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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Haiti, Sudan e l'impotenza Onu

L'ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite ha offerto ancora una volta alla comunità internazionale l’occasione (o l’alibi) di perdere un’opportunità. Nel vortice delle centinaia di leader che si sono alternati sulla tribuna di Palazzo di Vetro, nessuno ha prestato troppa attenzione all’ennesimo grido di aiuto lanciato dal rappresentante haitiano.


Eppure Edgar Leblanc, presidente del Consiglio di transizione – l’organismo incaricato di gettare le basi per riedificare un sistema istituzionale polverizzato da quasi un decennio di anarchia – non ha impiegato mezzi termini per descrivere la gravità della crisi. «Il Paese è dilaniato dalla criminalità», ha detto. Non si tratta di una metafora. Haiti è smembrata in brandelli di territorio: in ciascuno, l’unica legge è quella della banda che se l’è accaparrato. La Repubblica delle gang, la chiamano. In realtà sembra più una confederazione sotto l’egida del “boss dei boss”, Jimmy Chérizier alias Barbecue. Alla minaccia di duecento gruppi molto armati – grazie ai proventi degli sponsor politici locali, del racket e degli accordi con i “signori della droga latinoamericani” – il mondo ha risposto, con quasi due anni di ritardo rispetto alla richiesta, con l’invio di una missione multinazionale guidata dal Kenya che, al momento, consiste in meno di cinquecento poliziotti barricati nella base Usa per mancanza di forze e mezzi....

L'articolo di Lucia Capuzzi continua a questo link:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/haiti-sudan-e-l-impotenza-onu

Disastri ambientali e comportamenti sostenibili sono collegati. Ecco come

Disastri ambientali e comportamenti sostenibili sono strettamente legati: eventi estremi come alluvioni e terremoti possono aumentare la consapevolezza dei rischi climatici, ma al tempo stesso minare la coesione sociale, rallentando l’adozione di azioni collettive per il bene comune. In un recente studio analizziamo l’impatto di queste catastrofi su fiducia, capitale sociale e scelte sostenibili, evidenziando la complessità del processo di transizione verso un futuro più verde


In un mondo sempre più vulnerabile agli eventi climatici estremi diventa importante capire come le azioni umane possono cambiare il corso degli eventi futuri. Seguendo la visione antropogenica del cambiamento climatico, vi sono molte evidenze scientifiche che fanno supporre l’interferenza delle attività umane nei naturali mutamenti del clima.

In un recente studio, After the storm: Environmental tragedy and sustainable mobility (di prossima pubblicazione su Ecological Economics), abbiamo analizzato (tramite una analisi a equazioni strutturali effettuata con dati survey) come queste catastrofi possano influenzare la consapevolezza ambientale, la fiducia nelle istituzioni e le scelte individuali sostenibili, con un’applicazione ai temi della mobilità urbana sostenibile, punto cardine della rigenerazione urbana e quindi del miglioramento della vivibilità dei luoghi comuni giornalieri. L’attenzione è rivolta all’Italia, un Paese particolarmente vulnerabile ...

L'articolo a cura di Piergiuseppe Morone, Rocco Caferra e Andrea Morone è a questo link:

https://formiche.net/2024/10/disastri-ambientali-e-comportamenti-sostenibili-sono-collegati/#content

La domanda giusta

La domanda importante non è: "credi in Dio?', ma "in quale Dio credi? e da questa fede in quale umanità credi e ti impegni?'.

Sono in Turchia per un convegno sullo sviluppo sostenibile (di sostenibile c'è pochino da queste parti), e mi colpisce come da un anno all'altro sia aumentata l'islamizzazione della società, che si vede ad occhio nudo guardando il crescente numero di donne con il velo - e anche dalle informazioni di volo che ora nel display dicono anche, sulla Turkish, i km di distanza dalla Mecca. E non posso non riflettere sul ruolo delle religioni nella liberazione degli uomini e delle donne, che non si riferisce in particolare all'Islam (che ha una sua grande complessità, come sappiamo) ma ha un carattere generale sul cosiddetto 'dialogo interreligioso'.

La fede in Dio quale società genera? Non tutte le idee di Dio hanno aiutato gli uomini, le donne, i poveri a vivere vite migliori, inclusi molti secoli di storia cristiana. Con chi dovrebbero allearsi oggi i cristiani che vogliono un mondo più giusto e fraterno? in primis con gli uomini religiosi, perché credendo anche essi in Dio, sono i primi compagni e alleati? Si parte prima dai credenti perché più 'vicini' in quanto credenti in un Dio? Non credo: io sento molto più vicini e vicine tutte e tutti coloro che oggi si impegnano per i diritti umani, per le libertà, per ridurre le povertà, per la pace, molti dei quali probabilmente non credono in Dio ma migliorano la vita degli umani - e Dio li vede, e si commuove. E sento molto distanti molti capi religiosi (non tutti) che parlano bene di Dio per parlare poco bene degli esseri umani. Non tutte le idee di Dio sono amiche degli esseri umani. Credere in un Dio non dice nulla sulla qualità morale di una persona e di una comunità. La domanda importante non è: "credi in Dio?', ma "in quale Dio credi? e da questa fede in quale umanità credi e ti impegni?'.
(Luigino Bruni)

Paulo Freire: educare è resistere

Torna l’opera prima del pedagogista brasiliano, figura di spicco del panorama mondiale, incarcerato ed esiliato per le sue idee ispirate a libertà e speranza. Da lui hanno preso avvio movimenti popolari di lotta contro la sottomissione per milioni di persone in nome della consapevolezza e del pensiero critico.

Esce oggi per Mimesis L’educazione come pratica della libertà (pagine 150, euro 15,00), opera prima del filosofo dell’educazione brasiliano Paulo Freire. Iniziato in carcere e concluso durante l’esilio cileno, questo libro costituisce il presupposto per La pedagogia degli oppressi (1971), opera rivoluzionaria in ambito pedagogico per aver gettato le basi di un nuovo metodo educativo, capace di prendere in considerazione il contesto socio-economico e ispirando la nascita di movimenti per l’educazione popolare. Il saggio sarà presentato a Bookpride Genova, oggi alle 17.30, con i curatori Silvia Bevilacqua e Pierpaolo Casarin, insieme a Marco Baldassarre, che oltre a parlare del libro ripercorreranno la vita di Freire - nato a Recife nel 1921 e morto a San Paolo nel 1997 - figura di spicco nel pensiero pedagogico mondiale, arrestato per la sua attività educativa e considerato un riferimento per una visione globale della pedagogia abbinata a un’idea di libertà, speranza ed educazione, valori basilari anche di movimenti democratici in tutto il mondo.

La presentazione del libro a cura di Eugenio Giannetta continua a questo link:




Pizzaballa: ad un anno dal 7 ottobre. Non c'è alcuna visione politica da nessuna parte

Il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ripercorre in un’intervista l’anno di guerra, di sofferenza e di paura in Medio Oriente, cominciato con i tragici fatti del 7 ottobre 2023 

Un mese dopo il massacro del 7 ottobre ci concesse una lunga intervista. Colpì molto i nostri lettori perché era una sorta di riemersione dal silenzio attonito in cui quella tragedia ci aveva precipitato, e nella quale ci raccontava anche i suoi sentimenti personali. «Cambierà tutto», ci disse. Cosa è effettivamente cambiato? E cos’è cambiato per lei e per i cristiani di Terra Santa?

