Nel leggere la situazione internazionale e le questioni che essa pone oggi, emergono alcune parole chiave che necessitano di essere interpretate.
La riflessione di Vincenzo Buonuomo continua a questo link:
Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia. I Post con la proposta...
Nel leggere la situazione internazionale e le questioni che essa pone oggi, emergono alcune parole chiave che necessitano di essere interpretate.
La riflessione di Vincenzo Buonuomo continua a questo link:
“Per conseguire la neutralità climatica dell’Unione Europea entro il 2050 è fondamentale dissociare la crescita economica dall’uso delle risorse e passare a sistemi circolari di produzione e consumo”. Questa la nuova sfida per un’Europa “più pulita e competitiva” verso una piena sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il Piano d’azione per l’economia circolare prevede un quadro strategico nella produzione di prodotti sostenibili, riguardante la progettazione dei prodotti, i processi produttivi e le opportunità per i consumatori. Iniziative mirate verso i principali ambiti produttivi come l’elettronica, le batterie, gli imballaggi, i prodotti tessili, l’edilizia e i prodotti alimentari. L’adozione, lo sorso maggio, del regolamento sulla progettazione ecocompatibile a tutti i beni immessi nel mercato Ue è solo l’ultimo atto di ...
L'articolo si Saturno Illomei continua a questo link:
Cosa può fare ora la comunità ecclesiale? Di certo le lotte per ribadire asetticamente principi morali intangibili non possono più costituire il nostro stile. Siamo, invece, persuasi che sia compito urgente educare, ed educare al discernimento, perché a ogni coscienza sia riconosciuta la sua inviolabile dignità.
Il papa ha scelto tanti sistemi comunicativi, il discorso pubblico in privato è uno, che si concretizza in conversazioni private poi pubblicate e nelle omelie a Santa Marta. Riccardo Cristiano riflette sul significato del “discorso a tappe” del pontefice racchiuso nel nuovo volume “Sii tenero, sii coraggioso”, (Garzanti – Lev), curato da padre Antonio Spadaro
Una maggiore alfabetizzazione digitale potrebbe riportarci, a cominciare dai giovanissimi, a guardare alla tecnologia come uno strumento a disposizione della nostra creatività più che a un oggetto di consumo e divertimento che usiamo in modo acritico ed emozionale
Un team di ricerca dell'Università di Castilla-La Mancha, in collaborazione con l'Istituto LNM di Jaipur, ha sviluppato pannelli fotovoltaici organici flessibili e semitrasparenti, raggiungendo un'efficienza del 16,35%. Questi dispositivi, più leggeri e sostenibili rispetto al silicio, possono essere prodotti su larga scala tramite processi di stampa.
L'articolo di Giorgia Burzachechi continua a questo link:
La direttiva del ministro Valditara sul progetto "Educare alle relazioni" appare debole e lacunosa, non allineata alla sensibilità del Paese e neppure alle raccomandazioni dell'Oms e della Convenzione di Istanbul
Tre panel per il summit che si è svolto martedì 19 novembre a Palazzo Ferrajoli a Roma che hanno visto confrontarsi i dirigenti della sanità nazionale e regionale, i principali stakeholder scientifici, del mondo civico ed esperti, sul modello necessario a garantire un Ssn sostenibile ed equo, perché la difesa di una sanità equa e universale sia una delle priorità nella discussione della legge di Bilancio
La sostenibilità del servizio sanitario nazionale è stata al centro del summit annuale di Salutequità, “laboratorio” di analisi delle politiche sanitarie e sociali, con particolare riguardo al rispetto del principio dell’equità.
Era stata la Corte dei Conti, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, a denunciare “la grave crisi di sostenibilità del Ssn” che non garantirebbe più “alla popolazione un’effettiva equità di accesso alle prestazioni sanitarie, con intuibili conseguenze sulla salute delle persone ed un pesante aumento della spesa privata”. I lavori hanno visto confrontarsi i dirigenti della sanità nazionale e regionale, i principali stakeholder scientifici, del mondo civico ed esperti, sul modello necessario a garantire un Ssn ...
L'articolo di Ilaria Donatio continua a questo link:
https://formiche.net/2024/11/sette-leve-sostenibilita-ssn-salutequita/#content
In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia un focus sulla situazione dei minori nel paese dell’Europa orientale. Più di 1000 gli attacchi contro i civili dall’inizio della guerra, colpite anche le strutture sanitarie. Per Save The Children le condizioni sono gravissime e peggiorano ogni giorno. Secondo dati Unicef ogni settimana almeno 16 bambini sono feriti o uccisi
In tempi di cambiamento climatico, primavera e autunno sono mezze stagioni, che purtroppo, non esistono più! Si passa dal caldo al freddo con una velocità impressionante, la terra è ormai flagellata da fenomeni estremi che la mettono a dura prova. Non so se si possa applicare sic et simpliciter l’esempio alla vita della Chiesa. Molti ritengono il Sinodo un fenomeno estremo, una specie di alluvione che devasta il bel paesaggio di una volta, una frana dal fronte vastissimo che travolge la Tradizione con la bellezza dei suoi monumenti e delle sue memorie.
Che sia primavera o autunno, estate o inverno, l’elemento fisso del paesaggio ecclesiale evocato dalla domanda è l’albero. Il Vangelo paragona il Regno di Dio al granello di senape che diventa un albero grande all’ombra del quale gli uccelli vengono a ripararsi (cfr Mt 13,32). Paolo VI descrisse la Chiesa, dicendo che «così il Signore l’ha voluta: universale, grande albero fra i cui rami si annidano gli uccelli del cielo, rete che raccoglie ogni sorta di pesci, o che Pietro trae a riva piena di centocinquantatré grossi pesci, gregge portato al pascolo da un solo pastore. Chiesa universale senza confini né frontiere eccetto, purtroppo, quelle del...
Un dialogo tra sordi quello tra Pilato e Gesù? oppure due "poteri" che si confrontano? In ogni caso appare la differenza abissale tra autorità e autorevolezza. Il "regno" di Gesù già presente in questo mondo: siamo chiamati a concretizzarlo ogni giorno e nulla ha a che vedere con il regno del potere e del dominio
Con la festa di Cristo Re termina il cammino liturgico di quest’anno nel quale ci ha accompagnato l’evangelista Marco aiutandoci progressivamente a scoprire e a conoscere chi è Gesù.
Nella prima parte di questo percorso, siamo stati sollecitati a porci costantemente una domanda: “Chi è costui?” interrogandolo direttamente o indirettamente, rimanendo sorpresi di quello che diceva e faceva. Nella seconda è stato invece Gesù ad interrogare noi: “Chi dite che io sia?” e, nella terza parte, Marco ci ha posto davanti a due strade diverse: vivere contraddicendo quello che affermiamo, oppure testimoniare con coerenza donando noi stessi fino alla fine seguendo l’esempio del Signore.
Domenica scorsa i segni che annunciano la fine di un mondo improntato dal potere di fatto si avverano nel racconto della crocefissione: il buio sulla terra e il velo del tempio che si squarcia concretano Mc 13,24-25. La vittoria finale di Cristo perciò è già avvenuta ed è già ora quel Signore della storia che oggi celebriamo la cui parola non sarà mai sorpassata (Mc 13,31). È bene ricordarlo in questi nostri tempi senza punti di riferimento (Mc 13,25: la luna e le stelle si sono spente, hanno perso la loro funzione) e viviamo in una liquidità culturale e sociale che spesso ci appare in tempesta (la grande tribolazione di Mc 12,24).
Questa domenica, l’ultima di quest’anno liturgico, c’è una specie di riassunto finale attraverso il dialogo durante il processo tra Pilato e Gesù, due personalità estremamente diverse nel quale sorprende la pacatezza e sicurezza di Gesù nel rispondere senza essere per nulla intimorito di fronte ad uno che ha il potere di condannarlo e metterlo a morte. Gesù appare composto, misurato, dimostrando una pace, una serenità interiore difficile da avere in noi quando ci troviamo davanti anche ad un semplice poliziotto che ci ferma per un controllo. Appare qui in tutta la sua ampiezza la differenza tra autorità ed autorevolezza, doti che caratterizzano diversamente i due interpreti.
Pilato chiede a Gesù se sia lui il Re dei Giudei; la risposta è una domanda che desidera stimolare Pilato a ragionare con la propria testa, non con quella di chi lo ha consegnato. La risposta è brusca e con disprezzo chiede: “Son forse io Giudeo?” e rilancia “Che cosa hai fatto?”.
Pare un dialogo tra sordi perché Gesù a questo punto afferma che il suo “regno non è di questo mondo”. Non contrappone affatto “questo” mondo e un imprecisato “aldilà”, ma quello del potere e del dominio che produce morte e quello dell’amore e del servizio che produce vita. Infatti precisa: “se il mio regno fosse di questo mondo i miei servitori (ma Gesù non ha servitori perché lui è venuto per servire), avrebbero combattuto, ma il mio regno non è – letteralmente – di questi” non del tipo di quello che tu, Pilato, incarni.
Il procuratore romano rimane sorpreso e chiede: "ma allora, Tu dunque sei re?”. La risposta di Gesù tradotta letteralmente suona come “è una tua affermazione, non mia” e, spostando l’accento, afferma che la sua “regalità” sta nell’essere nato “per dare testimonianza alla verità”.
Nell’Evangelo di Giovanni la “verità” non è un qualcosa che si possiede, ma che si è (Gv 14,6), nella quale si è chiamati a camminare con coerenza. Nell’incontro con Nicodemo (Gv 3) Gesù contrappone chi fa la verità con chi fa il male: essere nella verità significa fare il bene, essere in sintonia e realizzare il progetto del Padre sulla creazione. Chi si trova in questa situazione ascolta la voce di Gesù. Vale a dire che “per ascoltare” la voce di Gesù, è necessario aver messo al centro della propria vita non il proprio interesse personale ma il bisogno dell’altro.
È quello che Marco, nel suo Evangelo, ha sottolineato fin dai primi versetti e ci ha accompagnato lungo quest’anno a scoprirlo: il Regno di Dio è già presente tra gli uomini, sta a loro, a noi, renderlo evidente testimoniandolo con la nostra vita come ha fatto Gesù. Seguendo il suo esempio nel servizio, nella pazienza, nella benevolenza, il dono di sé stessi, senza usare la forza, il ricatto, la corruzione; usando solo l’amore che non ferisce ma salva, non cerca la vendetta ma pratica il perdono.
Sta in questo la sua “regalità” nella quale, con il Battesimo, siamo stati pure noi innestati per condividerla in un Regno che è anche il nostro Regno. Oggi.
(BiGio)
PS: Vale la pena di soffermarci un momento sul significato della parola “verità” che oggi si è in gran parte perso, perché è divenuta sempre più importante la “narrazione” di un fatto che comporta facilità di manipolazione come possiamo verificare ogni giorno.
Il termine verità è riconducibile a più radici. In sanscrito vrtta significa fatto, accadimento; nello zendo (la lingua dei testi sacri zoroastriani dell'antico Iran) la radice var vuol dire credere similmente alla parola sanscrita varami che indica ciò in cui credo, scelgo, voglio, spero. Viene in questo modo messa in luce l'importanza di una libera e volontaria adesione a un fatto, a una azione. Infine, in greco (la lingua nella quale è stato scritto l’Evangelo di Giovanni), “aletheia” significa dischiudimento, svelamento, rivelazione; è lo stato di qualcosa che non è o non è più nascosto, che ora è completamente evidente.
Le persone restano misteriose. Solo lo sguardo di Dio è capace di scendere fino in fondo. Così può accadere di restare sorpresi che lo stesso papa, mentre consiglia in estate una audace formazione letteraria per i ministri della chiesa1, in autunno possa ripetere sulle donne affermazioni piuttosto stereotipate, ricorrendo a luoghi comuni poco convincenti.
Come fare giustizia di questa percezione contraddittoria? Vorrei provare a rileggere un aspetto del documento di questa estate, per aprire le finestre e far entrare aria fresca anche nei discorsi che hanno a tema le donne e per dischiudere lo spazio ad una recezione dinamica del Sinodo che si è appena concluso.
Lo farò incrociando il testo di papa Francesco con un altro testo, che, circa 100 anni prima del suo, cercava di studiare il rapporto tra la letteratura e le donne: mi riferisco a Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf. Entrambi i testi sono alla ricerca del ...
La riflessione di Andrea Grillo continua a questo link:
https://www.cittadellaeditrice.com/munera/una-stanza-tutta-per-francesco-sinodo-e-riserva-maschile/
Anni fa assistei a una conferenza di Telmo Pievani, filosofo della biologia. Mi colpì quando disse che l’essere umano è fisiologicamente programmato a riconoscere il “diverso da sé” e a temerlo, almeno per una frazione di secondo: in altre parole, tendiamo istintivamente alla xenofobia. La responsabilità è dell’amigdala, una parte del lobo temporale del cervello che gestisce le emozioni e anticipa le reazioni della corteccia cerebrale.
Per esempio, quando vediamo una persona con una qualche differenza visibile (la pelle nera, un corpo dalle dimensioni inconsuete, un abbigliamento stravagante), l’amigdala ci mette in allerta prima che il nervo ottico abbia mandato il suo impulso alla neurocorteccia. Dopodiché, quest’ultima registra quanto sta accadendo e ci fa superare l’istintiva reazione di ripulsa.
Il funzionamento dell’amigdala è una motivazione per relativizzare l’idea di per sé ingenua del “gli esseri umani sono tutti uguali”: la nostra biologia ci porta inevitabilmente a notare le differenze – e, in prima battuta, a vederle come possibile fonte di pericolo. Il concetto di uguaglianza è frutto della mediazione che viene dopo, del “pensiero lento”, come direbbe Daniel Kahneman. Il punto è che questo passo richiede uno sforzo cosciente: una piccola, ma bella fatica che è parte del nostro essere animali sociali. Insomma, l’uguaglianza non è, ma va costruita.
Oggi si ragiona su questo sforzo cosciente chiamandolo “inclusione”: un concetto che però a sua volta non è sufficiente, poiché ...
L'articolo di Vera Gheno continua a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202411/241110gheno.pdf
La serie pittorica nella quale il quadro si inserisce, esprime la creatività senza freni di Magritte. Essa vuole rappresentare un’idea, una contraddizione, e lo fa attraverso un’immagine poetica di un paesaggio notturno incoronato dalla luce del sole e dell’azzurro cielo che accompagna il giorno. Se uno conosce i lunghi tramonti nordici, sopra o vicino al circolo polare artico, in cui il sole cala all’orizzonte a mezzanotte, evoca il fatto che il sole può tramontare molto tardi e il buio comparire solo per poco tempo.
Questo ci dice molto della nostra vita.
Un sole che sembra tramontare con la morte ma che in realtà ci mette difronte al fatto che la Luce della Vita in realtà non muore mai... la morte è un buio passeggero e parziale a trionfare sono le luci della quasi immediata alba che segue il tramonto...
Magritte raffigura un viale su cui si affacciano alcune villette, una delle quali illuminata da un lampione che si trova di fronte. L’oscurità che avvolge la piccola strada cittadina, stemperata soltanto dal lampione al centro del quadro, si contrappone così dal limpido cielo azzurro che sovrasta le abitazioni. Il tutto è dipinto con il solito tratto magrittiano, segnato da un elementare realismo che non si sofferma volutamente su nessun dettaglio in particolare. Il pittore belga, senza mai uscire dal quotidiano, riesce comunque a ribaltare una delle più solide certezze della vita di tutti i giorni: l’alternanza tra giorno e notte, luce e ombra. Il cielo diurno, punteggiato da qualche innocua nuvola bianca, diventa elemento di speranza: l’oscurità perde il suo valore tradizionale per amalgamarsi, in quest’opera, in un
generale sentimento di impenetrabilità e mistero. Così la nostra vita fisica sembra tramontare verso il buio ma in realtà permane nella luce… noi abbiamo il compito di lasciare acceso il lampione per noi e per tutti perché il Dio della Vita e della luce prevalga…
Pregare la Madonna della Salute sia allora un piantare quel lampione nella vita di tante persone precipitate nel buio della solitudine e disperazione.
(Fabiano Longoni)
Marco Cè così si espresse una festa della Madonna della Salute che ogni anno si celebra il 21 novembre dal 1631, giorno della Festa della Presentazione di Maria al Tempio, come ringraziamento per la fine della peste.
Gesù al centro di tutto, come sorgente di tutto e fondamento di tutto; Gesù come principio, come fine, come compito, come missione. Io mi auguro che in noi credenti e nella Chiesa la gente intraveda il volto di Gesù: il volto dell'umile e mite servitore del Padre, da lui mandato a salvarci; di colui che, a Cana, fa festa all’uomo, perché “l’uomo vivente è la gloria di Dio".
Poi imploro un secondo dono: la Salute è una grande festa dell'accoglienza e della solidarietà. Anche l'architettura del tempio è come un grande abbraccio per chiunque venga. Anche le nozze di Cana lo sono state. Gesù è la rivelazione dell'accoglienza sconfinata di Dio: sconfinata perché senza preclusioni che non siano il nostro rifiuto... E Dio bussa anche alla porta del rifiuto: "Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (cfr. Ap 3,20). '
L'accoglienza ci qualifica come figli di Dio e come cristiani. Essa ovviamente, sul piano civile, non deve essere selvaggia, disordinata, o fuori d'un quadro legislativo: richiede certamente un rispetto dei diritti e l'assolvimento dei doveri; scongiura però l'egoismo che pensa solo a se stesso e talora ironizza sulla solidarietà. Dobbiamo tutti impegnarci per far lievitare una buona cultura.
E poi un terzo dono io chiedo al Signore, ed è la carità. Parlando di carità penso cioè a quella carità che è Dio ed è stata oggettivamente infusa nei nostri cuori mediante la presenza dello Spirito Santo, che quindi è partecipazione alla vita stessa della Trinità. Tale carità cambia la nostra esistenza personale e comunitaria e ne fa una rivelazione dell'amore divino
Tale è la festa della Salute: essa in qualche modo svela l'immagine della Chiesa che il Signore ci chiede di essere una Chiesa che sia "mistero di Cristo", mite e serva, la cui legge normativa è quella del lievito e del chicco di grano: il lievito "dentro" la pasta per fare il pane buono, il chicco di grano che porta frutto solo se muore nel terreno. E il frutto sarà una cultura nuova, una profezia della "civiltà dell'amore", secondo la visione di Isaia: una novità nella quale tutti possano riconoscersi, perché è l'immagine di Dio stampata nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, nel giorno della creazione.
La fraternità occupa un posto importante nella Bibbia e nella vita della Chiesa. In senso stretto la parola “fratelli” indica le persone nate dallo stesso grembo materno; tuttavia in ebraico e in altre culture questa parola designa anche i membri di una stessa famiglia in senso largo, oppure di una stessa tribù o di uno stesso popolo. Fraternità indica anche il legame spirituale fra più persone di una stessa fede.
La riflessione di Flavio Facchin nomi continua a questo link:
https://www.procuramissioniomi.eu/parole-di-missione-fraternita/
In 20 anni sono stati fatti grandi passi avanti, ma non c’è stato il riconoscimento di alcune comunità islamiche come enti religiosi nonostante il parere favorevole del Consiglio di stato. Con il governo Meloni tutte le attività sono state interrotte. Il dialogo è stato anche funzionale al contrasto al radicalismo religioso, uno dei cavalli di battaglia del centrodestra
Con l’insediamento del governo di Giorgia Meloni c’è stato un netto cambio di indirizzo. In circa due anni le parti sono state riunite solo una volta, il 13 luglio 2023.
Dopodiché «il Consiglio non è stato più convocato»; alcuni progetti sono stati sospesi, come la collaborazione con l’Anci per risolvere la questione dei cimiteri islamici, e «nessuna iniziativa è stata avviata o calendarizzata», si legge nella lettera di dimissioni. «Infine, i percorsi di riconoscimento della personalità giuridica di alcuni enti esponenziali musulmani che si trascinano da anni non hanno ricevuto alcun impulso e, dunque, non hanno ancora avuto quell'esito positivo che finalmente ci si attendeva dopo l’approfondita istruttoria ministeriale e i pareri favorevoli del Consiglio di Stato».
Per questi motivi i membri del Consiglio per le relazioni con l’Islam hanno deciso di ...
L'articolo di denuncia continua a questo link:
Con un commento alla pubblicazione del mio post rilanciato su SettimanaNews che si può leggere qui, Giuseppe Guglielmi ha colto un punto importante dello stile teologico e istituzionale con cui il Dicastero per la Dottrina della fede ha impostato la “pars construens” del futuro documento sulla donna nella Chiesa. Ecco che cosa ha osservato il teologo di Napoli
Proprio su questo punto io credo che la tradizione canonistica e quella teologica debbano confrontarsi più a fondo ed elaborare nuovi modelli di lettura della tradizione e così anche aprire nuove strade alla Chiesa del futuro. Mi pare infatti che proprio tra le “fonti” che la Relazione del gruppo 5 segnala come punti di riferimento del futuro documento, almeno due si muovano precisamente nella direzione segnalata da Giuseppe Guglielmi. Effettivamente nel breve documento si richiama una “teoria” che è stata proposta apertamente in ...
L'interessantissimo intervento da leggere con calma è a questo link: