L’esempio che viene da Wadi al-Zayne è importante, perché se nella difficoltà, nelle ristrettezze, emerge molto spesso la chiusura, la prevenzione, quando la difficoltà supera i limiti emerge l’empatia, che può ricostruire le culture, nonostante le avversità.
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Notizie su questo Blog
Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia. I Post con la proposta...
Nel disastro libanese emerge la luce, Wady al-Zayne.
Comprendere il mondo con la storia al contrario
Tra i docenti di storia nella scuola sono diffuse e radicate due certezze. La prima: conoscere la storia è indispensabile per comprendere il presente. La seconda: con il tempo che si ha a disposizione, non si riuscirà mai ad affrontare il segmento di storia più vicino alla contemporaneità. Quest’ultima circostanza, purtroppo, produce frustrazione rispetto alla prima, perché viene a mancare l’occasione più diretta per confrontarsi con i problemi dell’attualità e interpretarli alla luce della loro genesi storica. Se non si parla mai del presente, è impossibile fornirne una prospettiva storica.
Evitare questo genere di frustrazione richiede una rimodulazione strutturale della programmazione di insegnamento della storia, come quella sperimentata nella scuola secondaria di I grado “don Milani” di Genova. Ciò è stato possibile perché la scuola è coinvolta in un progetto di sperimentazione per lo sviluppo di nuovi programmi di insegnamento per questo grado di istruzione: i docenti, organizzati in dipartimenti disciplinari, sono incoraggiati a selezionare autonomamente ...
La presentazione dell'esperienza a cura di Simone Bertone e Massimiliano Suberati continua a questo link:
Le minoranze etniche e culturali a scuola
L'articolo di Fiorella Farinelli continua a questo link:
Il popolo è la Chiesa: la Comunità come soggetto pastorale
La nozione di “popolo di Dio” per esprimere la realtà ecclesiale si è imposta nella chiesa cattolica durante l’ultimo concilio ecumenico e papa Francesco la riafferma con insistenza, ma non ci sembra ancora sufficientemente approfondita a livello teologico, scarsamente assimilata a livello pastorale e sostanzialmente disconosciuta a livello giuridico.
“Padre, vorrei far celebrare una messa per il giorno tale, quanto le devo?” In questa semplice frase, apparentemente innocua e pronunciata con naturalezza, si cela il motivo dell’attuale declino della Chiesa cattolica e riemergono proprio le tre condizioni appena elencate, ma in forma negativa, cioè come ostacoli alla realizzazione di una pastorale del popolo di Dio.
Il primo si scorge già nel titolo con cui il (o la) fedele si rivolge al sacerdote: “padre”. Come può una visione di chiesa che non solo divide i padri dai figli, ma i padri tra loro (distinguendo tre gradi del sacerdozio: diaconato, presbiterato ed episcopato) e pure i figli tra loro (separando i “più consacrati”, cioè i religiosi, dai laici), corrispondere ancora pienamente all’enunciato di Gesù: «voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8)? Dalla fraternità evangelica si è passati alla strutturazione gerarchica attraverso un processo preciso che tenteremo di identificare e che impedisce di riconoscersi parte di uno stesso popolo....
L'intero intervento di Cesare Baldi è a questo link:
https://www.viandanti.org/website/il-popolo-e-la-chiesa-la-comunita-come-soggetto-pastorale/
Serena Noceti: "Una comunità tutta ministeriale: sogno, illusione o ascolto obbediente della Parola di Dio?"
La trascrizione (non rivista dall'autrice) di una interessante e densa relazione di Serena Noceti tenuta presso la Parrocchia di S. Maurizio a Vimercate da leggere con calma. In alternativa può essere anche ascoltata ai link in calce
Con Salvati lo "tzimtzum" si fa romanzo
Un’antica tradizione cabalistica ebraica interpreta la nascita dell’Universo non come un un atto di “potenza” di Dio, come irrompere dell’essere nel nulla del vuoto preesistente, ma, al contrario, come uno tzimtzum, una “ritirata del Signore”, un suo “arretramento”.
