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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Piccola Rassegna Stampa: una selezione di temi .... (5 segnalazioni + 1)

 Questa è la terza proposta di una piccola "Rassegna Stampa" fatta di indicazioni di articoli (con relativo link) su temi che si ritengono interessanti per le attenzioni spesso sollecitate nella nostra Comunità. Un breve sommarietto ne anticipano il contenuto così si può scegliere quello che eventualmente interessa. In ogni caso anche solo la titolazione e il sommarietto offrono una informazione.

Se volete potete usare la mail parrocchiarisurrezionemarghera@gmail.com per farci sapere se ritenete utile questa formula ed eventualmente quali argomenti ritenete possano essere più interessanti...


Parlami dei videogiochi. Abbiamo ascoltato la voce di bambini e adolescenti

Sui videogiochi permangono i pregiudizi alimentati da una parte della comunità di esperti sui tempi di esposizione, sul legame infondato con la violenza e sull’impatto che possono avere nella crescita di un individuo. A tali pregiudizi conseguono le tentazioni a vietare più che a informare, a educare e a renderne più accessibile l’uso. Se le preoccupazioni degli adulti hanno finora dominato la comunicazione sui media nuovi e tradizionali, manca ancora del tutto la voce di videogiocatori e videogiocatrici. Abbiamo così costruito un’intervista composta di 27 domande. Le ultime sei domande sono state dedicate a esplorare le opinioni dei partecipanti sulla scuola e sulla didattica a distanza. Le interviste sono state condotte da una persona adulta a un/una intervistato/a di età compresa tra 6 e 17 anni e sono state inviate in forma scritta o audio-registrata. Abbiamo ricevuto 72 interviste che restituiscono un quadro molto istruttivo e complesso e mostrano da un lato la loro consapevolezza verso i temi trattati e dall'altro gli effetti della disinformazione nella formazione di credenze e pregiudizi. Abbiamo riportato le risposte fornite a ciascuna domanda della prima parte relativa ai videogiochi mentre le risposte alle domande sulla scuola sono presentate nella seconda parte.


https://www.valigiablu.it/videogiochi-interviste/




Ripensare l’ora di insegnamento della religione cattolica a scuola 

L’importanza dello studio delle religioni è ormai riconosciuta in tutta Europa. In Italia, lo studio delle confessioni entra in classe durante l’ora di insegnamento della religione cattolica (IRC), eredità del Concordato tra Stato e Chiesa del 1929 che riconosce come “fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica”. Con la caduta del fascismo, la Costituzione repubblicana sancisce l’indipendenza tra Stato e Chiesa, ma l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole di Stato viene confermato. Per Alessandro Saggioro, professore Ordinario di Storia delle Religioni all’Università Sapienza di Roma, però, strutturata come è adesso l’ora di religione in Italia è anacronistica e poco fruibile per bambini e ragazzi che non si riconoscono nella religione cattolica: «Partendo dalla scuola si potrebbe elaborare la figura del cittadino globale di domani, anche perché le nostre classi saranno sempre di più plurali. Dovrebbe essere un’ora contro gli estremismi, gli odi e le derive. Diventerebbe un insegnamento culturale».


https://www.valigiablu.it/ora-religione-cattolica-scuola/




Etiopia: dopo mesi di guerra civile e occupazione da parte del governo, i ribelli riconquistano il Tigray. La popolazione sull’orlo della carestia

Otto mesi dopo l'attacco dell'esercito etiope nel Tigray, le forze di difesa della regione (TDF) hanno riconquistato la capitale Mekelle dopo una controffensiva durata poco più di una settimana. Gli abitanti hanno accolto la svolta nella guerra civile festeggiando in strada con balli e fuochi d'artificio. A nulla è valsa l'annuncio del primo ministro etiope Abiy Ahmed di un cessate il fuoco unilaterale nella regione per la durata della stagione della semina per permettere ai contadini di lavorare la terra e alle organizzazioni umanitarie di portare aiuti alla popolazione. Abiy Ahmed aveva lanciato l'offensiva nella regione a novembre 2020 promettendo che si sarebbe conclusa in poche settimane. La regione è ormai sull'orlo della carestia e ha un disperato bisogno di aiuti.


https://www.valigiablu.it/etiopia-tigray-ribelli-carestia/




Attenzione all’Africa Un continente in esplosivo subbuglio 

di Giulio Albanese in “Avvenire” del 4 luglio 2021 

La drammatica escalation di violenze nella regione etiopica del Tigrai è l’ennesimo segnale del malessere che investe il Corno d’Africa e in termini generali l’intero continente. 

Tutto questo con il risultato che, dopo le indipendenze, si è consolidato, con varie declinazioni lo Stato Nazione conferendo alle etnie i compiti di costruire gerarchie sociali, di fondare partiti, di sancire l’occupazione 'legittima' – perché, appunto, etnicamente giustificata – del territorio, di rappresentare un sentimento nazionale, fornendo un sostegno artificiale che molto spesso non ha trovato un felice riscontro nell’azione di governo. Su questo percorso si è innestato in alcuni casi il ricorso alla religione 


https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202107/210704albanesegiulio.pdf



Confermata la pesante condanna di don Mauro Galli. Si aprono problemi a Milano. E i vescovi italiani sulla pedofilia? 

di Vittorio Bellavite (Coordinatore Nazionale di Noi Siamo Chiesa)

La prima Corte D’Appello penale della magistratura milanese ha confermato (con una riduzione da sei anni e quattro mesi a cinque e quattro mesi) la condanna di don Mauro Galli per abuso sessuale. Si tratta di un episodio del dicembre 2011, una brutta vicenda di cui si occuparono i media a suo tempo. Essa si caratterizzò da una parte per una lunga serie di scorrettezze e di “coperture” da parte dei vertici ecclesiastici.


http://www.noisiamochiesa.org/?p=8481




A guidare il contro-G20 è un prete di Marghera

Don Nandino Capovilla è un personaggio noto. Non solo ai fedeli della "sua" comunità. Il suo impegno, da sempre, è teso alla promozione di una cultura della sostenibilità economica, del rispetto dell'ambiente, dell'inclusione e dell'accoglienza.


https://primavenezia.it/cronaca/a-guidare-il-contro-g20-e-un-prete-di-marghera/?fbclid=IwAR12CC_nj2YZ3lFtyOyAfQwO4OiwsysMZXgcdP8dKAYmMa7XhjOuuDnFmXM

Una carezza da restituire

 

di Eugenio Scalfari 

in “la Repubblica” del 6 luglio 2021 

Conosco ormai da anni Papa Francesco e ritengo per questo di essere un uomo fortunato. (…) Sua Santità gira il mondo per ravvivare i sentimenti religiosi. Come li sente lui sono vivacissimi; se si sono spenti lui è in grado di ravvivarli e di diffonderli anche dove ancora non ci sono, anche cambiandone in qualche modo la sostanza, le finalità, le prospettive e l’importanza. Francesco ha viaggiato e tuttora viaggia nel mondo, dalla sua iniziale Argentina fino al Giappone, all’Australia, alla Cina, a tutta l’Europa. Insomma il mondo: questo è Papa Francesco, il pontefice che ho conosciuto e che ho imparato ad apprezzare con un sentimento che si avvicina all’amicizia.
Gesù di Nazareth è il suo riferimento principale, ma questo è ovvio, ci mancherebbe. Gesù di Nazareth è un problema che il Papa ha sentito fin dai primi giorni della sua religiosità. Gesù si è fatto uomo. Lui che è Figlio di Dio, come dimostrò nell’orto dei Getsemani e poi sulla croce quando erano in tre inchiodati e Gesù si riconobbe in uno dei due e non già anche nell’altro che non credeva che lui fosse il salvatore.           
Questa è la religione di Francesco con tutta la massa di questioni che essa porta con sé sia per quelli che sono diventati e sono sempre stati religiosi e sia per gli altri che credono nel vivere, nel morire per vivere, nell’incontrarsi ed amarsi con quelli che nello stesso modo la pensano o nello stesso modo si sacrificano. 

Questo è il Papa che abbiamo e che il mondo possiede.      

Negli ultimi tempi il nostro Francesco vede e sente la necessità che il mondo cambi. È a suo modo un rivoluzionario. Non esistono e sono difficilmente esistiti Papi che somigliano a lui. Le religioni nel mondo sono numerosissime e ciascuna ha chi la dirige e chi ne accarezza la volontà ma la religione di Francesco si pone come un fenomeno mondiale e non per beneficiarne concretamente i risultati, ma per convivere con la cultura spirituale nei confronti di Dio. E Francesco ha sempre saputo sentire alcune profonde differenze all’interno di una stessa religione. Questo è il mondo, bisogna viverlo, cambiarlo, migliorarlo. Questo è il mondo: sappiatelo e vivete con esso. Il mondo è Dio e siamo noi, con le nostre qualità e i nostri errori. E a Francesco restituisco oggi la carezza che mi ha dato. 

La natura e la grazia


di Raniero La Valle 

in “www.chiesadituttichiesadeipoveri.it” del 6 luglio 2021 


Mentre l’Europa vive spensierata i suoi campionati di calcio senza preoccuparsi della pandemia, notizie drammatiche irrompono dall’altro lato dell’Atlantico sul fronte del clima, aprendo un nuovo terreno di lotta, quasi a volerci ricordare che, dopo una storia fatta di guerre, l’umanità si trova ora di fronte a due guerre che potrebbero essere le ultime, e sollecitano a decisioni radicali. Della prima, la guerra atomica, sappiamo già da tempo che non potrebbe essere vinta. Per questo è stato solennemente stabilito e ripetuto fino al recente incontro dei “Due Grandi”, Biden e Putin a Ginevra, che non dovrà mai essere combattuta. Ma ora sappiamo che nemmeno la seconda potrà essere vinta, che non la vincerà nessuno. È la guerra climatica. Lo sappiamo da quando è giunta la notizia che Lytton, cittadina a 200 km da Vancouver in Canada, è in fiamme, la temperatura è giunta a 49,5 gradi, a fronte di un livello medio nello stesso periodo dell’anno di 24 gradi. Cinquecento sono i morti solo per questo, mentre a Verkhoyansk, nella Russia artica, si sono toccati, lo scorso 21 giugno, i 40 gradi.
Analisti e scienziati di tutti i tipi hanno tirato fuori studi, rilevazioni e statistiche da cui si ricava che stia accadendo qualcosa di mai visto prima, qualcosa che non solo sembrava improbabile, ma del tutto impossibile secondo la climatologia passata. La Nasa ha diffuso uno studio da cui emerge che l’atmosfera terrestre ha immagazzinato una quantità “senza precedenti” di calore
, raddoppiata in quasi quindici anni.       
La conclusione che se ne può trarre è che quell’aumento controllato del calore globale a cui era affidata la lotta al disastro ecologico incombente e su cui erano imbastite le strategie gradualiste come quelle adottate negli accordi di Parigi (che prevedevano perfino l’acquisto di quote di inquinamento aggiuntive da parte dei Paesi più ricchi) non è possibile, la battaglia è già stata perduta, ci sarebbe voluto un ribaltamento dei comportamenti collettivi, non una retorica riformista. I dolori sono oggi inevitabili
Il problema politico che però oggi si pone è che, al contrario di quanto si può dire della guerra atomica, questa seconda guerra non può non essere combattuta, anzi proprio perché sconfitti dobbiamo decidere di assumercela come priorità assoluta, e dovremmo mettere nella seconda tutte le energie e le risorse che certamente investiremmo nella prima.        
Purtroppo però è proprio la risposta politica che manca. L’orgia degli incontri diplomatici delle ultime settimane, tanto esibita quanto inconcludente, lo dimostra. Lo schema proposto è sempre lo stesso, il mondo non è concepito come un sistema di soggetti in relazione tra loro di cui va organizzata al meglio la vita sulla terra, ma come una giungla appena un po’ civilizzata dopo l’invenzione hobbesiana dello Stato moderno, di cui va gestito il conflitto e in cui va coltivata l’inimicizia.
Ciò non accade per caso. A monte c’è una cultura, che è quella intronizzata dall’Occidente, ed è la cultura dialettica, che sempre contempla due termini l’un contro l’altro armati, che in sé hanno la guerra come possibilità reale.          
È in questo schema che il “concerto delle Nazioni” che si è esibito nelle recenti rappresentazioni diplomatiche ha riproposto il conflitto Russia-Occidente come paradigma permanente, mentre già incombe il nuovo modello che introduce come obbligatoria, chissà perché, una conflittualità trilaterale che consacri come terzo nemico la Cina. L’intervista con cui il segretario di Stato americano Blinken è venuto a spiegare agli italiani la politica di Biden è stata chiarissima: con la Cina si potrà anche discutere di diritti umani, ciò che conta è che resti aperto il conflitto con lei in un mondo diviso.
Invece il mondo è uno solo, La natura e la grazia ci chiamano a tutt’altra risposta, a un rovesciamento. Sarebbe piuttosto questo il momento di passare dalla dialettica all’armonia, da Hegel a Confucio, come del resto ci invitano a fare gli stessi cinesi, celebrando i cent’anni dalla fondazione del loro partito comunista e nonostante il pensiero di Mao. 
Sarebbe questo infatti il momento di passare dalla lotta per l’egemonia alla costruzione di un mondo inclusivo per tutti. Si può fare. È questo l’appello che viene da guerre che nessuno può più vincere, è questo l’appello che viene da papa Francesco e dai suoi fratelli di altre religioni che insieme ci stanno proponendo un’immagine inedita di un Dio che tutti unisce in sé nell’amore. E la politica e il diritto dovrebbero fare la loro parte, facendo dei popoli frantumati un solo popolo con una sola Costituzione in cui si possano riconoscere tutti. 

Verso una chiesa senza preti?

Il numero di luglio di Jesus pubblica un interessante dibattito con quattro pastori e studiosi: monsignor Erio Castellucci, vescovo di Modena e vicepresidente della Cei; don Dario Vitali, docente della Gregoriana; Paola Lazzarini Orrù, presidente di Donne per la Chiesa e Marco Marzano, professore di Sociologia all’Università di Bergamo.

Vale la pena di prendersi un po' di tempo per leggere la trascrizione dell'intero confronto a questo link: 

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202107/210705castelluccilazzarinimarzanovitaliferr%F2rappellino.pdf



“Verso una Chiesa senza preti?” In Occidente cala il numero dei presbiteri ma non diminuisce il clericalismo. Mentre nelle parrocchie tutto continua a ruotare attorno alla figura del prete, papa Francesco punta sui ministeri istituiti riconoscendo il ruolo dei catechisti e aprendo alle donne il lettorato e l’accolitato. Si va verso una Chiesa in cui l’unico popolo sacerdotale eserciterà diversi ministeri, ordinati e istituiti? Sarà un argomento del prossimo Sinodo?


Non si tratta solo del numero e del ruolo dei presbiteri, in costante diminuzione nel mondo occidentale, ma di una riforma ecclesiale a tutti i livelli, dalle parrocchie alle diocesi, dai movimenti agli istituti di vita consacrata, di cui si sente l’urgenza. Dal dibattito ne è scaturita una serie di spunti utili per la riflessione, anche in vista dell’impegno sinodale della Chiesa italiana. 


Tra i tanti elementi emersi uno riguarda il clericalismo, più volte denunciato da papa Francesco, alla base di tante storture. Non riguarda solo vescovi e preti, ma anche tanti laici. Perché è anzitutto una questione di mentalità. La mentalità clericale porta a considerare il parroco proprietario o gestore unico della comunità. Il prete tende a considerare sé stesso una sorta di padrone o di plenipotenziario, ma questo fa comodo a tanti laici, che non hanno interesse a sentirsi coinvolti, ma possono comunque esigere tutta una serie di prestazioni, a partire dai sacramenti. La mentalità non si cambia per decreto, anche se riforme strutturali sono utili. Serve un cammino insieme, il dialogo, la riscoperta della comune appartenenza alla Chiesa, anzi a Gesù Cristo. 


Un altro aspetto importante, anche per superare la mentalità clericale, lo sottolinea don Dario Vitali: «Sarebbe bene insistere sul Popolo di Dio, piuttosto che sui laici... Perché? Nella relazione preti-laici, giocata inevitabilmente sul registro del potere, il rischio è che i laici finiscano sempre in posizione subordinata. Io preferisco insistere sul Popolo di Dio, nei confronti del quale il ministro è sempre e comunque colui che serve». Questo, conclude don Vitali, «permette di introdurre il tema del sacerdozio comune come fondamento di carismi, ministeri, vocazioni, una realtà moltiplicata nell’ordine dello Spirito che può fare una Chiesa veramente tutta ministeriale».  

Buona lettura alla fine, siamo convinti, converrete che ne sarà valsa la pena ....

la trascrizione del dibattito a questo link: 

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202107/210705castelluccilazzarinimarzanovitaliferr%F2rappellino.pdf

Mi oppongo alla violenza


di don Mimmo Battaglia (vescovo di Napoli)

in “www.chiasadinapoli.it” del 3 luglio 2021

“Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente”. Queste parole di Gandhi sono risuonate nel mio cuore nell’apprendere dei gravi episodi di violenza verificatisi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Ancor di più quando leggendo in questi giorni in cui ho appreso dalle cronache cittadine e nazionali la descrizione degli eventi come parte del “sistema Poggioreale”, il grande istituto di pena della nostra città.

Le aggressioni commesse da alcuni agenti della polizia penitenziaria non solo sono una violazione della nostra Costituzione – che attribuisce alla pena un carattere rieducativo e ai sistemi detentivi di essere fedeli principi di umanità – ma rappresentano anche un vero e proprio uragano che ha travolto in modo grave tre comunità a cui sento la necessità di far giungere la mia vicinanza:

  •   la comunità dei detenuti, traumatizzati e feriti dalla violenza ma anche danneggiati nel loro percorso educativo alla cui base non può che esservi la costruzione di un’autentica fiducia nei riguardi dello Stato e di coloro che lo rappresentano, fiducia gravemente minata da quanto accaduto;

  •   la comunità della polizia penitenziaria, composta per la grande maggioranza da uomini e donne onesti, che adempiono lealmente il proprio dovere, spesso in condizioni di lavoro difficili e poco curate dal punto di vista psicologico;

  •   la comunità delle famiglie degli agenti coinvolti, anch’essa travolta dalle pagine di cronaca e provata psicologicamente dal timore di ritorsioni e vendetta.

    Dal canto mio, come uomo, cristiano e vescovo di una città con un enorme numero di detenuti, sento il dovere di ringraziare i cappellani degli istituti penali, i tanti volontari e tutti coloro che per ruolo istituzionale e spirito di solidarietà lavorano per rendere il carcere un luogo sempre più umano e umanizzante. Al tempo stesso sento il bisogno di invocare dal Signore per tutti la grazia di imparare da quanto accaduto affinché mai più si verifichino episodi del genere:

    “Dio di amore e di giustizia,

    il cui volto mite è il contrario di ogni violenza,

    la cui carezza misericordiosa è il contrario di ogni pugno volto a colpire il fratello,

    la cui bocca colma di parole di giustizia è contraria ad ogni vendetta:

    dona a tutti i detenuti la certezza della tua misericordia che diventa primavera di nuovi inizi e possibilità di riscatto concreto dal male;

    dona agli agenti di polizia penitenziaria e a tutto il personale carcerario, il cui servizio nascosto solo a te è noto, la certezza della tua presenza non solo in chi è carcerato ma anche in chi si china sulle ferite dei detenuti nel tentativo di riportarli al bene;

    dona alla nostra città la capacità di non chiudere gli occhi dinanzi alle difficoltà di coloro che vivono e lavorano nelle nostre carceri e infondi nella Chiesa di Napoli una fede viva capace di riconoscere sempre nel recluso il volto ferito del Cristo Crocifisso e in coloro che lo assistono nella lealtà le mani tese del Samaritano venuto a ricucire le ferite del male”.

    Amen

Ascoltino o non ascoltino ....

Il profeta del brano di Ezechiele è diventato la voce di Elle che ha intonato Bob Dylan (“Non vi accorgete che l’acqua ci arriva alla gola e stiamo annegando? E’ il tempo di lasciare la vostra vecchia strada, o potenti, perché i tempi stanno cambiando”) mentre altri giovani di Extinction Rebellion (*) hanno aiutato la comunità della Cita a prendere coscienza dell’insostenibilità di questo sistema che aumenta le diseguaglianze, invitando tutti a metterci la faccia, visto che la Bibbia prosegue: “Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta è in mezzo a loro”.


Le cause che stanno portando il pianeta sull’orlo del baratro sono nello sfruttamento sconsiderato della vita e del creato, pianificato dagli stessi attori che saranno protagonisti del G20 di Venezia.
“Ma quando metteremo fine a queste "ipocrite" (lo dice Papa Francesco) riunioni dei grandi della finanza?” – si chiede il vescovo presidente di Pax Christi Giovanni Ricchiuti riferendosi al tour dei G20.
Ma alla Cita oggi si esce dalla Messa scendendo in strada con gli striscioni dopo che Jacopo da Bolzano aveva proposto un atto penitenziale sulla necessità di cambiare rotta e Tommy aveva collegato il Vangelo a papa Francesco che ai G20 manda a dire che “Recovery non sia tornare a un modello di economia iniquo e insostenibile, in cui una piccola minoranza della popolazione mondiale possiede metà della sua ricchezza” (05.04.21)
Ecco i profeti da ascoltare prima che sia troppo tardi. 

Grazie Extinction Rebellion per avete dato volto e carne e speranza alla profezia del vangelo. Grazie perchè per dono, intuizione, forza interiori, disponibilità al coinvolgimento, coraggio, fedeltà e coerenza manifesterete in modo pacifico e nonviolento di fronte ai G20, parlando delle speranze di tutti ed esprimendo quella forza della verità gandhiana di cui la storia ha bisogno, in ogni tempo, sotto tutti i poteri, con un'apertura planetaria.

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(*) Extinction Rebellion (XR) è un movimento internazionale, “dal basso”, nonviolento, fondato in Inghilterra il 31/10/2018 in risposta alla devastazione ecologica causata dalle attività umane, basato sui risultati scientifici. Il movimento chiama alla disobbedienza civile nonviolenta per chiedere ai governi di invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro climatico e ecologico.

Per saperne di più: https://extinctionrebellion.it




XIV Domenica PA - Mc. 6,1-6

Dio continua a sorprendersi di noi e noi?


Una domanda ha caratterizzato il percorso che la liturgia ci accompagna a fare dalla Quaresima fino a oggi: “Chi è costui?” e, di domenica in domenica, gli Evangeli ci presentano pezzetti di risposta da ricomporre come in un puzzle, portandoci a scoprirlo e a capire cosa significhi porre realmente la nostra fiducia nel Signore, avere fede in lui.

Oggi la domanda se la pongono i suoi compaesani che hanno ascoltato il suo insegnamento nella Sinagoga: “Da dove gli vengono queste cose? e che sapienza è quella che gli è stata data? e i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?”. Ma sono domande che hanno già al loro interno la risposta: “non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Jones, di Giuda e di Simone? e le sue sorelle non stanno qui da noi?”. Gli altri evangelisti aggiungono: “invece noi sappiamo che il Messia quando verrà nessuno saprà di dove viene”.

È un avviso che ci viene dato, ci dice di stare attenti che è facile cadere nella tentazione di dare per scontato di conoscere bene il volto del nostro Dio; non solo: in nome della nostra idea su di lui, di non saperne riconoscere o negarne la visita, la sua presenza tra di noi.

“Era per loro motivo di scandalo” o occasione di derisione come accadde quando quando Gesù, giunto a casa di Giairo, gli dice che sua figlia “non è morta ma dorme”: “Ma che dice costui? sappiamo bene che è morta. Noi conosciamo la realtà” affermano irridendolo i servi.

Questo è un secondo avvertimento che Marco oggi ci pone: state attenti che il Signore è capace di sorprenderci sempre; perciò non deridetelo, non scandalizzatevi se non corrisponde alle vostre attese, a quanto conoscete o presumete di essere certi, perché questo impedisce al Signore di operare tra di noi.

Infatti, subito dopo, l’Evangelo annota che per questo “non poté operare nessun prodigio ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì”. Allora? Non sono questi “miracoli”? li poté o non li poté fare?

Marco desidera dirci che Dio non cessa di essere presente e di operare tra di noi solo perché noi non riusciamo a riconoscerlo, o gli chiediamo conto del suo amore per noi che non comprendiamo, perché non ci dà le risposte che desideriamo alle nostre domande interessate. 

Dio non smette di operare i suoi prodigi per le nostre domande del cavolo, ma questi lo sono per coloro che li riconoscono come tali, che sono disposti ad accoglierli e ad accoglierlo.

L’Evangelo annota che “Gesù si meravigliava della loro incredulità” quasi a volerci dire che se noi siamo incapaci di stupirci del nostro Dio, Lui non smette di stupirsi di noi. 

Marco ci presenta così il volto di un Dio umanissimo che ci insegna anche ad avere, non il timore di Dio come talvolta lo chiamiamo, ma ad avere stupore di Dio, per quello che lui continua a fare nella nostra storia.

Di fronte a questo Dio, Gesù di Nazareth presente in mezzo a noi, abbiamo la possibilità di essere increduli, di scandalizzarci di lui, oppure di imparare da lui a stupirci per ciò che la nostra storia ci riserva, perché oramai dopo che lui è morto ed è risorto questa storia è la storia di Dio, nella quale noi siamo chiamati a fare il suo mestiere. 

È significativo che tutto questo accada “nella sua patria”, dove cioè lui è di casa, potremmo dire nelle nostre Comunità, nelle nostre Parrocchie, nelle nostre famiglie. Ma, oramai, Dio è di casa in tutta la nostra storia e, in questa, non siamo chiamati a non ridere di lui, ma a stupirci e, con i gesti e con la vita, a parlare di lui a tutte le persone che incontriamo nel nostro andare per il mondo, per le nostre città.

Dopo il tempo pasquale abbiamo celebrato la solennità della Trinità in cui ci è stato detto che, dopo lo stupore di aver incontrato e riconosciuto Dio in Gesù, ci veniva chiesto imparare a stare in questo mondo amando come lui ama. Per questo domenica prossima Gesù invierà a due a due i suoi apostoli a continuare a fare quello che lui ha iniziato a fare, a continuare a dire “talità kum”, a guarire le persone, a lasciarsi toccare perché, chiunque è disposto a non saper già com’è il suo Dio, possa stupirsi per la sua misericordia, per la sua presenza in mezzo a noi, non rida lui ma continui interrogarsi per conoscerlo meglio e per, a sua volta, poterlo annunciare alle persone che incontra.

Domande del cavolo!

Stai a vedere che spesso il problema sta nelle domande, in quelle che gli abitanti di Nazaret pongono su Gesù nel Vangelo della XIV Domenica del Tempo ordinario? Non scatta un incontro buono tra loro e Gesù. Perchè la qualità delle nostre relazioni, anche quella con Dio, dipende molto dalla qualità delle nostre domande. E se abbiamo domande del cavolo... nessuna relazione è disponibile e possibile!


di don Manuel Belli

https://www.youtube.com/watch?v=tly6zZ1ncTM

Cristo nel silenzio

Odilon Redon - carboncino e pastello, 58x46 cm - 1897 Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris

Pittore francese simbolista e colorista della fine del XIX secolo. Nato a Bordeaux il 20 aprile 1840 è morto a Parigi il 6 luglio 1916. La sua arte esplora gli aspetti del pensiero, l’aspetto oscuro dell’anima umana, improntata dai meccanismi del sogno.

Nel vangelo di questa domenica abbiamo ascoltato come Gesù a Nazaret è ridotto al silenzio dalla non accettazione dei suoi compaesani e familiari. Si dicono: «Lo conosciamo come uno di noi, la sua famiglia è qui, i suoi fratelli e le sue sorelle hanno nomi precisi. Dunque che cosa pretende, che cosa vuole? Perché dovrebbe essere “altro”?».

Questa immagine sembra cogliere Gesù nell’atteggiamento profondamente umano del silenzio, del cercare di comprendere il rifiuto.

Gesù troppo umano

«Gesù era nato da una famiglia ordinaria: un padre artigiano e una madre casalinga come tutte le donne del tempo. La sua era una famiglia con fratelli e sorelle, cioè parenti, cugini, una famiglia numerosa e legata da forti vincoli di sangue, come accadeva in oriente. Da piccolo, come ogni ragazzo ebreo, Gesù ha aiutato il padre nei lavori, ha giocato con Giacomo, Ioses, Giuda, Simone e con le sue sorelle, ha condotto una vita molto quotidiana, senza che nulla lasciasse trasparire la sua vocazione e la sua singolarità. Poi a un certo punto, non sappiamo quando, sono iniziati per lui quelli che Robert Aron ha chiamato “gli anni oscuri di Gesù”, presso le rive del Giordano e del mar Morto, dove vivevano gruppi e comunità di credenti giudei in attesa del giorno di Dio, uomini dediti alla lettura delle sante Scritture e alla preghiera. Gesù a una certa età li raggiunse e qui divenne discepolo di Giovanni il Battista (il quale lo definì “colui che viene dietro a me”: cf. Mc 1,7). Poi sentì come vocazione da Dio quella di essere un predicatore itinerante, iniziando il suo ministero dalla Galilea, la terra in cui era stato allevato (cf. Mc 1,14-15).

Gesù era un uomo come gli altri, si presentava senza tratti straordinari, appariva fragile come ogni essere umano. Così quotidiano, così dimesso, senza qualcosa che nelle sue vesti proclamasse la sua gloria e la sua funzione, senza un “cerimoniale” fatto di persone che lo accompagnassero e lo rendessero solenne nell’apparire tra gli altri.

No, troppo umano! Ma se non c’è in lui nulla di “straordinario”, come poterlo accogliere? Con ogni probabilità, Gesù non aveva neppure una parola seducente, non si atteggiava in modo da essere ammirato o venerato. Era troppo umano, e per questo “si scandalizzavano di lui”». 

(Enzo Bianchi)

(dal sito: www.insiemesullastessabarca.it)

Piccola "Rassegna Stampa": una selezione di temi (8/8)

Questa è la seconda proposta di una piccola "Rassegna Stampa" fatta di indicazioni di articoli (con relativo link) che potrà incrementarsi anche giorno per giorno. Nel titolo sarà indicato il numero di link proposti seguito da quello precedente (oggi 8/8). In questo modo sarà possibile sapere se ci sono stati aggiunte o meno rispetto all'ultima volta che si è visto il Blog.

Si inizia principalmente con il rilanciare alcuni link di articoli apparsi negli ultimi giorni nella Rassegna Stampa giornaliera del sito www.finesettimana.org, su temi che si ritengono interessanti per le attenzioni spesso sollecitate nella nostra Comunità. Un breve sommarietto ne anticipano il contenuto così si può scegliere quello che eventualmente interessa. In ogni caso anche solo la titolazione e il sommarietto offrono una informazione.

Se volete potete usare la mail parrocchiarisurrezionemarghera@gmail.com per farci sapere se ritenete utile questa formula ed eventualmente quali argomenti ritenete possano essere più interessanti...



1 - Dopo il populismo rischiamo la democrazia della diffidenza

di Mario Giro in “Domani” del 1 luglio 2021 

 

Molti segnali paiono dirci che gli europei sono insoddisfatti della qualità delle loro democrazie. Viene da chiedersi se – come sostiene Putin o Xi Jiping – la democrazia liberale è malata in maniera irreversibile. Quasi ovunque aumenta un generale sentimento di sfiducia nella democrazia al punto che molti cittadini di paesi compiutamente democratici iniziano a dubitare dell’effettiva efficacia del sistema. Tale crisi inizia a essere attribuita alla sua stessa essenza. Gli esperti chiamano tale sindrome “democrazia della diffidenza”: una situazione in cui non ci si fida più delle istituzioni stesse. Molti si chiedono se il sistema democratico occidentale sia adattato alla globalizzazione che necessita di decisioni rapide. 

 

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202107/210701giro.pdf

 

2 - Il Sudafrica libero dall'Apartheid trent'anni di un miracolo imperfetto 

di Domenico Quirico in “La Stampa” del 30 giugno 2021 

 

Il 30 giugno 1991 entrò in vigore la legge che aboliva l'ultimo razzismo di Stato, un messaggio di speranza per il continente. Oggi si organizzano i pogrom contro gli immigrati e dilaga la corruzione: l'ex presidente Zuma condannato a 15 mesi. 

 

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3 - La chiesa di Francesco ha un conto in sospeso coi popoli nativi dell’America 

di Marco Grieco in “Domani” del 30 giugno 2021 

 

A distanza di nove anni dalla canonizzazione della prima santa amerinda, la chiesa si trova a dover fare ancora i conti con un passato in cui l'evangelizzazione era lessico di un colonialismo spirituale. Secondo la Commissione per la verità e la riconciliazione (Trc), sarebbero almeno 6mila i minori morti nelle scuole residenziali canadesi tra il 1867 e il 1996: una stima al ribasso per le autorità, al punto che il presidente della Trc, il magistrato Murray Sinclair, non ha avuto remore nel parlare di «genocidio culturale» perpetrato dal governo e dalla chiesa. Già sei anni fa la Trc aveva chiesto al pontefice scuse, che non sono mai arrivate. 

 

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4 - La chiesa istituzione crollerà 

di Paolo Cugini in “Adista” del 24 giugno 2021 

 

Ha fatto scalpore l’affermazione di papa Francesco sul tema del clericalismo e la rigidità dei preti come una “perversione del sacerdozio” 

Lo scollamento progressivo tra la dottrina imposta dalla Chiesa e la vita reale dei cristiani è divenuto un dato di fatto. I sacerdoti vengono formati per mantenere questa struttura rigida. Aspettarsi qualche cambiamento nella Chiesa affinché abbandoni la rigidità dottrinale e diventi più umana e, quindi più evangelica, è pura illusione, anche perché́, coloro che dovrebbero produrre il cambiamento, vale a dire i vescovi, sono scelti per la loro fedeltà̀ alla tradizione dottrinale. Sarà il popolo di Dio a salvare le comunità̀ in virtù̀ di quel sensus fidei che gli permette di cogliere la presenza del Signore nell’oggi della storia. 

 

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5 - Il Sinodo secondo la CEI: due storie da riconciliare 

di Sergio Ventura in “VinoNuovo” del 28 giugno 2021 

 

Il Papa desidera venga intercettato nel percorso sinodale... i germi di fede, di amore e di speranza che abitano il cuore anche di tanti “lontani” ... Dobbiamo riuscire a intercettare tutto questo dotandoci di strumenti adeguati che agevolino il confronto e non favoriscano la divisione o la rivendicazione dei propri spazi... Una vera e propria consultazione del popolo di Dio, questa è la sfida.

 

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6 - Annunciare Gesù 

di Severino Dianich in “Vita Pastorale” del luglio 2021 

 

Non saranno certo una chiesa autoritaria e cristiani supponenti a propiziare l'incontro con il non credente. L'esperienza di fede è un modo di vedere e giudicare le cose, rendendo Gesù presente nel mondo di oggi. Evangelizzare è rendere Gesù protagonista delle attuali vicende del mondo. 

 

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C7 - Cina: cent’anni di comunismo (da: ISPI)

Per i 100 anni del partito comunista Xi Jinping avverte: “Non permetteremo a nessuno di bullizzarci”. Ma il centenario è soprattutto l’occasione per esaltare il “nuovo mondo” creato dalla Cina. 

“Il Centenario incorona il PCC come il Partito Comunista più longevo (e più grande) del mondo. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica cadde infatti dopo ‘soli’ 88 anni, mentre i partiti di Cuba e Vietnam – quattro anni più giovani del PCC – non possono neanche lontanamente competere con la centralità acquisita dalla Cina a livello internazionale, come recentemente sostenuto da Minxin Pei. La longevità da record del PCC si è quindi trasformata in una fonte aggiuntiva di forza”. 

 

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8 - Etiopia: i ribelli tigrin avanzano, annunciato un cessate il fuoco (da: ISPI)

 

Dopo otto mesi di conflitto nel Tigray, i ribelli riconquistano Makallè e il governo di Addis Abeba annuncia un cessate il fuoco unilaterale che, di fatto, sembra il riflesso dei recenti successi militari delle forze armate vicino al TPLF. È difficile immaginare che il conflitto possa davvero avviarsi verso una soluzione pacifica e politica. In uno scenario in cui gli equilibri e rapporti di forza tra gli attori in campo sembrano momentaneamente invertirsi rispetto ad alcuni mesi fa le milizie tigrine hanno rigettato la sospensione delle ostilità annunciata da Addis Abeba: si assisterà probabilmente ad una nuova escalation, in cui le popolazioni civili alle prese con una crisi alimentare con pochi precedenti nella storia, continueranno a pagare un prezzo elevatissimo.


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Non licet!



di Alberto Maggi 

in “www.illibraio.it” del 24 giugno 2021 

 

L’unica volta in cui nel Nuovo Testamento appare l’aggettivo athemitos (At 10,28), che significa “illecito”, “illegale”, “inammissibile”, in riferimento ai rapporti umani (in I Pt 4,3 riguarda il “culto illecito degli idoli”), è per smentirlo. Pietro è tenacemente attaccato alla tradizione religiosa suo popolo, fondata sull’idea della superiorità̀ di Israele sulle altre nazioni (“Noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori”, Gal 2,15), che ha portato a formulare l’indiscutibile principio che “a un Giudeo non è lecito [ athemiton ] avere contatti o recarsi da stranieri” (At 10,28). Pietro è riluttante ad aprirsi al mondo pagano, non ha alcuna intenzione di incontrarsi con Cornelio, un centurione romano, e prova inutilmente a resistere alla forza dello Spirito Santo che lo spinge ad aprirsi e ad accogliere. 

Ma quando l’ideologia si confronta con la vita, la dottrina con le persone, pregiudizi e dogmatismi si dissolvono “come nebbia messa in fuga dai raggi del (Sap 2,4), così il tanto temuto ed evitato incontro con un pagano, impuro e peccatore, diventa occasione di conversione, ma non per il centurione bensì̀ per Pietro, che arriverà̀ a dichiarare: “Ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo” (At 10,28), abbattendo così quel muro di separazione (Ef 2,14) che divideva i Giudei da pagani”.

Finalmente Pietro comprende il profondo significato di quanto gli era accaduto a Giaffa, quando il Signore gli aveva mostrato una tovaglia con tutti gli animali del creato e il comando imperativo di mangiarli. Pietro si era ostinatamente rifiutato di mangiare cibi non permessi dal Libro del Levitico (Lv 11): “Non sia mai, Signore, perché́ io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro” (At 10,14). Al che il Signore aveva severamente replicato: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano” (At 10,15). E Pietro capisce che la questione non riguardava solo i cibi ma soprattutto le relazioni umane. 

In questo episodio dell’accoglienza di Pietro del centurione romano Luca raffigura il lentissimo cammino di apertura e, al contempo, di tenace resistenza della primitiva comunità̀ cristiana nei confronti dell’umanità̀ pagana. Lo stesso Pietro pagherà̀ cara questa sua apertura e sarà̀ sottoposto a un processo da quella parte della comunità̀ caparbiamente ancorata alla tradizione giudaica che lo rimprovera di essere “entrato in casa di uomini non circoncisi” e di aver “mangiato insieme con loro!” (At 11,3). 

Con grande ironia Luca ridicolizza gli strenui difensori di tradizioni religiose che sembrano fondamentali e imprescindibili, invece si rivelano realtà̀ ridicole: era tutta questione di un prepuzio. Ma Pietro non accetta le accuse e replica tentando di ampliare il ristretto orizzonte degli zelanti difensori della tradizione, affermando che lo Spirito Santo, che non sta a controllare se gli uomini abbiano o meno il prepuzio, “discese su di loro come in principio era disceso su di noi” (At 11,15), per poi concludere: “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù̀ Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?” (At 11,18). 

La lettura di questi episodi fa comprendere che fin dagli inizi la Chiesa, chiamata a essere una realtà̀ dinamica animata dallo Spirito Santo e quindi aperta all’azione del Signore che “fa nuove tutte le cose” (Ap 21,5), è tentata di trasformarsi in un’istituzione rigida regolata da leggi immutabili. 

Questo comporta che la Chiesa resti ostinatamente chiusa a ogni apertura, finché non viene sorpassata dall’inevitabile cammino dell’umanità̀ e, più̀ per opportunità̀ che per convinzione, è costretta poi a cedere e ad accettare quel che aveva in tutti i modi strenuamente combattuto. 

dignità̀, della libertà e del diritto alla felicità di ogni persona, spesso si trasforma così in zavorra che 

ne impedisce il movimento, giustificandolo con stantie formule inappellabili, e sentenzia, come un 

disco rotto, “Non licet!” (ultimo, in ordine di tempo, “Non è lecito benedire le unioni gay, anche se stabili”), per poi essere regolarmente smentita dal cammino dell’umanità̀, che va sempre più̀ verso il riconoscimento della dignità̀ di ogni uomo libertà, comprendono che per essere felici non hanno bisogno di un’autorizzazione di qualche. E le persone, crescendo nella loro maturità̀ e congregazione vaticana che, se e quando arriverà̀, sarà̀ sempre troppo tardi. Dando una semplice occhiata alla storia della Chiesa, ogni si può̀ vedere che essa è quasi sempre stata contraria a novità̀ che portasse qualche vantaggio agli uomini, come se l’istituzione religiosa, rinchiusa nel sarcofago della sua dottrina, vedesse con orrore tutto quel che è nuovo, al quale non sa reagire se non arroccandosi sulla difensiva con Vade retro! non solo quando si trattano temi fondamentali della dottrina, ma anche per questioni marginali e ridicole. 

Certamente oggi si sorride di fronte a tutto questo, ma Giuseppe Sarto, papa Pio X, un’ossessione per quella che considerava una diavoleria, la bicicletta, e ne proibì̀ l’uso ai preti. 

Il 25 maggio 1912 ingiunse al cardinale Giulio Boschi, arcivescovo di Ferrara e presidente della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, che insistesse “sulla proibizione già̀ fatta altra volta ai sacerdoti di usare della bicicletta. E per giungere il fine che si desidera troverei necessario che si ingiungessero ai vicari foranei l’obbligo sub gravi di denunciare al vescovo i disubbidienti e di comminare a questi la pena della sospensione da infliggersi almeno per quindici giorni dopo la prima inutile ammonizione. È tempo veramente di finirla con questo abuso veramente indecoroso al clero: prego l’Eminenza vostra Rev.ma di rammentare ai venerabili vescovi di essere rigorosi tanto nell’esigere dai vicari foranei l’adempimento di questo ordine, come nel punire immediatamente i colpevoli”. E i poveri preti per una pedalata rischiavano di essere sospesi dalla celebrazione dell’eucaristia per quindici giorni! La devozione al papa, però, non fermò i preti, specialmente quelli di campagna, che tra il divieto pontificio e l’urgenza di amministrare sacramenti a malati gravi non esitarono a scegliere. E un po’ alla volta il divieto evaporò. aveva 

Ora, in tempo di pandemia, non sono state poche le voci da parte di esponenti del clero contro l’uso del vaccino, che molti hanno visto come strumento del maligno per soggiogare l’umanità̀. 

Nulla di nuovo. Nel Seicento il vaiolo, male del secolo, faceva stragi e quando si cominciò a comprendere che la salvezza stava nell’inoculazione del vaiolo bovino (da qui il termine vaccino, da vacca) come da tempo si faceva in Cina, molti teologi insorsero vedendo questa pratica in contrasto con il volere di Dio. 

L’arrogante presunzione della gerarchia ecclesiastica di possedere in esclusiva la conoscenza dei divini voleri è come una trave conficcata nell’occhio; essa impedisce di scorgere che l’unica volontà̀ di Dio che appare nei vangeli è l’amore incondizionato del Creatore per le sue creature delle quali desidera il bene e la felicità, anche quando ciò̀ va contro i proclami dottrinali. Questi passano, il bene degli uomini resta. 

 

Io non ho le idee molto chiare ... ma ...

 


Io non ho le idee molto chiare su tutto quello che sta ruotando attorno al disegno di legge Zan e mi rendo conto che non ho nemmeno le competenze antropologiche, psicologiche, giuridiche e teologiche per capire tutto quello che c'è in gioco. Il fatto che in una riga si liquidi il dibattito sull'identità di genere mi disturba: davvero si può così facilmente dire che il sesso è dettato da un criterio biologico e il genere da un criterio di scelta soggettivo? Io sono venuto grande in Seminario negli anni '90, quando il Padre Spirituale faceva le meditazioni sulla sessualità diceva che l'omosessualità è contro natura. Oggi non si dice più, e credo in larga parte non si pensi più. Si preferisce magari un più soft "non è nel disegno originario di Dio". Confesso il mio limite: faccio fatica a pensare la teologia del matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Ma poi faccio un altro ragionamento: vuoi vedere che quel "maschio e femmina li creò... l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie" interpretato come definitorio della natura dell'uomo, farà la fine di "fermati o sole su Gabaon"? Galileo era stato condannato perchè interpretava scorrettamente la natura del cosmo: se nella Bibbia c'è scritto che il sole si ferma, è il sole che ruota e non la terra, e affermare il contrario sarebbe contro l'ordine stabilito da Dio. Poi abbiamo capito che la fede poteva sussistere, e sussistere benissimo, anche se il sole non gira intorno alla terra. Ma un sacco di volte abbiamo ripensato alla natura! Quando bruciavamo eretici e streghe, lo si faceva in buona fede e in nome della natura dell'uomo: l'uomo è fatto per conoscere la verità di Dio, in nome di questa verità la violenza era solo uno strumento per non snaturare l'uomo. Poi abbiamo capito che è la violenza a non appartenere alla natura della verità, ma ci abbiamo messo un bel po'! Abbiamo discusso animatamente se i popoli dell'America appena scoperta avessero l'anima o meno, e oggi rideremmo amaramente di quelle discussioni tra teologi e filosofi. Se si leggono i penitenziali medievali, in alcuni era considerata colpa grave l'accendere una candela in più sull'altare, in quanto si snaturerebbe la maestà di Dio. E che dire del modo con cui Pascasio Radberto giustificava l'oggettività della presenza del corpo e del sangue di Cristo nell'eucaristia? Egli sosteneva che l'anima è presente nel sangue, secondo l'idea di natura umana del tempo nella cultura germanica dell'Alto Medioevo, e quindi senza il sangue di Cristo non ci sarebbe nemmeno l'anima presente; giustificazione che nella nostra concezione antropologica fa acqua da tutte le parti. Insomma... l'abbiamo cambiata mille volte l'idea di natura a contatto con la cultura. Mai in modo indolore e sconsiderato. Non sono un profeta, ma come oggi le battaglie del Sillabo ci fanno sorridere (tipo la demoniacità della corrente elettrica), così non escludo che tra 25 anni ci guarderemo indietro e ci domanderemo perchè abbiamo sprecato tante energie per cose che saranno accettate abbastanza pacificamente. La mia pastorale giovanile si limita agli scout e a una iniziativa diocesana: non ho sentito nessuno dei giovani che incontro gridare che non stiamo difendendo la natura dell'uomo. Vengono agli scout, vengono a messa e fanno i volontari per la buona riuscita del Pride. Tra 30 anni io con i miei dubbi sulla natura dell'uomo e se un matrimonio tra due persone dello stesso sesso sia nel disegno di Dio non ci sarò più o, se ci sarò ancora, non capirò quasi nulla: loro saranno mamme, papà, professori, preti, filosofi, teologici, vescovi. E sono venuti grandi andando al pride e venendo agli scout e in chiesa. Credo che la cosa non li disturberà, e continueranno a farlo. Ma ripeto, non sono profeta, non so come sarà. So solo che l'idea di natura è cambiata lungo la storia.
Mi preoccupa di più una cosa: stiamo battagliando per difendere la libertà della Chiesa di dire la propria verità. E sono d'accordissimo che va fatta questa battaglia. Ma cosa abbiamo da dire? Qualche giorno fa una ragazza stupenda del mio gruppo scout, lucida nei ragionamenti e molto sincera, mi ha detto (mentre facevamo due chiacchiere in vista della partenza): "Ma io ho sempre partecipato con piacere a tutte le messe, a tutte le catechesi e a tutte le preghiere. Io non credo in Dio, ma l'amore, la natura, il rispetto, l'importanza del sacrificio, la condivisione, il valore del perdono cioè tutte le cose che mi avete detto, le credo profondamente. Ma non credo in Dio e non penso ci sia bisogno di Dio per sostenere queste cose belle". Un paio di anni fa ho proposto un corso di esercizi per giovani. Arriva una giovane adulta, di quelle serene e impegnate in parrocchia da anni, e mi dice: "Don, io non so cosa fare in un'ora di preghiera. Dico 4 rosari? Perchè leggo il brano di vangelo che mi hai dato, rispondo alle tre domande, leggo il salmo scritto sul foglietto, ma in un quarto d'ora ho finito. E poi?". Non sono stati due colloqui facili per me. Mi hanno seriamente messo in discussione. Per cosa stiamo difendendo la libertà di dire la nostra verità? Cioè, la nostra verità si limita alla morale sessuale? Riusciamo ancora a dire che non esiste la fede senza la salvezza? E la salvezza è "grazia a caro prezzo": significa scoprire con dolore il tuo peccato, arrivare fino al punto in cui scopri che senza Cristo saresti davvero perduto, e, passando per le lacrime, rimettere insieme i pezzi. Ma per fare questo dovremmo essere maestri di preghiera: riusciamo ancora? Cosa abbiamo fatto in questi anni? Non so in giro per l'Italia, ma spesso al mio oratorio l'educazione alla preghiera è un Padre nostro detto alla fine dell'incontro degli adolescenti in cui abbiamo guardato un film o abbiamo parlato di amicizia. Magari arriviamo alla compieta con il gruppo giovani. Se non siamo scuole di preghiera e anticamere della grazia, per cosa vogliamo essere liberi? Cosa abbiamo da dire? Non è che battagliamo per essere liberi di dire le nostre cose, ma quando avremo vinto la battaglia scopriremo che non sappiamo in realtà cosa dire?

don Manuel Belli

(dalla sua pagina FB: "Scherzi da prete")