 

Prima del 7 ottobre 2023 sicuramente le prospettive politiche erano completamente diverse. Il conflitto israelo-palestinese, seppur latente, sembrava essere entrato in una routine non particolarmente allarmante, tanto da non costituire una priorità per le agende della diplomazia internazionale. Il dialogo interreligioso seguiva il suo percorso ordinario, fortificato dai viaggi di Papa Francesco e dall’enciclica Fratelli tutti. La comunità cristiana viveva con impegno le sue attività pastorali. Ecco, tutto questo sembra ora lettera morta. Oggi la questione palestinese è riemersa ma in termini drammatici, da renderla ancor più difficile da risolvere. Il dialogo interreligioso attraversa una crisi profonda. E le iniziative pastorali della comunità cristiana vanno completamente ripensate in un contesto nuovo, carico di tanta sfiducia, di incomprensioni. Un odio diffuso che non avevamo mai visto prima, sia nel linguaggio sia nella violenza fisica, militare. Tutto questo non può lasciarci indifferenti. Quindi, per rispondere alla sua domanda ...


L'intervista a cura dii Roberto Cetera è a questo link:


https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-10/anniversario-sette-ottobre-israele-palestinesi-pizzaballa-pace.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Anniversario 7 ottobre. Le sfide economiche di Israele

Il conflitto in corso tra Israele e Hamas, deflagrato dopo il 7 ottobre 2023, sta avendo gravi conseguenze non solo sul bilancio di vite umane ma anche su quello economico israeliano che rischia di aggravarsi ancora di più con l’allargamento degli scontri al confine nord con il Libano. Dati e statistiche sull'impatto della guerra in corso a Gaza e in Libano sull'economia israeliana.


Ad evidenziare l’impatto della guerra sulla vita e sulle finanze degli israeliani, sono diverse agenzie e istituti economici che in questi mesi hanno diffuso cifre e statistiche che mostrano come l’economia israeliana sia una vittima collaterale del conflitto. Lo scorso agosto la banca centrale israeliana aveva stimato in 67 miliardi di dollari, (32 dei quali solo per spese militari) il costo della guerra. Cifra destinata ad aumentare, – se il conflitto andrà avanti ancora per molto – di altri 5,39 miliardi di dollari necessari a finanziare le campagne militari. Vanno poi contati altri 10 miliardi per sostenere i circa 100mila sfollati israeliani residenti al sud, al confine con Gaza e al nord, con il Libano, i più esposti ai razzi di Hamas e di Hezbollah. La ricostruzione delle abitazioni distrutte, invece, è stata quantificata in 6 miliardi di dollari....

L'articolo di Daniele Rocchi continua a questo link:


Neve Shalom, l'oasi in cui ebrei e arabi vivono insieme in pace

Nel villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme si sperimenta un sistema che, dicono gli abitanti, potrebbe rappresentare la soluzione di un conflitto secolare


Un servizio di RaiNews a questo link:

https://www.rainews.it/video/2024/07/gerusalemme-oasi-di-pace-ebrei-e-arabi-vivono-insieme-in-pace-353981e1-814c-4541-b386-124df154010d.html

Il Foglietto "La Resurrezione" di Domenica 6 ottobre

 


Mc 10,2-16 – XXVII Domenica PA

Marco, proseguendo il suo racconto, oggi ci presenta altri due fatti apparentemente staccati, invece al loro centro c’è la ricerca di come deve essere il rapporto tra le persone: non di possesso ma l’accoglienza e l’apertura all’altro nella libertà dei piccoli (che non sono i bambini).


Gesù è in cammino verso Gerusalemme e, dopo aver fatto riflettere i discepoli sul servizio a favore indiscriminatamente di tutti che è chiesto per essere i “primi”, sull’apertura da avere verso tutti quelli che operano il bene anche se non sono dei “nostri”, sullo stare attenti a non mettere ostacoli agli altri nel loro cammino di sequela (i “piccoli”) e che, in questo caso, è meglio interrompere subito quell’agire, la direzione di marcia e i desideri (manopiedeocchio) per non finire di buttare via la propria vita (“finire nella Geenna”). Concludeva con un invito: “Abbiate sale in voi stessi”, cioè rimanete agganciati a quel sapore che offre alla vita l’azione dello Spirito: il servizio verso tutti.

 

Marco, proseguendo il suo racconto, oggi ci presenta altri due fatti apparentemente staccati, invece al loro centro c’è la ricerca di come deve essere il rapporto tra le persone.

Nel primo “alcuni farisei” affiancano Gesù chiaramente non per apprendere qualcosa del suo magistero, bensì “per metterlo alla prova” letteralmente “per tentarlo” e, qui, Marco usa il medesimo verbo che adopera per le azioni del diavolo. Gli pongono una questione halakika, termine che normalmente viene erroneamente tradotto con “legge”. In realtà significa “cammino”, il modo di vivere anche indipendentemente dalla fede ebraica, tende cioè all’universalismo. Poi nell’ebraismo viene affiancata e fa corpo unico con la Torà, le 613 mitzvòt, con le successive leggi talmudiche e rabbiniche.

Il tema, delicato anche oggi, riguarda il rapporto tra uomo e donna, il matrimonio e, nello specifico “se è lecito divorziare”. I Farisei pongono cioè tutto all’interno di un aspetto normativo: se le leggi lo consentono, le rispetto in piena tranquillità di coscienza difronte a me stesso e a Dio. Nella sua risposta Gesù sposta l’attenzione su di un altro piano: quello della relazione con Dio e con l’altra persona.

Quando Mosè indicò la necessità di un “libello di ripudio” (da parte dell’uomo, la donna non aveva questa possibilità) guarda la realtà e la prassi esistente, non parla di “diritti” (Dt 24). Interviene a protezione della donna che, ripudiata per qualsiasi motivo, anche il più banale (come diceva la scuola di rav Hillel, mentre rav Shammaj parla solo in caso di adulterio) perdeva tutti i diritti: non poteva risposarsi e, per sopravvivere, finiva per prostituirsi o il darsi all’accattonaggio. Mosè le ridà dignità ma non offre appigli sul quale fondare “diritti”.

Gesù si oppone a questo letteralismo spostando ed elevando lo sguardo dal piano delle prassi umane e cerca di cogliere l’intenzione creatrice di Dio che fonda le responsabilità personali nelle relazioni interpersonali e con lui stesso. Lo sappiamo tutti: passare dall’innamoramento all’amore, al vivere quotidiano con una persona è frutto di un paziente lavoro. È il passaggio dalla spontaneità a far divenire “storia” l’incontro avvenuto che assumerà le vesti della pazienza, dell’ascolto, del perdono, della capacità di attendere i tempi di ascolto dell’altro, del sacrificio, della sopportazione, della riconciliazione. Qualità che portano come frutto la fedeltà, per i credenti fondata anche in quella di Dio. L’amore reciproco, il matrimonio è consegnarsi all’altro perché si è compreso che ha le capacità per far fiorire e portare a compimento pieno la realtà alla quale si è chiamati. Questo porta a difenderlo e a condurlo fino al suo compimento coscienti che spezzarlo significa rinunciare e a rimanere incompiuti. 

Ancora una volta Gesù non emette sentenze né legifera, ma compie un annuncio, non è interessato a questioni teoriche, ma alla verità delle persone che ha davanti nel loro rapporto con il Padre, mentre nelle parole e nell’atteggiamento dei farisei c’è la distorsione di usanze, leggi e norme che nascono con un fine buono, ma che vedono nel tempo stravolto il loro senso e finiscono così per distorcersi e perdere irrimediabilmente il loro senso originario. 

 

Nel secondo episodio Gesù specifica il come deve essere il rapporto tra due persone. Non bisogna proiettare il proprio sentire presupponendo che sia quello dell’altro come fanno i discepoli quando vedono che dei bambini vengono portati a Gesù perché li benedica. Il come fare Gesù lo mostra in pratica abbracciandoli ma anche poi ponendo le mani sul loro capo, cioè li attira a sé ma anche si protende verso di loro. Gesù accoglie tutti ma evitando ogni atteggiamento di possesso che significherebbe privali della loro libertà (l’abbraccio), evidenziando invece come la qualità dei "piccoli" (nell'accezione di domenica scorsa) sia la capacità di accogliere e di aprirsi all'altro. Sono da imitare e non da intralciare nel loro cammino facendosi ostacolo disorientandoli. È questo un atteggiamento capace di porli e di porci già ora nel Regno di Dio che va accolto rendendoci disponibili alla sua azione che è sempre alla ricerca della verità delle persone alla ricerca della loro piena realizzazione. 

(BiGio)

Giorgio Napolitano. Un ricordo e la sua eredità a un anno dalla sua morte

C’è una eredità importante nella vicenda che un uomo come Giorgio Napolitano lascia a tutti coloro che sono disposti a spendersi per il bene comune


La scelta di chi decide di vivere per la politica e non di politica è quella di accettare una tensione continua, perché vuol pensare di contribuire allo svolgimento della storia e inevitabilmente ne diventa anche in parte vittima. Questo avvenne nella lunga vita politica di Giorgio Napolitano, nato nel 1925 e scomparso in questo tribolato settembre 2023, essendo egli stato partecipe e protagonista di due percorsi certamente intrecciati, ma anche distinti: la militanza nel Partito comunista italiano e la storia dell’Italia repubblicana. Scegliere di essere un comunista significava ritenersi partecipe di una grande forza storica che aveva l’obiettivo di cambiare il mondo. Nel momento del suo ingresso nella vita adulta non era difficile crederlo, visto tanto il successo del Pci nella sconfitta del fascismo in Italia quanto la partecipazione dell’Urss alla Seconda guerra mondiale. Col passare degli anni continuare nell’ottimismo di questa fede sarebbe diventato sempre più complicato e forse impossibile...



Pesticidi e glifosato: un problema anche in città, un nuovo studio li ha trovati nell’aria di Mestre

Uno studio dell'Università Ca’ Foscari di Venezia ha trovato tracce di glifosato e fosetil alluminio nell'aria di Mestre, il che suggerisce che i pesticidi sono un problema anche in città e andrebbero limitati (se non eliminati del tutto)



Quando pensiamo ai pesticidi, ci vengono subito in mente le grandi coltivazioni dove questi prodotti vengono frequentemente impiegati, ma è importante non trascurare che il problema si estende anche alle aree urbane. Questo aspetto è spesso ignorato, così come i potenziali effetti e danni che ne possono derivare.
Un nuovo studio mette però ora in luce l’importanza di esaminare più da vicino l’uso di questi prodotti nelle città e le loro conseguenze sulla qualità dell’aria, dell’ambiente circostante e, inevitabilmente, anche sulla salute dei cittadini.
La ricerca di cui vi parliamo oggi, condotta da un team dell’Università Ca’ FoscariVenezia, ha portato alla luce l’uso di pesticidi e fungicidi in aree verdi urbane. In particolare ...

L'articolo di Francesca Biagioli continua a questo link:

La gratuità non cresce più. I primi effetti del caso Ferragni

Il report in occasione del Giorno del Dono - #DonoDay2024 - fissato per legge il 4 ottobre rileva che calano i donatori alle Organizzazioni non profit e diminuisce ancora il volontariato: dall'8,3% al 7,8%. In sei anni 910mila persone in meno. Il Rapporto dell'Istituto del dono


I livelli pre-pandemia sono ancora lontani e le tendenze non univoche. Ma la propensione al dono degli italiani, pur restando solida, sembra non crescere più, anzi regredire leggermente. Negli ultimi anni si oscilla (pericolosamente) tra partecipazione e disincanto, tra impegno pubblico e chiusura nel privato. E così se la beneficenza alle organizzazioni non profit cala leggermente, aumenta quella informale; tornano a crescere le donazioni biologiche (sangue e organi); mentre l’offerta di tempo ed energie nel volontariato è in netta diminuzione, tranne che per i giovanissimi. Insomma, un chiaroscuro non facile da decifrare, nel quale ha avuto un impatto per ora limitato anche il caso Ferragni-Pandoro, con (solo) il 5% delle organizzazioni non profit (Onp) a segnalare un calo delle donazioni in qualche modo correlato alla vicenda. 

È quanto emerge dalla 7^ edizione del rapporto annuale “Noi doniamo” ...

L'intero report a cura di Francesco Ricardi è a questo link:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-gratuita-non-cresce-piu-primi-effetti-del-caso-ferragni?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=s43a%2Co5c7e&utm_term=23678+-+https%3A//www.avvenire.it/attualita/pagine/la-gratuita-non-cresce-piu-primi-effetti-del-caso-ferragni&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+-+28+settembre+2024+%282024-09-28%29

S. Francesco: Le stimmate e il Cantico

L’intuizione iconografica stupenda collega due eventi significativi della vita di Francesco


Quest’anno la festa dell’Impressione delle Stigmate di San Francesco, che liturgicamente si festeggia il 17 settembre, cade proprio nell’anniversario degli ottocento anni in cui questo evento prodigioso avvenne, come ci ha ricordato anche Sergio Di Benedetto pochi giorni fa, soprattutto ribadendo la forza umana di questo segno, che ci rende sempre più fratello quel meraviglioso dono di Dio che è stato ed è Francesco d’Assisi. ...

L'articolo di Chiara Gatti continua a questo link:

Accompagnamento? No grazie!

Compagnia, affiancamento, accompagnamento: non sono termini equivalenti dal punto di vista teologico e pastorale, soprattutto in riferimento alla dignità e all'autonomia del mondo adulto


Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un articolo dove Giuseppe Guglielmi usa un termine che mi sembra caduto un po’ in disuso nella teologia, nel magistero e in altri testi di provenienza ecclesiale: compagnia. Lo stesso giorno, leggendo le nuove linee guida del ministro dell’istruzione e del merito ho ritrovato un altro termine che, sia nel linguaggio giuridico-politico (di destra e sinistra) che in quello del magistero ecclesiale, sta prendendo invece il sopravvento: accompagnamento.
Ho già segnalato nel mio testo (Imparare dal vento, p. 156, 174) quanto sia problematica questa scelta (se di scelta di tratta), a causa del suo approccio paternalistico, e dove può creare equivoci nel cammino sinodale, non aiutandone la comprensione e l’andamento. Vorrei ora tornare sul perché di tale problematicità ed ambivalenza, e quindi sui motivi per cui riporterei questo termine nel posto che gli compete in base al suo significato ed utilizzo diffuso. ...

L'intervento di Sergio Ventura continua a questo link:

Perché non me ne vado (e lotto)

Se c’è un dato profondamente tradizionale che il Concilio Vaticano II ci ha permesso di interiorizzare è che la chiesa non coincide con la gerarchia. Il Concilio ci ha permesso infatti di ridire in ogni modo possibile quello che abbiamo sempre saputo e cioè che la chiesa è il popolo di tutti quelle e quelli che credono nel Vangelo, che in questa fede sono stati e sono state battezzate e che questa fede vogliono vivere (nonostante tutte le povertà che segnano il proprio vissuto).

Non è dunque ben posta la domanda se chiediamo a un/a credente perché resta nella chiesa, dal momento che ciascun credente è chiesa, insieme agli altri e alle altre. Eventualmente potremmo chiedere a questa persona che cosa la fa soffrire nel vivere e nel dire della chiesa di cui è membro vivo e se questa sofferenza potrebbe portarla ad allontanarsi, a non impegnarsi più, a spendere altrove le risorse che il Vangelo offre.
Molti e molte già fanno questo in realtà. Si è aggiunto infatti al fenomeno, visto da decenni, di una fede in Dio senza sentire il bisogno di appartenere alla chiesa (anche se nessuno può sapere quanto questa sia una fede cristiana o invece una esperienza religiosa altra espressa con categorie cristiane perché il nostro contesto culturale offre solo quelle), il fenomeno di quelli che avendo aderito con consapevolezza alla fede cristiana si allontanano dalla vita della chiesa perché questa non li aiuta, anzi li ostacola nel vivere la fede che hanno conosciuto.
Queste persone, però, si allontanano per la delusione di non aver trovato ciò che era stato loro promesso, perché percepiscono di aver subito un tradimento, e non perché non ritengono di essere chiesa. Se la chiesa si mettesse su altre vie, riprenderebbero il loro impegno....

L'intervento di vicepresidente del Coordinamento Teologhe Italiane e docente full time di Ecclesiologia all’Istituto teologico Giovanni Paolo II di Roma, 



Dalla Società dell’Informazione a quella della Comunicazione?

Le nuove tecnologie ci hanno consegnato la produzione dell’informazione, ma per usarle in modo consapevole sarebbe servito un salto culturale inattuabile in pochi anni. Eppure da oggetto di consumo e fine del nostro narcisistico lifestyle possiamo riportarle al ruolo di strumenti di condivisione, per una comunicazione orizzontale e autentica


L’ho scritto qui più volte e lo ripeto. Lavoro soprattutto con i bambini e imparo da loro, l’unico gruppo di umani che, nel mondo raccontato e non vissuto di oggi, quando si permette loro di essere gruppo, riesce con naturalezza a liberarsi dagli stereotipi, dai “sentito dire”, dalle idee fisse che cementano improbabili identità singole e collettive in un narcisismo devastante e divisivo che sta ammazzando le società, dove gli slogan delle parti si sostituiscono a ogni possibile ragionamento comune, la tristezza integralista del “politicamente corretto” esclude il confronto tra le differenze, e le idee, il pensiero, le discussioni sono sempre più lontani dalla vita e dalle emozioni della persone vere. I bambini, se semplicemente li osservi e presti loro attenzione, con il gioco ti dimostrano in un attimo che un mondo diverso è possibile....

L'articolo di Paolo Beneventi continua a questo link:

https://www.sapereambiente.it/rubriche/educare/dalla-societa-dellinformazione-a-quella-della-comunicazione/


 

Perché il mondo non sia sfigurato. Fare memoria, immaginare la pace

L’appello di pace, lanciato a Parigi la settimana scorsa da donne e uomini di religione e da personalità umaniste, chiede di «immaginare la pace» e ricordare cosa è stata la guerra. Sul sagrato della basilica di Notre Dame, ormai quasi ricostruita, l’appello firmato dai vari leader è suonato grave. 


Sembrava che ci fosse un’altra ricostruzione da fare per non scivolare nel fuoco della guerra. Infatti, è necessario guardare oltre l’attuale orizzonte, dominato dalle logiche di guerra, senza spazio per costruire o immaginare. L’appello afferma: «Purtroppo, c’è una diffusa rassegnazione di fronte ai conflitti aperti, che rischiano di degenerare in una guerra più grande e travolgente. In tante parti del mondo, e anche qui in Europa, si è smarrita la memoria dell’orrore della guerra, eredità dei due conflitti mondiali del Novecento. Quell’eredità che mostra come solo la pace è un’alternativa umana e giusta!».

La pace è stata ormai, in larga parte, espunta dal discorso pubblico. Si parla di armi, minacce, scontri. A questo si fa l’abitudine. Anche il recente e allarmante discorso di ...

L'articolo di Andrea Riccardi continua a questo link:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/pace-e-memoria

Nevè Shalom - What Al-Salam: Scuola per la pace presso un’università israeliana

Gli ultimi aggiornamenti che ci arrivano da Roi Silberberg, direttore della Scuola per la pace: un corso della Scuola  presso un’università israeliana per “Agenti di cambiamento nelle città miste”

I partecipanti al corso

Mentre la guerra continua e si fa sempre più violenta, noi della Scuola per la pace stiamo dedicando tutti i nostri sforzi a comprendere a fondo la nuova realtà con cui ci misuriamo e a cercare di individuare il nostro ruolo in risposta a questa nuova situazione. Ciò che ci guida in questo processo sono i nostri valori: l’aspirazione alla giustizia, alla pace e alla vera uguaglianza per tutti nella regione, insieme al nostro impegno nei confronti dei nostri ex studenti, per continuare a essere per loro un sostegno. 
A settembre, tutto il nostro staff si è riunito per un incontro strategico di due giorni ad Haifa per riflettere sull’anno trascorso, analizzare la realtà attuale e organizzarsi meglio per l’anno a venire. Abbiamo inoltre partecipato a una Conferenza su dialogo e democrazia organizzata a Praga da Philea. Nel corso di quella Conferenza ci è diventato chiaro che il nostro metodo di dialogo è eccezionale e che abbiamo uno strumento unico e potente....

Gli irriducibili della pace in un e-book gratuito disponibile per tutti

Storie di chi non si arrende alla guerra in Israele e Palestina

«Mi rifiuto di battermi per Israele senza battermi anche per la Palestina. Schieratevi per la pace, per l’umanità, per la dignità, per la vita».
Layla è palestinese, Robi è israeliana. Entrambe hanno perso un figlio nel conflitto che da decenni sconvolge il Medio Oriente. Si sono incontrate nell’associazione Parents’ Circle, un forum di famiglie israeliane e palestinesi che da anni promuove percorsi di riconciliazione fra persone che hanno perso un congiunto nella lotta. «Una donna israeliana si è alzata e mi ha abbracciato chiedendomi scusa. Lì ho realizzato che condividiamo lo stesso dolore, che le nostre lacrime hanno lo stesso colore»....

L'articolo di presentazione è a questo link:


Il libro è scaricabile a questo link:

https://r.cantook.com/edgt/sample/aHR0cHM6Ly9lZGlnaXRhLmNhbnRvb2submV0L3NhbXBsZS80NTE3NDcvd2ViX3JlYWRlcl9tYW5pZmVzdD9mb3JtYXRfbmF0dXJlPWVwdWImc2lnaWQ9MTY4NzkyMzY5MiZzaWduYXR1cmU9ZGZiMzNhMjE4Yjk4NDhlYjNiNTgzZjdmODNjYjA0YzMyYjZiNjkxNmQ3M2E3ZmNkZDM1NmQzNzJlNDhlNzdlMQ

Suicidio. Telefono Amico: “Basta tabù, servono un tavolo nazionale e un’efficace strategia di prevenzione”

 Oltre 7mila le persone che nel 2023 si sono rivolte a Telefono Amico Italia per gestire un pensiero suicida, proprio o di un caro, +24% rispetto al 2022. La presidente Rigon: “Ci mettiamo a disposizione per partecipare ad un tavolo nazionale, per individuare i giusti interventi e le strategie di prevenzione da mettere in atto”. Lo psichiatra Pompili: “Servono interventi ad hoc, helpline e centri d’ascolto”. L’appello alle istituzioni: "Il suicidio non sia più un tabù e la salute mentale diventi una priorità". Eventi di sensibilizzazione e monumenti illuminati in blu


Ogni 10 settembre ricorre la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, fenomeno che nel nostro Paese appare in continuo aumento anche se, fortunatamente, sono cresciute in parallelo anche le domande di aiuto. Sono infatti oltre 7mila le persone che nel 2023 si sono rivolte a  Telefono Amico Italia (al numero 02 2327 2327 attivo dalle 9 a mezzanotte) per gestire un pensiero suicida, proprio o di un caro. Mai così tante e cresciute del 24% rispetto al 2022. Quest’anno, fa sapere l’organizzazione, si intravede una piccola inversione di tendenza: nel primo semestre le richieste d’aiuto sono state 3.500, -6,5% dal primo semestre 2023. Tuttavia i numeri sono ancora molto lontani dai livelli pre pandemia, quando l’organizzazione di volontariato gestiva circa un migliaio di chiamate l’anno...

L'articolo di Giovanna Paqualin Traveersa continua a questo link: