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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Visualizzazione post con etichetta Giubileo. Mostra tutti i post
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Debiti da rimettere, umanità da ritrovare

Nell’anno del Giubileo, papa Francesco è tornato su una richiesta che era già stata oggetto di una campagna internazionale in occasione del precedente Giubileo dell’anno 2000.


Il tema si chiama debito del Sud del mondo o, meglio, il debito che i governi dei Paesi più poveri hanno verso entità estere: non solo Banca Mondiale e governi di altri Paesi, ma anche soggetti privati come banche, fondi di investimento e fondi speculativi. Il debito estero è una porzione del debito pubblico di particolare importanza perché deve essere ripagato in dollari, in soldi, cioè, che si possono avere solo esportando i propri prodotti o attirando molti turisti, due attività non facilmente espandibili nel breve periodo. Nell’anno 2000 il debito estero dei 137 paesi a reddito medio e basso ammontava a 2mila miliardi di dollari, ma nel 2023 lo troviamo più che quadruplicato a 8.800 miliardi. In tema di debito, tuttavia, oltre ai termini monetari contano i ...

L'articolo di Francesco Gesualdi è a questo link:

La penitenza è un sacramento? Una domanda per la quaresima

Avvicinandosi la quaresima, il cammino ecclesiale dovrà porre di nuovo la domanda sul “fare penitenza” che sembra caratterizzare in modo particolare proprio questo tempo dei 40 giorni. E’ altrettanto ovvio che resta ancora molto facile identificare il “tempo di quaresima” con un momento opportuno per accedere con maggior frequenza e intensità al sacramento della confessione.


Questa sovrapposizione del “tempo di penitenza” con il “sacramento della penitenza” a suo modo appare istruttiva e indica, nella forma più chiara, una questione che merita di essere affrontata in modo esplicito. Per la coscienza della Chiesa fino al XVI secolo, ossia fino alle soglie del mondo moderno, la penitenza era una parte costitutiva della vita cristiana. Il “fare penitenza” era una dimensione ordinaria della vita dei battezzati, che nessuno confondeva con un sacramento diverso dal battesimo e dalla eucaristia. Per questo, nella terminologia che la scolastica ha introdotto, la penitenza è chiamata “virtù”, ossia una “capacità” di vivere il perdono, ricevuto da Dio ed esercitato verso il prossimo, che fa parte dei doni ricevuti con il battesimo. Questa penitenza, questa virtù che fa tesoro della esperienza battesimale, può però patire una crisi. Solo allora entra in campo il “sacramento della penitenza”, ossia il processo ecclesiale ...

L'analisi di Andrea Grillo continua a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/la-penitenza-e-un-sacramento-una-domanda-per-la-quaresima/?fbclid=IwY2xjawIuUDBleHRuA2FlbQIxMQABHXpVAQI375Wg6ixqGa8S03P1tRu7geelntND_9dB1pK-atsDj7tSdt-W6g_aem_MGnwzGbygsbzmzF_4NVLvw

Enzo Bianchi. Per l'Anno di Grazia del Signore del 2000: il sogno di Dio

Celebrare l’Anno di Grazia del Signore è accogliere un tempo nel quale impegnarsi con più intensità ad accogliere la misericordia del Signore. L’obbiettivo è rinsaldare, rinnovare, rinforzare la fede e, quindi, la vita cristiana che è la sola vera testimonianza data a Cristo. Questo è l’obbiettivo del Giubileo, niente altro. 

Si ripropone un intervento di Enzo Bianchi in occasione del Giubileo del 2000

Noi tutti, perché cristiani, perché Chiesa, dobbiamo vigilare affinché questa celebrazione non sia dominata dalla retorica o non resti prigioniera della gigantesca macchina economica messa in moto. 

Dovremo fare in modo che l’Anno di Grazia sia un evento “evangelico” e non mondano; sia memoria dell’evento dell’incarnazione; un atto di discernimento di fede; un modo per dire che Dio ci salva nella storia; un modo per confessare che la salvezza è “qui e ora”.

Ma cosa afferma la Parola di Dio sul Giubileo? Che cosa questo deve significare oggi nella nostra vita ecclesiale? Vediamo.

L'intervento diffuso per il Giubileo del 2000 è a questo link:

https://docs.google.com/document/d/1ijzDsU9ZUT4jNvaEcQ8IL2I_botXKDft/edit?usp=sharing&ouid=114460325361678368396&rtpof=true&sd=true

Carmine Di Sante. Il Giubileo è il sogno di Dio

L'Anno di Grazia in un mondo in bilico tra ospitalità ed appropriazione, gratuità e sfruttamento, giustizia e diseguaglianza, perdono e violenza è il sogno di Dio


Si ripropone la trascrizione non rivista dall'autore di un suo intervento in un incontro a Zelarino (VE) nella Comunità parrocchiale di S. M. Immacolata e S. Vigilio

Cos’è il Giubileo? Nel titolo dato a questo incontro il Giubileo è ospitalità contro l’appropriazione, è gratuità contro lo sfruttamento, è giustizia contro la diseguaglianza, è perdono contro la violenza. Racconterò queste cose cercando di articolarle attraverso che cosa la Bibbia dice che il Giubileo è e deve essere.


L'intera trascrizione è a questo link:

Parrocchia oggi: due piccole proposte concrete

Per trovare e ritrovare Gesù, la parrocchia è ancora valida? Proviamo a fare due passi concreti: chiudere la parrocchia un giorno per incontrare le persone e celebrare una sola messa domenicale


In questi giorni, in cui siamo entrati nel grande Giubileo della Speranza, mi sto interrogando su quali siano il significato e la grazia da chiedere per questo tempo… ho un sogno nel cassetto, cioè che l’anno di grazia giubilare ci faccia andare avanti con la riforma della Chiesa, in particolare con il cambiamento nelle e delle parrocchie. In tanti ambienti vediamo come il “vecchio” vada trasformato, ma si fa fatica a sognare e soprattutto a realizzare il nuovo. Ci fermiamo spesso solo a delle analisi. Mi aiutano a riflettere alcuni articoli pubblicati su “VinoNuovo”, in particolare “Parrocchia: la territorialità (forse) non è più una virtù”, “Se l’esaurimento delle parrocchie fosse provvidenziale?” scritti da Sergio Di Benedetto, e “Gesù ti guarda…Ma davvero dobbiamo andare d’accordo con tutti?” di Paola Springhetti.
Inoltre sono stato colpito in positivo da due passaggi dell’omelia del Vescovo Antonio Napolioni (Cremona) in occasione dell’apertura del Giubileo il 29 dicembre. Li riporto e poi offro alcune piste ...

L'intera riflessione di William Dalè a questo link:

https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/parrocchia-oggi-due-piccole-proposte-concrete/

Giubileo e indulgenze: una faticosa rilettura in tempo festivo del tempo laborioso

Come spesso accade, la inerzia della tradizione è un grande fiume, che porta con sé acqua limpida, acqua torbida e fango. La limpida acqua della misericordia diventa opaca e lascia solo fango, non quando si umanizza, perché questo deve essere, ossia umanità riconciliata, ma quando introduce automatismi e pretese formali e burocratiche, prive di vera giustificazione. 



Il fatto che il Giubileo sia una intensificazione della misericordia, di cui vive la Chiesa e ogni fedele, è senza dubbio, storicamente, un dato innegabile e da custodire gelosamente. Ma le forme che questa intensificazione ha conosciuto lungo i secoli possono velare, o addirittura oscurare, questo stesso elemento originario e insostituibile. Che il tempo sia attraversato dalla benevolenza di Dio è una delle verità fondamentali che la fede cristiana annuncia e riconosce. In quale forma questo oggi possa essere detto e praticato non può dare per scontata la evidenza intangibile delle forme storiche. Provo a mostrare, molto brevemente, i punti delicati di questa tensione, quando proviamo ad applicarla alle “indulgenze”.

L'intervento di Andrea Grillo è a questo link:

Anniversario del Credo di Nicea. “Occasione straordinaria per essere una luce di speranza nell’oscurità di un mondo diviso e ferito”

Il 2025 è l’anno in cui ricorrerà il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea. C’è un grande fermento nelle Chiese in vista di questo anniversario. Il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) organismo ecumenico, con sede a Ginevra che conta 332 chiese membro, ha deciso di designare il 2025 come anno ecumenico speciale. Ci saranno pertanto eventi, incontri, grandi celebrazioni che si svolgeranno tutto l’anno e in diverse regioni del mondo


Ricevendo a giugno una delegazione del Patriarcato ecumenico, Papa Francesco ha espresso l’auspicio che “la memoria di questo importantissimo evento possa far crescere in tutti i credenti in Cristo Signore la volontà di testimoniare insieme la fede e l’anelito a una maggiore comunione”. E in una lettera al Papa, il Patriarca Bartolomeo scrive: “attendiamo con impazienza e gioia spirituale la nostra commemorazione congiunta, nel 2025, del 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico tenutosi a Nicea”. Ne abbiamo parlato con il Rev. Prof. Dr. Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc)

L'intervista a Jerry Pillay è a questo link:



Giubileo 2025: un’esperienza che ci chiama a riconciliarci con la vita

Questo abbraccio è destinato a diventare scelta anche politica a strenua difesa del vivente, soprattutto nella sua fragilità di embrione e di malato terminale. La nostra fedeltà alla vita sarà la cifra che ci consentirà di cogliere il dono del Giubileo nella sua radicale autenticità


Il viandante-pellegrino che giungeva dinanzi al tempio di Delfi, dopo un viaggio più o meno lungo e accidentato, si trovava davanti alla scritta “Conosci te stesso!” che campeggiava sull’architrave del luogo sacro. L’analogia con la porta giubilare può essere facilmente percepita se si interpreta il detto pagano, come del resto fanno autorevoli esegeti, nel senso del “preciso significato che la scritta ‘conosci te stesso’ comunicava a chi entrava nel tempio per avere rapporto con Apollo e con il suo oracolo, gli studiosi hanno raggiunto un sostanziale accordo di fondo: Apollo invitava l’uomo a riconoscere la propria limitatezza e finitezza e, quindi, esortava a mettersi in rapporto col dio, appunto sulla base di questa precisa consapevolezza. Dunque, a chi entrava...

La riflessione di Giuseppe Lorizio continua a questo link:

Betlemme, l'agricoltore Daoud: io mi rifiuto di odiare, rifiuto la logica del nemico

A colloquio con la famiglia Nassar, fondatrice della fattoria Tent of Nations. Il proprietario dell'azienda, cristiano palestinese, racconta quanto sia esposta da decenni alle intimidazioni dei coloni israeliani e di come promuova una resistenza non violenta grazie a volontari che arrivano da ogni parte del mondo: Giubileo significa cambiamento, che una nuova era comincia. Spero porti giustizia e pace nella nostra regione


Essere fraterni. È più facile dalle proprie comfort zone, meno quando si vivono in prima persona situazioni reiterate di ingiustizia, sopruso, violenza. Dai pressi di Betlemme, la testimonianza di Daoud Nassar e della sua famiglia è la prova che, quando tutto concorre a reagire con spirito di vendetta, si può tuttavia imbracciare la strada del dialogo, della resistenza pacifica, incarnando lo stile autenticamente evangelico di Gesù che su quella terra ha camminato, insegnato, guarito. 

L'intervista di Antonella Palermo è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-12/betlemme-daoud-tent-of-nations-storie-speranza-pace.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Sperare, a caro prezzo

La speranza per il qui e ora domanda sforzo e attenzione, disponibilità e apertura. È l'invito di don Tonino Bello e di Bonhoffer


“La speranza a caro prezzo” è il titolo dell’intervento del vescovo Antonio Bello alla Marcia della Pace del 1992 (e anche di un suo libro, uscito nel 1999). Lo sguardo acuto di don Tonino – come veniva chiamato affettuosamente – si sofferma sulla realtà del tempo: le sue parole – rilette oggi – diventano ci aiutano a entrare nell’Avvento e nel prossimo Giubileo.
Don Tonino invita a far diventare il ‘qui e ora’ – a rischio di chiusura nel privato, nella paura, nell’indifferenza – una finestra aperta, da cui osservare

La riflessione di Enrico Palazzoli continua a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/sperare-a-caro-prezzo/

Verso il Giubileo 2025: Il potere delle indulgenze: il loro scandalo, il loro prodigio.

In vista del Giubileo del 2025, la Penitenzieria apostolica ha pubblicato le iniziative per ottenere l' indulgenza : tra queste, la rinuncia «a futili distrazioni» non solo reali ma anche virtuali. Una novità che mette al centro il triplice rapporto fra il peccatore, Dio e la Chiesa. È l'esperienza del mondo che incontra il trascendente, che si manifesta anche negli edifici di culto di più recente progettazione

Sopravvissute agli anni Sessanta le indulgenze, con il loro potere, scandalo e prodigio: usandolesi può girare le chiavi nella serratura del cielo; si può mettere in comunicazione Dio e l’uomo, il vivente e il defunto, la terra e l’ultraterreno.

Le indulgenze funzionano così. C’è anzitutto il peccatore: la sua colpa può esser stata cancellata dal confessore, ma egli resta in debito per il male compiuto e perciò è gravato dalle pene che merita di scontare; c’è Dio, infinitamente misericordioso eppure vincolato alla libertà dell’uomo, anche quella di peccare e di incorrere nelle pene conseguenti al peccato; e c’è la Chiesa mediatrice che amministra.

Le nuove indulgenze del 2025 si sforzano di comunicare concetti tanto lontani dalla «mentalità contemporanea». Nella bolla di indizione del Giubileo del 2016, le «pene temporali» diventano «il peso del peccato», «la forza del peccato che ci condiziona», «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri», il «residuo della conseguenza del peccato».

Per quanto notevole, lo sforzo è insufficiente per chi pretenda una comprensione moderna di che cosa sia questa ...

L'intero articolo si Sergio Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202407/240707ventura.pdf






 

Le parole difficili del giubileo

Se il peccatore non sentisse qualcuno che lo ama non avrebbe motivo di pentirsi, continuerebbe nella sua durezza del cuore, senza poter percepire il dolore del male commesso.


In effetti non me lo aspettavo. Ho passato in un analizzatore lessicale il testo della bolla di indizione del Giubileo del 2025, dedicato alla speranza, e la lettera di accompagnamento ad essa, scritta da Francesco al card. Fisichella. Su un totale di poco meno di 12 mila parole le dieci più presenti sono: speranza (98 volte), Dio (52), vita (51), Gesù Cristo (45), amore (29), essere (24), fede (24), grazia (22), Chiesa (20). Al contrario, le dieci parole meno presenti sono: pentimento (1), confessione (1), penitenza (1), colpa (1), sofferenza (2), pena (3), giudizio (5), dolore (5), peccato (6), bisogno (6).

Anche solo ad una percezione immediata appare davvero strano. Il giubileo è il tempo in cui la Chiesa invita i fedeli e tutto gli uomini alla riconciliazione con Dio. Tradizionalmente ciò passa dal riconoscere i propri peccati, dal confessarsi, fare penitenza e ottenere il perdono di Dio. Perciò le parole che risultano nel fondo della lista, sarebbero quelle più centrali nell’esperienza concreta del giubileo. E invece, nei due testi principali con cui si annuncia il prossimo giubileo sembra il contrario.

La riflessione di Gilberto Borghi continua a questo link:

Giubileo significa il ritorno delle indulgenze ... è necessaria una rilettura seria

Quando si avvicina un Giubileo, scattano le abitudini, quelle buone e quelle meno buone. Tra di esse c’è il recupero dall’armadio dello scheletro delle indulgenze. 


Dico lo scheletro a ragion veduta. Non credo che sia giusto presentare la indulgenza come “un grande regalo” che riceviamo nel Giubileo. Non è così. Ma, proprio per le ragioni addotte fin qui, la indulgenza non è un “regalo”, ma il “condono di un debito”. Nessuno può vedere il regalo che riceve, se non sa di avere un debito. E la fede non basta da sola. Occorre la coscienza che la penitenza non si fa né solo né anzitutto nel confessionale. Ed è questo che oggi manca quasi del tutto.

Una serena rilettura della tradizione può farci comprendere che non si tratta di considerare “troppo mercantile” la visione rifiutata da Lutero per salvare una prassi del XIV secolo. Si tratta invece, non contro  Lutero, ma anche con il suo aiuto, di riscoprire che cosa significa “fare penitenza”. Per questa esperienza la ferialità penitenziale corrisponde alla festività della eucaristia, non della indulgenza.

La rilettura delle indulgenze di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/e-se-le-indulgenze-sono-senza-materia/?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR02XKYbtkNuHlb8sonTuMgBqqNBBX59MSzicoyA2DTjGeMWPBwx39eC_mk_aem_ASsdKgeKK919ZgEcVBMUCRXU1EAPzmr1b7fluYSFXV7tRCLnhN0e2WoiIBP8dk4z96lBj0JsTzX7tQSq69mR44Gb

Il sogno del Papa per il Giubileo: tacciano le armi, abolire pena di morte e debiti per i poveri

Francesco consegna “Spes non confundit”, la Bolla d'indizione dell’Anno Santo 2025. Appelli per detenuti, malati, anziani e giovani in preda a droghe e trasgressioni. Il Pontefice annuncia che aprirà una Porta Santa in carcere, invoca il condono dei debiti ai Paesi poveri, maggiore natalità, accoglienza per i migranti e rispetto del Creato, auspica la creazione di un Fondo per abolire la fame e l’impegno di pace della diplomazia. “È troppo sognare che le armi smettano di portare distruzione?"


Qui di seguito i link a due articoli che presentano con stili e sottolineature diverse la Bolla di indizione dell'Anno Santo. Il terzo link porta al testo integrale della Bolla nella quale, al n. 17, si ricorda che nel 2025 ricorreranno 1700 anni dal Concilio di Nicea, evento fondante della nostra fede cristiana che non si può trascurare.
Il quarto link conduce alla descrizione del simbolo dell'Anno Santo che si presenta come una significativa "sintesi" grafica dei suoi obiettivi.

Una articolata sintesi nell'articolo di Vaticannews:

Una presentazione giornalistica nell'articolo del Sir:

Il testo integrale della Bolla di Indizione dell'Anno Santo:

Il logo del Giubileo del 2025 e il suo significato

Si tratta di un’immagine con quattro figure stilizzate che indicano l’umanità proveniente dai quattro angoli della terra, l’una abbracciata all’altra, per indicare la solidarietà e la fratellanza che devono accomunare i popoli, con l’apri-fila aggrappato alla croce, segno della fede, che abbraccia anch’essa, e della speranza, che non può mai essere abbandonata. 

Le onde sottostanti sono mosse per indicare che il pellegrinaggio della vita non sempre si muove in acque tranquille. E per invitare alla speranza nelle vicende personali e quando gli eventi del mondo lo impongono con maggiore intensità, la parte inferiore della Croce si prolunga trasformandosi in un’ancora – metafora della speranza -, che si impone sul moto ondoso. Non è casuale la scelta cromatica per i personaggi: il rosso è l’amore, l’azione e la condivisione; il giallo/arancio è il colore del calore umano; il verde evoca la pace e l’equilibrio; l’azzurro/blu richiama la sicurezza e la protezione. Il nero/grigio della Croce/Ancora, rappresenta invece l’autorevolezza e l’aspetto interiore. L’intera raffigurazione mostra anche quanto il cammino del pellegrino non sia un fatto individuale, ma comunitario e dinamico che tende verso la Croce, anch’essa dinamica, nel suo curvarsi verso l’umanità come per andarle incontro e non lasciarla sola, ma offrendo la certezza della presenza e la sicurezza della speranza. Completa la raffigurazione, in verde, il motto del Giubileo 2025, Peregrinantes in Spem. Il logo, aggiunge monsignor Fisichella rappresenta “una bussola da seguire e un comune denominatore espressivo capace di permeare in modo trasversale tutti gli elementi che orbitano intorno alla celebrazione dell’evento Giubilare” ed esprime l’identità e il tema spirituale peculiare, racchiudendo il senso teologico intorno al quale si sviluppa e si realizza il Giubileo.

il 2024 in preparazione all'Anno Santo il Papa ha chiesto di dedicarlo alla preghiera: personale o comunitaria è un incontro

Cogliamo l’occasione dell'Anno della preghiera indetto da Papa Francesco per rivisitare la qualità della nostra preghiera. Incontrare il Signore, anche nel deserto, è attenderlo nel silenzio, è fermarsi nella solitudine in Lui, è dare un nome alla Sua presenza, è mettersi in ascolto, è divenire consapevoli che Egli è sempre presente nella nostra vita, in quella degli altri, nella storia, anche quando ce ne dimentichiamo. Lasciandoci amare, coltiviamo uno stile cristiano che riflette costantemente una vita di fede

Il 21 gennaio 2024, in occasione della domenica della Parola, Papa Francesco ha dato inizio all’Anno della preghiera in preparazione al Giubileo del 2025.

Perché un anno dedicato alla preghiera? Non è questione di apprendere nozioni sull’argomento, quanto vi è l’urgenza di riscoprire o rivitalizzare la relazione con Dio, di far memoria che il Padre di Gesù Cristo e Padre nostro sempre ci attende con amore fedele e che è presente nella nostra vita.

Papa Francesco durante una catechesi sulla preghiera ha affermato: “La preghiera è uno slancio, è un’invocazione che va oltre noi stessi: qualcosa che nasce nell’intimo della nostra persona e si protende, perché avverte la nostalgia di un incontro. Quella nostalgia che è più di un bisogno, più di una necessità: è una strada. La preghiera è la voce di un ‘io’ che brancola, che procede a tentoni, in cerca di un ‘Tu’. L’incontro tra l’’io’ e il ‘Tu’ non si può fare con le calcolatrici: è un incontro umano e tante volte si procede a tentoni per trovare il ‘Tu’ che il mio ‘io’ sta cercando”...

La sintesi di Diana Papa continua a questo link:

https://www.agensir.it/chiesa/2024/05/11/la-preghiera-personale-e-comunitaria-un-incontro-damore-col-signore/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2