e-mail della Parrocchia: ss.risurrezione@patriarcatovenezia.it - Telefono e Fax: 041-929216 - ........................................................................... e-mail del Blog: parrocchiarisurrezionemarghera@gmail.com

Post in evidenza

Notizie su questo Blog

Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Al centro mettete sempre l'amore con lucidità, coraggio: da questo dipende la verità del vostro servizio


Le nostre fragilità, che sono le stesse di un bambino, sono abbracciate da Cristo. In quell’abbraccio non l’abbiamo più bisogno di fingere. Ecco perché siamo chiamati ad accogliere gli altri nella loro fragilità. È Gesù stesso che accogliamo in quel momento.

Gesù abbraccia il più piccolo perché nessuno sia perduto. Gesù parte dal più piccolo dei piccoli perché nessuno si sente escluso. Il mondo nuovo, nasce da un verbo ripetuto quattro volte: “chi accoglie uno solo di questi bambini, accoglie me; chi accoglie me non accoglie me ma colui che mi ha mandato”. Ecco perché la chiesa o è accogliente o non è.

Gesù sembra dire i suoi: “Al centro mettete sempre l’amore”. È questa l’unica ragione per scegliere l’ultimo posto con la certezza che sia il primo. L’amore è l’unico motivo logico per accettare un capovolgimento illogico.

 

Paolo De Martino

 



Possiamo anche supporre che Gesù ripeta “Il Figlio dell’Uomo sta per essere consegnato nella mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà” per i suoi discepoli ma anche per sé. Soprattutto nel vangelo di Marco dove Gesù, per quanto sappia ciò a cui va incontro, resterà turbato, angosciato e spaventato dal suo cammino verso la croce. Gesù ripete ciò a cui deve acclimatarsi, ripete ciò che deve assumere, ripete gli eventi che lo riguarderanno e che non basta conoscere per saperli anche affrontare. E Gesù appare certo di quanto deve succedere. Se anche si tratta di eventi futuri, il verbo utilizzato per esprimerli è un presente (“viene consegnato” è la traduzione esatta di Mc 9,31), quasi a dire la certezza di questi eventi. 

Ma esprime queste cose che lo riguardano con lucidità, coraggio e dolcezza. Gesù sta qui insegnando ai suoi discepoli non solo la direzione del cammino, ma anche il come affrontarlo. E tre sono le indicazioni: lucidità, coraggio, dolcezza. Lucidità: niente illusioni, niente sogni, ma realismo. Coraggio: quello che traspare in Gesù, ma che è anche la risolutezza a cui è chiamato il discepolo, la forza che dovrà animarlo. E infine la dolcezza: nessuna amarezza da parte di Gesù; nessuna accusa, nessuna invettiva, nessuna recriminazione, nessuna minaccia o parola violenta verso quanti lo accuseranno. E forse non c’è testimonianza più convincente della sua buona coscienza e della sua giustizia che questa mitezza. Parole aspre e difficili per chi le pronuncia come queste che dice Gesù sono tanto più credibili perché espresse con dolcezza, pace e serenità, senza astio e risentimento. Gesù annuncia un’azione che subirà, anzi un’azione che ne comporta tante altre, sgradevoli, umilianti, dolorose, violente e ingiuste. Ma soprattutto Gesù intuisce che nel suo futuro c’è anche il non poter determinare e controllare gli eventi e l’accettazione di essere consegnato in balia degli uomini. 

Luciano Manicardi

 

 

 

Al termine di questo brano evangelico, soprattutto chi è pastore nella comunità si domandi se, tenendo il primo posto, essendo chi presiede, il più grande, sa anche tenere l’ultimo posto e sa essere servo dei fratelli e delle sorelle, senza sogni o tentativi di potere, senza ricerca di successo per sé, senza organizzare il consenso attorno a sé e senza essere prepotente con gli altri, magari sotto la forma della seduzione. Da questo dipende la verità del suo servizio, che potrà svolgere più o meno bene, ma senza desiderio di potere sugli altri o, peggio ancora, di strumentalizzarli.

Enzo Bianchi

Il foglietto "La Resurrezione" di Domenica 19 settembre 2021




 

Piccola Rassegna Stampa: una selezione di temi .... (11 segnalazioni)

Questa piccola "Rassegna Stampa" fatta di indicazioni di articoli (con relativo link) su temi che si ritengono interessanti per le attenzioni spesso sollecitate nella nostra Comunità. Un breve sommarietto ne anticipano il contenuto così si può scegliere quello che eventualmente interessa. In ogni caso anche solo la titolazione e il sommarietto offrono una informazione.

 



Questa edizione è divisa in blocchi ordinati:

 

·   4 notizie su Situazioni Internazionali 2 dei quali “foto-notizie” 

(malnutrizione; inondazioni in Sudan; Etiopia; rotta balcanica)

·   2 articoli sul Cammino Sinodale

(dell’arcivescovo di Bologna Zuppi e sulla tentazione di minimizzare il cammino sinodale)

·   2 articoli sul G20 delle Religioni 

(il messaggio di Papa Francesco e una sintesi del tema)

·   2 articoli sul Viaggio del Papa in Ungheria 

(i simboli del pane e della croce; necessità di unità per la testimonianza)

·   1 articolo di Spiritualità 

(li Spirito soffia dove vuole: i laici stanchi di essere emargianti)

 


                                    Situazioni Internazionali

 



 

 

 

 













Etiopia, altri 125 morti. Appello per la pace di papa Francesco 

di Fabrizio Floris in il manifesto del 12 settembre 2021

 

in Etiopia dove non si muore più come umani, ma come formiche. Decine, centinaia alla volta.

 

 

L'umanità interrotta sulla rotta balcanica 

di Serena Tarabini in il manifesto del 15 settembre 2021

 

A distanza di mesi dall'incendio del campo di Lipa, al confine tra Bosnia e Croazia poco o nulla è cambiato. Migliaia di migranti afgani e pakistani vivono in condizioni abominevoli

 

 

Cammino Sinodale

 

Zuppi: l'Anno di Nicodemo per passare dal buio alla luce 

di Chiara Unghuendoli in Avvenire del 12 settembre 2021

 

Cammino sinodale e missione verso gli adulti (evangelizzazione e ri-evangelizzazione) le due direttive per l'Anno pastorale. Nicodemo è l'«adulto vecchio» che però desidera rinascere. La pandemia è stata un'occasione favorevole, «siamo stati tutti costretti a seminare in maniera diversa da come eravamo abituati».

 

L'ultima tentazione 

di Pietro Pisarra in baptises.fr del 8 settembre 2021 (nostra traduzione)

 

L'ultima tentazione sarebbe minimizzare la portata del cammino sinodale, riducendolo ad una faccenda interna, di organizzazione. O a una campagna di marketing, per rilanciare un prodotto scaduto. E se il sinodo fosse l'ultima chance, il kairòs da cogliere? Aggrapparsi ad un modello moribondo o accettare di perdere tutto per trovare la vita?

 

 

G20 delle Religioni

 

La sfida del «G20 delle religioni» 

di Lucia Capuzzi in Avvenire del 12 settembre 2021

 

"Time to heal", tempo di guarigione. Di prendersi cura gli uni degli altri. «L'autentica risposta religiosa al fratricidio è la ricerca del fratello», ha scritto papa Francesco, nel messaggio inviato ai partecipanti. «La strada della pace non si trova nelle armi, ma nella giustizia. Tre impegni comuni: «noi non uccideremo», «noi ci salveremo», «noi ci perdoneremo».

 

Il G20 delle religioni 

di Alberto Melloni in la Repubblica del 11 settembre 2021

 

Agli studiosi tocca ricordare che quelle che entrano in dialogo non sono le "essenze" delle religioni, ma le culture che le veicolano. Questo scarto consente di sperare che i patrimoni di compassione che ciascuna tradizione porta con sé, possano prendere o riprendere vita anche dove hanno prevalso le ermeneutiche dell'odio, della discriminazione, della falsificazione religiosa.

 

 

Il viaggio del Papa

 

 

«Disonorato il nome di Dio», tuona il papa 

di Dorella Cianci in il manifesto del 15 settembre 2021

 

«Il viaggio di Francesco è denso di simboli, dal pane alla croce e questi son tutti simboli che non dividono, che non emarginano e non rappresentano strumento di pregiudizio. Ma chi non ha compreso, nel discorso alla nostra comunità ebraica, la condanna sia di Tiso sia dei sovranismi, nel dire che la croce non può essere un simbolo politico?

 

Il Papa da Budapest: la Croce? Allarga le sue braccia per tutti 

di Mimmo Muolo in Avvenire del 14 settembre 2021

 

«È difficile esigere un'Europa più fecondata dal Vangelo senza preoccuparsi del fatto che non siamo ancora pienamente uniti tra noi nel continente e senza avere cura gli uni degli altri». «Anche se non condividiamo la stessa mensa eucaristica, possiamo insieme ospitare Gesù servendolo nei poveri».

 

 

Spiritualità

 

Lo Spirito soffia dove vuole, non soltanto sul clero. Paule Zellitch 

di Federica Tourn in Jesus del settembre 2021

 

I laici, e le donne in prima fila, sono stanchi di essere emarginati, trattati come bambini incapaci di prendere una direzione, le loro competenze ignorate e i loro carismi sottovalutati. «Le gerarchie sembrano dimenticare che lo Spirito soffia dove vuole, non solo sul clero», aggiunge con un sor­riso. «Le gerarchie temono la libertà di pensiero dei laici: ma obbedienza non significa abdicare all'intelligenza e allo spirito critico, significa seguire Cristo».

 

 

Sabato 25 settembre: XVIII Festa del Creato


 

Di fronte a Dio siamo unici, ma non figli unici

Ecco la meditazione su Genesi 4 durante la cerimonia liturgica di apertura del G20 interreligioso affidata a Lidia Maggi.

"Siamo ancora la generazione di Caino, quando riteniamo che la singolarità della nostra fede coincida con l'esclusività, quando condanniamo la diversità religiosa, la censuriamo, fino a calunniare l'altro... Oggi, più ancora che in altri momenti storici, abbiamo bisogno di metterci in ascolto delle parole che Dio dice a Caino, di quella sapienza dell'umano che esse veicolano. Di quell'umano che Dio ha creato a sua immagine."


Che cosa ha deformato il tuo sguardo, Caino? Cosa ti ha fatto credere che Abele ti rubasse la scena della vita? Perché hai voluto essere tu quello la cui offerta veniva guardata da Dio? Non ti eri accorto della disparità tra te e tuo fratello minore? Non ti eri accorto che tutti i riflettori della vita erano già puntati su di te? Non ti hanno raccontato del canto di giubilo di tua madre, quando ti ha dato alla luce? “Ho acquisito un figlio con l'aiuto di Dio!”. Ti ha chiamato Caino, colui che è stato aggiunto, acquistato. Bene prezioso, decisivo: tu sei colui che ha dato il La alla sua vocazione di madre di tutte le genti. Per Abele, nessun canto, nemmeno una parola. Per lui solo un nome (nomen omen): nome presagio, che già riassume l'effimero della sua esistenza, Abele, soffio, futile esistenza destinata, come la brina, a svaporare al primo sole. E insieme al nome, una professione da nomade, di chi non può radicarsi nella terra: Abele, il pastore. Tu, invece, avevi ricevuto in eredità la vocazione originaria dell'umano, quella di custodire e coltivare la terra. Per il secondogenito, nessun canto; e un’identità definita solo in relazione a te: Abele, fratello di Caino.
..... 

continua a questo link: 



Lidia Maggi, teologa, è pastora battista in servizio a Varese. Oltre alla cura delle chiese a lei affidate, si occupa di formazione e di dialogo ecumenico. E' responsabile della rivista "La Scuola domenicale". Collabora con diverse riviste cattoliche (Rocca, Mosaico di pace, matrimonio...) e protestanti su temi biblici e di dialogo ecumenico ed interreligioso.


Il reportage di Federica Tourn per Jesus su Venezia, le religioni presenti e anche la Parrocchia della Risurrezione

 Federica Tourn aveva visitato anche la Parrocchia della Risurrezione una domenica di inizio giugno. In agosto è stato pubblicato il suo reportage su Jesus.

Di seguito il brano dedicato alla Parrocchia e, in calce, le immagini dell'intero articolo.

Fra tanti luoghi di culto, nel centro storico di Venezia manca però la moschea: sarà per il secolare timore degli ottomani che percorre ancora gli antichi palazzi della Serenissima, o piuttosto per una sempre attuale diffidenza verso il diverso e in particolare per la legge regionale “anti moschee” approvata nel 2016, che impedisce la costruzione di edifici destinati ad attività di carattere religioso in zone centrali e senza un’apposita convenzione con il Comune. Non basta comunque una norma discriminatoria a cancellare la realtà di un’immigrazione che da anni ormai costituisce l’ossatura, non soltanto dei servizi ricettivi, ma anche della cantieristica navale di Porto Marghera. Nel veneziano infatti oggi si contano 25 mila musulmani, originari di 33 Paesi diversi, che si organizzano per la preghiera e il culto, con o senza l’aiuto delle istituzioni: il Centro culturale islamico di Marghera, fondato nel 2008, è frequentato da 600 fedeli ogni venerdì e altri cinque centri sono atti- vi sul territorio. «Il mondo è cambiato e dobbiamo tutti prenderne atto», conferma l’imam di Marghera Hamad Mahamed. «Aumentano i matrimoni interreligiosi e le nuove generazioni si sentono italiane: oggi non è più il tempo delle divisioni ma dell’integrazione di tutte le fedi». Un dialogo che l’imam porta avanti da anni con don Nandino Capovilla, parroco alla Cita, storico quartiere popolare alla periferia di Mestre. Una storia di fratellanza che, sullo slancio del documento di Abu Dhabi, si è rinsaldata nella Fraternità cristiano-islamica di Venezia e che è pane quotidiano nella predicazione di don Nandino, ex coordinatore nazionale di Pax Christi. La canonica della parrocchia della Risurrezione, stretta fra la ferrovia e i palazzoni, è un porto sicuro dove migranti e senzatetto sono accolti e possono rendersi utili grazie alle tante iniziative messe in campo dal sacerdote e dai volontari che collaborano con lui: le cene del “Roof garden”, che dal 2016 hanno messo in cucina più di 80 ragazzi, le colazioni della domenica, il barbiere per tutti, l’orto e le arnie solidali e soprattutto il progetto “Jumping”, 13 appartamenti destinati a 56 persone che cercano di integrarsi dopo il percorso migratorio. Sono i frutti della Casa di Amadou, dal nome degli appuntamenti del giovedì in canonica, quando fedeli e migranti prima del Covid avevano l’abitudine di incontrarsi per un aiuto, due chiacchiere, una cena insieme. 

«Viviamo una bella esperienza di fede», testimonia don Nandino. «Il respiro evangelico lo sentiamo nell’aprire le porte a chiunque abbia bisogno, che siano poveri, musulmani o migranti». La sua casa è lo specchio della sua predicazione, fra installazioni che ricordano i morti nel Mediterraneo, un ritratto dell’imam nella “moschea” della Cita, i disegni dei bambini e una cartolina con papa Francesco che si accompagna a una di Che Guevara, Tu ejemplo vive, tuas ideas perduran. Sacerdote che sa attraversare i confini con delicatezza e determinazione, don Nandino una volta al mese predica su un tema sociale nella cappella dell’Hospidalito, dedicata a Oscar Romero, e sono in tanti a venire ad ascoltarlo mentre parla di nucleare, di Pfas che inquinano l’acqua, di profughi. «Qui sperimentiamo una pastorale diversa», spiega con un sorriso. E poi conclude: «Mi piace pensare che siamo una Chiesa in uscita, e non per le processioni, ma per vivere in mezzo alla gente». 








Siamo minuscoli ma con un cuore forte e resistente



"Ogni casa e ogni albero ci ospitano e ci danno ombra. Io da piccolo giocavo e dormivo sotto un albero del villaggio in Afghanistan" Con grande commozione il giovane Gholam Najafi ha ricordato con una poesia la sua terra prima di piantare un ulivo nell'Orto di Quartiere alla Cita. Ha invitato tutti i numerosissimi presenti a fare una preghiera "perchè come tutti gli alberi portano frutti, questo ulivo porti pace al popolo afghano!".

Ha conquistato tutti la profondità di questo giovane afghano rintrato dal suo Paese pochi giorni prima della tempesta ma ora incredibilmente determinato a non rinunciare ai suoi progetti di rientrare presto per costruire una scuola nel suo villaggio.
"Tra due famiglie" è il titolo dell'ultima opera in uscita in questi giorni per le Edizioni La Meridiana e la presenza a Marghera anche di Susanna e Jacopo, che l'hanno adottato e accompagnato in questi anni, ha reso anche l'Eucarestia vissuta in chiesa, una speciale e unica invocazione di pace.
Il Salmo era tratto da frammenti di sue poesie e il ricordo dei defunti è stato espresso sia per i cristiani che i musulmani. Al gesto di pace, poi, Gholam ha invitato tutti a donare al proprio vicino uno sguardo e un gesto pronunciando in lingua Farsi non solo la parola pace, "Sohl", ma anche quella ancora più forte di "Hamsisti" che significa "convivere nella stessa terra", "vivere in tolleranza".
Mentre i presenti guardavano commossi il piccolo ulivo che il contadino e pastore Gholam aveva piantato, tutti ammiravano l'ostinata volontà di questo giovane di lottare per l'autodeterminazione del popolo afghano ascoltando un'altra sua poesia:
"Anche noi come le piante che crescono lentamente, in assenza di sole e in un clima rigido, riusciamo a crescere, a fiorire. Siamo minuscoli ma con un cuore forte e resistente"