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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Santa Sede: Combattere l’antisemitismo nel mondo, oggi ampliato dai social

In una dichiarazione dell'osservatore permanente presso l’Osce, pronunciata alla Conferenza sulla lotta all'antisemitismo a Helsinki il 10 e 11 febbraio, sottolineata la “profonda” preoccupazione per la crescita del fenomeno nel mondo, specialmente su internet tramite i social media e strumenti come l’intelligenza artificiale. Preoccupante anche la tendenza a banalizzare o minimizzare l’Olocausto e ribadita l’importanza dell’educazione per contrastare “pregiudizi” e “ignoranza”


L'osservatore permanente presso l'Osce ribadisce che “la libertà di espressione, come ogni altro diritto umano, comporta delle responsabilità che non possono essere trascurate” e che “gli stessi diritti che le persone hanno off-line devono essere protetti on-line”. La Santa Sede sottolinea, quindi, che “contrastare l'odio informatico” e “le falsità” generate dall'IA richiede l’impegno “degli esperti del settore” tecnologico, specialmente di coloro che forniscono servizi internet e social media, in modo da poter creare una tecnologia a servizio della “dignità umana” che promuove la “pace piuttosto che la violenza”.

L'intero articolo di Isabella H. de Carvalho è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-02/santa-sede-antisemitismo-digitale-internet.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il Foglietto "La Resurrezione" di domenica 16 febbraio

 





Nella VI Domenica del Tempo Ordinario abbiamo pregato così ....


Introduzione

La Parola di Dio di questa sesta Domenica del Tempo Ordinario ci parla e ci provoca alla conversione proprio sulle situazioni ordinarie della vita quotidiana.

La prima Lettura, tratta dal Libro del profeta Geremia, ci pone personalmente di fronte a una scelta: mi fido di più dell’uomo e di me stesso o di Dio?

Con il Salmo responsoriale, che è il primo del libro dei Salmi, rispondiamo a questa Parola di Dio, facendo nostra la stessa Parola di Dio del salmo: Beato l’uomo che confida nel Signore.  

La seconda Lettura, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, è un appello a riporre la nostra speranza in Cristo risorto e non solo per questa vita terrena, partecipando della Sua resurrezione, altrimenti la nostra fede sarebbe vana.

Il Vangelo di Luca, che ascolteremo, ci rivela che i poveri, tutti i poveri, sono beati, perché prediletti dal Signore, che si è fatto povero per esserci vicino in ogni sofferenza e nell’ingiustizia, mentre avverte i ricchi, preannuncia “guai a voi, ricchi”, provocazione che prima che agli altri è rivolta a ciascuno di noi. 

Intenzioni Penitenziali 

1) Signore, perdonaci, perché ci sentiamo più sicuri a fidarci dei nostri ragionamenti che del Tuo Vangelo, che ci rivela che in Te siamo tutti figli di Dio e fratelli tra di noi … Signore, pietà.

2) Cristo, perdonaci, per quando annunciamo la salvezza che viene da Te senza la prospettiva della Tua resurrezione e senza la speranza di una vita nuova, che inizia qui, su questa terra, ma sarà piena solo nella Vita eterna di risorti in Te … Cristo, pietà. 

3) Signore, perdonaci, perché la paura di perdere la sicurezza, che ci danno i nostri averi, ci frena nel coinvolgimento con l’esistenza dei nostri fratelli più poveri e nella testimonianza della Tua vicinanza ad essi … Signore, pietà.  

Preghiere dei Fedeli

1) Preghiamo per Papa Francesco, che in questi giorni è ricoverato in ospedale, perché il Signore gli dia salute e forza per continuare ancora nella sua testimonianza per una Chiesa povera e dei poveri e nell’impegno per la pace; per questo preghiamo …

2) Preghiamo per i politici e per i cittadini che li sostengono, perché si affermi la consapevolezza che senza la giustizia e il rispetto di tutti i popoli non si può costruire una vera pace duratura; per questo preghiamo …   

3)Preghiamo per i malati e i sofferenti, perché quando ci troviamo a vivere l’esperienza del dolore possiamo accogliere la vicinanza silenziosa del Signore Gesù, per poi poterla anche testimoniare e condividere fraternamente con loro; per questo preghiamo … 

4) Preghiamo per la nostra comunità, affinché la celebrazione dell’Eucaristia diventi veramente oggi e qui il dono della nostra vita agli altri in Memoria di quanto ha fatto il Signore Gesù per tutta l’umanità e per ogni persona; per questo preghiamo …

5) Preghiamo per Marius, che da persona senza dimora è ora persona nella dimora eterna di fronte al Signore Gesù, che lo rassicura ricordandogli la Buona Notizia che ci ha lasciato: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio”.  Come scrive la sua compagna Roberta sul foglietto parrocchiale di questa settimana, ora “Dio ti starà sempre accanto, ti farà compagnia e da adesso sarà Lui a badarti al posto mio, perché ci vuole una persona speciale per te”.  Per questo preghiamo …


L'Assemblea ha poi ascoltato la delicata e sentita testimonianza di Teresa (pubblicata anche su il Foglietto "La Resurrezione") sul suo Marius





Lc 6, 17.20-26 - VI TO - 4 "beati" e 4 "guai" faccia a faccia

Le beatitudini non sono un invito ad un’etica da mettere in pratica, ma la presa di coscienza di un modo nuovo di vivere e di pensare in rapporto con Dio e al suo Regno. Sono in rapporto al presente: i ricchi, i sazi, i gaudenti risultano chiusi in loro stessi tesi a difendere quello che hanno, Non hanno attese o desideri, pensano di essere autosufficienti, di bastare a se stessi


Dopo le diverse rivelazioni di Gesù (agli ultimi, agli stranieri, al popolo d’Israele), la Liturgia ce lo ha presentato quando ha dichiarato quale fosse la sua missione: dare l’avvio all’Anno di Grazia del Signore, il Giubileo, il Regno di Dio nel quale tutti sarebbero stati liberati dalle schiavitù che impediscono di realizzare la vita nella pienezza alla quale è chiamata. È accaduto in un giorno festivo, il sabato, in una situazione ufficiale, la celebrazione liturgica. In queste occasioni la sottolineatura è sempre stata come Gesù frequentasse la Scrittura fino al punto di sentirla non solo rivolta a se stesso, ma coinvolgendosi talmente da sentirsene interprete ed era un invito a noi di fare altrettanto.

Domenica scorsa cambia completamente la location: si era in un giorno lavorativo qualsiasi e, mentre la folla lo pressava per ascoltare la Parola di Dio, c’è un incontro casuale con Simone che, stanco dopo una notte di inefficace lavoro, rassettava le reti con i suoi garzoni. Gesù lo coinvolge e gli propone di diventare “pescatore di uomini” letteralmente “prenderai i vivi”, cioè toglierai gli uomini dalla realtà nella quale possono trovare la morte che coincide con quel “liberare i prigionieri”; un invito rivolto a tutti e infatti alcuni dei presenti con Simone fanno la scelta di seguirlo. Per farlo lasciano tutto diventando così quei “poveri” che oggi Gesù proclama “beati” perché hanno scelto di vivere nel Regno di Dio appena iniziato dove, anziché accumulare per sé, si condivide tutto ponendo attenzione al bisogno dell’altro.

Ma attenzione, le beatitudini oggi proclamate non sono un invito ad un’etica da mettere in pratica, bensì la presa di coscienza di un modo nuovo di vivere e di pensare in rapporto con Dio e al suo Regno. La stessa povertà (non la miseria che Gesù ha sempre condannato perché degrada l’umanità) non è una condizione previa per poter essere dichiarati beati, piuttosto una scelta di campo, di responsabilità. Per questo nella versione di Luca si trovano quattro “beatitudini” e quattro “guai” contrapposti mettendo a diretto confronto in un brutale vis-à-vis poveri e ricchi, affamati e sazi, afflitti e gaudenti, perseguitati e gente ammirata, lodata e stimata. Binomi che impongono di chiedersi da che parte si sta tra l’autosufficienza e la fiducia nel Signore, ovvero tra l’idolatria e la fede.

Gesù qui non fa un discorso teorico ma testimonia il suo modo di vivere nel quale desidera coinvolgere tutti nell’apertura al Regno del Padre. La beatitudine è allora l’essere stati nella propria disponibilità e attenzione raggiunti dall’azione del Signore che è venuto a portare ai poveri la buona notizia e a far presente che c’è ancora tempo per ravvedersi. Questo, non altro, indicano quei quattro “guai” che non sono una maledizione. 

Beatitudini e guai sono in rapporto al presente: i ricchi, i sazi, i gaudenti risultano chiusi in loro stessi tesi a difendere quello che hanno. Non hanno attese o desideri, pensano di essere autosufficienti, di bastare a se stessi: è l’inizio della china verso l’ottusità, cioè il non capire come l’azione del Padre è quella di “rimandare i ricchi a mani vuote” e a “saziare gli affamati”, cioè i poveri come canta il Magnificat.

Gli “anawim” in ebraico (= i poveri) non identificano tanto coloro che vivono una povertà materiale, quanto coloro che hanno la capacità di riconoscere la propria pochezza di fronte alla realtà di Dio. L’essere suoi anawim è la disponibilità a rimanere sempre attenti, pronti a cogliere la sua volontà con fiducia, coscienti di non poter contare unicamente sulle proprie forze per poterla realizzare. Sono coloro che non inorgogliscono il proprio cuore, non levano con superbia lo sguardo, non si avventurano nel fare cose superiori alle proprie forze, ma si affidano sereni al Signore come un bimbo in braccio a sua madre (Ps 131).

L’ultima beatitudine e l’ultimo “guai” si discostano dagli altri tre e si presentano in una forma profetica che non è predire il futuro bensì l’invito a guardare all’oggi, il nostro oggi, quello personale, con gli occhi del Signore. Ecco allora che “beati” sono coloro che “a causa del Figlio dell’uomo”, conoscono e sopportano insulti, calunnie, odio e invita a discernere come menzognero l’atteggiamento di chi si compiace del fatto che “tutti parlino bene di lui”. Questi ultimi sono coloro che cercano il consenso umano compiacendo gli altri per essere lodati.

Ai discepoli è invece chiesto di rimanere nella ricerca di fuggire l’omologazione, la ripetitività delle abitudini; nell’osare di vivere secondo l’esempio del Signore e le sue indicazioni delle quali né i cristiani né le chiese invece sono padroni: ne sono solo i primi destinatari. La profezia chiede la scelta radicale tra Parola di Dio (scomoda, che mette in discussione e in crisi, che chiama a conversione) e parole umane (che cercano conferme lodi).

(BiGio)

L'appello di Davide Assael: Progressisti, dove siete?

A guardare TV, giornali e web in questi mesi di revanscismo antisemita (+400% di atti antisemiti nei primi mesi del 2024 secondo l’Osservatorio Nazionale sull’Antisemitismo), noto che uno degli argomenti ricorrenti è la presunta compattezza delle comunità ebraiche dietro la politica di Netanyahu.


Parole che stupiscono in quanto rimuovono una dialettica interna, che, fedele al vecchio detto due ebrei tre opinioni, è ben viva oggi sia in Israele che nell’ebraismo diasporico. Tutto, Italia compresa. Poi, è chiaro, ognuno di noi, sempre per rimarcare la stessa vis polemica, si lamenta di essere escluso dall’altra parte, riflesso condizionato che pur rivela un certo modo di intendere la pratica del potere comunitario da parte di alcuni, ma qualcuno se la sentirebbe di affermare che HaKehillà è uguale a Shalom, che, non so, la giunta della Comunità di Firenze è dello stesso indirizzo di Roma o Milano? E Livorno, Casale? Per citare due comunità storiche dell’ebraismo italiano? Se, poi, si guarda al più ampio dibattito intellettuale ebraico, la forbice fra le opinioni si allarga ancora di più ...

L'intera riflessione di Davide Assael è a questo link:


Poche relazioni dopo scuola, rischio “hikikomori” tra gli adolescenti?

Su Scientific Reports uno studio italiano che registra la crescita dell'isolamento sociale dei più giovani: numeri quasi raddoppiati dopo la pandemia. L'opinione dei ricercatori del Cnr


Una recente ricerca indaga le cause del “ritiro sociale” degli adolescenti, attraverso un approccio di tipo socio-psicologico. La ricerca è stata condotta dal MUSA – Mutamenti sociali, Valutazione e Metodi gruppo multidisciplinare di ricerca dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Irpps).
Uscita sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, si è basata sui dati di due indagini trasversali realizzate dal gruppo nel 2019 e nel 2022 su studenti di scuole pubbliche secondarie di secondo grado attraverso la tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview) e su campioni rappresentativi a livello nazionale composti rispettivamente da 3.273 e 4.288 adolescenti con un’età compresa tra 14 e 19 anni.....

L'articolo di Francesca Santoro è a questo link:

Il velo islamico e la regola che manca - Un problema per tutti

Monfalcone torna alla ribalta della cronaca, per un problema che è bene ci poniamo tutti noi. Il caso è quello delle studentesse del Bangladesh che vestono il niqab, una forma di velo islamico che copre anche il viso, lasciando visibili solo gli occhi.



Premessa: il velo islamico di cui parliamo normalmente è l’higiab – sostanzialmente un foulard, che copre solo i capelli. E che non può fare problema, proprio perché non ha altre implicazioni, fa parte della nostra cultura tradizionale, ed è assimilabile alla copertura del capo adottata dalle suore (o dai sikh): il suo uso rientra nella libertà di vestirsi di ciascuno. Il niqab invece copre anche, come abbiamo detto, il viso. E qui il problema c’è.

Occorre educare le comunità, e noi stessi. La questione della visibilità del volto è seria non, come si dice, per questioni di sicurezza (ci sono anche quelle, ma non è per quello che si solleva il problema), ma perché ...


L'acuta riflessione di Stefano allievi è a questo link:


https://docs.google.com/document/d/1Y5fdII0Bq8pgfI3VoeQtFLlfPlVYpw4v/edit?usp=sharing&ouid=114460325361678368396&rtpof=true&sd=true

Due popoli, due stati, 10 tesi, 5 compiti è la strada

Un congresso politico di un movimento politico. Non un convegno, non uno scambio di idee, ma un luogo dove ci sono persone che prendono una posizione


Oltre duecento i partecipanti riuniti a Roma per vagliare «tesi politiche a volte scomode», ma «necessarie per definire un’identità». Nella dichiarazione finale approvata dai congressisti è stata rilanciata la prospettiva dei due popoli, due stati attraverso l’approvazione di “dieci tesi” e “cinque compiti” da svolgere per avvicinarla. Tra i presupposti «indiscutibili» votati dal Congresso il diritto alla sicurezza d’Israele. È stata inoltre ribadita la «dignità» del sionismo storico ed è stato sottolineato come la causa palestinese non possa essere difesa dal terrorismo.

La sintesi di questo convegno è a questo link:

https://moked.it/blog/2025/02/10/roma-il-congresso-di-sinistra-per-israele-due-popoli-due-stati-e-la-strada/

La Siria in bilico

La fine del regime baathista segna un punto di svolta a livello domestico e regionale per il paese, che ora ha davanti a sé due strade: creare un sistema finalmente democratico o sprofondare di nuovo nell’autoritarismo, stavolta in salsa islamista. 


La Siria che esisteva due mesi fa, semplicemente, non esiste più. Ma anche il sistema regionale, in cui il paese era inserito, non è più quello di prima. L’8 dicembre 2024 cadeva il governo di Bashar Al-Assad, salito al potere nel 2000 dopo suo padre Hafez, segnando la fine del regime baathista dopo mezzo secolo di dominio incontrastato sul paese arabo. La Siria è oggi nelle mani dei gruppi armati antiregime e delle milizie jihadiste che, in poco più di 10 giorni, sono riuscite a rovesciare un sistema di potere sopravvissuto a quasi 14 anni di guerra civile. Ma cosa succede oggi in Siria? E com’è cambiato lo scenario geopolitico a due mesi dalla caduta di Assad?

Il report speciale dell'ISPI è a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=nxox/8-70.=&:1e34769&x=pp&wx0b49c16dax.5g=rrp1pNCLM

il Concilio di Nicea, dopo 1700 anni parla ancora alla fede di oggi

Il cardinale Kock prefetto del Dicastero per l’Unità dei Cristiani riflette sulle opportunità e sfide per l’ecumenismo alla vigilia della Settimana di preghiera


In pieno Giubileo 2025 ‒ — Anno Santo indetto da Papa Francesco e inteso a ravvivare la speranza cristiana — ricorrerà anche il 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa, tenutosi a Nicea nel 325. Questo anniversario ha importanti dimensioni ecumeniche, ravvisabili già nel fatto che il Santo Padre ha espresso il desiderio di recarsi a Nicea per celebrare tale commemorazione insieme al Patriarca ecumenico, Bartolomeo i. Anche la Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio ecumenico delle Chiese si sta preparando a questa celebrazione.

La riflessione del card. Kock è a questo link:

Laudato si’ nella bellezza del creato

Le prime parole della Scrittura affermano che il cielo, la terra e quanto essi contengono sono stati creati da Dio: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1, 1). Durante i giorni della creazione viene ripetuto più volte: «Dio vide che era cosa buona». Alla Parola creatrice di Dio segue la consegna del creato all’uomo, che ne riceve la cura: «La terra è del Signore» (Sal 24, 1) ed è con un atto di fiducia che il Signore ne assegna la custodia all’uomo.

Nella bellezza del creato l’uomo può vedere la bellezza di Dio e percepirne la presenza. La fedeltà di Dio sarà più forte delle infedeltà dell’uomo, così che anche la natura ne potrà trarre beneficio: «Io sarò come rugiada per Israele, esso fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo» (Os 14, 6-7). La gioia messianica della venuta del Cristo viene espressa attraverso le immagini della creazione riconciliata con l’uomo: «Il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto» (Is 11, 6).

Gesù, nell’annuncio del Regno, ricorre spesso a immagini tratte dalla natura (deserto, mare, acqua, montagne, campi, fiumi, piante, il granello di senape, la vigna, i fiori dei campi e i fili d’erba, il pastore, il seminatore, il contadino… ) e parla di sé stesso dicendo: «Io sono ...


La riflessione di Flavio Facchin omi è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/parole-di-missione-laudato-si/

Italia e Germania: cammini sinodali a confronto

Il cammino sinodale tedesco (Synodaler Weg) e quello italiano (Cammino Sinodale delle Chiese in Italia) nascono in tempi diversi e si sviluppano con modalità differenti, tuttavia possiamo interpretarli entrambi alla luce della chiamata alla conversione sinodale e missionaria ribadita da Papa Francesco attraverso Sinodo sulla sinodalità che ha coinvolto tutta la Chiesa 


Il cammino tedesco è iniziato nel 2019 per decisione della Conferenza Episcopale Tedesca in seguito al rapporto scientifico (MHG-Studie) sugli abusi sessuali dei minori nella Chiesa tedesca, con il desiderio di trovarne insieme le cause sistemiche e di favorire il rinnovamento della Chiesa e di rafforzarne la testimonianza evangelica. Il cammino sinodale delle Chiese in Italia è stato deciso dalla Conferenza Episcopale Italiana all’inizio del 2021 dopo esplicito invito di Papa Francesco ad intraprendere un «processo di sinodo nazionale» e parte con lo stesso obiettivo e lo stesso metodo del Cammino sinodale universale, cioè domandandosi essenzialmente come essere oggi una Chiesa più sinodale e missionaria. Il cammino tedesco si è concluso nel 2023 ma continua ancora oggi attraverso il lavoro del «comitato sinodale», che durerà fino al 2026 e che ha il compito di implementare e sviluppare le decisioni prese; il cammino italiano, dopo la fase narrativa (2021-2023) e quella sapienziale (2023-2024), sta vivendo la sua fase profetica (2024-2025) che si concluderà con la Seconda Assemblea Sinodale nazionale dal 31 marzo al 3 aprile del 2025.

Queste due strade trovano un incrocio importante nel cammino sinodale universale e soprattutto nel suo Documento finale (26 ottobre 2024), che offre la possibilità ...

L'analisi di Francesco Zaccaria continua a questo link:

https://www.settimananews.it/sinodo/italia-germania-cammini-sinodali-a-confronto/?utm_source=newsletter-2025-01-14

Anche l’Argentina brucia! In Patagonia 13mila ettari devastati da 30 giorni di incendi

Non solo Los Angeles, gli incendi in Patagonia hanno devastato case e consumato più di 10mila ettari di territorio: le alte temperature fanno sì che gli incendi non si spengano facilmente

In Patagonia è emergenza fuoco e nessuno ne parla. Qui gli incendi boschivi a Chubut, Río e Neuquén hanno già bruciato 13mila ettari di foreste autoctone, pascoli e piantagioni, un’area equivalente alle dimensioni di metà della città di Buenos Aires.
Spenti i riflettori su Los Angeles, quindi, in pochi si sono accorti che in questa regione dell’Argentina ci sono centinaia di focolai attivi da più di 30 giorni, sempre più devastanti e catastrofici a causa di siccità, vento e della presenza di pini esotici ...

L'articolo di Germana Carillo è a questo link:

https://www.greenme.it/ambiente/anche-largentina-brucia-in-patagonia-13mila-ettari-devastati-da-30-giorni-di-incendi/

I vermi contro l’inquinamento da plastica: una soluzione meno efficace di quanto si sperasse

I ricercatori hanno sperato che i vermi potessero essere una soluzione contro l’inquinamento da plastica, rosicchiandola. Tuttavia dopo rimanevano le microplastiche



L’inquinamento da plastica è una sfida globale in continua crescita, che non risparmia l’Africa. Sebbene il continente produca solo il 5% della plastica mondiale, l’aumento dell’uso di materiali monouso sta trasformandolo nel secondo più inquinato al mondo. Di fronte a questa emergenza, i ricercatori dell’International Centre of Insect Physiology and Ecology (icipe) sembravano aver individuato un approccio innovativo per affrontare il problema.

L'articolo di Rebecca Manzi è a questo link:

https://www.greenme.it/ambiente/bruchi-inquinamento-plastica/

La sfida di un’autorità non violenta nella formazione della coscienza

Nell’approfondire la domanda iniziale rivolta dallo studente Christian Santoro – è possibile, oggi, accogliere l’invito di Bernard Häring per avviare percorsi che favoriscano una formazione non-violenta della coscienza morale? – la professoressa Sacco articola la risposta esplicitando come la coscienza morale, radicata nella somiglianza dell’uomo con Dio, si formi attraverso l’esperienza, l’educazione, la riflessione e la continua scelta del bene applicando la legge dell’amore con prudenza e saggezza. Il processo di formazione della coscienza non violenta coinvolge, dunque, l’educazione, l’esempio di persone esemplari e la crescita nella fede.


Il secondo contributo, a firma del professor Nacci, fa emergere alcuni elementi relativi alla formazione della coscienza in rapporto all’autorità, sia che essa sia concepita come legge morale che come autorità ecclesiale o civile. In questo alveo si sottolineano, in modo particolare, che lo stile stesso dell’educazione alla non-violenza debba essere non-violento, la necessità di acquisire la capacità di discernere e crescere nella libertà.

Nel presente contributo si propone di riflettere sul ruolo concreto dell’autorità cristianamente vissuta nella formazione di una coscienza cristianamente non violenta...

L'intervento sul tema di Carla Corbella è a questo link:

https://www.promundivita.it/la-sfida-di-unautorita-non-violenta-nella-formazione-della-coscienza/


Un intenso e chiaro discorso di Mattarella da conoscere

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’intenso intervento alla cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di dottore o Honoris Causa da parte dell’Università di Aix-Marseille, ha toccato con chiarezza e determinatezza alcuni punti al centro dell’attualità mondiale.

 


Uno dei temi è stato quello dell’odierno stato della realtà dell’Unione Europea che appare davanti a un bivio: scegliere tra essere un oggetto nella disputa internazionale o invece essere un soggetto di politica internazionale nell’affermazione di valori della propria civiltà.

Uno degli altri punti importanti toccati è la messa in guardia, difronte ad una nuova articolazione multipolare dell’equilibrio mondiale, il riaffacciarsi del concetto di “sfere di influenza” che sono state all’origine dei mali del XX secolo. Tema a cui si affianca quello di figure di neo feudatari del III millennio - novelli corsari a cui attribuire patenti - che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parte di beni comuni rappresentati dal cyberspazio non che dallo spazio extra atmosferico quasi usurpatori delle sovranità democratiche.

 

L’intenso e chiaro discorso, che vale la pena di leggere per intero, è a questo link:

 

https://www.quirinale.it/elementi/127308

10 febbraio: il "Giorno del Ricordo" in una canzone, "1947", accompagnata da molte immagini

Il 10 febbraio 1947 furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza facenti parte dell'Italia. Per conservare la memoria della tragedia vissuta dagli esuli e delle vittime delle foibe, la Repubblica italiana ha istituito con legge 30 marzo 2004


Sergio Endrigo, cantautore italiano (1933 - 2005), nativo di Pola nel 1947 dovette abbandonare la sua città e ogni bene dopo la cessione della città alla Jugoslavia di Tito assieme a oltre altri 28mila, per continuare a essere italiani in Italia o in altri paesi. "1947"  è una sua struggente canzone dedicata alla sua città, Pola.


Nel video di YouTube la canzone è accompagnata da molte immagini:

 

https://www.youtube.com/watch?v=bhNfG-U17wg




Dichiarata estinta l’orchidea più rara d’Italia che cresceva solo in Sardegna: non è stata protetta abbastanza

La Dactylorhiza elata subsp. Sesquipedalis era un’orchidea rarissima che in Italia cresceva solo in Sardegna, ma è stata dichiarata estinta a causa dell’assenza di efficaci politiche di conservazione


La Dactylorhiza elata subsp. sesquipedalis era un’orchidea straordinariamente rara, un autentico gioiello botanico che in Italia cresceva esclusivamente in Sardegna, rendendola un simbolo di unicità per la nostra biodiversità.
Recentemente, tuttavia, uno studio condotto da un team di esperti dell’Università di Bologna ha confermato la sua tragica estinzione, sottolineando una gestione inadeguata del territorio e l’assenza di efficaci politiche di conservazione come principali cause del suo declino...

L'articolo di Rebecca Manzi è a questo link:

Il Foglietto "La Resurrezione" di domenica 9 febbraio



 

Domenica V PA - Lc 5,1-11

“Sarai pescatore di uomini” letteralmente “prenderai i vivi” cioè toglierai gli uomini dalla realtà nella quale possono trovare la morte: è quel “liberare i prigionieri” incontrato domenica scorsa nella citazione di Gesù del profeta Isaia.



In questo lungo periodo la Liturgia ci ha prima di tutto fatto notare che i primi che hanno accolto Gesù e ai quali lui si è manifestato sono gli ultimi e gli stranieri; poi ci ha posto davanti i temi che nella sua missione si appresta a vivere senza voler sostituire nulla ma innestando nella tradizione quello che serve per far scorrere di nuovo l’amore di Dio per l’umanità.

Oggi inizia a proporci le modalità concrete con le quali lui interpreta, vive e ci chiede di far nostro quell’annuncio dell’Anno di Grazia del Signore che desidera liberarci da tutto ciò che opprime e impedisce di vivere in pienezza.

 

Lasciata la Giudea Gesù ora sta “presso il lago di Gennésaret” e “la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio”. È in giorno qualsiasi e probabilmente si sta guardando attorno cercando di capire come fare per poter parlare a tutti e vede due barche. Una di queste era di Simone che aveva già conosciuto: era andato a casa sua ed aveva guarito sua suocera. Siede sopra quella barca, chiede di scostarla un poco da riva e da qui insegna. È quello con Simone un incontro casuale in un giorno feriale, mentre è attento nel consueto lavoro quotidiano, di riassetto delle reti dopo una notte passata a pescare senza prendere nulla; sta portando a termine la loro attività con tutta l’attenzione della competenza maturata negli anni.

Non siamo come in precedenza in un giorno festivo, in una Sinagoga assieme anche a Maestri della Legge. Questa volta è in una barca di pescatori, persone comuni che si guadagnano da vivere sudando, sporcandosi le mani, ma è da questa realtà e in questa realtà che questa volta viene proclamata la parola di Dio. 

Non ci viene detto che cosa Gesù ha detto, ci viene raccontato un incontro e, come in qualsiasi rapporto vero, due persone poste l’una di fronte all’altra, avviene una presa di coscienza della propria specificità. Un rapporto è efficace quando porta due persone a conoscersi È piuttosto un cammino che avanza l’intero tempo che dura quell’amicizia fintantoché non si compie concludendosi. Se ci si pensa questo è nella nostra comune esperienza, il conoscere una persona è sempre un divenire, un crescere anche nostro; quindi anche l’incontro con il Signore non può non avere questa caratteristica. Conoscere l’altro è conoscere se stessi difronte all’altro nei propri pregi e nei propri difetti. È quanto ci viene raccontato da Luca; è quanto accade a Simone che di Gesù aveva conosciuto la capacità di guaritore ma non aveva ancora preso coscienza di sé difronte a lui.

 

Riprendendo la pericope di oggi, “la folla faceva ressa” attorno a Gesù “per ascoltare” non la sua parola ma quella di Dio. Non cercano un bel sermone culturalmente ricco, il loro desiderio è altro, è avere risposta alla ricerca di senso per la loro vita nell’incontro con il Dio Vivente che interpella, colpisce nel profondo, impegna. Simone e i suoi aiutanti non erano tra questi, vi sono coinvolti perché non rifiutano interrompendo il loro lavoro “di scostarsi un poco da terra” perché il Signore potesse insegnare “alle folle dalla barca”. È quindi una situazione non scelta da loro, ma accolta nella loro disponibilità. Anche nella nostra esperienza spesso gli incontri casuali si rivelano poi inaspettatamente proficui, ci portano gioia e ulteriore disponibilità per approfondire la conoscenza dell’altro. È quanto accade anche a Simone quando viene invitato (letteralmente) a prendere “il profondo” (“il largo”) e a gettare le reti per la pesca contro ogni logica dopo una notte di lavoro del tutto inefficace: non avevano preso nulla. Secondo il profeta Ezechiele l’abbondanza della pesca era segno della benedizione di Dio (Ez 47,1-12), quindi loro quel giorno decisamente non lo erano ma Simone si fida del “Maestro” (letteralmente “capo”) riconoscendo così un rapporto gerarchico “e presero una quantità enorme di pesci”, letteralmente “una moltitudine”. Poteva essere un ulteriore spreco di forze che avrebbe confermato le competenze di Simone, ma la fiducia come la speranza posta nel Signore porta i suoi frutti e ci dice che nell’azione pastorale non sono tante le nostre competenze, le nostre fatiche quanto la fiducia nell’opera del Signore attraverso le nostre mani che portano frutto abbondante, oltre ogni aspettativa.

Qui Simone (e ora Luca aggiunge il suo soprannome “Pietro” a significare la sua testardaggine) scopre la sua differenza con Gesù e gli chiede di allontanarsi ricevendo l’invito a “non temere” perché a lui non interessa la realtà presente ma il futuro del rapporto con lui e con tutti gli uomini. “Sarai pescatore di uomini” letteralmente “prenderai i vivi” cioè toglierai gli uomini dalla realtà nella quale possono trovare la morte: è quel “liberare i prigionieri” incontrato domenica scorsa nella citazione di Gesù del profeta Isaia. Allora Simone e suoi aiutanti “lasciarono tutto e lo seguirono”. Non c’è nessun invito di Gesù a questo, ma è il porre in evidenza che la Chiesa nasce come risposta alla parola di Dio annunciata da Gesù.

(BiGio)