini non fanno alcuna rivelazione, invitano a “ricordare” quello che Gesù aveva detto loro quando ancora erano in Galilea “che bisognava fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocefisso e risuscitasse il terzo giorno”. 

L’assenza del corpo di Gesù nella tomba non prova nulla. È l’insegnamento di Gesù che deve, grazie alla memoria, permettere di comprendere il presente: “ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri”.

Gli apostoli però non credono, non tanto alle donne, quanto al contenuto dell’annuncio e pensano ad un loro vaneggiamento. 

Luca desidera così riaffermare che la fede nella risurrezione non riposa su di un fatto (la tomba vuota) né su di una testimonianza indiretta (quella dei due uomini): la fede nasce dalla comprensione delle Scritture e dall’incontro personale con il Risorto.

L’ultimo versetto, in genere facilmente scivola via quasi fosse solo una annotazione a margine senza importanza. Invece è da chiedersi perché Pietro sente la necessità di “correre al sepolcro” seppure, con gli altri, aveva considerato un vaneggiamento quello delle donne. La realtà è che l’evento pasquale non solo rimette i discepoli in movimento (fino a quel momento erano rimasti chiusi nel cenacolo), ma li fa correre: è avvenuto qualcosa che esige non si perda più tempo.

Don Angelo Casati annota che Pietro nella tomba “vide solo i teli per terra. Teli arresi, quasi simbolo della sconfitta della morte. Sono segni inerti, per terra, in disparte, segni disabitati. Gesù abita altrove. Abita la vita. Dio non è nei segni di morte, Dio è nei segni di vita”.

Invece, François Bovon, uno dei maggiori specialisti dell’opera lucana, annota che lo stupore di Pietro dopo essere stato al sepolcro, presuppone un evento straordinario, non prevedibile, una inaspettata sorpresa e l’avvicina all’espressione lek leka di Genesi 12,1: “Va verso te stesso!”. 

Pietro, che aveva abbandonato il Signore rinnegandolo allontanandosi così da lui, non solo rientra come le donne a casa, ma rientra pure in sé stesso, come fece nella parabola il figlio minore. Solo così riuscirà a compiere il suo destino.

 

È un insegnamento anche per i nostri giorni che continuano a mostrarci segni inerti di vita abbandonati per terra, sulle strade percorse dalle guerre e dall’indifferenza verso chi è in cerca di un futuro migliore. Il Padre ha cura anche di chi li ha procurati, non li dimentica e sta sulla porta a scrutare il loro ritorno per accogliergli in gesti che donano la vita e non la morte.

Ma c’è pure l’esigenza che ciascuno continuamente rientri in sé stesso e si ricordi di quanto ci ha detto e insegnato: il rinunciare a replicare con la forza alla violenza, a costruire passo per passo un mondo fatto di attenzione reciproca capace di accoglienza e dialogo nel quale la verità e la giustizia faranno fiorire la pace. Sono frutti lenti a maturare e serve grande costanza nel perseguirli, certamente meno facili e immediati del produrre sempre più sofisticati armamenti.

 

L’augurio allora non può che essere in questi due espressioni: riuscire a ricordare e a rientrare in sé stessi. È un cammino da compiere ogni giorno, momento per momento … forse abbiamo bisogno anche noi che qualcuno vestito di bianco ci aiuti a leggere e a comprendere questi nostri giorni.

 

(BiGio)

Lieta Pasqua!

(Santo Sepolcro, chiesa armena)

In questi nostri giorni è calato il buio da gennaio 2020 e ancor di più dal 24 febbraio ultimo scorso, ma poi … basta saper attendere con fiducia dandosi da fare per quel che si può. Anche le donne non rimasero il sabato con le mani in mano ma prepararono gli olii profumati … quindi anche noi dobbiamo darci di gomito con l’olio della consolazione e della solidarietà. Sono "coni di luce" in mezzo alle tenebre che avvolgono l'ultima cena di Gesù, illuminano il Venerdì Santo e accendono una speranza che non andrà delusa il giorno di Pasqua.

Dà molta speranza quello che diceva don Tonino Bello: “Da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra, una permanenza più lunga è considerata abusiva da Dio”. Poi sfolgora di nuovo la luce, la sua luce, la luce della risurrezione.

 

È anche per questo che amo molto le croci fiorite armene (khatchkar): non c’è inchiodato sopra il corpo di Gesù, ma in cima le braccia della croce sono fiorite, due fiori su ciascuna della quattro teste, che fanno otto fiori: l’ottavo giorno, quello dalla Risurrezione.

 

È anche il senso della Pasqua che stiamo celebrando questi giorni: il segno di una speranza anche là dove la speranza sembra proibita. Possiamo non perdere mai la speranza e saperci rallegrare dei coni di luce che vengono dagli amici e da quelli che ci sono cari, come anche da quelli che, per la loro situazione disperata, ci diventano cari. È proprio anche questo il senso delle khatchkar e, certamente, questa Pasqua rimarrà negli occhi di tutti lo sguardo che si scambiano Albina e Irina, due donne, due amiche, una russa, l’altra ucraina, nel sorreggere insieme la croce di questi nostri giorni.


Lieta Pasqua!

(BiGio)




«Che sfortuna! Quest’anno Pasqua è di domenica».

Quello che gli uomini hanno chiamato Dio in tutte le culture e tempi, non è una potenza cosmica ignara di noi ma un uomo che chiede a una donna «perché piangi?» e ne pronuncia il nome con amore, affidandole, per prima (primato su cui noi maschi dovremmo riflettere), l’annuncio di una vita nuova e in-attesa.



Come 14 miliardi di anni dell’universo e 2 mila miliardi di galassie in espansione trovano senso in due amici che ne parlano a tavola, così l’amore infinito che il nostro cuore brama si nasconde nel volto di qualcuno che ci sceglie tra 7 miliardi di persone: ci chiede il motivo del nostro pianto e asciuga le lacrime del nostro dolore pronunciando il nostro nome come fosse sinonimo di «amore, ora e sempre», e così quel nome può resistere e rinascere da ogni tipo di morte. Questa è la Resurrezione che vi e mi auguro: buona Pasqua!



L'intera riflessione di Alessandro D'Avenia a questo link:


https://www.profduepuntozero.it/2022/04/12/ultimo-banco-117-copri-celesti-e-terrestri/


Sabato Santo: dall'abisso di Giona, all'Amore del Cantico

Sabato Santo è il giorno del grande silenzio che è stupore, sorpresa e attesa. Il Signore è riposto nel sepolcro: ma può forse la Vita rimanere inattiva? 


Ci aveva detto che avremmo avuto solo il segno di Giona che inizia la sua parabola scendendo … scende a Giaffa per imbarcarsi verso Tarsis … scende nel fondo della stiva della nave … scende nell’abisso del mare … scende nel ventre del pesce e qui, pregando, rilegge la sua esperienza:

 

Mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare,
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
Io dicevo: «Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;

Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l'abisso mi ha avvolto,
l'alga si è avvinta al mio capo.
Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.

Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te

Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore, mio Dio.

 

E il pesce rigettò Giona sulla spiaggia che, ob torto collo, iniziò a rapportarsi con un popolo altro dal suo …

 

Anche la nostra umanità sta scendendo sempre più nella fossa e, forse, sarà necessario scendere ancora più in fondo prima che si riesca a rileggere quello che accade in modo critico traducendolo in invocazione di salvezza … poi ci troveremo in una storia nuova da costruire.

Le acque, l’abisso del mare simboleggiano una realtà nella quale è difficile trovare il bandolo dalla matassa, è caos dal quale riuscire a tirare fuori il cosmos separando il male dal bene come ha fatto Dio nel racconto della Genesi e in quell’evento che è stata la vita-passione-morte di suo Figlio, rispondendo con il suo “sì” alla concreta fedeltà lungo tutta la sua esistenza fatta di amore e misericordia. 

Ora sta e starà a noi che, partecipando a quel Pane unico dell’Eucaristia, diventiamo le sue mani operose: ne saremo capaci? Sapremo ricostruire una realtà di amore e misericordia sulle macerie di armi e distruzioni, oppure … oppure non ci resta che sperare che non abbia ragione il teologo olandese Schiellebeck giunto a ipotizzare che il “peccato originale” dell’umanità potrebbe essere la sua autodistruzione con l’uso delle armi nucleari … 

 

Sappiamo però che Gesù, disceso agli inferi in cerca di Adamo, lo trova e lo trascina tra i viventi. È questa la nostra speranza che, nella fede, è una certezza. Non ci rimane allora che continuare ad invocarla, a cercarla seguendo le intuizioni d’amore del Cantico dei Cantici che la Chiesa Ortodossa invita a pregare il Sabato Santo.

Facciamo nostro l’invito dell’Amato ad alzarci e a venire presto a lui:


«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole».

 

Sperando di saper chiedere e, una volta trovato l’Amore di saperlo stringere forte e di saperlo non lasciare più andare via ….

 

«Avete visto l'amore dell'anima mia?».
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amore dell'anima mia.
Lo strinsi forte e non lo lascerò.

 (BiGio)