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La Chiesa di fronte alla “zona grigia”

Forse la diffusa consapevolezza che stiano accadendo cose troppo rilevanti per restare cauti ha dato a tutti l’esigenza di forza e chiarezza e così il convegno che si è tenuto ieri a San Giovanni in Laterano sul tema «La responsabilità della Speranza e il lavoro dello spirito» non è stato soltanto un convegno, forse la presa d’atto del bisogno di una comune ricerca, espressa con la chiarezza che si ha nell’urgenza.

Nel corso dell’evento sono stati affrontati i risultati della ricerca condotta dal CENSIS su «Il lavoro dello spirito e la responsabilità del pensiero cattolico». Il tema di fondo è stato come essere «Chiesa in uscita» in un Paese dove più del 70% si dice cattolico ma solo il 15% praticante, stando alle risultanze della ricerca del CENSIS da cui si sono prese le mosse. Questo 60% di, diciamo così, «fedeli assenti», la ricerca lo qualifica come «zona grigia».

Bisogna dunque uscire per riportare costoro all’ovile? Il vicario di Roma, cardinal Baldassare Reina, nel suo saluto d’apertura, è parso indicare l’esigenza di andare oltre questa posizione, dicendo che «la non presenza di queste persone custodisce il desiderio di mantenere un riferimento al Vangelo» e lasciando così intendere che forse sarebbe opportuno capire se l’ovile sappia essere ospitale...

L'intera riflessione di Cristiano Riccardo a margine del convegno è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/chiesa-di-fronte-alla-zona-grigia/

Misteri della…comunicazione

Come è possibile che seppure uno parli di zona "in missione per conto dello Spirito", si comprenda e venga riportato dalla stampa l'immagine di questa zona quale "campo da animare spiritualmente"?


Quando un incontro solleva molte aspettative è chiaro – e anche giusto – che sia gravato di maggiori responsabilità, quanto ad organizzazione e buona riuscita. L’incontro di sabato 29 marzo nella basilica di San Giovanni di Roma rientrava in questa tipologia, sia per il tema affrontato (“la responsabilità della Speranza e il lavoro dello spirito”) che per le persone chiamate ad intervenire (Reina, Spadaro, De Rita, Cacciari, Rosini, Riccardi).
A proposito di quest’ultimo aspetto, Paola Springhetti ha (qui) dato voce a quanto subito era stato fatto notare sui social (a partire dal profilo di padre Spadaro), ossia che al «tavolo dei relatori» sedevano «tutti uomini» e nessuna donna. C’è un altro aspetto, perlomeno curioso, sul quale vorrei attirare l’attenzione.
Tre giorni prima dell’incontro avevo evidenziato (qui) come una breve riflessione introduttiva all’incontro, apparsa a firma di Giuseppe De Rita sulla pagina online dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica e IRC di Roma, fosse caratterizzata da «alcune delle ambiguità presenti negli snodi fondamentali del cammino sinodale della Chiesa italiana» ...

L'intero intervento di Sergio Ventura è a questo link:

Amicizia è ...

Conosciamo il proverbio «Chi trova un amico trova un tesoro». L’amicizia, come definirla? Non è facile: si possono dire tante cose. È una relazione grande e fragile allo stesso tempo. È un sentimento che non ha prezzo, vissuto e coltivato da ognuno secondo le sue inclinazioni e come meglio sa fare, perché ciascuno lo declina secondo l’idea che ha dell’amicizia.


È una relazione in cui ci si fida l’uno dell’altro perché l’amicizia non ammette falsità e per questo è possibile condividere tutto di sé stessi. Si potrebbe dire che l’amicizia è essere in sintonia con qualcuno come se fosse «un sigillo sull’anima», perché con un amico c’è un legame profondo, autentico, sincero, leale. Spesso si confonde l’amicizia con la conoscenza. «On est des amis, n’est-ce pas?» (Siamo amici, non è vero?) mi dicevano talvolta in Senegal ed io, sorridendo, rispondevo che ce ne vuole di strada per essere amici. Le cose rare e preziose come l’amicizia richiedono tempo, ascolto, dedizione, complicità, cura vicendevole; l’amicizia non esclude opinioni diverse, contrasti, litigi.
Nei social ci ritroviamo a chattare con tanti “amici”, ma queste amicizie ci fanno sentire «insieme e soli allo stesso tempo». Così come «si può scaricare dalla rete una musica o un film, si può scaricare anche un sentimento» (Paolo Crepet, Elogio dell’amicizia, Einaudi, 2012, pp. 56-57); ma la rete non può offrire uno sguardo, un sorriso, una carezza, un bacio! Certo che si possono fare amicizie attraverso i social, ma qual è l’«autenticità dei sentimenti che viaggiano in rete?» (ibid.). La rete offre di tutto e di più, è come un grande centro commerciale sempre aperto: vuoi un libro, vuoi un vestito, vuoi amore, vuoi amicizia? Basta qualche click per accedere ai magazzini offerti da Internet, dove si può trovare di tutto. È difficile dare una definizione della parola “amicizia”. Proviamo a vedere ...

La riflessione di Flavio Facchin è a questo link:

Perdono e misericordia come stile di vita

Il significato del termine ‘misericordia’ deriva da due parole latine: miserere, che vuol dire avere pietà, e cordis, che designa il cuore. Si tratta di un sentimento che ci fa provare compassione per l’infelicità o la miseria altrui e ci sollecita a soccorrere chi si trova nella necessità e chiede la nostra comprensione e solidarietà.

La misericordia, nell’ambito religioso, ci invita a chiedere perdono a Dio e al prossimo dei nostri sbagli, errori e peccati, ma anche a offrire perdono: “per-donare” agli altri eventuali offese o torti ricevuti. Le tre grandi religioni monoteistiche, in maniera diversa, affermano che Dio è misericordioso. «La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio» (Misericordiae Vultus, 23). Tra i nomi conferiti ad Allah, l’Islam pone ai primi posti quelli di Misericordioso e Clemente. Quasi tutte le Sure coraniche iniziano con l’invocazione ad Allah Onnipotente, Misericordioso e Clemente. Per noi Dio è “Padre di misericordia” e invochiamo Maria come “Madre di misericordia”.

Gesù è il volto e la manifestazione della misericordia di Dio: con la sua parola e le sue opere ha rivelato la ricchezza della misericordia divina. Cos’è la misericordia? ...


La riflessione di Flavio Faccin è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/parole-di-missione-misericordia/

Cei e Ucei: 16 schede per superare stereotipi sull’ebraismo

Presentate a Didacta 16 schede realizzate da Cei e Ucei per una corretta conoscenza dell’ebraismo. Destinate a scuole e docenti, aiuteranno a superare stereotipi e pregiudizi, promuovendo il dialogo interreligioso e la convivenza pacifica attraverso l’educazione


Ebreo, giudeo o israelita? Per comprendere bene i significati delle parole legate al mondo ebraico e imparare a usarle nel giusto contesto, sono state realizzate 16 schede progettate dalla Conferenza episcopale italiana e dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. Il materiale, presentato oggi a Didacta – la fiera sulla formazione e l’innovazione del mondo della scuola che si tiene ogni anno a Firenze – è stato illustrato nel panel “Pe(n)sare le parole”. Letizia Ceregatti, formatrice del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara, Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei, Luisa Locorotondo, collaboratrice dell’Ufficio ecumenismo e dialogo e dell’Ufficio scuola della Cei, e Livia Ottolenghi, assessore per l’educazione dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), hanno accolto gli insegnanti presenti alla fiera con laboratori e attività da riproporre nei contesti scolastici....

La presentazione delle 16 Schede a cura di Irene Funghi è a questo link:

https://www.agensir.it/chiesa/2025/03/12/cei-e-ucei-16-schede-per-superare-stereotipi-sullebraismo/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

La penitenza è un sacramento? Una domanda per la quaresima

Avvicinandosi la quaresima, il cammino ecclesiale dovrà porre di nuovo la domanda sul “fare penitenza” che sembra caratterizzare in modo particolare proprio questo tempo dei 40 giorni. E’ altrettanto ovvio che resta ancora molto facile identificare il “tempo di quaresima” con un momento opportuno per accedere con maggior frequenza e intensità al sacramento della confessione.


Questa sovrapposizione del “tempo di penitenza” con il “sacramento della penitenza” a suo modo appare istruttiva e indica, nella forma più chiara, una questione che merita di essere affrontata in modo esplicito. Per la coscienza della Chiesa fino al XVI secolo, ossia fino alle soglie del mondo moderno, la penitenza era una parte costitutiva della vita cristiana. Il “fare penitenza” era una dimensione ordinaria della vita dei battezzati, che nessuno confondeva con un sacramento diverso dal battesimo e dalla eucaristia. Per questo, nella terminologia che la scolastica ha introdotto, la penitenza è chiamata “virtù”, ossia una “capacità” di vivere il perdono, ricevuto da Dio ed esercitato verso il prossimo, che fa parte dei doni ricevuti con il battesimo. Questa penitenza, questa virtù che fa tesoro della esperienza battesimale, può però patire una crisi. Solo allora entra in campo il “sacramento della penitenza”, ossia il processo ecclesiale ...

L'analisi di Andrea Grillo continua a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/la-penitenza-e-un-sacramento-una-domanda-per-la-quaresima/?fbclid=IwY2xjawIuUDBleHRuA2FlbQIxMQABHXpVAQI375Wg6ixqGa8S03P1tRu7geelntND_9dB1pK-atsDj7tSdt-W6g_aem_MGnwzGbygsbzmzF_4NVLvw

La pastorale del corpo

L’ansia diffusa per le condizioni di salute di Papa Francesco esprime solo l’antica curiosità popolare per la sorte terrena degli uomini illustri oppure rivela qualcosa d’altro?


Penso che in quel sentimento di apprensione di una parte significativa dell’opinione pubblica conti molto la particolare personalità dell’attuale pontefice. E la particolare situazione della Chiesa cattolica oggi. Questa non è certo la Chiesa trionfante, che pure – va detto – la teologia cattolica colloca nel Regno dei Cieli. È, piuttosto, la Chiesa dolente e angosciata. E il corpo vulnerabile di Francesco ne rappresenta l’icona sacra e, allo stesso tempo, la reliquia vivente. Infatti, l’annuncio biblico «e il verbo si fece carne» significa anche questo: significa, cioè, che l’esperienza della fede si trascrive nel corpo del credente, ne diventa parte integrante e ispira la persona e la sua presenza nel mondo.

Così, la malattia del Papa si fa testimonianza viva e componente essenziale della sua pastorale. La malattia si innerva nella vita, negli atti e nelle parole di Francesco, fino a diventare, per dirla con il linguaggio della liturgia, consustanziale a essa: fatte, cioè, della medesima sostanza. Ne consegue che quello del cristianesimo di Francesco è un essere umano con disabilità, portatore di deficit e di handicap, cagionevole e claudicante, segnato dall’infermità e dalla caducità. In altre parole ...

La riflessione del sociologo Luigi Manconi è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202502/250220manconi.pdf

Laudato si’ nella bellezza del creato

Le prime parole della Scrittura affermano che il cielo, la terra e quanto essi contengono sono stati creati da Dio: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1, 1). Durante i giorni della creazione viene ripetuto più volte: «Dio vide che era cosa buona». Alla Parola creatrice di Dio segue la consegna del creato all’uomo, che ne riceve la cura: «La terra è del Signore» (Sal 24, 1) ed è con un atto di fiducia che il Signore ne assegna la custodia all’uomo.

Nella bellezza del creato l’uomo può vedere la bellezza di Dio e percepirne la presenza. La fedeltà di Dio sarà più forte delle infedeltà dell’uomo, così che anche la natura ne potrà trarre beneficio: «Io sarò come rugiada per Israele, esso fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo» (Os 14, 6-7). La gioia messianica della venuta del Cristo viene espressa attraverso le immagini della creazione riconciliata con l’uomo: «Il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto» (Is 11, 6).

Gesù, nell’annuncio del Regno, ricorre spesso a immagini tratte dalla natura (deserto, mare, acqua, montagne, campi, fiumi, piante, il granello di senape, la vigna, i fiori dei campi e i fili d’erba, il pastore, il seminatore, il contadino… ) e parla di sé stesso dicendo: «Io sono ...


La riflessione di Flavio Facchin omi è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/parole-di-missione-laudato-si/

Bernard Häring e la formazione non violenta della coscienza

Papa Francesco, nel suo messaggio in occasione dell’VIII giornata mondiale della pace, si rivolge “ai Capi di Stato e di Governo, ai Responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai Leader delle diverse religioni, ad ogni persona di buona volontà” per offrire loro una riflessione e passi concreti di cambiamento per camminare sulla via della pace. Al paragrafo 14 del messaggio, il Papa sottolinea l’importanza del disarmo del cuore, descrivendolo come  «un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. 


Le parole del pontefice sono sagge e piene di speranza, come quelle del nostro grande amico e teologo Bernard Häring, che ha dedicato tutta la sua vita al rinnovamento della teologia morale. Un rinnovamento che nasce e si sviluppa a partire da una storia segnata dalla tragedia della seconda guerra mondiale che ha suscitato in Häring la necessità di riflettere su come l’uomo abbia potuto obbedire in maniera stupida e incondizionata alla malvagità nazista. Nell’intervista di V. Salvoldi, Häring afferma: «[dopo la morte dell’amico gesuita, all’inizio della campagna in Russia] esplose in me una potente ribellione di tutto l’essere, poi ci fu solo l’amaro, perché? (…) Da quell’esperienza maturò in me la vocazione a impegnarmi per la questione della pace e della non violenza. (…) Se tutti coloro che si chiamano cristiani si mobilitassero per la non violenza, per l’amore conciliante che rende il nemico non più tale, con lo sguardo verso il Servo di Dio, tutta l’umanità ne avrebbe salvezza e guarigione». 

Questi due grandi testimoni, indicano a ciascuno di noi, la strada per sviluppare una riflessione autentica sulla pace, una pace intesa non solo come ...

L'intero articolo è a questo link:

https://www.promundivita.it/formazione-nonviolenta-della-coscienza-morale-in-bernard-haring/

Domenica della Parola: Dio ci ha parlato ed è entrato nella storia

Non si tratta solo (e neppure tanto) di cogliere l’utilità della fede mettendola a servizio del bisogno di senso dell’uomo, ma di vedere il tipo di umanità realizzata e vissuta da Cristo come il fondo più vero dell’umano. Essa, la fede, è decisione dell’impossibile rispetto alle normali possibilità umane e, quindi, sfida alle presunte certezze della ragione. Il Dio rivelato in Gesù Cristo oltrepassa gli schemi logorati della logica umana e del cerchio dei bisogni e desideri di gratificazione istantanea. È il riconoscere che Dio cammina con noi oggi


Essere credenti significa essere interpreti del mondo e della storia, a partire dalla consapevolezza che l’esperienza della storicità dell’uomo esige una continua capacità di interpretazioneLa fede è dinamica, movimento dell’esistenza, inquietudine per la salvezza che rappresenta l’interrogativo essenziale dell’uomo e che si manifesta come tensione all’autenticità e alla felicità. Ma si è in cammino con altri, continuamente chiamati dal Dio che è entrato nella storia e nelle vicende degli uomini e delle donne. Lo specifico della fede è proprio quello di tenere aperta l’esistenza e la storia alla Parola che ci dà sempre a pensare, stella di orientamento che muta la comprensione della fede in un di più rispetto alla sola interpretazione concettuale. È la via per esercitare e confermare quotidianamente la decisione dell’affidarsi, perché tale scelta richiede all’uomo la capacità di fare esodo verso l’inesauribile creatività del progetto salvifico di Dio, laddove Dio è Altro, non riducibile alla misura dell’uomo, né risolvibile entro condizioni predeterminate. Per questo occorre ...

La riflessione di Valentin Bulgarelli è a questo link:

Brunetto Salvarani: il dialogo cristiano-ebraico, "un percorso difficile"

“In questi ultimi tempi, segnati dal tragico atto terroristico del 7 ottobre 2023, dalla guerra successiva e dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, i rapporti tra cattolici ed ebrei, in Italia, sono stati difficili con momenti di sospetto, incomprensioni e pregiudizi. Ma il dialogo non si è interrotto. In Europa sono tornati deprecabili atti di antisemitismo e incaute prese di posizione, a volte anche violente. Proprio per questo il dialogo va rafforzato. Continuiamo a crederci"

Così scrive la commissione episcopale per l’ecumenismo ed il dialogo nel messaggio ‘Pellegrini di Speranza’ in occasione della 36^ Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei in svolgimento venerdì 17 gennaio. E nella prefazione al libro ‘Un percorso difficile anche per Dio. Sul futuro del dialogo cristiano- ebraico’, scritto dal teologo Brunetto Salvarani, mons. Derio Olivero, vescovo della diocesi di Pinerolo, ha scritto: “Consapevoli che il dialogo cristiano-ebraico sta attraversando una fase critica, è necessario conoscere quali siano state e siano le pietre d’inciampo più classiche, e anche quali siano le contestuali tracce di speranza, oltre che interrogarsi su come, con e dopo il 7 ottobre 2023, si sia aperta un’ulteriore crepa, che rimanda alla necessità di elaborare un paradigma inedito nel dialogo fra cristiani ed ebrei. Tutto da pensare, tutto da costruire, e sul quale occorrerà esercitarsi a fondo da parte di chi intenda dedicarvisi. Noi non siamo ‘la sostituzione’ del popolo d’Israele, né il ‘vero Israele’. Siamo un ramo spuntato da un popolo che continua a esistere. Il dialogo con questo popolo concreto ci è essenziale per dire noi stessi. ...

La recensione di Simone Baroncia è a questo link:

https://www.acistampa.com/story/27911/il-teologo-brunetto-salvarani-il-dialogo-cristiano-ebraico-un-percorso-difficile?utm_campaign=ACI%20Stampa&utm_medium=email&_hsenc=p2ANqtz--EPyheEzX9Hfa2KFuT_bbScwgOm4aFwqIVci-5vBHMT9JoXksYuguVCTY33sjoMEl0Ho5q-LjCm3uc2JQlf3cgyjDNtg&_hsmi=342605795&utm_content=342605795&utm_source=hs_email

Chiesa: monarchica, oligarchica e… democratica?

In un tempo di terza guerra mondiale a pezzi e di crisi della democrazia, il rilancio degli organismi di partecipazione risulterà una scelta ecclesiale profetica?


Dopo la Prima Assemblea sinodale delle Chiese in Italia (15-17 novembre) – e in vista dell’elaborazione dello Strumento di lavoro per la Seconda Assemblea (31 marzo-3 aprile) – ho inviato alla segreteria della CEI, in qualità di partecipante delegato della diocesi di Roma, alcune riflessioni frutto del discernimento operato, in generale, sui Lineamenti e, nello specifico, sul tema del mio tavolo di lavoro (quello dedicato agli organismi di partecipazione). Ho già condiviso (qui) in forma più ordinata e sistematica le mie considerazioni sui Lineamenti. Ora vorrei passare a quelle relative agli organismi di partecipazione.

La riflessione di Sergio Ventura continua a questo link:

Incarnazione profonda: per un Natale cosmico

Il tempo di Natale è un'occasione propizia anche per conoscere meglio la corrente teologica della "deep incarnation"


il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). È questo l’annuncio che ogni anno sentiamo proclamato durante la liturgia della Parola del giorno di Natale. Il contesto della celebrazione così come la formazione o l’infarinatura catechistica che abbiamo ricevuto, o semplicemente il “clima” cristiano nel quale siamo cresciuti ci portano quasi spontaneamente a riferire queste parole a Gesù di Nazaret, “profeta potente in opere e in parole” come direbbero i due di Emmaus, ma soprattutto Figlio di Dio incarnato, che si è fatto uomo per la nostra salvezza (come recitiamo ogni volta nel Credo). Ma siamo sicuri che non possa dirci altro questo versetto tratto dal Vangelo di Giovanni?

La risposta nella recensione Stefano Fernaroli a questo link:

La pace è frutto delle nostre mai

«Shalom, pace». Il termine ebraico “Shalom” indica diverse realtà, fra cui benessere, successo, prosperità, liberazione, salvezza, pace. Shalom indica la condizione di armonia della persona con sé stessa, con Dio, con il creato. In diversi paesi arabi la parola Shalom viene utilizzata nei saluti come augurio di bene e di pace; anche in Senegal i saluti in lingua wolof sono un augurio di pace: «Salam alekum – Malekum salam», un vero e proprio auspicio vicendevole dichiarando «La pace sia con te – La pace sia anche con te».


Nella Sacra Scrittura la pace è oggetto di benedizione (Nm 6, 26); i salmi presentano la pace come il dono di Dio per eccellenza (cfr. Sal 37, 11; 122, 6) la cui cura è affidata agli uomini; in diversi testi profetici la pace è vista nel senso di giustizia, diritto, accoglienza dei poveri, benessere, fedeltà. La pace, promessa per gli ultimi tempi, diventa la luce che guida il cammino del popolo.

