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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Nella V Domenica di Pasqua abbiamo. Pregato così….

 

Introduzione

Anche in questa V domenica di Pasqua Gesù si fa Dio Con Noi e attraverso le letture ci indica come e perché vale la pena di seguirlo e mobilitarci con tutte le nostre forze.

Negli Atti degli apostoli come Paolo e Barnaba e i primi discepoli riceviamo la chiamata e l’esortazione al compito di annunciatori e annunciatrici dell’incredibile Novità del Vangelo e a rinnovare la fiducia nel Signore per percorrere le sue strade con coraggio.

Dalla lettura dell’Apocalisse sentiamo la forza del mistero dell’unione di Dio con il suo popolo: la forza di questa Alleanza e della Promessa che il suo Amore rinnova tutte le cose, fa risorgere in noi la Speranza che non delude.

Nel Vangelo ci viene indicato “come” amare: come lui ha amato noi, fino in fondo. Così ci invita a mettere questo amore alla radice delle nostre scelte, dei comportamenti, delle relazioni, delle prospettive e dei cammini. Egli stesso si offre come fondamento del nostro agire e non ci lascerà mai soli. L’amore degli uni verso gli altri darà il sapore alle relazioni all’interno delle comunità rendendole capaci di crescere per essere sale nel mondo. 

 

Intenzioni penitenziali

Signore, quante volte diciamo di amarti e di amare i nostri fratelli e sorelle ma poi ci blocchiamo davanti alle difficoltà dei rapporti e alle incomprensioni.  Kirie Eleisson

Cristo perdonaci se non siamo costanti nel farci piccoli e prossimi ai più bisognosi e deboli.   Criste Eleisson

Signore perdonaci se ci facciamo prendere dalla sfiducia di fronte al male di questo mondo dimenticando il tuo progetto di amore e misericordia. Kirie Eleisson

 

 

Preghiere dei Fedeli

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. Preghiamo per tutti i cristiani e le cristiane del mondo; perché sappiano portare l’amore di Dio in questo nostro mondo verso tuttie tutte indistintamente.

Preghiamo per papa Leone XIV. Perché sappia portare avanti con coraggio, tenacia e umiltà tutte le vie possibili per portare la pace di Cristo nel mondo, come ha detto lui una pace disarmata e disarmante.

Preghiamo per tutti i fratelli e sorelle che, segnati dalle tribolazioni di questo mondo, cedono allo sconforto e alla disperazione e come Giuda rinunciano all’abbraccio di misericordia di Dio.

Preghiamo per noi, perché testimoniamo l’amore di Dio con coerenza per essere credibili agli occhi del mondo.

Preghiamo per tutte le persone che vivono in territori di guerra e conflitto.Perché il Signore aiuti i popoli a trovare strade nuove che portino ad accordi di pace duratura.

Il Figlietto “La Resurrezione” di domenica 18 maggio

 



V Domenica di Pasqua - Gv 13,31-35

Un dono che si trasforma in compito con una misura di paragone diversa, quella di una gloria che vince la morte

 

La Liturgia in queste domeniche ci ha condotto a comprendere quali sono i frutti della morte e risurrezione di Gesù, le condizioni per le quali si sviluppi nel cammino di sequela quel rapporto intimo tra noi e il Signore che ci lega a lui inscindibilmente, fino ad essere in lui una cosa sola con il Padre nel suo agire.

In questa V Domenica di Pasqua (e non “dopo” Pasqua!) si cambia il passo e la liturgia ci presenta ciò che Gesù ritiene la sintesi della sua vita che ci affida perché continuiamo a viverla come lui l’ha vissuta. Non è solo la trasmissione delle sue ultime volontà (siamo neri “discorsi d’addio”), non è una semplice eredità che ci consegna e nemmeno meramente ciò che lui ritiene essenziale. È un dono che chiede di tradursi in un compito che Gesù esprime con un imperativo “Amatevi!: ciascuno continui ad essere per l’altro ciò che io sono stato e sono per voi, il mio modo d’essere, di vivere, operare a favore di tutti ma proprio tutti”.

Giuda è appena uscito per andare ad accordarsi con i sommi sacerdoti su come arrestare il Maestro e Gesù se ne esce affermando che questo fatto lo “glorifica”. Per noi questo termine è sinonimo della fama che si ottiene quando si raggiunge una posizione prestigiosa ma, pochi giorni prima, Gesù aveva detto in cosa consiste la “sua” gloria: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo… Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,23-24). La gloria che lo attende è il momento in cui, dando la vita, rivelerà al mondo quanto è grande l’amore di Dio per l’uomo ed è un grido di vittoria perché il male, la violenza, non ha soffocato l’amore, non hanno impedito a Gesù di perseverare nell’amate tutti, nonostante tutto. È questa l’unica gloria che egli promette anche ai suoi discepoli.

Ora e altre due volte prima di incamminarsi verso il Getsemani (Gv 15,12 e Gv 15,17) insiste: “Amatevi gli uni gli altri” e ci affida questo invito consegnandoci (“vi do”) quello che chiama un “comandamento nuovo”.

L’inculturazione del kerigma ebraico-cristiano nella cultura greco/latina ci porta a pensare che un comando è una norma (una legge) che, se non viene seguita, porta a delle conseguenze negative, anche a penali o amministrative, mentre il suo rispetto è segno di buona integrazione sociale. Di qui l’immagine di Dio con un bilancino in mano che misura le nostre infedeltà e le nostre fedeltà. Chi rispetta i Comandamenti merita il Paradiso chi, invece, li trasgredisce gli spettano le pene dell’Inferno. Ma questa è una immagine deturpata di Dio, funzionale al controllo ed alla trasmissione del consenso sociale che ancora sopravvive nonostante l’annuncio incessante che Dio è misericordia grande nell’amore. Lieta notizia che per ultimo papa Francesco ha fatto risuonare come un costante leitmotiv lungo tutto il suo ministero.

Gesù afferma che quello che ci ha donato è un “comandamento nuovo” perché rispetto ad uno simile che si trova in Levitico 19,18 “Ama il prossimo tuo come te stesso” è la misura cambia. Non è quella che usiamo verso noi stessi, ma quella che egli ha avuto per noi, quella che ha lui ha definito come la sua “gloria”. Se può essere percorribile la strada “comandata” dal Levitico, appare decisamente più ostica quella dell’amare chiunque, anche chi secondo i nostri criteri umani non lo merita o non può ricambiare; tanto meno i propri nemici. Gesù invece ha amato tutti quelli che incontrava: i poveri, i malati, gli emarginati, i malvagi, i corrotti, i suoi stessi carnefici perché solo amandoli poteva farli uscire dalla loro infelice condizione.

È l’amore gratuito e immotivato di cui ha dato prova Dio quando si è scelto il suo popolo: “Il Signore – dice Mosè agli israeliti – si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli, siete infatti il più piccolo di tutti i popoli, ma perché il Signore vi ama” (Dt 7,7-8).

Gesù segue questa via e, lasciandoci il suo esempio, ci ha affidato la costruzione di una realtà basata su un amore come il suo che si pone in alternativa a tutte le società che anche oggi imperano e si basano sulla competizione, sulla meritocrazia, sul denaro, sul potere, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. È la “nuova alleanza” basata sull’osservanza di un unico, nuovo comandamento: l’amore al fratello, come quello di cui Gesù è stato capace e “se avrete amore gli uni per gli altri” “tutti sapranno che siete miei discepoli”.

I cristiani non sono uomini diversi dagli altri, non portano distintivi, non sventolano rosari o altri simboli religiosi; quello che li caratterizza è la logica dell’accoglienza, dell’attenzione al bisogno dell’altro, della ricerca di essere facitori di pace e portatori dell’amore gratuito quello di Gesù, quello del Padre. È questo che chi non crede dovrebbe vedere nei cristiani.

(BiGio)

 

L’inferno sudanese, ignorato dai potenti

L'ong Coopi che opera in Sudan da oltre 20 anni lancia l'allarme per quella che definisce una delle “più gravi crisi umanitarie degli ultimi decenni”. Il presidente Claudio Ceravolo nel sessantesimo dell'organizzazione sottolinea l'importanza di un sempre maggiore impegno in favore della cooperazione internazionale: "è necessario un risveglio delle coscienze per rilanciare i valori della pace"


In Sudan due anni fa, il 15 aprile 2023, scoppiava un brutale conflitto tra le Forze armate sudanesi (Saf) e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), provocando la più grave crisi umanitaria al mondo. Una guerra però dimenticata, passata in secondo piano rispetto agli altrettanto drammatici scenari in Ucraina e a Gaza, il cui impatto in termini di sfollamento, cibo, acqua e sanità rischia di precipitare ulteriormente, investendo buona parte dell'Africa orientale e mettendo a rischio milioni di vite....

L'articolo di Stefano Leszczynski è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-04/sudan-guerra-onu-rifugiati-umanitario.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

L'educazione al dialogo per costruire il Libano del futuro

Nonostante le difficoltà, la scuola delle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret di Baabda, un quartiere a sud di Beirut, continua a promuovere la convivenza pacifica e il rispetto tra le diverse confessioni religiose. "Qui a scuola i ragazzi imparano cosa vuol dire essere diversi e come rispettarsi, non con le armi, ma con il cuore e il dialogo", dichiara ai media  Wafaa Rached, direttrice dell'istituto


I figli non sono più tornati a scuola. Un disastro per circa 200 famiglie che hanno perso la casa e abbandonato Beirut. Quando i bombardamenti israeliani in Libano si sono intensificati a inizio anno l’istituto è stato evacuato perché troppo vicino alla zona bersagliata. Una situazione che ha generato angoscia e stress fra studenti, insegnanti e genitori. Dirigenti, insegnanti e famiglie hanno perciò attivato una progetto di emergenza per aiutare i più colpiti fra loro. Così affronta le conseguenze della guerra la scuola delle ...

L'articolo di Giordano Contu è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-04/libano-scuole-educazione-dialogo.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Fare il male nel nome di Dio, travisando la sua Parola

 “Finché le religioni non avranno il coraggio di ammettere e dichiarare ufficialmente che il testo sacro al quale esse s’ispirano, insieme a pagine indubbiamente sublimi, contiene anche elementi spuri, scorie che ne infettano la grandezza e avvelenano l’animo di chi ispira il proprio comportamento a una scrittura ritenuta sacra, finché non ci sarà questo passo, le cosiddette “religioni del Libro” saranno sempre causa di sofferenza e di morte, in nome di Dio…”.

Finché le religioni non avranno il coraggio di ammettere e dichiarare ufficialmente che il testo sacro al quale esse s’ispirano, insieme a pagine indubbiamente sublimi, contiene anche elementi spuri, scorie che ne infettano la grandezza e avvelenano l’animo di chi ispira il proprio comportamento a una scrittura ritenuta sacra, finché non ci sarà questo passo, le cosiddette “religioni del Libro” saranno sempre causa di sofferenza e di morte, in nome di Dio. Il motivo, infatti,per il quale si è permesso, giustificato e persino comandato ogni crimine in nome di Dio, è che “così è scritto”, e le sacre scritture, da fonte di vita si trasformano in strumenti di sofferenza e di morte.

Ma non è sufficiente spurgare le scritture da arcaici elementi tribali, dalle superstizioni, dai tabù, dall’atavico odio etnico, occorre anche che quel che è stato scritto sia rettamente e continuamente interpretato, altrimenti una comprensione meramente letterale della scrittura anziché comunicare vita, può causare morte, come ben si rese conto l’apostolo Paolo (“La lettera uccide”, 2 Cor 3,6)....

La riflessione di Alberto maggi è a questo link:

https://www.illibraio.it/news/dautore/parola-dio-alberto-maggi-370185/?fbclid=IwY2xjawKD5mtleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSAR6mMBOf-9Ku7HgOwb_olpYGbxwISVCvhHGmFJtVMSJegnCV95G1ypjbVOUctg_aem_8d5r49ThpASFfnAn2nQmtg


Giovani e speranza. Cosa significa sperare in una comunità che sembra non esistere più e in cui i riti sono guardati con sospetto?

L'esperienza di un consigliere nazionale del settore giovani di Ac a Parigi: "Mi ha ricordato che la comunità non si sceglie, si incontra. Non sempre come ce l’aspettiamo. La comunità non è un dato acquisito, ma un dono che si riceve ogni volta che si ha il coraggio di restare".


Avevo calcolato, ancor prima di partire, la distanza dalla parrocchia più vicina. Mi conoscevo abbastanza da sapere che, lontano da casa, avrei cercato subito rifugio nella liturgia, in quei segni e quei simboli – fedeli e universali – che ci precedono e ci uniscono: perché anche tra volti estranei, è il battesimo a radunarci come un unico popolo, chiamato a celebrare lo stesso mistero. Il giorno in cui entrai per la prima volta all’Église Saint-Pierre et Saint-Paul nel mio quartiere fui accolto da un odore d’incenso familiare, lieve e solenne. Tuttavia, quel profumo, pur così vicino ai miei ricordi, non mi avvolse in un abbraccio. L’ambiente era quello che conoscevo, eppure mi sentivo orfano. Ero lì, ma non ero ancora “di lì”. Avevo provato a colmare il divario con ...