La recensione di Francesco Lucrezi continua a questo link:
https://moked.it/blog/2024/10/09/scaffale-con-salvati-lo-tzimtzum-si-fa-romanzo/
In memoria di Paolo Ricca: dialogo infinito
In una conversazione radiofonica del 2016 (Uomini e Profeti, Radio3), Paolo Ricca, pastore e teologo della chiesa valdese, morto a Roma nella notte fra il 13 e il 14 agosto 2024, affrontava l’oscurità di ogni discorso sulla morte ricorrendo sì alle Scritture e alle acquisizioni della scienza contemporanea, ma assottigliando via via ogni certezza, riconoscendo che ogni cultura ha elaborato “visioni fantastiche” intorno alla morte, senza però accontentarsi di quello che diceva una nota scienziata, secondo la quale ciascuno di noi si ridurrà a una “molecola” vagante nell’universo.
Certo, il corpo se ne va. Ma non credo, diceva, che la “persona” possa ridursi a una molecola. È vero che la morte cancella la vita, tuttavia non dissolve la “persona”. Qualcosa rimane. Non solo nella memoria dei vivi, ma in quella che lui chiamava la “memoria di Dio”, e che noi potremmo chiamare una grandezza che ci trascende, un “oltre” in cui non valgono più le categorie “terrene” di spazio e tempo, ma che pure esiste anche se per noi rimane invisibile e inconoscibile.
Chissà. Forse è così che si riesce a sopportare la scomparsa dal nostro orizzonte delle persone che ci sono state care. E che si sono spese fino in fondo in ogni momento della loro vita per rispondere a chi chiedeva qualcosa, qualunque cosa. Tenendoli vicini nella memoria. Ma anche collocandoli in un luogo dell’assenza nel quale una qualche impalpabile forma di presenza è custodita.
Il ricordo di Gabriella Caramore continua a questo link:
Fioriscono i tulipani al parco Sigurtà: ma non c’è niente di cui essere felici
Il parco giardino Sigurtà ha annunciato in un post facebook di qualche giorno fa che i tulipani sono fioriti, parlano di magia, ma non è proprio una bella notizia una fioritura autunnale così insolita
Un’incredibile fioritura autunnale dei tulipani ha sorpreso tutti al Parco Giardino Sigurtà, un parco naturalistico di circa 60 ettari che si trova a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona.
Leggiamo in un post di facebook: "Incredibile fioritura autunnale dei tulipani! Non è un sogno, è pura magia, i tulipani stanno sbocciando fuori stagione, regalando uno spettacolo imperdibile nel cuore dell’autunno! Solo 14 giorni per ammirare questa meraviglia che sfida il tempo e la natura! Venite a scoprire questi fiori straordinari, simbolo della primavera, che continuano a fiorire e incantare tutti i visitatori in un periodo dell’anno del tutto inaspettato".
E ha sorpreso sicuramente anche noi, d’altronde se i limoni fioriscono in inverno e i tulipani in autunno che male c’è? Ma non è propriamente di magia che si tratta, le temperature che variano da un giorno all’altro e i cambiamenti climatici stanno mandando letteralmente in tilt tutto il sistema agricolo...
L'articolo di Marco Crisciotti continua a questo link:
La speranza scomparsa
In questi dodici mesi sono stati conteggiati anche i silenzi. Chi si esprimeva e chi no, chi condannava e cosa, chi dava la propria solidarietà e in quali termini. Com’era forse prevedibile, la guerra scaturita dall’attacco del 7 ottobre 2023 ha polarizzato con una violenza senza precedenti l’opinione pubblica lontano dal Medio Oriente.
Nulla di paragonabile alle opinioni striscianti attorno all’invasione dell’Ucraina. Dal primo istante, fra Israele e Palestina non c’è stato alcuno spazio non dico di neutralità — la neutralità è un progetto depravato in alcune circostanze — ma di possibile trasformazione. Come in una centrifuga impazzita, chi ha tentato di costruire opinioni più sfumate o mutevoli nel tempo, chi ha deciso da un certo punto in poi di non esprimersi affatto constatando la propria insufficienza, è stato schiacciato arbitrariamente contro questa o quella parete ideologica. Setacciare le parole non bastava, andavano pesate anche le omissioni.
È successo anche a me di ritrovarmi appiattito su questa o quella linea, in pubblico e in privato, per il solo fatto di scegliere di parlare di una cosa e non di un’altra. E perché, via via che il 7 ottobre si allontanava e le rivendicazioni pubbliche diventavano sempre più massicce e rumorose, sempre più sommarie, mi sono ritratto...