Ma la storia dell’umanità è tragicamente segnata da guerre e conflitti di ogni genere e, nonostante i progressi culturali ed economici, oggi viviamo ancora il dramma di tante guerre che causano morti, sofferenze, migrazioni, precarietà, traumi fisici e mentali. In ogni guerra «qualcosa, forse molto, è morto per sempre… la gente che ha abbandonato quel Paese forse non tornerà. Le famiglie si sono divise… qualcosa forse è finito per sempre e molte amputazioni restano» (Andrea Riccardi, Il grido della pace, pp 33-34).

Ci sono, fra le altre, alcune “condizioni” fondamentali per poter vivere la pace, condizioni che sono vie per la pace: la giustizia, lo sviluppo, la libertà, il dialogo, l’educazione, il perdono, la preghiera. 

Qui vengono delineate da p. Flavio Facchin a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/parole-di-missione-pace/

Vivere la fede in mezzo agli altri

Per i cristiani della Lettera a Dionigeto la condizione diasporica fu insieme drammatica e affascinante, tanto da poter dire: “come l’anima è per il corpo, così i cristiani sono per la società”.

È la stessa condizione dei credenti nelle società moderne laiche e secolari nelle quali tutto è diaspora, poiché lo spazio pubblico è di tutti, credenti e non credenti. Anche i cristiani si percepiscono in un certo senso come fuori luogo in questa esistenza, vivendo in questo mondo, ma senza essere di questo mondo. Si sentono come dissimili da se stessi e come se non coincidessero con se stessi (S. Levi Della Torre). È il perenne dissidio tra l’essere diversi quando si è uguali a tutti gli altri, e l’essere uguali a tutti gli altri quando si è diversi....

La riflessione di Luigi Berzano è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202411/241130berzano.pdf



Religioni, messianismi, guerre

Dinanzi alla lunga durata della seduzione della guerra, della «normalità» dei massacri, dell’accettazione rassegnata della deumanizzazione come modalità ordinaria dello sguardo, del paradigma amico-nemico tornato a reggere i rapporti tra i popoli, del riarmo forsennato come prospettiva economica e politica dei prossimi anni, della messa in conto delle tecnologie più raffinate al servizio della distruzione e del controllo sociale, dell’inganno sistematico dell’informazione, l’interrogativo che è giusto porsi è se tutto questo sia semplicemente il frutto di una (discutibile) razionalità geopolitica ancorata alla cultura del si vis pacem para bellum o se non vi siano altre energie che attraversano menti e cuori e li rendono disponibili alla regressione antropologica di questi tempi.

In particolare è bene chiedersi, ancorandosi alla linea interpretativa della corruptio optimi pessima, quali pervertimenti delle tradizioni religiose operino nel sottosuolo dei conflitti che sono in atto o che si stanno preparando. Ne cito solo alcuni perché sono talmente evidenti che è impossibile non coglierli. Innanzitutto ci ferisce ogni giorno la grande bestemmia contro la propria tradizione spirituale che il governo di Israele, autoproclamatosi «stato del popolo ebraico» con una specifica connotazione religiosa, sta pronunciando ogni giorno, citando le Scritture e presentandosi come il nuovo sterminatore di Amalek e di tutto ciò che gli appartiene «senza avere alcuna pietà … e uccidendo uomini, donne, fanciulli e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini» (così il primo ministro citando il testo biblico). L’utilizzo strumentale della Scrittura per giustificare il ...

La riflessione di Matteo Marabini continua a questo link:

https://www.settimananews.it/religioni/religioni-messianismi-guerre/?utm_source=newsletter-2024-11-19

L’Italia: terra di missione?

È notorio che oggi l'evangelizzazione ma anche la normale cura pastorale non stanno attraversando un'epoca di grandi successi. Nulla di paragonabile a quella che fu la meravigliosa espansione della fede all'epoca degli apostoli. Né a quella dell'alto medioevo o dell'evangelizzazione delle Americhe, anche se i metodi di allora sono non solo improponibili oggi, ma anche difficilmente giustificabili. Né a quella grande stagione missionaria che è stata l'Ottocento, nonostante certe sue contaminazioni con le conquiste coloniali.

Bisogna, però, aggiungere che siamo così condizionati dalla millenaria tradizione di un'Europa tutta cristiana.Resta il fatto che da noi il lavoro pastorale è sempre più faticoso e spesso sottoposto a non poche frustrazioni. Viviamo un processo di cambiamenti che in altri Paesi è più avanzato, mentre noi operiamo in un guado, in cui stiamo avanzando lentamente, con il dovere di non abbandonare, fino a che non si estinguano, vecchie pratiche sacramentali e con la difficoltà di inventare vie nuove di approccio alle persone, adeguate a una situazione nella quale ciò che è in crisi non è, in realtà, la pratica religiosa, ma la fede. Ne deriva più che comprensibilmente, un senso pesante di frustrazione. E, non di rado, la tentazione di incrociare le braccia e, poi, di farlo effettivamente.

Non è questa un'esperienza, di per sé estranea alla vita del credente. Tutt'altro...

L'intero intervento di Severino Dianich è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202411/241130dianich.pdf



Mascolinità e “riserva maschile” nella Chiesa

Penso a Gesù disarmato e penso a Gesù che si cinge i fianchi con un telo di lino. Non riesco a vederlo assiso sullo scranno, con la mitria in capo e il pastorale in mano, circondato solo da maschi e, una prima osservazione interessante è che la parola “maschio” è legata alla parola “madre” (colei che dà la misura, l’ordinatrice) proprio da questa radice che custodisce una qualità essenziale dell’umano, ossia la capacità di darsi e dare ragione del mondo.

Se andiamo alla parola femminilità, rileviamo innanzitutto che questa parola deriva dal latino foemina, dove foe– è il radicale che rimanda ad un verbo che indica l’azione del succhiare e quindi dell’allattare, e mina è il suffisso participiale: “femmina” è colei che allatta, che nutre, che partorisce, che genera. Rispetto a “maschio”, che – si è detto – esplicita l’umano come capacità di dare e darsi ragione del mondo, “femmina” si fa carico di sottolineare il potenziale generativo legato all’atto singolo del mettere al mondo, del dare alla luce, ma anche al dispiegarsi del processo di generazione attraverso la nutrizione e la cura. E qui è interessante una seconda osservazione: posto che “femmina” è colei che genera e che allatta, anche “padre”, che viene dalla stessa radice del verbo “pascolare”, porta in sé l’idea del nutrimento e della cura: padre è colui che pasce, colui che nutre o procura il nutrimento....

L'intera conferenza di Anita Prati è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/mascolinita-riserva-maschile-nella-chiesa/?utm_source=newsletter-2024-12-03

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Conferenza tenuta il 29 ottobre 2024 al ciclo di studi «Il (non) posto della donna: la sfida della demascolinizzazione della Chiesa» dell’Instituto Humanitas Unisinos (Brasile). Sul canale YouTube dell’istituto universitario si può rivedere la registrazione video della conferenza. 

Dire la fede oggi. Un incontro promosso dalla Rivista Esodo con Luciano Manicardi

L’incontro promosso dalla Rivista Esodo è stato dedicato a Gianni Toniolo, Giuseppe Goisis, Giovanni Benzoni con i quali hanno condiviso la ricerca della fede nell'umano e nella storia. 

Contributi di: Luciano Manicardi, Paolo Bettiolo, Enrico Cerasi, Giovanni Trabucco, Giorgio Scatto.




Particolarmente interessante e stimolante il primo intervento di Luciano Manicardi, monaco di Bose a questo link:


https://www.youtube.com/watch?v=B7wjOUOYfxE&t=326s

Fine vita: “Apparecchio alla morte” con le DAT è l'invito della Pontificia Accademia per la vita

Cosa può fare ora la comunità ecclesiale? Di certo le lotte per ribadire asetticamente principi morali intangibili non possono più costituire il nostro stile. Siamo, invece, persuasi che sia compito urgente educare, ed educare al discernimento, perché a ogni coscienza sia riconosciuta la sua inviolabile dignità.


Il modulo delle DAT di Aggiornamenti sociali, riportato dal Piccolo lessico, consente a ciascuno di predisporsi – di “apparecchiarsi” avrebbe detto Alfonso – alle scelte riguardanti la conclusione della sua vita non solo da un punto di vista meramente medico, ma anche in ambiti che riguardano, per esempio, l’assistenza religiosa o spirituale, la donazione degli organi, la disponibilità a offrire il proprio cadavere per scopi scientifici. Aiuterebbe anche, mediante la scelta del fiduciario, a recuperare la dimensione relazionale della persona, guardando a questa figura non solo come un semplice “esecutore testamentario”, ma come un parente, amico o un esperto con cui dialogare sul tramonto della propria esistenza. ...

Il contributo al dibattito di Roberto Massaro è a questo link: