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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione

La Chiesa  è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare.  

In calce il link al Documento di convocazione della Chiesa Italiana e quello del sussidio del Patriarcato di Venezia

Un interrogativo di fondo spinge e guida: come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?


Affrontare insieme questo interrogativo richiede di mettersi in ascolto dello Spirito Santo, che come il vento «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va» (Gv3,8), rimanendo aperti alle sorprese che certamente predisporrà per noi lungo il cammino. 


Si attiva così un dinamismo che consente di cominciare a raccogliere alcuni frutti di una conversione sinodale, che matureranno progressivamente. Si tratta di obiettivi di grande rilevanza per la qualità della vita ecclesiale e lo svolgimento della missione di evangelizzazione, alla quale tutti partecipiamo in forza del Battesimo e della Confermazione. Indichiamo qui i principali, che declinano la sinodalità come forma, come stile e come struttura della Chiesa:


1.     fare memoria di come lo Spirito ha guidato il cammino della Chiesa nella storia e ci chiama oggi a essere insieme testimoni dell’amore di Dio;


2.   vivere un processo ecclesiale partecipato e inclusivo, che offra a ciascuno – in particolare a quanti per diverse ragioni si trovano ai margini – l’opportunità di esprimersi e di essere ascoltato per contribuire alla costruzione del Popolo di Dio;

 

3.    riconoscere e apprezzare la ricchezza e varietà dei doni e dei carismi che lo Spirito elargisce in libertà, per il bene della comunità e in favore dell’intera famiglia umana;

 

4.  sperimentare modi partecipativi di esercitare la responsabilità nell’annuncio del Vangelo e nell’impegno per costruire un mondo più bello e più abitabile;

 

5.     esaminare come nella Chiesa vengono vissuti la responsabilità e il potere, e le strutture con cui sono gestiti, facendo emergere e provando a convertire pregiudizi e prassi distorte che non sono radicati nel Vangelo;

 

6.  accreditare la comunità cristiana come soggetto credibile e partner affidabile in percorsi di dialogo sociale, guarigione, riconciliazione, inclusione e partecipazione, ricostruzione della democrazia, promozione della fraternità e dell’amicizia sociale;

 

7.     rigenerare le relazioni tra i membri delle comunità cristiane come pure tra le comunità e gli altri gruppi sociali, ad esempio comunità di credenti di altre confessioni e religioni, organizzazioni della società civile, movimenti popolari, ecc.;

 

8.     favorire la valorizzazione e l’appropriazione dei frutti delle recenti esperienze sinodali a livello universale, regionale, nazionale e locale.



Il Documento Nazionale: 



 Patriarcato di Venezia: "Un processo da avviare, un orizzonte per camminare assieme"

http://www.patriarcatovenezia.it/wp-content/uploads/2021/08/Orizzonte-Pastorale-2021.pdf

Sinodo: il documento preparatorio è ricco di sorprese

Continuiamo con la pubblicazione di articoli sul prossimo Sinodo molti dei quali segnalati nella nostra "Piccola Rassegna Stampa" in genere postata il venerdì. È un contributo al cammino che ogni Comunità è chiamata a fare


Con la pubblicazione del documento preparatorio (presentato insieme a un Vademecum per i vescovi) si è formalmente avviato il processo del “Sinodo 2021-2023. Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” – che verrà inaugurato, a livello di Chiesa universale, il 9-10 ottobre a Roma (e la settimana dopo nelle Chiese locali).

Si tratta di un testo agile e, sotto alcuni punti di vista, sorprendente. Una ventina di pagine, con una veste grafica curata e accattivante, senza ridondanze di un magistero più impegnato a citare se stesso che a istruire l’avvio di un processo del pensare e fare insieme. Poche le note a piè pagina, che nel passato servivano ad assicurare, mediante una continuità costruita artificialmente, che di fatto nel sinodo in via di preparazione non sarebbe successo nulla (o poco).

Un destinatario inedito

Qui inizia la sorpresa del lettore assuefatto da anni di lettura di documenti ecclesiali. Di quello che ha in mano ora, non è più lui il destinatario – lo sono, invece, le comunità locali, le parrocchie, i cristiani e le cristiane comuni. Lo sforzo di redigere un testo per questi soggetti ecclesiali è evidente, e merita di essere sottolineato. Soprattutto perché il documento preparatorio non dice a essi cosa devono fare, ma rivolge delle domande le cui risposte possono giungere solo dalle pratiche quotidiane della fede vissuta insieme in comunità.....


Continua a questo link: 

http://www.settimananews.it/sinodo/sinodo-il-documento-preparatorio/?fbclid=IwAR3Wu4tJJIlan9PWkOvkEs-5dipKWlrNA4PyMaUcC-k_dhwp-DLiZUB5hGs



La conta delle vittime è un buio viscido che inghiotte il futuro di tutti

Oggi 13 settembre la conta è arrivata ad 80 donne uccise. 

Spesso si legge che alla base c'era la richiesta di separazione della moglie o la separazione avvenuta. 

Si dovrebbe invece dire che alla base della separazione c'era la violenza di lui. 

La separazione è una conseguenza, non la causale femminicidio.                        

                             

Sonia Lattari, morta dissanguata, oggi, 13 settembre 2021.
Giuseppina Di Luca, una coltellata dietro l'altra, oggi, 13 settembre 2021.
Rita Amenze, svariati colpi di pistola, venerdì 10 settembre 2021.
Angelica Salis, numerose lesioni d'arma da taglio, giovedì 9 settembre 2021.
Ada Rotini, numerose coltellate, mercoledì 8 settembre 2021.
Piera Muresu, viva per miracolo, martedì 7 settembre 2021 attualmente in rianimazione.
Sardegna, Sicilia, Veneto, Lombardia, Calabria ...
In soli 7 giorni 5 donne uccise, 80 dall'inizio di questo 2021, una viva per un soffio.
Io credo di non avere più lacrime, sento ribollire una rabbia immensa e crescere sempre più forte la paura che qualsiasi cosa si faccia sia come scopare il mare. Ho la mente piena di tutte le donne accolte nelle case protette e mi sembrano sempre troppo poche rispetto alle croci che dobbiamo piantare un giorno dopo l'altro. 
Mi chiedo quante volte non si sia riuscito ad arrivare in tempo, cosa si possa fare per salvarne di più, cosa si debba cambiare perché la prevenzione sia più efficace. 

La conta delle vittime è un buio viscido che inghiotte il futuro di tutti.

Benedetta Rizzi

(Psicoterapeuta - Post su Facebook)

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È ora di far rete per una educazione all'affettività che esca dall'idea di possedere una persona

C'è una mentalità antica e però ancora troppo diffusa che va sconfitta. Quella che una volta descritto bene Dacia Maraini, osservando che l'idea arcaica: "io ti amo e quindi ti posseggo" è ancora moneta corrente e costituisce la base di molti, troppi rapporti sentimentali".
Dobbiamo renderci conto che per combattere realmente la violenza c'è bisogno di una rivoluzione culturale, di una profonda volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone. Serve davvero, se possiamo definirlo così, un nuovo alfabeto delle relazioni. Fatto di riconoscimento delle differenze, di parità e prima ancora di rispetto. Un alfabeto di da imparare i film sui banchi di scuola, per potersi relazionare agli altri, così come si imparano le lettere i numeri per scrivere e far di conto, come si diceva una volta.
Sono convinto che le scuole possono e debbono essere potenti agenti di cambiamento, con iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione che diano alle bambine e i bambini i primi decisivi strumenti, alle ragazze e ai ragazzi autonomia e capacità di analisi. Un avere propria educazione sentimentale, insomma. Ci sono tante esperienze positive ma è il momento di metterli in rete, di fare sistema, andando oltre la bolla volontà dei singoli.
Diffondere una cultura che valorizzi e rispetti la differenza di genere, che sradichi una volta per tutte ogni forma di violenza sulle donne, e davvero che migliori investimenti sul futuro che la nostra società possa fare.
Andrea Martella
(da una sua lettera a Il Gazzettino del 13 settembre 2021)

Una domenica speciale con Gholam ...

Sarà bello pregare assieme a Gholam per la pace in Afganistan dove è nato, piantare un ulivo assieme a lui, ascoltare i suoi racconti, raccolti anche in un libro che sarà possibile acquistare.


Se vuoi sapere di più su Gholam, guarda i due post pubblicati sul Blog il 23 agosto e il 3 settembre

questi i link:

https://parrocchiarisurrezione.blogspot.com/2021/09/le-notizie-non-bastano-e-possibile-fare.html

 https://parrocchiarisurrezione.blogspot.com/2021/08/larrivo-dei-talebani-e-la-resa-del.html

XXIV PA - Mc. 8,27-35

La croce non è imposizione dall'alto, non è invito a soffrire ma a scegliere nella nostra libertà che incontra la Scrittura, la Parola di Dio che interpella e chiede una risposta ...


Il brano di oggi è il centro dell’Evangelo di Marco è la parte più importante, il suo cuore, la sintesi del progetto che desidera presentarci la buona notizia di Gesù in mezzo a noi. Quella che viene conosciuta come la professione di fede di Pietro di fronte alle domande di Gesù, di fatto ci svela il filo conduttore che ha seguito Marco nel presentarci la figura del Signore che ha spesso attirato su di sé l’incomprensione di chi lo ha ascoltato, di chi lo ha sentito parlare, di chi lo ha visto operare in mezzo a loro, ma anche l’attenzione di chi scopriva in lui l’autorevolezza del suo agire, del suo parlare ed incominciava ad interrogarsi su di lui come siamo venuti facendo noi, seguendo Marco lungo il suo Vangelo.

Fino a questo punto in Marco, i discepoli sono coloro che interrogavano e si interrogavano su Gesù iniziando a seguirlo, ora invece è Gesù ad interrogarli ponendo due domande in sequenza: “chi dice la gente che io sia? (… e, subito dopo) e voi, chi dite io sa?”. Lo fa mentre camminano, tra la gente e i villaggi attorno a Cesarea di Filippo, in territorio “straniero”. 

Anche a noi sono costantemente rivolte queste due domande lungo tutta la nostra vita, mentre camminiamo nella storia tra tutti gli uomini, non mentre stiamo nell’alveo tranquillizzante della nostra Comunità, ma nei luoghi di lavoro e in tutti gli ambienti che frequentiamo.

Le risposte che i discepoli riportano a Gesù raccolgono le voci di chi cosa dicono di lui: “Giovanni Battista, Elia, o qualcuno dei profeti”. Sono risposte che, certo, intuiscono che in Gesù c’è qualcosa di straordinario, ma non riescono ad andare oltre e, soprattutto, a lasciarsi interrogare da Lui nel profondo.

Pietro però da una risposta precisa con quella professione di fede che diventerà la nostra: “tu sei il Cristo”.

L’assenso che Gesù da a questo riconoscimento non è diretto, avviene nell’imporgli “severamente di non parlare (di non dire questo) di lui a nessuno” e, subito dopo, fa un discorso duro annunciando la sua passione. Pietro rifiuta questa prospettiva. Qui sta il cuore al quale Marco vuole guidarci interrogandoci su quel Gesù che abbiamo incontrato e mostrandoci che non si riesce a capirlo senza accettare il progetto di salvezza che la croce porta a compimento. 

Non si può incontrare Cristo se rifiutiamo la sua croce, cioè è la buona notizia di un Dio che sta con gli uomini fino a morire con loro e per loro, per poi risorgere. Ora Gesù apertamente, senza più alcun velo, insegna che “il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire ed essere riprovato dagli anziani, dai Sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e dopo tre giorni risuscitare”.

La croce è necessaria perché Dio stia con gli uomini fino al gesto estremo di morire per loro. Questo “dovere” non rinvia a un’imposizione dall’alto, a una volontà crudele di Dio e neppure a uno spargimento di sangue teso a soddisfare l’ira di un Dio incollerito con gli uomini peccatori. Quel “dovere” sgorga dall’incontro della libertà di Gesù con le esigenze della Scrittura, cioè della volontà di Dio espressa nella Scrittura. Paradossalmente è il luogo dove ogni vita può precipitare ma, contemporaneamente, quello che svela la salvezza universale perché non è la croce l’ultima parola nella storia di Dio e nella storia degli uomini: lo è invece la risurrezione. Dio non sta con noi per benedire, per dire bene delle croci che gli uomini stanno portando, ma per trasformarle facendosene carico, per aprirle all’inedito, alla buona notizia della risurrezione, di una vita rinnovata e nuovamente piena. Per questo si può dire che, se è vero che noi non incontriamo mai Cristo senza la sua croce, anche non incontriamo mai le nostre senza di lui.

Gesù qui si confida con i suoi discepoli e dice tutto proprio per chiedere loro e a noi di percorrere quello stesso di itinerario di fedeltà a Dio che lui ha percorso. Se noi rifiutiamo di incontrare la croce con Cristo e Cristo verso la croce, corriamo il rischio di essere come Pietro: satana per lui.

L’ultima tentazione che ha subito Gesù è stata quella di scendere dalla croce per seguire un progetto soltanto umano, quello che Pietro gli chiedeva. Gesù in maniera durissima a quello stesso Pietro che lo ha confessato come il Cristo, ma che non è disposto ad incontrarlo con la croce, gli dice: “lungi da me Satana perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”.

Il termine più corretto per tradurre quell’ “lungi” è “vai dietro”. Gesù cioè dice che è necessario, per fuggire dall’ultima tentazione, rimettersi dietro a questo Gesù seguendolo passo a passo e, convocata la folla assieme ai suoi discepoli, afferma: “se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”.  Non la croce di Gesù come si fa parlando in un certo modo pietistico, ma la sua personale croce, la fatica della fedeltà al Padre di ogni giorno e seguirlo. 

A noi spetta il compito di essere persone che, avendo capito chi è Gesù perché ci siamo interrogati su di lui, ma soprattutto perché ci siamo lasciati interrogare da lui, lo riconosciamo come il Cristo ed il Signore. Per questo lo seguiamo sfuggendo alla tentazione di presentargli e seguire un progetto soltanto nostro, seguendolo, imitando la sua fedeltà al Padre, portando con coscienza la nostra vita ad incontrare la sua volontà d'amore che porta al dono di una vita piena.

 

Gesù infine dice “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. Non chi la perderà perché si propone un itinerario ascetico o storico di sofferenza e di dolore, ma perché desidera annunciare la buona notizia di un Dio che sta con noi fino a morire per poi risorgere.  Perché, da quel giorno, tutte le croci che gli uomini portano con sé, non sono più l’ultima parola sulla loro storia, ma la buona notizia di un Dio morto e risorto perché anche le loro, le nostre morti quotidiane, si aprano alla risurrezione. 

 

Non seguire Cristo lungo questa strada significa essere per lui e per gli uomini Satana, cioè di scandalo perché si pensa non secondo Dio. Ci spetta invece il compito di lasciarci interrogare da lui ed andargli dietro perché lui anche oggi possa nelle nostre morti morire e con le nostre croci risorgere.

(BiGio)

La confessione di fede è autentica solo se è esistenziale, se è scritta con la nostra vita


Da Betsaida (Mc 8,22), sulla riva del Lago di Tiberiade, Gesù, insieme con i suoi discepoli, si sposta verso nord, nella zona di Cesarea di Filippo (Mc 8,27). E “lungo il cammino” (en tê odô: cf. Mc 9,33-34; 10,32.52) Gesù poneva ai discepoli questa domanda: “La gente, chi dice che io sia?” (Mc 8,27). Se più spesso è Gesù a essere interrogato dai discepoli (cf. Mc 4,10; 7,17; 9,11.28; 10,10; 13,3), qui è lui stesso che interroga i discepoli ponendo loro una domanda decisiva che concerne la sua identità. Attraverso la pagina evangelica la domanda raggiunge il lettore che si trova a sua volta interpellato. È interessante che la domanda venga posta “lungo il cammino”. È cammin facendo, è nel concreto e quotidiano seguire Gesù che si chiarisce al discepolo l’identità di Gesù stesso. L’autentica confessione di Gesù avviene esistenzialmente. L’identità di colui che viene confessato, attrae e coinvolge l’identità di colui che la confessa: è nella sua vita che il cristiano confessa il Cristo. Ovvero: mentre diciamo che siamocristiani è importante aver coscienza che dobbiamo ancora diventare cristiani. L’obbedienza alla volontà di Dio si manifesta nel corpo e nelle relazioni, nell’esistenza e nella morte. Fino alla morte. È l’insegnamento dell’anziano vescovo di Antiochia, Ignazio, che, avviandosi al martirio, scrive ai cristiani di Roma: “Ora incomincio a essere discepolo” (Ai Romani V,3). La domanda posta da Gesù ai discepoli suggerisce anche al lettore e al credente di oggi che Gesù ci raggiunge come domanda. Ed è bene che per noi Gesù rimanga sempre anche una domanda, e non diventi mai solamente una risposta. Perché altrimenti si spegne il dialogo e noi ci chiudiamo nel monologo facendoci signori del Signore. Il Signore che chiama è anche il Signore che domanda e la vocazione è sempre anche una domanda, cioè un’offerta di amore: rispondere alla vocazione significa restare aperti all’amore e alle nuove domande che il Signore diverrà per noi durante il cammino della nostra vita. La risposta, anche di fede, deve lasciare aperta la possibilità di altre domande, altrimenti uccide il mistero e spegne l’amore. Anzi, proprio le risposte, le confessioni, i pensieri, i ragionamenti, insomma le nostre parole, rischiano di diventare un ostacolo alla sequela, di costituire la nostra difesa di fronte all’appello alla vita che il Signore ci rivolge. Spesso le nostre risposte null’altro sono se non difese contro la domanda.

(...)

“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,34). Il discepolo, dice Gesù con linguaggio forense, rinneghi sé stesso, cioè ricusi la difesa, rinunci all’arringa difensiva, a spendere le proprie energie nel controbattere le accuse nel tentativo di salvarsi. L’espressione ‘prendere la propria croce’ si riferisce al momento in cui il condannato alla crocifissione si carica sulle spalle la trave trasversale della croce per compiere l’orribile itinerario tra la massa urlante che lo accompagna con ingiurie e imprecazioni. “Chiunque mi segue, dice Gesù, deve rischiare una vita altrettanto difficile quanto la via crucis di un condannato in cammino verso il patibolo” (Joachim Jeremias). Si tratta di rinunciare all’idolatria di sé, di uscire dai meccanismi di autogiustificazione e di abbandonarsi totalmente al Signore in una follia in cui risiede il segreto della libertà del discepolo del Signore. Anche Gesù nel processo non si difenderà, sulla croce non salverà sé stesso, non darà risposte ma entrerà nel silenzio offrendo sé stesso a un Dio silenzioso a cui si rivolgerà con una domanda: “Perché mi hai abbandonato?”. Anche il cammino di Gesù diventa un perdere la propria vita e un essere spogliato di risposte da dare e da dire. Resta solo la risposta che egli è, esistenzialmente, e che vive nella carne. E anche per noi, quando gli appoggi e le sicurezze umane vengono meno, quando il cammino che percorriamo diviene indecifrabile, allora l’atteggiamento evangelico del perdere la vita diventa essenziale per proseguire il cammino. E per divenire noi stessi, nella nostra carne, fino in fondo, fino alla morte, eco della domanda che il Signore pone a ogni uomo: “Chi dite che io sia?

(Luciano Manicardi)


Bello commuoversi ma senza dimenticare…


Stillicidio di violenza sulle donne: dall'inizio dell'anno sono ormai 42 le vittime dell'odio di compagni, mariti o ex. 

Bello commuoversi e appassionarsi x le lotte delle donne afghane ma è forse il caso di non trascurare la violenza endemica e transculturale al cuore dell'umano, come pure i tre molti al giorno sul loro posto di lavoro in Italia.


Piccola Rassegna Stampa: una selezione di temi .... (9 segnalazioni)

Questa piccola "Rassegna Stampa" fatta di indicazioni di articoli (con relativo link) su temi che si ritengono interessanti per le attenzioni spesso sollecitate nella nostra Comunità. Un breve sommarietto ne anticipano il contenuto così si può scegliere quello che eventualmente interessa. In ogni caso anche solo la titolazione e il sommarietto offrono una informazione.



·       La disfida su Barbiana e don Milani «Non diventi un luogo di spettacolo» 

di Marco Gasperetti in Corriere della Sera del 3 settembre 2021

«Vedo in questa storia molto protagonismo e la voglia di finire sui giornali - spiega -. Barbiana non è e non sarà mai un museo ma un luogo dove ancora si percepisce il senso della giustizia sociale e dell'accoglienza verso gli ultimi. Come ci indicò anche Papa Francesco nella sua visita del giugno del 2017».

 

·       Se a Messa si sta come a uno spettacolo 

di Giacomo Gambassi in Avvenire del 3 settembre 2021

(ndr.:Le considerazioni qui riportate riflettono realtà tali già da tempo - messa esperienza minoritaria, riduzione del radicamento territoriale, assemblee passive...- che le restrizioni da pandemia hanno reso più evidenti. La partecipazione attiva e consapevole indicata dal Vaticano II non è sicuramente favorita da scelte come l'ampliamento dei confini delle parrocchie...)

 

·       Francesco: il futuro in sei parole 

di Ida Bozzi in Corriere della Sera del 7 settembre 2021

«È il momento di tornare a sperare», scrive - nel messaggio introduttivo che appare nel suo nuovo libro, Oltre la tempesta. Riflessioni per un nuovo tempo dopo la pandemia, da oggi in libreria per Bur: il volume, a cura del vaticanista Fabio Marchese Ragona,

 

·      ·   «Comincia dall'ascolto la guarigione del cuore» 

di papa Francesco in Avvenire del 7 settembre 2021

A partire dal racconto evangelico di Gesù che guarisce un sordomuto, la riflessione del Papa domenica all'Angelus. Chiedere a Gesù di risanarci dalla sordità interiore, dedicare tempo all'ascolto della Parola. Lasciarsi toccare dalla vita della gente, anche in famiglia evitare di parlare prima di ascoltare.

 

·       «È l'ora della rinascita» 

di Gianni Cardinale in Avvenire del 7 settembre 2021

Assisi. Settimana del Centro di orientamento pastorale. Bassetti: per il cammino sinodale italiano, ritornare al Convegno di Firenze, elaborare nuovi itinerari, cogliere segni di rinascita. Prima relazione (Francesco Cosentino): "Quale Chiesa dopo la pandemia?" (ripensare stili e linguaggi della pastorale, essere consci che siamo gli ultimi cristiani di un certo stile di cristianesimo).

 

·       Il cattolicesimo può sopravvivere nel XXI secolo? 

di Cécile Chambraud in Le Monde del 29 agosto 2021 (nostra traduzione)

A partire dagli anni 60 del secolo scorso, il cattolicesimo diminuisce sempre più ogni anno nell'Europa occidentale. Questo processo è irrimediabile? Potrebbe spingere la Chiesa ai margini, ma anche determinare un sussulto di ripresa.

 

·       L'arcivescovo e lo storico La Chiesa, la si sente ma non la si ascolta? 

colloquio con Eric de Moulins-Beaufort e Guillaume Cuchet a cura di Arnaud: Henning Bevilacqua in La Croix del 6 settembre 2021 (nostra traduzione)

Francia. Mons. Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (CEF) e arcivescovo di Reims, e Guillaume Cuchet, storico, analizzano i punti di forza e di debolezza della Chiesa in Francia e ne delineano i cambiamenti futuri.

 

·       Sinodo: imparare dal vento 

di Sergio Ventura in VinoNuovo del 10 settembre 2021

Alla Chiesa, abituata ad essere madre e maestra, è chiesto innanzitutto - ancora una volta - di «imparare» (§1; 15; 30, VI; 32). E di imparare grazie alle «sorprese» (§2) che il vento dello Spirito Santo (Gv 3,8) presenterà ad essa


           Quei milioni di migranti che non lasciano e non vogliono lasciare l'Africa 

di Luca Attanasio in Domani del 7 settembre 2021

L'accerchiamento, in realtà, non c'è. Anzi, non c'è mai stato. E proprio ora che si tenta l'ulteriore arrocco nel terrore di arrivi dall'Afghanistan e si pensa a soluzioni che prevedano finanziamenti a Pakistan, Iran o Turchia senza garanzie sul rispetto dei diritti umani, bisognerebbe dirlo chiaramente.