L'intera riflessione di Paolo Giordano continua a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202410/241008giordano.pdf
Capire le fonti per prevenire i pregiudizi antiebraici
Ripensare l'ora di religione a scuola
Vale la pena di prendere sul serio le riflessioni del vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della CEI, riportate in un articolo che compare sul n. 7/8 di Rivista del Clero Italiano, storica testata di Vita e Pensiero. Il titolo è già un programma: Insegnamento, religioni, spazio laico. Verso un nuovo statuto dell’ora di religione nella scuola pubblica.
Tra i motivi che, a suo parere, spingono a pensare a un nuovo statuto dell’ora di religione c’è la consapevolezza di vivere un pluralismo religioso del tutto inedito, nel quadro di quello che papa Francesco insiste a definire un cambiamento d’epoca: «uno statuto che contribuisca alla creazione di una civitas ecumenica, capace di riconoscere e apprezzare le differenze. In questa luce la Chiesa cattolica potrà fare un passo indietro, rinunciando a uno spazio che le spetta di diritto in nome del Concordato, per aiutare la società a fare un passo avanti».
Oggi – sostiene il vescovo – è necessario un insegnamento che riconosca e includa le altre confessioni e religioni, senza trascurare quanti, in ricerca, non sono legati ad alcuna religione: «In questa prospettiva si può immaginare l’insegnamento della religione in chiave interreligiosa. Anzi, di più: se la cultura religiosa è chiamata a essere parte delle conoscenze e delle competenze dello studente in formazione, possiamo ipotizzare un insegnamento della religione per tutti, superando l’equivoco della facoltatività».
L'intero intervento di Brunetto Salvarani è a questo link:
https://www.settimananews.it/educazione-scuola/ripensare-ora-religione/
Domenica XXVIII PA - Mc 10,17-30
Quel “tale” era andato da Gesù per avere qualcosa di più e viene invitato a dare di più perché si possiede davvero quello che si dà, quel che si trattiene non si possiede, si viene da questo posseduti.
Nel raccontarci il cammino verso Gerusalemme di Gesù, Marco progressivamente si sofferma su dei temi apparentemente slegati tra di loro ma che, invece, sono come i tasselli di un puzzle che, piano piano vanno al loro posto. Tutto inizia dalla domanda fatta ai discepoli: “Chi dice io sia la gente e voi?” per poi prestare attenzione al rapporto tra i discepoli (l’esigenza del servizio a tutti per essere i “primi”), poi a quello tra loro e chi “non è dei nostri” con l’esigenza di non essere pietra di inciampo per nessuno. Lo sguardo poi si è spostato su quale debba essere il rapporto tra le persone in generale e in particolare all’interno del matrimonio attraverso il tema del divorzio e l’esigenza di essere come i “piccoli” aperti all’accoglienza dell’altro senza volersene impossessare.
Oggi ci è chiesto di riflette sull’incontro che Gesù fa con un “tale” che letteralmente “corre” verso di lui e “gli si getta ai piedi”. Il primo verbo Marco lo ha usato solo nel caso dell’indemoniato (Mc 5,6) e il secondo anche nell’incontro con il lebbroso (Mc 1,40). Marco allora ci mette sull’avviso che questo “tale” è un “posseduto” ed un “impuro” realtà che lo escludono da Dio. In ogni caso questo “tale” nel suo correre esprime una sete di ricerca di identità e di senso della propria vita. Per questo “interroga” Gesù come “maestro”, cioè come uno che può indicare la via da percorrere. Gesù lo spiazza rifiutando l’attributo “buono” che va riservato solo a Dio (Ps 119,68) costringendolo ad interrogarsi per andare a fondo della sua ricerca, cercando le motivazioni che lo muovono. Come domenica scorsa aveva spostato l’attenzione dalla Legge al rapporto interpersonale e con Dio, anche oggi passa dal fare all’essere alla luce della Torà. Elenca però solo la seconda parte che riguarda i rapporti tra gli uomini: prima di tutto non uccidere, poi la gestione della sessualità; quindi il rapporto con le cose (non rubare), la necessità di essere sinceri e veritieri (non testimoniare il falso). Lo si è sicuramente notato, Gesù cita il Decalogo in un ordine diverso da Es 20 e ci infila un precetto “Non defrauderai” che continua così “il salariato povero e bisognoso e gli darai il suo salario il giorno stesso prima che tramonti il sole perché egli è povero e a quello aspira” (Dt 24,14). Infine, a fondamento di tutto pone il rapporto con i genitori cioè alla propria origine dove affondano le nostre origini, gli insegnamenti del vivere armonicamente.
Questo modo di rispondere di Gesù a un credente è significativo: afferma che la salvezza si gioca nei rapporti con gli altri, con il prossimo. Non gli dice come vivere il rapporto con Dio, né cosa credere o sperare, perché, la salvezza, si decide sull’amore concreto vissuto qui e ora verso gli altri, verso i fratelli e le sorelle in umanità: “non fare torto a nessuno”, “amare il prossimo come se stesso” (cf. Mt 19,19; Lv 19,18).
Quel “tale” risponde che ha sempre fatto tutto questo ma lo dice riempiendosene la bocca (così dice il termine fonetico greco), Gesù non lo giudica e questo non è permesso nemmeno a noi, ma “fissò lo sguardo su di lui” entrando così nel suo intimo cercando di farlo passare dal campo dell’avere in cui è prigioniero a quello dell’essere e gli dice con dolcezza che gli manca “uno”, cioè tutto e pronuncia quattro imperativi: va – vendi – dai e poi seguimi. Quel “tale” era andato da Gesù per avere qualcosa di più e viene invitato a dare di più perché si possiede davvero quello che si dà, quel che si trattiene non si possiede, si viene da questo posseduti. Ecco perché Marco aveva presentato quel “tale” nel modo prima evidenziato.
Gesù con questo dice che c’è un ostacolo maggiore delle ricchezze alla salvezza che è un’impresa impossibile alle sole forze dell’uomo: ogni pretesa autosufficienza ostacola l’avvento del Regno di Dio. Gesù è riuscito a liberare l’indemoniato, è riuscito a purificare il lebbroso, ma nulla può con il ricco che non si apre ad accoglierlo come sanno invece fare i “piccoli” della scorsa settimana e se ne va.
“Il possibile di Dio può incontrare l’impossibile degli uomini” (Mc 10,27) afferma ora Gesù volgendo lo stesso sguardo agli occhi degli apostoli fissandoli intendendo infondere loro una fiducia che sfocia in una promessa che apre al futuro e offre speranza: “il centuplo quaggiù” di quello che hanno lasciato. Promessa della quale fanno parte anche contraddizioni, difficoltà e sofferenze ma appoggiate sulle spalle del Signore. L’importante è non trattenere per sé perché chi lo fa si esclude dalla pienezza della vita e non si parla solo di beni materiali, ma anche delle proprie capacità, dei doni, dei carismi che ci sono dati non ad esclusivo proprio uso e consumo, ma per il servizio a tutti. Ecco allora l’invito espresso due volte con il verbo “fissare lo sguardo”: guardare l’altro per scoprire il suo bisogno fondamentale ed aiutarlo a colmarlo; incontrare gli occhi dell’altro, chiunque sia, di qualsiasi nazionalità o fede con quelli del Signore perché lui è amato da Dio e, questo, ci unisce a lui.
(BiGio)
Mimì, Holly, l'Uomo Tigre: così manga e anime hanno riscattato il Giappone
Dal calcio alla pallavolo, dal basket al golf: dietro il successo dei cartoni animati nipponici lo spirito di rivalsa di un Paese uscito a pezzi dalla Seconda guerra mondiale
Dietro un successo senza confini c’è il Paese del Sol Levante che voleva risollevarsi dopo la Seconda guerra mondiale: il Giappone, la sua storia e i suoi valori, si specchiano nei “manga”, i famigerati fumetti da cui le serie televisive “anime” hanno avuto origine. Tutte le storie più iconiche hanno un comune denominatore: lo sport come mezzo di riscatto e di affermazione dei canoni del bushido, il codice di condotta degli ...