La riflessione di Marco Pia D'Elia continua a questo link:

https://www.agensir.it/chiesa/2025/05/13/cosa-significa-sperare-in-una-comunita-che-sembra-non-esistere-piu-e-in-cui-i-riti-sono-guardati-con-sospetto/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

La Colombia abbraccia la Cina. E fa un pessimo affare

Il governo di Bogotà ha deciso di sottoscrivere la Belt and road, con l’obiettivo di realizzare nel Paese sudamericano le stesse grandi opere che hanno finito con l’inguaiare molti Paesi. E c’è il caso dell’Ecuador. Ma non solo...


Il Sudamerica si sta cacciando nei guai. E forse non lo sa. Nel primo giorno della sua visita in Cina, il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato la firma dell’accordo della nuova Via della Seta, con Pechino. Sigliamo Belt and road, sia l’America Latina che la Colombia sono liberi, sovrani e indipendenti”, ha detto Petro mentre visitava la Grande Muraglia. “Abbiamo deciso di fare un passo avanti profondo tra la Cina e l’America Latina”.
Proprio qualche giorno fa, il presidente della Colombia aveva detto che avrebbe firmato un memorandum di intenti per entrare nella Bri e che sarebbe stato il prossimo governo a prendere una decisione finale. Ma le ultima dichiarazioni, tuttavia, sembrano raccontare un’altra verità: e cioè che Bogotà...

Il servizio di Gianluca Zapponini è a questo link:

https://formiche.net/2025/05/cina-ecuador-colombia-via-della-seta-africa/#content

Amnesty: escalation di conflitti e passi indietro su migranti, donne e crisi climatica

Presentato il Rapporto 2024-2025 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. È crisi globale per violazioni commesse in circa 150 Paesi. Ad incidere anche l'"effetto Trump", secondo l'organizzazione. Emergenze catastrofiche a Gaza e in Ucraina, Sudan, Myanmar, Repubblica Democratica del Congo


Amnesty International si sofferma infatti su quello che definisce l’“effetto Trump”: i provvedimenti adottati nei primi 100 giorni di presidenza dal capo della Casa Bianca secondo l’organizzazione «hanno intensificato la regressione globale e tendenze profondamente radicate nel tempo». Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia, cita a tal proposito «le misure del governo di Trump limitative dei fondi per gli aiuti allo sviluppo» ma anche «alcune derive già prese da diversi Stati che attuano pratiche autoritarie». Evidenzia in particolare il caso della stretta sui diritti civili in Ungheria, con «il primo ministro Viktor Orbán che ha accelerato taluni processi, cambiando norme costituzionali, limitando il dissenso e la protesta». Il riferimento è pure alla recente visita di Benjamin Netanyahu a Budapest, nonostante il mandato di cattura emesso nel novembre del 2024 dalla Corte penale internazionale contro il primo ministro israeliano, con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi a Gaza, e all’annuncio dell’uscita di Budapest dall’alta corte dell’Aja...

La notizia a cura di Giada Acquilino è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-04/amnesty-international-diritti-umani-rapporto.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La pastorale del sommerso

La risposta alla domanda “chi è credente” e “chi non è credente” è molto complessa. Dio è vicino a chi lo cerca più di quanto si possa immaginare.

La secolarizzazione il cui processo si è intensificato con l’Illuminismo, ha raggiunto ora uno stadio che si manifesta come una non corrispondenza tra i valori diffusi nella società e quelli proposti dalla Chiesa.
È ricorrente la constatazione desolata che la gente viene di meno a messa, che le chiese sono vuote, che le vocazioni diminuiscono… e via enumerando. Tutto ciò non significa certo che la fede e la Chiesa siano al capolinea: semplicemente è cambiato il contesto sociologico che facilitava quella coincidenza, spesso anche di apparenza.
La secolarizzazione, tuttavia, non ha significato del tutto l’estinzione della religiosità e di una spiritualità nel suo ampio spettro che comprende quella legata alla fede, quella ancorata nell’animo umano e quella che si presenta come un dato molto soggettivo del tipo “credo a modo mio” o come ricerca di sé stessi, meditazione, yoga…
Soprattutto non ha eliminato né potrà eliminare del tutto le domande profonde che affiorano comunque nell’animo umano, anche a causa dei sottoprodotti negativi della secolarizzazione. Non è quindi scontato che il nostro tempo segni l’assenza della ricerca di Dio.

L'intervento di Renato Borelli è a questo link:

Appello delle madri palestinesi e israeliane da firmare

Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite dal desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le prossime generazioni. Crediamo che anche la maggioranza dei cittadini delle nostre nazioni condivida questo desiderio comune. Pertanto, chiediamo ai responsabili politici delle nostre nazioni di ascoltare il nostro appello e iniziare prontamente i colloqui e i negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto, al più presto.


Chiediamo ai popoli di entrambe le nazioni – ai palestinesi e agli israeliani – e ai popoli della regione di unirsi al nostro appello e di dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto.
Chiediamo alle donne del mondo di essere al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi, i nostri figli e i popoli della regione.
Chiediamo alle persone di pace di tutto il mondo, giovani e meno giovani, ai leader religiosi, alle persone influenti, ai leader di comunità, agli educatori e a tutti coloro che hanno a cuore la pace, di aggiungere la loro voce al nostro appello.
Invitiamo i responsabili politici delle nostre nazioni ...

Il testo e per firmare la petizione, questo è il link:

L’energia scorre nei nostri rubinetti: il progetto italo-spagnolo LIFE TURBINES, che genera elettricità dalle reti idriche

Una tecnologia sorprendente trasforma l'acqua che usiamo ogni giorno in una fonte di energia pulita. Questa iniziativa, finalista agli European Sustainable Energy Awards 2025, mostra come si possa innovare davvero per città più sostenibili e intelligenti


C’è una fonte di energia nascosta sotto i nostri piedi, che scorre ogni giorno nei tubi delle nostre città, silenziosa ma carica di potenziale. Si tratta della pressione in eccesso nelle reti idriche urbane, normalmente dissipata attraverso valvole di sfogo. Ma cosa succede se, invece di disperderla, viene trasformata in elettricità? È questa la sfida raccolta da LIFE TURBINES, un progetto europeo innovativo, sviluppato tra Italia e Spagna, oggi tra i finalisti degli European Sustainable Energy Awards 2025 nella categoria Innovazione.
Finanziato dal programma europeo LIFE, il progetto mira a recuperare energia senza impatto ambientale, sfruttando microturbine integrate direttamente nelle infrastrutture urbane esistenti, che non interferiscono con la qualità dell’acqua né con la continuità del servizio....

Il servizio di Riccardo Liguori è a questo link:

Anche quest’anno si è svolta la Duck Race: 20mila paperelle di plastica rilasciate in un fiume per beneficenza (ma all’ambiente chi ci pensa?)

La Duck Race continua a lasciarci sgomenti ogni anno: giunta alla 24° edizione, lo scorso sabato sono state rilasciate nel fiume Alzette 20.000 paperelle di plastica per raccogliere fondi, ma a che prezzo per l’ambiente?


Si è svolta in Lussemburgo la ventiquattresima edizione della Duck Race, una gara che ha visto il rilascio di ben 20.000 paperelle di plastica nel fiume Alzette. L’iniziativa, promossa dalla Roundtable Luxembourg con il supporto della Città di Lussemburgo, aveva l’obiettivo di raccogliere fondi per diverse associazioni benefiche.
Con un contributo di 5 euro per sponsorizzare una paperella, i partecipanti avevano la possibilità di vincere una macchina e altri premi. L’evento ha coinvolto centinaia di persone, con strade chiuse al traffico e stand gastronomici allestiti lungo il percorso. Presenti anche il Vice Primo Ministro Xavier Bettel e il Sindaco Lydie Polfer, che hanno partecipato attivamente alle attività della giornata.
Ma dietro questa maschera di beneficenza, è difficile ignorare...

La notizia a cura di Rebecca Manzi è a questo link:


Questo avviene non solo in Lussemburgo ma anche in Canada, Usa, Inghilterra, Australia: perchè non si cercano soluzioni alternative? 
a questo link:

Con il Global Gateway l’Europa sfida la Cina in Africa (anche sui valori)

 L’Africa è un continente paradossale dal punto di vista energetico, caratterizzato da un’abbondanza di risorse naturali e al tempo stesso dalla persistente carenza di accesso all’energia per milioni di persone. Il settore delle energie rinnovabili, che rappresenta una delle soluzioni più promettenti per l’autosufficienza energetica del continente, risente anch’esso delle conseguenze climatiche. 

L’analisi di Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies


Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali sfide per il continente africano, un’area già caratterizzata da fragilità economiche e sociali. Gli impatti del riscaldamento globale si manifestano con crescente intensità, alterando equilibri ambientali e minacciando settori strategici come l’energia, essenziale per la crescita e la stabilità.

Uno degli assi portanti della strategia europea in Africa è rappresentato dal progetto dell’Africa Atlantic pipeline, un’infrastruttura energetica strategica che mira a trasportare gas naturale dalla Nigeria al Marocco, connettendo il sistema energetico africano all’Europa. Il gasdotto, che si estenderà per circa 5.600 km lungo la costa atlantica, coinvolge numerosi Paesi dell’Africa occidentale e punta a garantire...

L'intera analisi è a questo link:

https://formiche.net/2025/05/con-il-global-gateway-leuropa-sfida-la-cina-anche-sui-valori-lanalisi-di-pedde/#content

India e Pakistan, l’incoraggiamento dei cattolici alla pacificazione

Vescovi e religiosi dei due Paesi lanciano un appello al dialogo a seguito degli scontri delle ultime ore in Kashmir. La richiesta è di una de-escalation “perché la guerra è sempre una sconfitta e non serve a nessuno”


 Dall’una e dall’altra parte della frontiera, i credenti di India e Pakistan sono uniti in un comune desiderio e in un appello condiviso: quello per una pace giusta e duratura tra le due nazioni confinanti che si stanno fronteggiando. Mentre continuano le schermaglie belliche e gli scontri a fuoco, seguiti all’attacco terroristico avvenuto in Kashmir il 22 aprile, le comunità cattoliche si sono mobilitate per invocare la pace....

La notizia a cura di Paolo Affatato è a questo link:

80 anni dopo: l'Europa nel disordine globale

A ottant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Russia e le potenze dell'Europa occidentale celebrano l’anniversario con cerimonie separate, all'ombra della guerra in Ucraina e delle profonde fratture nell’ordine mondiale.


Nell’80° anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa è alle prese con sfide esistenziali e il disfacimento dell’ordine globale in vigore dal 1945. La guerra in Ucraina ha nuovamente diviso il continente, riportando sul suo terreno la minaccia di conflitti che si credevano segregati al passato, mentre i populismi indeboliscono il progetto di integrazione che ha garantito pace e stabilità al continente dal secondo dopoguerra. Intorno, altri pilastri vacillano: il partenariato transatlantico, architrave del progresso europeo, subisce i colpi inferti dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti sembrano aver sacrificato sull’altare dell’America First i valori condivisi di libertà, democrazia e libero commercio. L’erosione dell’alleanza con l'Europa va di pari passo con quella dell’ordine internazionale, di cui il caos economico innescato dalla guerra dei dazi è solo l’esempio più clamoroso. Riconoscendo quanto sia profondamente cambiato il contesto di sicurezza, con gli Stati Uniti in ritirata dal loro ruolo guida con atteggiamento ostile, l’Europa sta aumentando radicalmente la spesa per la difesa. È un iniziale, incerto, tentativo di riaffermare la propria sovranità in un mondo segnato dal caos e dell’incertezza....

L'intera analisi dell'ispirazione è a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=n/ot/8-70.=&:1e34769&x=pp&wx0b49c16dax.5g=rvo_wNCLM

Gv 10,27-30 - IV Domenica di Pasqua

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”.  Può sembrare una correlazione strana di verbi, forse a prima vista incomprensibile. Ma nel mondo semitico la capacità di ascoltare l’altro è ciò che avvia una relazione non una qualsiasi ...



In queste settimane post pasquali gli Evangeli piano piano ci conducono a scoprire quali sono i frutti della morte e risurrezione di Gesù: il saper guadare oltre le morti, il dono della riconciliazione tra l’uomo e Dio (=la pace), il compito che le Comunità hanno ricevuto in dono da svolgere guidati dal Signore e non dalle proprie convinzioni (condividere con tutta l’umanità l’amore di Cristo per tutti).

I quattro versetti di oggi sono un concentrato che illustra quali sono le condizioni perché, nel cammino di sequela, si sviluppi quella relazione e quella comunione capace di sorreggere la vita di una Comunità credente. Questo accade quando, a immagine di Gesù, si pone la nostra fiducia in Dio che, a cascata, fa nascere in noi quella negli altri uomini, assieme alla vigilanza, al discernimento, alla lucidità, alla capacità di leggere la realtà in profondità. Affidarsi e seguire la volontà del Padre è garanzia di non scadere nell’agire secondo la logica del mondo che chiede fiducia e legittimazione in cambio di elargizioni di beni secondo i criteri degli scambi economici. 

In questa pericope Gesù si presenta come il “buon Pastore” ma non secondo l’immagine che ne dà Luca nel suo Evangelo, alla quale va normalmente subito il nostro pensiero: la figura che tiene sulle spalle la pecora smarrita che è andato a cercare (15,4-8). In Giovanni il “pastore” è “buono” perché non ha paura di lottare fino a dare la propria vita per il gregge che ama (Gv 10,11), per questo può affermare con sicurezza che le sue pecore “non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”. È questo il “lieto annuncio” di oggi che viene dalla Pasqua e che il cristiano deve comunicare ad ogni uomo. Anche a chi nella sua vita ha sbagliato tutto deve essere certo che nulla riuscirà a sconfiggere l’amore di Cristo per lui.

“Sue pecore” non sono tanto i battezzati bensì tutti coloro che hanno il coraggio di seguirlo in questo dono della vita e lui condivide in tutto la loro sorte. Può cioè essere discepolo del buon pastore anche chi, pur non conoscendo Cristo, si sacrifica per il povero, pratica la giustizia, la fraternità, la condivisione dei beni, l’ospitalità, la fedeltà, la sincerità, il rifiuto della violenza, il perdono dei nemici, l’impegno per la pace. Cioè l’essere battezzati non garantisce di per sé di far parte del suo gregge, del gregge che lui conduce e del quale condivide la vita fino in fondo. L’immagine del gregge che coincide con i battezzati guidati dai presbiteri come pastori è profondamente sbagliata e deriva da una visione verticistica che poco ha a che fare con l’Evangelo e l’essenza della Chiesa che è la sinodalità dei doni e dei ministeri.

Gesù afferma: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”.  Può sembrare una correlazione strana di verbi, forse a prima vista incomprensibile. Ma nel mondo semitico la capacità di ascoltare l’altro è ciò che avvia una relazione non una qualsiasi, bensì quella caratterizzata da un rapporto intimo qual è quello sponsale che, nella Scrittura, è definito come il “conoscersi” profondamente all’interno di un cammino comune, seguendo il Signore fianco a fianco. Realtà sponsale che, nella pienezza di questo termine, è fatta di conoscenza, amore, ascolto, dedizione, reciproco dono della vita nella quale si trova la realizzazione di quella pienezza alla quale siamo chiamati.

Per questo il suo essere “pastore” non va confuso con un compito, un mestiere che porta ad una ricompensa. Ma è la descrizione di un modo di essere all’interno di una relazione piena e ricca.

Ma come si riconosce la voce del Pastore? Ascoltandolo, cioè frequentando assiduamente la Scrittura, non solo udendola una volta ogni tanto senza magari riuscire a ricordare una sola Parola di quelle proclamate nella Liturgia della Parola la Domenica. Ascoltare realmente fa prendere corresponsabilità nella quale lui ci riconosce e ci dona la capacità di seguirlo condividendo il suo modo di essere e di agire. Lui è l’unico buon pastore che tutti i battezzati nella diversità dei carismi (e quello dei presbiteri è uno di questi alla pari di tutti) seguono per “conformarsi” a lui (Gal 4,19) e con lui diventare “uno” con il Padre.

Gesù come pastore non si è mai impegnato in una autopromozione o in un’opera di convincimento della bontà del suo agire come a volte facciamo noi per affermarci nelle nostre piccole realtà fatte di piccole spesso superficiali relazioni. Non si insisterà mai abbastanza nel dire che Gesù, a differenza dell’uomo, non agisce mai per un proprio tornaconto, ma sempre nel compiere la volontà del Padre che lo ha inviato. 

Affidarci a lui come ci è chiesto oggi, è la possibilità di agire come lui ha fatto ed è questo quel dono gratuito che porta ad essere in “comunione” con lui, con la sua vita che lui dona gratuitamente a mani larghe e che è eterna, già ora nella qualità più che nella durata. Lui l’alimenta continuamente in chi crede ed è questo che significa il rimanere nel suo amore e nella sua parola. 

(BiGio)

 

 

 

 

Giovani e futuro. Istituto Toniolo e Università Cattolica: “C’è una stretta relazione tra speranza e possibilità di dare un senso al vivere”

L’Istituto Giuseppe Toniolo e l’Università Cattolica indagano il rapporto tra le nuove generazioni e i sentimenti verso il futuro. Le donne sperano meno degli uomini e il Nord Est spera meno del Sud


“Tra le nuove generazioni di italiani la speranza non è un sentimento molto diffuso. E lo è meno tra le donne rispetto agli uomini e tra chi abita nel Nord Est rispetto a chi vive nel Sud e nel Nord-Ovest”. In generale, “esprimono sentimenti di speranza nel futuro meno di un giovane italiano su due”.
D’altra parte, “è evidente che le giovani e i giovani che percepiscono più speranza sperimentano un maggior benessere emotivo, sociale, e psicologico oltre a una maggiore soddisfazione di vita”. Sono alcuni tra i dati salienti di una originale ricerca sulla speranza ...

La ricerca presentata da Gigliola Alfaro è a questo link:

Amicizia è ... (parte seconda)

L’amicizia di Gesù con i suoi discepoli era fatta di attenzioni, fiducia, sincerità, fedeltà ed ebbe momenti importanti, belli, talvolta anche difficili. L’amicizia di Gesù fu così grande da trasformarsi in dono totale di sé, fino al dono della vita. 


Nel suo 
discorso d’addio ci si aspetterebbe che Gesù dicesse ai suoi apostoli, e attraverso di loro a ciascuno di noi, qualcosa di speciale perché quelle furono le ultime parole che lasciò, come un testamento. Ci saremmo aspettati: «Vi porto per sempre con me» oppure «Vi ho amato e vi amerò per sempre»; invece Gesù chiamò gli apostoli “amici”. Con loro anche tutti noi siamo chiamati amici. Siamo amici del Signore. L’amicizia è un bene più prezioso della fraternità perché porta in sé un’intensità di relazione e di amore che nella fraternità possiamo non trovare. Nell’amicizia ci si fida e ci si affida reciprocamente, ci si lascia toccare più intimamente di quanto la fraternità permetta e domandi. ...

La riflessione di Flavio Facchin è a questo link:


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La prima parte di questa riflessione è a questo link:

Lo stemma di Papa Leone XIV

Lo stemma di Papa Leone XIV si compone di uno scudo diviso in due settori, ciascuno portatore di un messaggio profondo.


Nel lato sinistro, su uno sfondo azzurro, campeggia un giglio bianco stilizzato, simbolo tradizionale di purezza e innocenza. 

Questo fiore, frequentemente associato alla Vergine Maria, richiama con immediatezza la dimensione mariana della spiritualità del Papa. 

Non si tratta di un richiamo puramente devozionale, ma di un’indicazione precisa della centralità che Maria occupa nel cammino della Chiesa: modello di ascolto, di umiltà e di dono totale a Dio.

Nel lato destro dello scudo, su campo bianco, è raffigurato il Sacro Cuore di Gesù, trafitto da una freccia e adagiato su un libro chiuso. 

Questa immagine, intensa e carica di significati, rimanda al mistero del sacrificio redentivo di Cristo, cuore trafitto per amore dell’umanità, ma anche alla Parola di Dio, rappresentata dal libro chiuso. 

Quel libro non aperto suggerisce che la verità divina è talvolta velata, da accogliere con fede anche quando non è pienamente svelata. 

È un invito alla fiducia e all’abbandono, alla perseveranza nella ricerca del senso profondo della Scrittura, anche nei momenti di oscurità.

Il motto scelto da Papa Leone XIV, “In Illo uno unum” – tratto da un commento di Sant’Agostino al Salmo 127 – sintetizza il cuore del suo messaggio:

“In Colui che è Uno, siamo uno solo”. 

In queste parole si riflette un ideale di Chiesa unita, pur nelle differenze e nelle tensioni che inevitabilmente la attraversano. 

È un’espressione di comunione fondata non sull’uniformità, ma sull’incontro nell’amore di Cristo, che rende possibile la fraternità e la riconciliazione anche nei contesti più complessi. 

Non a caso, nel suo saluto alla Chiesa e al mondo, Papa Leone XIV ha parlato proprio di questo: di una Chiesa ponte, chiamata a superare le divisioni, a farsi spazio di incontro, di ascolto e di misericordia.

In definitiva, attraverso il suo stemma e il motto, il nuovo Pontefice propone una visione di Chiesa missionaria, mariana e profondamente radicata nell’amore di Cristo. 

Una Chiesa pronta a soffrire e a impegnarsi interamente nel servizio del popolo di Dio, con la consapevolezza che è solo nell’unità con il Signore che ogni diversità può trovare armonia.

(Davide Spinelli)