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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Come all’Ascensione qui non si tratta di “starsene a guardare il cielo”

Se il nostro amore si raffredda o diventa evanescente, anche lo Spirito infuso in noi, che pure è fuoco, si raffredda e diventa evanescente. Possiamo riceverlo continuamente come dono nella misura in cui lo ridoniamo agli altri, come amore e come perdono.

Non è solo uno dei racconti di apparizione, ma è forse meglio dire di esperienza del Risorto, ci viene narrata la gioia (e la fatica) che quell’esperienza comporta e la trasformazione che suscita nella vita dei discepoli. Gesù viene e sta in mezzo ai discepoli, in mezzo alla comunità dei fratelli. Dona la pace promessa, lo shalom, e dona, anzi “insuffla” (come Dio al momento della creazione di Adamo) il suo Spirito santo, che è Spirito datore di vita, che ci comunica la sua vita di Risorto. 

L’esperienza pasquale è chiamata a diventare esistenza pasquale. Facile a dirsi ma assai difficile da praticare, lo sappiamo. E allora chiediamoci, come abbiamo già fatto in quaresima (in fondo quaresima e tempo pasquale sono intimamente legati nell’unico mistero): che cosa può dare una svolta decisiva alla nostra vita di uomini e di credenti? Che cosa può convertirci alla novità di vita che il Signore ci dona? Secondo l’evangelista Giovanni la risposta è innanzitutto una: contemplare la nuda verità dell’amore di Dio svelato in Gesù può convertirci. Non c’è altra possibilità di conversione se non il “volgere lo sguardo a colui che abbiamo trafitto” (Zc 12,10; Gv 19,37), come dice la Scrittura. 

Nella nostra scena in fondo l’evangelista non fa che raccontarci di nuovo la scena già narrata al momento della morte di Gesù. Là, innalzato da terra sulla croce, Gesù attirava gli sguardi (cf. Gv 12,32) e dal suo fianco trafitto fluivano sangue e acqua (cf. Gv 19,34-37), simbolo della sua vita donata e dello Spirito consegnato ai credenti (cf. Gv 7,39). Qui Gesù, ormai innalzato come risorto, svela la gloria nascosta nella sua morte ignominiosa e attira ancora gli sguardi timorosi sulle sue ferite, sul suo fianco trafitto, e di nuovo (questa volta in modo verbale ed esplicito) dona lo Spirito, lo infonde nei credenti, perché vedano in quelle ferite inferte dal peccato umano il segno del suo amore e del suo perdono. 

I discepoli, nel momento stesso in cui vedono i segni che ricordano il loro peccato (anche loro avevano abbandonato il Signore alla sua morte) si vedono abbracciati dall’amore di Dio. Ecco la vera conversione! In essa, proprio la coscienza di aver ferito, “trafitto” l’amore di Dio ci ferisce, ci trafigge, ma è una ferita che non uccide, anzi dona vita, apre alla gioia. È questo che la tradizione cristiana chiama “compunzione” (cioè trafittura), una delle poche vere esperienze salvifiche (pasquali) che qui sulla terra ci è dato di fare. 

Gesù come sulla croce, così nella sua resurrezione, attira a sé. Ma questa attrazione non seduce, non sequestra dalla vita, ma piuttosto libera, comunica vita. Comunica la sua pace, la sua gioia, il suo Spirito, che abbatte le nostre porte chiuse e ci fa passare “dalla morte alla vita” (Gv 5,24; 1Gv 3,14) aderendo alla sua vita. 

Il cammino pasquale di conversione non ci lascia in una meraviglia paralizzante e fuori del tempo: come all’Ascensione qui non si tratta di “starsene a guardare il cielo” (cf. At 1,11) dove Gesù è stato innalzato, ma di far tesoro dello sguardo trasformato da quella visione per volgerlo sui fratelli con rinnovata fiducia e misericordia. 

Gesù anche qui infatti ci rimanda ai fratelli: “Come il Padre ha mandato me così io mando voi” (v. 21), versetto che nella sua stessa struttura richiama il comandamento nuovo: “Come io vi ho amati, così anche voi amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34). E sappiamo che in Giovanni il Figlio è stato inviato nel mondo proprio per rivelare l’amore del Padre (cf. 1Gv 1,18; 13,16). Solo l’amore e la misericordia che manifestiamo agli altri possono manifestare lo Spirito del Risorto infuso in noi.

“Ricevete lo Spirito santo: a chi perdonerete i peccati saranno perdonati e a chi non li rimetterete, non saranno perdonati” (v. 23). Lo Spirito rende praticabili l’amore e la misericordia, ma rimane in noi nella misura in cui li pratichiamo effettivamente. Se il nostro amore si raffredda o diventa evanescente, anche lo Spirito infuso in noi, che pure è fuoco, si raffredda e diventa evanescente. Possiamo riceverlo continuamente come dono nella misura in cui lo ridoniamo agli altri, come amore e come perdono.

(fr Luigi di Bose)

A chi rimetterete i peccati ...

La formulazione conservata da Giovanni rende esplicito, più di testi paralleli in Matteo Luca e Marco, il potere sui peccati trasmesso ai discepoli, senza tuttavia dire come questo debba essere esercitato. Perciò il versetto è stato origine di controversie vivaci sin dall’antichità, ma soprattutto dopo la Riforma. 



D’un tratto Gesù aggiunge: “A chi rimetterete i peccati, saranno loro rimessi; a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.”

Di primo acchito tale parola sorprende, perché la “remissione dei peccati” non è stata ricordata in precedenza nel quarto vangelo, in cui il termine “peccato” di solito è usato al singolare, indicando il rifiuto di credere nel Figlio e non in questa o in quella trasgressione. (…).

La formulazione conservata da Giovanni rende esplicito, più di testi paralleli in Matteo Luca e Marco, il potere sui peccati trasmesso ai discepoli, senza tuttavia dire come questo debba essere esercitato. Perciò il versetto è stato origine di controversie vivaci sin dall’antichità, ma soprattutto dopo la Riforma. Riguarda i peccati commessi prima del battesimo, o anche (oppure soltanto) quelli commessi dopo? Non si tratterebbe semplicemente del dovere di predicare il Vangelo in vista della conversione? I discepoli riuniti rappresentano la comunità cristiana nel suo insieme o esclusivamente i ministri della Chiesa? Il sacramento della penitenza, la cui pratica si è venuta precisando nel corso di una lunga evoluzione, trova qui il suo fondamento scritturistico? Queste domande, anche se legittime, rischiano di oscurare l’orizzonte della Parola che, come in Matteo 26,28 è molto più vasta. Essa afferma infatti l’abolizione del peccato nel mondo, che doveva caratterizzare l’Alleanza definitiva e che è stata resa possibile dalla fedeltà di Gesù al Padre.

Come le due parole che la precedono, la dichiarazione del versetto 23 riguardo alla situazione del tutto nuova che la vittoria del Figlio sulla morte ha prodotto: la salvezza divina a prevalso sulla tenebra e raggiunge oramai ogni uomo, attraverso la mediazione dei discepoli.

Nel contesto giovanneo, è Gesù stesso che attraverso i suoi eserciti al ministero del perdono (14,12. 20). La formulazione impositivo in negativo proviene dallo stile semitico che esprime la totalità mediante una coppia di contrari come per esempio “luce/tenebre”, “felicità/infelicità” esprimono il campo illimitato dell’azione del Padre (Isaia 45,7); “uscire/entrare” significa l’intera libertà di condotta (1 Samuele 29,6; Gv 10,9), “legare/slegare” i pieni poteri (Mt 18,18).

“Rimettere/trattenere” indica qui la totalità del potere misericordioso trasmesso dal risorto ai discepoli. L’espressione passiva, che dice l’effetto ottenuto, implica che Dio è l’autore del perdono; l’uso del tempo perfetto significa che il perdono è definitivo. Si potrebbe parafrasare: “nel momento in cui la comunità perdona, è Dio stesso che perdona”.

 

Xavier Léon-Dufour, Lettura dell’Evangelo secondo Giovanni, pag. 1187 

Reportage. Lo Yemen che insegue la pace cresce nel radicalismo islamico

Viaggio nella regione confinante con l’Oman, dove l’influenza dell’Arabia Saudita è soprattutto religiosa. Sulla costa del Sud si gioca la partita politica per arrivare alla fine delle ostilità che stanno devastando il Paese dal 2016. La città di Mahra simbolo di uno sviluppo promesso e mai arrivato



Ci sono più cammelli transumanti in libertà che esseri umani sulla superstrada che porta dall’Oman, valico di Sarfat, al governatorato di al-Mahra, la prima regione yemenita dopo il confine. Ed è una sensazione simile allo scollamento tra una Svizzera e una regione bella quanto arretrata. Al di qua, larghe fattorie dove si sfruttano gli allevamenti di cammelli e i loro prodotti in tutte le loro forme possibili; al di là, il fascino di una costa selvaggia e incontaminata, in un paesaggio in cui ogni scarno albero della macchia del Golfo produce, al posto dei frutti, sacchettini colorati di spazzatura, abbandonati dal primo autista del giorno. Su questa costa Sud, nella sua estensione da oriente a occidente, si gioca la vera partita della pace in Yemen, che da tempo non è più nelle mani degli stessi yemeniti. ...

L'intero Reportage di Laura Silvia Battaglia a questo link:





In Giappone crescono i cristiani ma non i cattolici. Per annunciare il Vangelo resta essenziale la testimonianza

In base al rapporto che annualmente l'Agenzia per gli affari culturali del Giappone redige e pubblica per "contare" il numero di aderenti alle diverse istituzioni religiose presenti nel Paese, e relativo ai dati del 2021 comunicati dei diversi gruppi, solo quello classificato dall'Agenzia come "cristiani" ha registrato un aumento rispetto all'anno precedente con 52.290 membri in più raggiungendo un totale di 1.967.584 unità. Una crescita che si ripete per il secondo anno consecutivo ma che tuttavia non riguarda la Chiesa cattolica che con 431.100 fedeli ne perde 3983, pur rimanendo in testa alla galassia delle confessioni cristiane


Si chiama “shūkyō nenkan” ed è il rapporto che annualmente l’Agenzia per gli affari culturali del Giappone redige e pubblica per ’contare’ il numero di aderenti alle diverse istituzioni religiose presenti nel Paese, suddivise in quattro raggruppamenti principali: shintoisti, buddisti, cristiani ed altre religioni. In base all’indagine 2022, resa nota quest’anno e relativa ai dati del 2021 comunicati dei diversi gruppi, solo quello classificato dall’Agenzia come “cristiani” ha registrato un aumento rispetto all’anno precedente con 52.290 membri in più raggiungendo un totale di 1.967.584 unità. 
Una crescita che si ripete per il secondo anno consecutivo ma che tuttavia non riguarda la Chiesa Cattolica, che con 431.100 fedeli ne perde 3983, pur rimanendo in testa alla galassia delle confessioni cristiane che spaziano dalle innumerevoli diramazioni delle chiese protestanti, alla chiesa ortodossa giapponese e ad altri gruppi che si richiamano al cristianesimo. ...



L'alticolo di Massimo Succi continua a questo link:


Disabilità oltre gli stereotipi. Al cinema “Campioni” e su piattaforma “Still” su Michael J. Fox

Racconti (stra)ordinari. Nuove pagine di cinema che aiutano ad abbattere luoghi comuni sulla disabilità. In sala dal 31 maggio con Universal Pictures “Campioni” (“Champions”), commedia di matrice sociale, remake dello spagnolo “Campeones”: storia a stelle e strisce di un coach chiamato ad allenare una squadra di basket composta da giovani con sindrome di Down. Su Apple TV+ dal 12 maggio il documentario “Still”: un intenso e coinvolgente ritratto dell’attore Michael J. Fox, icona del cinema hollywoodiano anni ’80 che dall’età di 29 anni presidia una serrata battaglia contro il Parkinson


Racconti (stra)ordinari. Nuove pagine di cinema che aiutano ad abbattere luoghi comuni sulla disabilità. In sala dal 31 maggio con Universal Pictures “Campioni” (“Champions”), commedia di matrice sociale diretta da Bobby Farrelly con Woody Harrelson, remake dello spagnolo “Campeones”: storia a stelle e strisce di un coach chiamato ad allenare una squadra di basket composta da giovani con sindrome di Down. Commedia acuta e brillante, che fa bene al cuore. Su Apple TV+ dal 12 maggio il documentario “Still” diretto dal Premio Oscar Davis Guggenheim, un intenso e coinvolgente ritratto dell’attore Michael J. Fox, icona del cinema hollywoodiano anni ’80 che dall’età di 29 anni presidia una serrata battaglia contro il Parkinson. Il film “Still” ci conduce nelle pieghe della sua storia, esplorando il sogno americano ma anche i tornanti difficili della malattia. Una narrazione non impantanata nel dolore, bensì accesa di resilienza e fiducia. ...


L'intera recensione di Sergio Perugini a questo link:


 

Considerazioni sul cammino sinodale della Chiesa italiana. Il punto della rete "Viandanti"

Nel giorno in cui si apre l'Assemblea della Cei l'Associazione e la Rete dei Viandanti rendono noto in un documento il loro punto di vista sull'andamento del cammino sinodale italiano. In particolare lamentano che "la mancanza di un obiettivo ben definito abbia già depotenziato la partecipazione in questo secondo anno che sta per concludersi." Propongono come meta conclusiva un'assemblea sinodale che prenda decisioni su alcune questioni ritenute cruciali (ministerialità, liturgia, ruolo delle donne, abusi...). Senza paure di eventuali conflitti da gestire in modo costruttivo.


Il Cammino sinodale della Chiesa italiana giunto quasi alla metà del suo percorso ci sollecita ad alcune considerazioni di prospettiva.

1. La Sintesi nazionale della fase diocesana (agosto 2022), che ha dato conto della consultazione capillare in funzione del Sinodo della Chiesa universale (2023-2024), ci ha fornito un quadro seppure sintetico dei “nodi pastorali concreti” che riguardano le Chiese che sono in Italia.

2. La Sintesi ha fatto prendere coscienza, di “alcune annose questioni che affaticano il passo” delle nostre Chiese. Ne richiamiamo alcune che ci paiono di grande importanza: lo scollamento tra la pastorale e la vita reale; la formazione dei presbiteri; la necessità di rivitalizzare gli organismi di partecipazione; il superamento di una Chiesa costruita intorno al ministero ordinato per andare verso una Chiesa “tutta ministeriale”; gli abusi sessuali e di coscienza; rimettere al centro la Parola; la vita liturgica (omiletica, registro linguistico e gestuale, distanza celebrazione vita, …), la trasparenza amministrativa, la marginalità dei laici e in particolare delle donne.

3. Di fronte a questa mole di questioni la proposta dei Cantieri di Betania, pur configurandosi come un’icona significativa, è stata molttoo sfuocata e riteniamo non abbia favorito i necessari approfondimenti per operare un discernimento tra i molti nodi emersi dalla consultazione del primo anno. La consegna di “delimitare”, “approfondire” e “costruire” in un certo senso è stata in contraddizione con il mantenimento del metodo della “conversazione spirituale”, di qualche utilità nel primo anno, ma scarsamente utilizzabile per le tre azioni indicate che richiedevano analisi, valutazione critica e capacità di scelta consapevole.

4. Per il triennio che ci rimane da percorrere riteniamo che sarebbe utile superare la modalità del work in progress per definire la meta a cui pervenire nel 2025 e le questioni che si dovrebbero affrontare e sulle quali proseguire il confronto. La mancanza di un obiettivo ben definito, infatti, ha già depotenziato la partecipazione in questo secondo anno che sta per concludersi. ....

L'intero documento con le sue proposte a questo link:

https://www.viandanti.org/website/considerazioni-sul-cammino-sinodale-della-chiesa-italiana/


A Civiltà Cattolica si è vista la Chiesa globale, e parla anche cinese

Trovarsi in un pomeriggio romano in un salone stracolmo di sacerdoti cinesi che parlano perfettamente italiano dovrebbe avvisarci di novità rilevanti, già in atto. Il racconto di Riccardo Cristiano


Anni fa, in occasione del sinodo sulla famiglia, per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica due vescovi cinesi furono autorizzati a partecipare ai lavori sinodali. Le loro fotografie in piazza San Pietro pubblicate da tanti giornali indicarono la sorpresa di molti osservatori. Si spiega anche così la sorpresa – classica di un non addetto ai lavori – con cui ieri, in occasione della presentazione della guida scritta in cinese al magistero di papa Francesco dal direttore della Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, ho notato che la grande sala della pubblicazione dei gesuiti era piena di sacerdoti, cinesi, o di giovani candidati a diventarlo. E anche di giovani donne cinesi, forse suore o candidate a diventarlo. ...


L'intero articolo di Cristiano Riccardo a questo link:



Lo Shabbat un tempio nel tempo

"Uno pensa che le feste importanti siano una volta all’anno; ma è proprio la scansione settimanale che lo rende così centrale perché regola tutta la vita" spiega Miriam Camerini e commentando gli ultimi avvenimenti in Israele afferma che "L'attuale Governo israeliano porta indietro l'orologio dei diritti. Basta colonie nei territorio palestinesi".


https://media.mimesi.com/cacheServer/servlet/CropServer?date=20230518&idArticle=624412515&idFolder=13650&idChapter=40872&authCookie=-2089514351&trc=pDelivery-t20230518-a624412515-h40872-c3884-d11643-f13650-n135


I leader di domani affrontano le sfide di oggi

Alla terza edizione del Future Leaders’ Global Policy Forum, con i ‘leader di domani’ per discutere di attualità e sfide per il futuro.


Dall’onda d'urto della guerra in Ucraina alla transizione energetica, e ancora dall’aumento dell’inflazione al rallentamento demografico alla digitalizzazione, lo sviluppo e l'inclusione sociale: sono alcuni dei temi in discussone alla terza edizione del Future Leaders' Global Policy Forum (GPF) in corso a Milano, organizzato da ISPI, Università Bocconi e OCSE, in collaborazione con Think7 Japan. L’evento, una delle principali piattaforme internazionali per discutere questioni globali di attualità e sfide comuni per il futuro, si è aperto con le parole della presidente della Moldavia Maja Sandu che ha rinnovato l’auspicio del paese di aderire quanto prima all’Unione Europea: “Nel nostro paese i giovani sono l’elemento propulsivo della nostra democrazia”, ha detto la presidente “e stiamo lavorando braccio a braccio per consolidare la nostra bellissima, fragile democrazia contro le sfide che è chiamata ad affrontare”.
Lanciato nel 2021 in occasione della presidenza italiana del T20/G20 il forum ruota attorno alle principali tematiche di attualità a livello globale e sfide di medio-lungo termine, attraverso interventi e dialoghi con personalità di alto livello, leader politici, rappresentanti della comunità imprenditoriale e di Ong, oltre a esperti di think tank in tutto il mondo. ...

L'intero articolo a questo link:




 

Humanae vitae: teologia e magistero

Il quotidiano cattolico francese La Croix, nella sua versione online (20 maggio), titola in maniera netta: «Battaglia in Vaticano sulla morale sessuale». E sottotitola: «Due alti esponenti vaticani hanno esposto visioni differenti dell’Humanae vitae. Un confronto raro, in pubblico». Il riferimento è al convegno che si è svolto il 19 e il 20 maggio a Roma, intitolato «Humanae vitae, l’audacia di un’enciclica sulla sessualità e sulla procreazione», organizzato dalla Cattedra Internazionale di Bioetica Jérôme Lejeune.


Nel comitato organizzatore erano presenti diversi esponenti della Pontificia Accademia per la Vita: Jean-Marie Le Méné, presidente della Jérôme Lejeune Foundation (e genero dei coniugi Lejeune); Mounir Farag, presidente del St. Joseph Institute for the Family, Bioethics, and Pro Vita (Egitto); Elena Postigo Solana bioeticista spagnola; Mónica López Barahona sempre della Cattedra Lejeune; Jokin de Irala Estévez dell’Università di Navarra (Opus Dei). Però la Pontificia Accademia per la Vita non è stata invitata a parlare, come si vede dal programma dei lavori e su questa assenza, in apertura dei lavori, la stessa Barahona ha taciuto completamente.

Fra Zuppi, Ladaria e Paglia

Il convegno ha ricevuto un messaggio del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI (cf. qui su Settimana News), in cui il porporato sottolinea due aspetti: interrogarsi «seriamente sui problemi che pone la distanza tra le indicazioni del magistero della Chiesa circa la generazione della vita e il vissuto quotidiano della società in generale, ma anche dei cattolici stessi». E «non dobbiamo favorire la logica sterile degli schieramenti, facilmente e indebitamente amplificata dagli organi di stampa».

Ad aprire i lavori è stato il cardinale Luis Ladaria, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, che ha parlato in toni solo positivi dell’enciclica a 55 anni dalla pubblicazione (1968). Il coraggio dell’Humanae vitae, per il cardinale, è di «carattere antropologico» perché ha mostrato «la connessione inscindibile» che Dio ha voluto tra il significato unitivo e quello procreativo dell’atto coniugale.

Mons. Paglia con toni molto diversi da quelli del cardinale e più vicini al presidente della CEI, prima di tutto invita a proseguire nella riflessione teologica sulle questioni poste dal documento e a collocarne la lettura nel contesto più ampio del magistero di papa Francesco: «Penso che questa enciclica vada letta, oggi, nella sua attualità, che riguarda la generatività dei rapporti umani».

In un secondo, importante passaggio, afferma: «Negli anni sessanta la “pillola” sembrava il male assoluto. Oggi abbiamo sfide ancora più forti: la vita dell’intera umanità è a rischio se non si ferma la spirale dei conflitti, delle armi, se non si disinnesca la distruzione dell’ambiente. Vorrei ci fosse una lettura che integri Humanae vitae con le encicliche di papa Francesco (e di Giovanni Paolo II) e con Amoris laetitia, per aprire una nuova epoca di umanesimo integrale». Abbandonando, quindi, letture parziali perché la sfida della tutela e dello sviluppo, della vita umana, va posta a tutto campo, come ci insegnano Laudato si’ e Fratelli tutti.

L'intero servizio a cura di Lorenzo Prezzi a questo link:

http://www.settimananews.it/chiesa/humanae-vitae-teologia-e-magistero/?fbclid=IwAR3QHcHODqkChmpK1PDE1UNrFyHs1iNFWAVzt0jctmWglH98BrTRLQVMxxo


La “mistica teatrale” di un’incoronazione

Sul Guardian dell’8 maggio Simon Jenkins diceva di non riuscire a ricordare il numero di volte in cui nell’incoronazione di Carlo III si era nominato Dio, mentre mai era stato citato il parlamento, né ricordata la democrazia. Usava paradossi pesanti: «Nemmeno la Cina di Xi Jinping o la Russia di Vladimir Putin avrebbero osato convocare milioni di persone per farsi vedere mentre vengono svestiti e rinchiusi in un abitacolo riservato, per comunicare con l’Onnipotente, al fine di ottenere la legittimazione del loro potere», per domandarsi: «La Gran Bretagna è completamente impazzita?».

Jenkins ammette che sarebbe stato anacronistico anche fare a meno di un qualsiasi rito di investitura del nuovo re, ma gli altri monarchi europei vengono formalmente riconosciuti dai loro parlamenti democratici, non da una Established Curch. La Church of England, fra l’altro, non rappresenta più un’intera popolazione, di cui solo un’esigua minoranza avrà potuto comprendere parole e gesti nei quali, certamente, non intendeva più identificarsi. Se si voleva fosse il potere di Dio, non il parlamento, a legittimare l’autorità del re, Jenkins rammentava al lettore che, per aver preteso questo, il 30 gennaio 1649, re Carlo I aveva perso la testa. La sola parola comprensibile e condivisibile da tutti, «che il re e il principe William hanno invocato così spesso da sembrare agenti di marketing alla presentazione di un nuovo marchio», è stata «servizio».

Se allora non ci si attende che Carlo III faccia da Madre Teresa della Gran Bretagna, si auspica almeno che egli cominci a «servire» il suo popolo, aprendo ai londinesi i cancelli del giardino di Buckingam Palace, 16 splendidi ettari di verde, per farne un parco pubblico. ...

L'intera riflessione di Severino Dianich a questo link:

http://www.settimananews.it/liturgia/la-mistica-teatrale-di-una-incoronazione/



Fotocronaca di due giorni intensi ...

Sabato pomeriggio

Nell'occasione è stata consegnata ufficialmente la cittadinanza italiana a Emdad Mazumder da parte del Presidente della Municipalità di Marghera


Il neo cittadino con la sua famiglia

Presentazione del libro 

La Comunità della Resurrezione di Marghera: oltre mezzo secolo di vita"

Il tavolo dei relatori

La sala piena della Municipalità di Marghera

Il saluto di don Giancarlo Iannotta ex parroco della Parrocchia della Risurrezione

Sabato sera: la cena


La torta di compleanno


e il regalo a mons. Montenegro ...


Domenica mattina: l'Assemblea Sinodale



Domenica mattina: il pranzo comunitario condiviso








Dopo il pranzo è continuato il confronto











La Domenica dell'Assunzione (21 maggio) con ospite mons. Francesco card. Montenegro abbiamo pregato così ...

Intenzioni penitenziali

Anche se come comunità e personalmente siamo accoglienti verso immigrati e profughi che bussano alla nostra porta, chiediamo perdono perché non riusciamo a cambiare la società di cui facciamo parte, che resta per lo più chiusa e prevenuta verso lo straniero … Kyrie, eleison

Nel Vangelo di oggi il Signore Gesù ci dice che è con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo”: chiediamo perdono per quelle volte in cui non riusciamo a stare vicini a chi soffre neanche per qualche ora … Christe, eleison 

Chiediamo perdono, perché anche noi, come i discepoli dopo l’ascensione del Signore, restiamo spesso a guardare il cielo invece di impegnarci a testimoniare il Risorto sulla terra … Kyrie, eleison 

 


Preghiere dei fedeli

Ti preghiamo Signore per tutti gli anziani, in particolare i nonni. Donagli di testimoniare la bellezza della vita alle nuove generazioni e alle famiglie che hanno generato e accompagnato. Siano sempre punti di riferimento educativi, guide sapienti e maestri di fede. Preghiamo

Due settimane fa il Gruppo Famiglie della Comunità è salito in montagna per una due giorni e, appena arrivati, ci siamo incamminati tra i boschi verso un rifugio. È stato un andare, un partire e un immergersi nella natura. Un gruppo eterogeneo di persone che ha vissuto in semplicità l’esperienza di fare comunità. Ma quell’andare è stato anche un ritornare poi alla vita di tutti i giorni, alla quotidianità. Siamo ritornati arricchiti di fiducia e di speranza perché le difficoltà e le sfide sono state ascoltate, condivise. Per tutte le famiglie perché ogni giorno sappiano vivere i verbi dell’ascoltare, dell’andare: un guardare lontano, un pensare in grande; un dare ai figli l’esperienza e la conoscenza che sono immersi nell’unico amore di Dio. Preghiamo

Per le popolazioni dell’Emilia Romagna colpite dagli eventi di questi giorni che vivono giornate di angoscia, molte sono sfollate e hanno perso tutto; possano trovare solidarietà e aiuto da tanti fratelli per  riprendere in breve tempo una vita serena. Preghiamo

Per la nostra Comunità: il mistero dell’Ascensione del Signore che celebriamo, ci dia occhi per riconoscere Gesù risorto e asceso al cielo nei poveri e nei sofferenti che incontriamo nelle nostre giornate e anche in ciascuno di noi che lo rendiamo presente in mezzo all’umanità “fino ai confini della terra”. Preghiamo

 


Preghiera finale a Maria

Santa Maria, donna del sabato santo, sogna con gli abitanti di Lampedusa e tutti i figli tuoi. Sogna per noi e dacci la forza del tuo antico cantico di liberazione, il Magnificat. 

Tu Maria, madre di misericordia, qui invocata come Vergine di Porto Salvo, protettrice dell’isola, che invece di dividere cristiani e musulmani, li hai in qualche modo uniti, volgi il tuo sguardo dolcissimo su tutti coloro che ogni giorno affrontano i pericoli del mare per garantire alle proprie famiglie il sostentamento necessario alla vita, per tutelare il rispetto del creato, per servire la pace tra i popoli. 

Protettrice dei migranti, assisti con cura materna gli uomini, le donne e i bambini costretti a fuggire dalle loro terre in cerca di avvenire e di speranza. L’incontro con noi e con i nostri popoli non si trasformi in sorgente di nuove e più pesanti schiavitù e umiliazioni. 

Madre di misericordia, implora perdono per noi che, resi ciechi dall’egoismo, ripiegati sui nostri interessi e prigionieri delle nostre paure, siamo distratti nei confronti delle necessità e delle sofferenze dei fratelli. Amen 

 Oggi, lunedì 22 maggio è il compleanno di don Franco (così chiede di chiamarlo)

Quale avrebbe potuto essere un regalo per lui? Scopritelo nella foto ...