L'articolo di Antonio Giuliano continua a questo link:
Venezuela, anche bambini tra gli arrestati per le proteste post elettorali
Sarebbero 158 i minori detenuti a seguito delle manifestazioni seguite alle contestate presidenziali del 28 luglio scorso. La denuncia delle Nazioni Unite: alcune violazioni rappresentano crimini contro l’umanità
“Indifesa 2024”, drammi e qualche luce per milioni di bambine e ragazze nel dossier annuale appena pubblicato
Somalia-Etiopia. Altri venti di guerra nell’IndoMed
La crisi tra Somalia ed Etiopia si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze per influenzare il Corno d’Africa, ossia della regione del chokepoint indo-mediterraneo di Bab el Mandeb, l’area dove si muovono le rotte geoeconomiche tra Europa e Asia, già destabilizzato dagli attacchi degli Houthi contro i navigli commerciali (connessi alla guerra israeliana nella Striscia di Gaza, agli interessi del gruppo yemenita, all’opportunismo tattico dei dante causa che si sovrappone alle letture strategiche riguardo l’evoluzione della globalizzazione).
Zineb Riboua, Program Manager del Center for Peace and Security in the Middle East dell’Hudson Institute, spiega a Formiche.net che...
Salute mentale. Parlano i direttori dei Dsm: “770mila assistiti e 2 milioni senza cure. Servono 2 miliardi in più”
Con lo slogan “Uniti per la salute mentale”, in occasione della Giornata del 10 ottobre i Dipartimenti dedicati (Dsm) si aprono al pubblico con 150 incontri previsti in tutta Italia, con cittadini, pazienti e loro familiari, volontari, operatori sanitari e amministratori. Obiettivo, richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla salute mentale come problema di tutti e sull’urgenza di un confronto con le istituzioni per trovare soluzioni condivise: "Servono due miliardi in più e un aumento del personale del 30%"
Ci sono più disturbi mentali che patologie cardiovascolari. A ricordare i malati, ma anche i medici che a fatica, tra doppi e tripli turni, spesso in condizioni di scarsa sicurezza, con il crescente timore di aggressioni e rivalse legali, lavorano nei Dsm per fronteggiare la quotidiana valanga di richieste d’aiuto in continuo aumento ...
L'articolo di Giovanna Pasqualin Travrsa è a questo link:
Il logos asessuato e la teologia italiana
La teologia italiana sembra patire ancora quella che potrem- mo chiamare una rigidità di genere, faticando ad avviare per- corsi condivisi fra teologi e teologhe per dare forma a una intelligenza comune della fede nel contesto culturale odierno dell’Italia. L’articolo cerca di individuare alcune delle ragioni di questa condizione della teologia nel quadro della Chiesa italiana, che ha urgente bisogno di attingere alle migliori competenze teologiche disponibili.
La Chiesa cattolica ha ereditato dal suo passato un coacervo di disuguaglianze ed emarginazioni che per secoli non ha dovuto giustificare, perché erano in fin dei conti coerenti con le forme dell’organizzazione sociale occidentale che la circondava. Oggi, privata di questa atmosfera diffusa, fatica a renderne plausibilmente ragione. Il tenta- tivo intrapreso di trasformare la disuguaglianza in diversità si mostra essere più arduo del previsto, ammesso che qualcosa del genere sia possibile.
L’impaccio diventa evidente quando, per esprimere l’ordine della dif- ferenza, ricorre a figure usate da secoli proprio per affermare la subordi- nazione di alcuni soggetti ecclesiali rispetto ad altri. Laici e laiche davanti ai ministri ordinati, donne rispetto agli uomini. Subordinazione che, nei secoli, ha dato forma non solo a una gerarchia sacramentale, ma anche a una gerarchia sessuale. Nella Chiesa cattolica i maschi possono cose che le donne non possono – a prescindere da abilità e competenze della fede.
Questo non solo sul piano dell’accesso al ministero ordinato. Tale affermata impossibilità per le donne ha finito per creare un’atmosfera diffusa, una serie di prassi, un modo di pensare e un universo di non detti che fa delle donne figure marginali dell’istituzione ecclesiale – sfruttate, a seconda delle necessità (dalle più bieche alle più nobili), proprio per mantenere inalterato questo assetto dominato dal maschile....
L'intervento di Marcello Neri è a questo link:
10 ottobre : Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Diritto al cibo, Santa Sede e Ong cattoliche contro spreco e consumo eccessivo
In vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, la Missione Permanente della Santa Sede presso la FAO, l’IFAD e il PAM e il ForumRoma di Organizzazioni Non Governative d’ispirazione cattolica, organizzano per il 10 ottobre un seminario di studio sul tema “Diritto al cibo, tra privazione e spreco. È tempo di agire”. Verranno presentate le esperienze concrete di Caritas internationalis e alcune Ong cattoliche





