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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Arriva il primo pannello solare indoor, energia gratuita a casa anche con la luce delle lampadine

Come le celle solari indoor e le tecnologie innovative stanno rivoluzionando l'energia sostenibile, eliminando le batterie tradizionali e trasformando la luce artificiale in potenza


Chi ha detto che l’energia solare si sfrutta solo all’aperto? Una nuova frontiera sta cambiando le regole del gioco: oggi, grazie alla tecnologia, perfino la luce di una lampadina può trasformarsi in energia. Dimenticate pannelli giganteschi sui tetti o distese infinite di impianti fotovoltaici. Questa rivoluzione nasce da minuscoli dispositivi capaci di catturare la luce artificiale, alimentando sensori, telecomandi e altri oggetti quotidiani. Il risultato? Un passo deciso verso un futuro senza batterie usa e getta, più sostenibile e amico dell’ambiente.

La presentazione dell'importante novità di Ilaria Rosella Pagliaro continua a questo link:

https://www.greenme.it/ambiente/energia/il-primo-pannello-solare-indoor-energia-gratuita-a-casa/

Leggi anche:

 Fotovoltaico indoor: arrivano le nuove celle solari per interni che producono energia dalla luce di casa

Pace. Calvani (Ist. Toniolo): “Cancellare il debito rappresenta anche un interesse dei Paesi ricchi per costruire relazioni sostenibili”

Cancellare i debiti e costruire un’economia basata su giustizia e solidarietà: è il messaggio del Papa per la 58ª Giornata mondiale della pace. Francesco invita a cambiamenti culturali e strutturali per liberare gli oppressi da legami economici iniqui, richiamando la tradizione giubilare. Al convegno alla Pontificia Università Lateranense, esperti sottolineano l’urgenza di nuove regole per un prestito responsabile e la gestione della crisi del debito. Lanciata la campagna “Cambiare la rotta”, per condonare i debiti dei Paesi poveri e trasformare un sistema economico che alimenta disuguaglianze e crisi climatiche


Il tema è stato al centro del convegno, organizzato alla Pontificia Università Lateranense e promosso dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, in collaborazione con l’Azione Cattolica Italiana, lo stesso Ateneo, il Forum Internazionale di Azione Cattolica e Caritas Italiana. Il Papa invita a metterci in ascolto del grido dell’umanità e di fare presto: “non potrà bastare – scrive – qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo”...

L'articolo di M Elisabetta Gramolini è a questo link:

“No Other Land”. Una storia di resistenza e speranza dalla Cisgiordania occupata

La tragedia quotidiana di Masafer Yatta, comunità sotto assedio, nella pellicola realizzata da un collettivo di attivisti israeliani e palestinesi, candidati agli Oscar, che propone una possibile coesistenza fra i due popoli.


Bastano pochi fotogrammi di No Other Land a testimoniare quanto sia sistematica, incessante e senza pietà l’avanzata delle ruspe israelianesui dodici villaggi palestinesi che compongono la comunità di Masafer Yatta, nella Cisgiordania del sud. Questo documentario, realizzato tra il 2019 e il 2023 da giornalisti e attivisti palestinesi e israeliani, vale a dire Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor, nasce in co-produzione fra Palestina e Norvegia. E sarà distribuito in Italia da Wanted dal 16 gennaio dopo la prima mondiale al Festival di Berlino nel febbraio 2024, dove ha vinto il Panorama Audience Award for Best Documentary Film e il Berlinale Documentary Film Award.

L'intera recensione del film in programmazione in Italia dal 16 gennaio è a questo link:

https://sapereambiente.it/no-other-land-una-storia-di-resistenza-e-speranza-dalla-cisgiordania-occupata/

L’ultimo Rapporto di Human Rights Watch: "Leader illiberali, diritti umani a rischio"

Un rischio esacerbato, secondo Hrw, dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca. Il tycoon «non minaccia solo i diritti all’interno degli Stati Uniti, ma influirà anche, per commissione e omissione, sul rispetto dei diritti umani all’estero»



Non meno tranchant la valutazione sull’amministrazione Usa uscente, con il presidente Joe Biden accusato di «doppi standard» in politica estera. Da una parte, Washington ha continuato a fornire armi a Israele «senza restrizioni» nonostante «le diffuse atrocità» commesse a Gaza, dall’altra ha condannato la Russia per violazioni simili in Ucraina. E nel mirino di Hrw c’è anche l’Unione europea e i «significativi successi» dei partiti di ...

L'analisi di Francesco Macri è a questo link:

https://francescomacri.wordpress.com/2025/01/17/lultimo-rapporto-di-human-rights-watch-leader-illiberali-diritti-umani-a-rischio/

Sembra un orco ma è il Giusto che ti salva la vita

In vista del Giorno della Memoria, col ricordo dei Giusti sperimentiamo un esercizio "spiazzante" provando a considerare anche la memoria del Bene. Il senso dell'arrivo in libreria de "L'Orco del piano di sotto" ci porta dalla parte umana dell'orrore. Con poesia e bellezza, di prosa e immagini, per adulti e bambini, per elevare la speranza a sentimento attivo.


«Chi salva una vita salva il mondo intero» recita un passo del Talmud, il testo che definisce la religione ebraica, riferendosi ai non-ebrei che hanno salvato gli ebrei, adulti e bambini, durante la persecuzione nazista in Europa, i cosiddetti Giusti tra le nazioni. Sono uomini e donne, persone comuni, che hanno messo a rischio la propria vita per provare a interrompere la catena del male sottesa a uno dei crimini più mostruosi mai perpetrati contro l'Umanità. Che per loro, i Giusti, ha significato fare qualcosa per i perseguitati compiendo atti di coraggio, rifiutando di piegarsi alle leggi dell'odio o, peggio, lasciandole agire nell'indifferenza. In cambio di nulla. O solo, forse, l'emozione e la motivazione profonda, e mai scontata, di sentirsi umani....

L'intera presentazione del libro a cura di Valentina De Poli è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202501/250118depoli.pdf

"Ma adesso la vera sfida è superare l'odio nato da un doppio massacro"

Un sorriso di speranza, pieno di dolore e di apprensione. Foa: «Mi domando se la contropartita offerta non sia cedimento sulle mire sulla Cisgiordania, il che aprirebbe a un'altra situazione bellica». Segre: «Bisogna ricordare che la tregua non è la pace. Ma almeno finalmente si ferma la brutalità». Dobbiamo creare buone ragioni per combattere l'odio.


intervista ad Anna Foa e Gabriele Segre

Man mano che le notizie sulla nascita della tregua cominciano ad arrivare i volti di Anna Foa, storica dell'età moderna, e Gabriele Segre, esperto di temi di identità e convivenza, si aprono al sorriso. È un sorriso di speranza, pieno di dolore e di apprensione.

Cosa vi aspettate che succeda ora in Israele?

Anna Foa: «Mi aspetto che Netanyahu resti al governo, che i suoi ministri non diano le dimissioni e che il governo resti tale e quale. Mi domando se la contropartita offerta non sia forte cedimento sulle mire sulla Cisgiordania, il che aprirebbe a un'altra situazione bellica».

Gabrielle Segre: «Mi aspetto che non sia la fine di niente. Questo è uno dei grandi equivoci in Occidente. Bisogna ricordare che la tregua non è la pace. Ma almeno finalmente si ferma la brutalità. Il punto è che non c'è accordo riguardo i palestinesi e non c'è una visione del giorno dopo per Gaza. Ovviamente il cessate il fuoco e il rientro degli ostaggi sono benvenuti, ma bisogna restare a occhi aperti perché è ancora tutto da fare».

Anna Foa: «Sono d'accordo ma non si può non accogliere con gioia la tregua: ora la popolazione di Gaza potrà avere da bere, ritornare negli ospedali»....

L'intera intervista a cura di Alberto Infelise è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202501/250115foasegreinfelise.pdf

Domenica 19 gennaio abbiamo pregato così ...

Introduzione

Un matrimonio: festa, gioia, allegria … Il momento più bello della vita. Il vangelo di questa domenica ci fa ascoltare un brano che tutti conosciamo: le nozze di Cana.

Al tempo di Gesù la festa delle nozze si protraeva per tutta una settimana. Tra l’altro a questo sposalizio è invitato anche Gesù e c’è anche Maria sua madre.

Purtroppo durante la festa viene a mancare il vino: una sventura per un matrimonio. Gesù è lì con i suoi discepoli, Maria attenta, si accorge che qualcosa non va e quindi dice a Gesù: non hanno più vino ! Ma sappiamo,  Gesù compie qui il suo primo segno miracoloso e trasforma l’acqua in vino.

La festa può continuare. Cosa intende dirci l’evangelista Giovanni ? Nelle intenzioni dell’evangelista Gesù è il vero sposo e la Chiesa, popolo di Dio, la sua sposa. Le giare del vino vengono riempite fino all’orlo e come non vedere in questo l’amore traboccante di Dio che è per tutti noi.

Così può avvenire per ciascuno di noi quando accogliamo l’amore di Dio che sovrabbonda sopra ogni misura e noi stessi possiamo testimoniare e manifestare questa gioia che viene dalla presenza reale di Gesù nella nostra vita. Pensiamo solo alla grazia  che possiamo ricevere quando ci accostiamo all’Eucaristia.

Come cristiani dovremmo  partecipare alle celebrazioni eucaristiche, per incontrarci con Cristo e fra di noi per fare Festa, vera Festa, mettendo a diposizione di tutti i doni, i carismi che ognuno di noi ha. 

Intenzioni Penitenziali

Signore Gesù hai sposato l’umanità e ne sei rimasto fedele. Quando non sappiamo riconoscere i segni della tua presenza negli avvenimenti della nostra storia.  Signore pietà

Signore Gesù, tu riconosci le diversità come una ricchezza e non come una minaccia. Quando abbiamo rifiutato e  ferito chi la pensa diversamente da noi.  Cristo pietà

Signore Gesù, tu vuoi salvare il valore e la bellezza della nostra vita, di ogni vita, per sempre Quando noi, con le nostre resistenze, le nostre chiusure sprechiamo il dono della vita. Signore pietà 

Preghiere dei Fedeli

Perché la Chiesa: sia casa di comunione in cui i carismi di ciascuno di noi siano messi al servizio di tutti    Preghiamo

Per i governanti: le loro scelte siano ispirate alla ricerca del bene comune e della pace, nell’impegno a realizzare una società più giusta e fraterna.  Preghiamo

Per noi che celebriamo l’Eucarestia: donaci di rinnovare la nostra disponibilità a servire il Vangelo, seguendo l’invito di Maria a fare quello che Geù ci diice.   Preghiamo

Per l’unità dei cristiani: Signore Gesù ridesta la nostra fede;  lo Spirito Santo susciti comunità riconciliate nell’amore, in grado di comporre in armonia le diversità e valorizzarle per il bene nell’unica Chiesa di Cristo.    Preghiamo

 

 

Il Foglietto "La Resurrezione" di Domenica 19 gennaio 2025



 

II Domenica TO - Gv 2,1-12 - Le Nozze di Cana

Non un miracolo ma il "segno" che è l’invito a non rifiutare le regole, il passato (l'acqua nelle brocche), perché Gesù non sostituisce, non cancella nulla ma fa di nuovo fluire l’amore (il vino) che sgorga dall’intera Scrittura

Dopo l’Avvento con il suo richiamo a rimanere sempre attenti alle manifestazioni di Dio nel nostro presente capaci di sorprendersi sempre; dopo che il segno della nascita del Salvatore è stato accolto dai più emarginati (i pastori), compreso da stranieri pagani dal mestiere ambiguo dai quali stare lontani (i maghi); presentato al popolo di Israele nel suo immergersi (battesimo) nella sua storia e nell’indicarci come questa sia segnata dall’intera Scrittura nella quale trovare il senso della nostra vita, oggi la Liturgia ci fa contemplare quello che Giovanni ci indica come “l’inizio dei segni compiuti da Gesù” che, ad una veloce e superficiale lettura, non può non lasciare perplessi. Se non altro perchél’Evangelista, chiudendo le Nozze di Cana commenta “(così) egli manifestò la sua gloria” e, questa annotazione, non comparirà più dopo gli altri sei segni che, a prima vista, appaiono molto più grandi. È un chiaro invito ad andare oltre le apparenze per comprenderne il preciso messaggio e le indicazioni non mancano di certo. Vediamone alcune.

Il quarto Evangelo è parco nel proporci miracoli di Gesù: sono solo sette contro i 20 in Matteo, 18 in Marco e 20 in Luca e, Giovanni, non li chiama miracoli ma “segni”. Questi sono presentati con lo scopo dichiarato in: far credere che “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e che credendo si abbia vita nel suo nome” (Gv 20:30-31). Infatti l’ultima annotazione dell’episodio di oggi afferma che “i suoi discepoli credettero in lui”. 

Innanzitutto in tutto il racconto non c’è un personaggio che abbia un nome tranne Gesù; questo significa che sono figure rappresentative e la sfida che ci viene posta è quella di identificarle. Il brano inizia poi con una annotazione temporale “Il terzo giorno” che, agli ebrei (ma dovrebbe anche a noi assieme alla risurrezione), riporta immediatamente alla mente che il dono della Torà da parte di Dio al popolo di Israele avvenuto il terzo giorno di permanenza di Mosè sul monte. 

In seguito i profeti raffigurano l’Alleanza come il matrimonio tra Dio e il popolo dove, quest’ultimo, è la sposa (in ebraico il termine “Israele” riferito al popolo è di genere femminile) e il centro del matrimonio ebraico sta quando i due sposi bevono dal medesimo calice del vino che è segno di gioia, allegria ma soprattutto di amore. 

Giovanni ci pone davanti alle Nozze di Cana chiedendoci di leggere in queste il matrimonio tra Dio e il suo popolo dove viene a mancare il vino, cioè l’amore da parte di Israele che si è allontanato non riuscendo a rimanere fedele all’Alleanza conclusa.

Alle nozze c’è pure “la madre di Gesù” che nel IV Evangelo non viene mai nominata con il suo nome proprio (potremmo quindi non conoscerlo nemmeno), è lei che richiama l’attenzione sul fatto che “non hanno più vino”. 

Nella sua risposta Gesù chiama la madre “donna”, solo altre due volte userà questo termine, verso la samaritana che è figura una frazione del popolo considerata “adultera” e Maria di Magdala che raffigura la sposa della nuova Alleanza; quindi Maria rappresenta quella sinaitica.

 “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. L’ora a cui tende Gesù nell’Evangelo di Giovanni è il momento nel quale porta a compimento la missione con la sua passione-morte-risurrezione-ascensione. Quindi in altre parole dice alla madre: “A noi ora non interessa questa mancanza d’amore”. Ma Maria non desiste e si rivolge ai servitori sostanzialmente con le medesime parole del popolo sotto al Sinài: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo” (Es 19,8), “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).

“Vi erano là sei anfore di pietra” che contengono una quantità d’acqua spropositata per quello che doveva servire (le abluzioni prima di mettersi a tavola). Sono sei, un numero che indica imperfezione, cioè l’impossibilità per le regole di svolgere il loro compito. È qui che interviene Gesù non rifiutandole ma facendole diventare la base di una “novità”: il vino buono (l’amore) proviene dall’acqua (le regole) che ora lui rende nuovamente funzionali al fluire dell’amore reciproco nell’Alleanza tra gli sposi (Dio e il Popolo). 

Quella carenza di amore diventa il vino migliore come riconosce “colui che dirigeva il banchetto” che della sua mancanza non appare essersene accorto e/o nemmeno preoccupato. Costui rappresenta coloro che “gestivano” il rapporto tra Dio e il suo popolo che, quando è guidato rigidamente solo da regole, diventano di impedimento allo scorrere dell’amore dal Padre al Popolo, dallo Sposo alla Sposa. L’invito allora non è di rifiutare le regole, il passato, perché Gesù non sostituisce, non cancella nulla ma fa di nuovo fluire l’amore che sgorga dall’intera Scrittura. Ce lo ha detto anche il Padre quando ha parlato al Battesimo.

(BiGio)

 

 

 

 

“Credi tu questo?” - Settimana per l’unità dei Cristiani: Una proposta di preghiera giorno per giorno

“Credi tu questo?”

(Gv 11, 26)

Tracce che potranno accompagnare la nostra preghiera negli otto giorni approfondendo il simbolo della nostra fede comune.

 


Come ogni anno dal 18 al 25 gennaio siamo chiamati a pregare per l’unità dei cristiani e, quest’anno, ricorrono 1700 anni dal primo Concilio ecumenico che si tenne a Nicea. 

È un’opportunità unica per riflettere e celebrare la nostra fede comune quale fu espressa da questo Concilio. La Settimana di preghiera del 2025 ci invita ad attingere a questa eredità condivisa e ad entrare più profondamente nella fede che ci unisce come cristiani.

Per questo proponiamo la traccia di preghiera preparata dalla Comunità di Bose che, giorno per giorno, potrà accompagnarci.


Sarà bello poter pregare gli stessi testi in comunione con tutti i cristiani di tutte le confessioni.


Il testo delle proposte di preghiere è a questo link:


https://drive.google.com/file/d/1YbzesgfMx4l6cZCSUlpP_UWUvHTBRbqo/view?usp=share_link

 

Per l’unità dei cristiani: intervista a Riccardo Burigana

Riccardo Burigana (direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo): Quest’anno la Settimana parte, come accade da decenni, da un passo della Scrittura – “Credi tu questo?” (da Giovanni 11, 26) – ma ruota intorno al 1700° anniversario della celebrazione del Concilio di Nicea. È un invito a ripensare alle origini del cristianesimo per guardare all’oggi. Tanto più che questo anniversario richiama un tema centrale del cammino ecumenico contemporaneo, ossia: al di là delle Scritture, cosa veramente insieme crediamo?


La confessione di fede diventa uno dei temi su cui i cristiani si sono confrontati nel corso della storia, sempre ripensando a Nicea. Talvolta la professione di fede di Nicea è stata usata a fini apologetici. Ma, a partire dalla metà del XIX secolo – ossia da quando è iniziato il movimento ecumenico contemporaneo – rappresenta la vera “stella polare” a cui riferirsi.

Ricordiamo che il dialogo tra i cristiani che allora pensavano Cristo in maniere molto diverse, non è nato semplicemente per porre fine alle divisioni, bensì perché, pur con sensibilità diverse, si è sentito il bisogno di annunciare uno stesso Cristo al mondo. Potremmo dire che l’ecumenismo è iniziato allora, ed è una esperienza che rende la fede viva, dinamica, che richiama la dimensione globale dell’annuncio di Cristo al mondo, cosa che papa Francesco – di questi tempi – ha ben presente e più volte ha ribadito.

Alla vostra precisa domanda, rispondo, allora, così: il movimento ecumenico ha dato e continua a dare un grande contributo affinché tutti i cristiani restino a meditare la centralità della fede in Cristo, che è il cuore pulsante della vita individuale e comunitaria. E Cristo – oggi come sempre – è il Messia, principe della pace, secondo Isaia 9,6.

  • Vedi davvero questa progressione nell’ecumenismo?
L'intera intervista a cura di 

La guerra, la cultura ebraica, le idee degli altri e il "birur"

La regista e studiosa italo-israeliana Miriam Camerini: «Non ti fanno nemmeno finire la parola “ebraic...” che chiudono le porte». Le opinioni? «Polarizzate e prive di complessità»


Nei giorni scorsi, sui social, Camerini ha scritto un post (che ha generato centinaia di commenti e riflessioni) denunciando il fatto che oggi molti degli enti, organizzazioni e associazioni con cui ha lavorato in passato non vogliono sentire parlare di ciò che propone: musica, teatro, storia e cultura ebraiche. Non ti fanno nemmeno finire la parola “ebraic….”, ha spiegato, che ti dicono: non è il momento.

In realtà sarebbe proprio questo il momento. Come artista che si occupa di cultura ebraica, come ebrea, come italiana, come israeliana, mi sento sballottata da un estremo all’altro: con Israele o con Gaza? Come se si potesse risolvere così. La cosa interessante è che molte delle persone con cui entro in relazione mi dicono di sentirsi sole, senza possibilità di confronto con gli altri, collocati su posizioni estreme e opposte. Se solo mettessimo insieme tutte le solitudini dei tanti che non hanno solo certezze monolitiche, ma che al contrario cercano prima di tutto di comprendere una situazione piena di sfumature, saremmo una moltitudine; se avvicinassimo tutti questi “esili interiori” avremmo una massa critica che potrebbe raccontare la complessità molto oltre il “derby” palestinesi-israeliani....

L'intera intervista ricca di spunti di riflessione è a questo link: 

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/camerini

La giornata del dialogo ebraico-cristiano. Tutti i dubbi dei rabbini italiani

Il 17 gennaio la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei compie 36 anni. Istituita nel 1989, è diventata un punto di riferimento per il confronto tra il mondo ebraico e le diverse confessioni cristiane, non solo cattoliche. Per decenni è stata considerata un’opportunità per discutere questioni teologiche, ma anche per affrontare i pregiudizi e superarli.


 Quest’anno, tuttavia, come testimonia la nota dell’Assemblea Rabbinica Italiana (Ari) pubblicata di seguito, il contesto è molto diverso. Il dialogo con il mondo cattolico, sottolinea l’Ari, sta vivendo un momento di «crisi profonda». Una crisi legata all’interpretazione data dai vertici della Chiesa agli eventi del 7 ottobre e alla guerra a Gaza, soprattutto in relazione alle reiterate accuse del papa contro Israele per la gestione del conflitto contro Hamas. «Siete sicuri», domanda l’Ari ai vertici della Chiesa, «che la facilità e l’intensità con cui viene attaccato solo lo Stato d’Israele non rinfocoli un antico retaggio antigiudaico?».


Di seguito a questo link la nota dell'ARI:

https://moked.it/blog/2025/01/15/dialogo-tutti-i-dubbi-dei-rabbini-italiani/


Brunetto Salvarani: il dialogo cristiano-ebraico, "un percorso difficile"

“In questi ultimi tempi, segnati dal tragico atto terroristico del 7 ottobre 2023, dalla guerra successiva e dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, i rapporti tra cattolici ed ebrei, in Italia, sono stati difficili con momenti di sospetto, incomprensioni e pregiudizi. Ma il dialogo non si è interrotto. In Europa sono tornati deprecabili atti di antisemitismo e incaute prese di posizione, a volte anche violente. Proprio per questo il dialogo va rafforzato. Continuiamo a crederci"

Così scrive la commissione episcopale per l’ecumenismo ed il dialogo nel messaggio ‘Pellegrini di Speranza’ in occasione della 36^ Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei in svolgimento venerdì 17 gennaio. E nella prefazione al libro ‘Un percorso difficile anche per Dio. Sul futuro del dialogo cristiano- ebraico’, scritto dal teologo Brunetto Salvarani, mons. Derio Olivero, vescovo della diocesi di Pinerolo, ha scritto: “Consapevoli che il dialogo cristiano-ebraico sta attraversando una fase critica, è necessario conoscere quali siano state e siano le pietre d’inciampo più classiche, e anche quali siano le contestuali tracce di speranza, oltre che interrogarsi su come, con e dopo il 7 ottobre 2023, si sia aperta un’ulteriore crepa, che rimanda alla necessità di elaborare un paradigma inedito nel dialogo fra cristiani ed ebrei. Tutto da pensare, tutto da costruire, e sul quale occorrerà esercitarsi a fondo da parte di chi intenda dedicarvisi. Noi non siamo ‘la sostituzione’ del popolo d’Israele, né il ‘vero Israele’. Siamo un ramo spuntato da un popolo che continua a esistere. Il dialogo con questo popolo concreto ci è essenziale per dire noi stessi. ...

La recensione di Simone Baroncia è a questo link:

https://www.acistampa.com/story/27911/il-teologo-brunetto-salvarani-il-dialogo-cristiano-ebraico-un-percorso-difficile?utm_campaign=ACI%20Stampa&utm_medium=email&_hsenc=p2ANqtz--EPyheEzX9Hfa2KFuT_bbScwgOm4aFwqIVci-5vBHMT9JoXksYuguVCTY33sjoMEl0Ho5q-LjCm3uc2JQlf3cgyjDNtg&_hsmi=342605795&utm_content=342605795&utm_source=hs_email

17 gennaio: 36ª Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei

"Pellegrini di speranza" è il titolo del messaggio della Commissione episcopale per l’ecumenismo ed il dialogo in occasione di questa giornata

In un campo di concentramento Etty Hillesum così scriveva: “Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione, allora non siamo una generazione vitale. Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo, e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione, allora non basterà”. Ci lasciano senza fiato queste parole. Una giovane donna ebrea, con tutta la vita davanti, non pensa innanzitutto alla sopravvivenza, ma al futuro della società. Lascia in secondo piano l’interesse personale, addirittura un proprio fondamentale diritto, per mettere al primo posto un bene collettivo. Sogna un “nuovo senso delle cose” per un mondo impoverito. ...

L'intero Messaggio è a questo link:

https://www.chiesacattolica.it/il-messaggio-per-la-36a-giornata-del-dialogo-tra-cattolici-ed-ebrei/

Giubileo e indulgenze: una faticosa rilettura in tempo festivo del tempo laborioso

Come spesso accade, la inerzia della tradizione è un grande fiume, che porta con sé acqua limpida, acqua torbida e fango. La limpida acqua della misericordia diventa opaca e lascia solo fango, non quando si umanizza, perché questo deve essere, ossia umanità riconciliata, ma quando introduce automatismi e pretese formali e burocratiche, prive di vera giustificazione. 



Il fatto che il Giubileo sia una intensificazione della misericordia, di cui vive la Chiesa e ogni fedele, è senza dubbio, storicamente, un dato innegabile e da custodire gelosamente. Ma le forme che questa intensificazione ha conosciuto lungo i secoli possono velare, o addirittura oscurare, questo stesso elemento originario e insostituibile. Che il tempo sia attraversato dalla benevolenza di Dio è una delle verità fondamentali che la fede cristiana annuncia e riconosce. In quale forma questo oggi possa essere detto e praticato non può dare per scontata la evidenza intangibile delle forme storiche. Provo a mostrare, molto brevemente, i punti delicati di questa tensione, quando proviamo ad applicarla alle “indulgenze”.

L'intervento di Andrea Grillo è a questo link:

Dalla lotta agli abusi ai social, nuovi orientamenti CEI sulla formazione dei preti in Italia

Ad experimentum per tre anni il documento con le nuove normative approvato dall’Assemblea generale della Conferenza Episcopale italiana e confermate dal Dicastero per il Clero. Diverse questioni affrontate: le tutele nei casi di abusi, l’ingresso nei seminari di persone omosessuali, la collaborazione con psicologi e figure femminili, le vocazioni adulte, la questione dei giovani usciti o dimessi da altri seminari, l’uso dei nuovi media


Dopo anni di lavoro è entrato in vigore ieri, 9 gennaio, ad experimentum per tre anni, il documento “La formazione dei presbiteri nelle chiese in Italia. Orientamenti e norme per i seminari”. Il testo, che sostituisce la precedente normativa nel 2005, è stato approvato dalla 78.ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana che si è svolta ad Assisi nel novembre 2023 e ha ottenuto la conferma della Santa Sede con decreto del Dicastero per il Clero. Circa novanta le pagine in cui si affrontano diverse questioni come l’ingresso di persone omosessuali nei seminari, l’impegno contro gli abusi, “forme di collaborazione possibili” nella formazione dei futuri sacerdoti anche con figure femminili e psicologi professionisti, la vigilanza sull’uso dei social network, l’ammissione nei seminari di alunni, anche stranieri, usciti o dimessi da altri seminari o da case di formazione di vita consacrata.

La presentazione del documento a cura di Salvatore Cernuzio è a questo link:

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: Messaggio delle Chiese cristiane in Italia


Care sorelle e Cari fratelli,

quest’anno il tradizionale messaggio di invito alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC) ha molte più firme del solito. La decisione è stata presa nella seconda “Conversazione spirituale tra Chiese cristiane in Italia”; una terza è già in programma per il 16 giugno 2025. A Napoli, il 21 gennaio, tutte le Chiese firmatarie si uniranno in un incontro ecumenico nazionale che, nel 2026, avrà la forma di un Simposio nazionale.
Nel 2025 ricorre l’anniversario della formulazione del Credo di Nicea (325), millesettecento anni. Le nostre Chiese riconoscono nelle sue formulazioni una compiuta espressione della fede cristiana che tutte condividono. Questo ci ricorda che a monte delle nostre storie, diverse e spesso divise, delle nostre diverse prospettive, c’è la stessa vocazione da parte dell’unico Signore Gesù Cristo, che tutti chiama all’obbedienza della fede. La comunione che viviamo, il dialogo che promuoviamo e l’unità che cerchiamo non sono dunque basate sui nostri buoni propositi, ma sulla comune chiamata a ricevere e testimoniare l’amore di Dio in Cristo.
Al centro della Settimana di quest’anno c’è la domanda che Gesù rivolge a Marta nel racconto della resurrezione di Lazzaro: “Credi tu questo?” (Giovanni 11,26). Riceveremo anche noi, insieme, questa domanda, la stessa per tutti e posta dall’unico Signore, e saremo chiamati insieme a riflettere sulla nostra fede, sulla nostra testimonianza e sul nostro servizio, e a rispondere, ognuno e tutti.
Disponiamoci dunque a condividere la gratitudine per la vocazione che abbiamo ricevuto e a rispondere alla domanda di Gesù a Marta, chiedendo allo Spirito di allargare i nostri cuori, di aprire le nostre menti, di orientare i nostri passi e di farci vivere la realtà della fraternità che supera le nostre storie particolari. Che il nostro incontrarci provenendo da strade diverse possa anche essere una testimonianza in tempi sempre più conflittuali.

Vostri/e in Cristo

S.E. Mons. Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo, Presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della Conferenza Episcopale Italiana

S.E. Metropolita Polycarpos, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia

Diacona Alessandra Trotta, Moderatora della Tavola Valdese

Pastore Daniele Garrone, Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

S. E. Mons. Siluan, Vescovo Diocesi Ortodossa Romena d’Italia

Rt Revd Robert Innes, Vescovo Anglicano della Diocesi in Europa, Chiesa d’Inghilterra

Padre Ambrogio Matsegora, Amministrazione delle parrocchie della Chiesa Ortodossa Russa (Patriarcato di Mosca) in Italia

S.E. Anba Antonio, Vescovo Chiesa Copta di Milano

S.E. l’Arcivescovo Khajag Barsamian, Chiesa Armena

Pastore Carsten Gerdes, Decano Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Pastore Luca Anziani, Presidente Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia

S.E. Anba Barnaba, Vescovo Chiesa Copta di Roma

Pastore Alessandro Spanu, Presidente Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

S.E. Mons. Andrej Cilerdzic, Chiesa Serbo ortodossa

Tenente Colonnello Andrew Morgan, Capo del Territorio dell’Esercito della Salvezza

Predicatore Antonio Pierri,
Coordinatore della Comunione delle Chiese libere

Pastore Giovanni Traettino, Vescovo Chiesa Evangelica della Riconciliazione

Austria, firmata Dichiarazione da cristiani, musulmani, ebrei: "Le religioni unite per la pace"

La Dichiarazione di Vienna, nata su iniziativa del cardinale Schönborn, è stata siglata ieri dal porporato insieme al rabbino capo Engelmayer e al presidente della comunità religiosa islamica in Austria, Vural. Nel documento rilanciato l'invito alla pacifica coesistenza e ribadita la condanna contro ogni forma di discriminazione e minaccia alla vita religiosa


Il frutto di un dialogo di lunga data, di una cooperazione costruttiva fra le comunità religiose, la riaffermazione dell'impegno per la pace e il rispetto reciproco nella società: è questo la “Dichiarazione di Vienna” intitolata Religioni per la pace firmata ieri, 9 gennaio, nel Palazzo arcivescovile dal cardinale Christoph Schönborn, dal rabbino capo Jaron Engelmayer e dal presidente della comunità religiosa islamica in Austria, Ümit Vural. I tre rappresentanti, ribadendo la convinzione che "la fede può essere una base potente per una convivenza pacifica", condannano fermamente "qualsiasi abuso della religione per incitare o giustificare il terrore e la violenza". Allo stesso tempo, "siamo contro ogni forma di discriminazione e minaccia alla vita religiosa" e "ci impegniamo a fare tutto il possibile per rafforzare la comprensione reciproca e la coesione nelle nostre comunità religiose". La Dichiarazione si conclude con un appello a cristiani, ebrei e musulmani, e a tutte le persone che vivono a Vienna, "affinché lavorino instancabilmente per mantenere una convivenza pacifica e rispettosa nella nostra città".

Il reportage di Gudrun Sailer continua a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-01/austria-dichiarazione-religioni-pace-convivenza.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

A proposito di uomini e di educazione

Su Il Post è uscito un articolo che parla dei cerchi degli uomini, vale a dire i gruppi di autocoscienza maschile che prendono le mosse da quelli che a partire dagli anni ‘70 hanno formato e indirizzato il cammino dei femminismi. 



Non capita spesso, ma ogni tanto capita che gli uomini (e i ragazzi) chiedano a noi donne come fare, da dove cominciare. E io: trovatevi una stanza, noi mica lo sapevamo, come fare. Ci siamo trovate una stanza.

La risposta, però, è incompleta. Perché è vero che ci siamo trovate una stanza, ma è anche vero che eravamo spinte da una necessità evidente, impellente: quella di liberarci, di prendere possesso dei nostri corpi, delle nostre vite e dei nostri desideri. C’era una sofferenza riconosciuta ormai da secoli, e la ricerca di una via d’uscita ci sembrava più che mai impellente. Ci ammazzavano, allora come ora, ma allora potevano sfangarla se venivano riconosciute le attenuanti per onore. 

Allora, da dove si comincia? Da quello che ti fa star male, dal riconoscimento delle fragilità. Non è tanto diverso dal lavoro fatto dalle nostre madri: quando le femministe cominciarono a riunirsi nei gruppi di autocoscienza, la maggior parte delle donne se ne teneva ben lontana. Il femminismo rappresentava una minaccia per l’identità femminile nel contesto familiare, per quello che Eugenia Roccella chiama (ai giorni nostri, non cinquant’anni fa) “Il prestigio sociale della maternità”, la funzionalità che ti risparmia di domandarti chi sei e cosa fai al mondo, perché il tuo posto è già stato deciso. Ancora adesso, le donne di destra vedono l’autocoscienza come un piagnisteo e i femminismi come un’intollerabile ammissione di fragilità, ed è pieno di donne che ritengono che “essere corteggiata” quando non direttamente “attaccata al muro” sia un diritto naturale della femmina. Gli uomini partono da una base abbastanza simile: andare contropelo rispetto alle aspettative e ai privilegi per riconoscere la fragilità, i desideri profondi, il malessere, ma anche quello che ti fa stare bene e che ti è precluso in quanto maschio. 

So benissimo che queste pratiche presentano dei rischi. Gli uomini hanno un allenamento antico a scaricare i pesi sulle donne, e le donne un allenamento altrettanto antico a caricarseli. 

Non serve spiegarlo, mi sembra chiaro: dato un problema maschile, ci si aspetta che a risolverlo siano le donne. Il rischio, quando si parla di fragilità, è sempre che la richiesta alle donne sia “risolvi il mio problema” e non “rispetta il mio percorso di autocoscienza”. E quando le donne a “risolvi il mio problema” rispondono “no” (come Giulia Cecchettin, per fare un esempio recente), non c’è garanzia che la risposta non sia, in qualche modo, violenta. Perché un uomo è condizionato dall’intera società a pensare che le donne debbano essere a sua disposizione, che siano ancelle e aiutanti per natura, e non per paura e millenario senso del dovere. 

A questo servono, o dovrebbero servire, i cerchi degli uomini: a creare uno spazio di autonomia e crescita emotiva che porti alla liberazione dalle costrizioni, e quindi anche dalla sofferenza generata dalla pressione costante della maschilità tradizionale. I cerchi degli uomini non sono tanti, ma niente di niente vieta di crearne uno, in qualsiasi posto, con gli amici e le persone conosciute o con degli sconosciuti. Basta una stanza, appunto.

(Giulia Blasi)