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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

Francesco, il diaconato, il clericalismo e la questione femminile - La riflessione di Riccardo Cristiano

Il Papa ha fatto intendere che il diaconato potrebbe diventare (anche femminile) immaginando anche una sua forma che non sia più primo grado dell’ordine sacro ma espressione dell’unzione battesimale. L’altro tipo, quello che consente il transito al sacerdozio, rimarrebbe limitato come è oggi.


Questo sì e no va capito: il papa combatte una battaglia culturale contro il clericalismo e non ritiene che sia una sorta di clericalismo femminile la soluzione del problema femminile nella Chiesa. Dunque a me non sembra corretto dire che il papa ha detto “no al diaconato femminile”: già su altri argomenti ha comunque consentito che si discutesse dissentendo da lui, ma su questo ha messo in chiaro che nella sua Chiesa tutta ministeriale, cioè dove ognuno svolge un servizio, (nel linguaggio ecclesiale “ministero” sta per “servizio”) ogni ministero ha la sua importanza e dignità. È il clericalismo che fa ritenere più importante il ministero sacerdotale. 

L'intera riflessione di Riccardo Cristiano è a questo link:

Moltmann Il senso teologico della speranza

È difficile sottovalutare l’importanza per la teologia contemporanea di Jürgen Moltmann, morto lunedì 5 giugno all’età di 98 anni a Tubinga, dove era stato docente.

Proveniente da una famiglia borghese di Amburgo, per cui il cristianesimo riformato implicava un fattore di identità culturale piuttosto che la dimensione di fede, Moltmann amava ripetere che il suo incontro con Cristo era nato dalla drammatica esperienza della guerra, vissuta come giovanissima recluta e poi in campo di prigionia, dove la lunga permanenza fu l’occasione per riflettere a fondo su quanto accaduto e di maturare la scelta degli studi di teologia. Laureatosi a Göttingen e avviatosi alla carriera accademica dopo un quinquennio di attività pastorale a Brema, Moltmann raggiunse la notorietà nel 1964 con Teologia della speranza (tradotta in italiano dall’editrice Queriniana nel 1970), che ha segnato una nuova fase nella teologia protestante dopo la lunga egemonia di Karl Barth, il più influente teologo del Novecento.

Il ricordo di Marco Rizzi continua a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202406/240606rizzi.pdf

Le Chiese e il futuro dell’Unione Europea

Se le Chiese superano gli atteggiamenti nostalgici e le istituzioni i pregiudizi laicisti, la collaborazione e la critica reciproca può fecondare il futuro del continente.


Nell’Europa secolarizzata le strutture politiche comunitarie hanno bisogno delle Chiese. E viceversa. Nella società plurale non è data a nessuno l’egemonia per condurre i giochi. E tuttavia, se le Chiese superano gli atteggiamenti nostalgici e le istituzioni i pregiudizi laicisti, la collaborazione e la critica reciproca può fecondare il futuro del continente. Fra religione civile ed escatologia la coscienza credente può resistere alla riduzione del cittadino a consumatore e del pensante al narciso. Pubblichiamo la relazione di mons. Mariano Crociata, presidente della COMECE, al simposio della Fundación Pablo VI (Madrid, 23 aprile; “Verso una cittadinanza europea partecipativa”) che portava il titolo: Le Chiese cristiane nell’integrazione europea: risposta alla secolarizzazione?

La relazione è a questo link:

Il Bilancio sociale di Caritas italiana: al servizio degli ultimi con iniziative che fanno crescere le comunità

Nel Bilancio sociale 2023 di Caritas italiana, presentato oggi a Roma, sono messi in evidenza gli aspetti qualitativi dell'animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all'estero. Somme provenienti dall'8 per mille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori. In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d'ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84mila volontari


Mense e ostelli per i poveri, centri d’ascolto, empori solidali, servizi e consulenze di vario tipo, raccolte fondi e progetti internazionali durante le crisi umanitarie, coinvolgimento dei giovani attraverso il servizio civile e il volontariato. È un caleidoscopio di migliaia di attività quello raccontato in sintesi nel Bilancio sociale 2023 di Caritas italiana, una pubblicazione che mette in evidenza gli aspetti qualitativi dell’animazione della carità nelle diocesi e parrocchie italiane durante tutto il 2023. Un impegno economico pari a 58 milioni di euro nel 2023, di cui il 76,6% impiegato in Italia e il 23,4 all’estero. Somme provenienti dall’8 per mille, da collette nazionali, grandi e piccoli donatori. In Italia sono presenti 6.780 servizi Caritas e 3.636 centri d’ascolto. In un anno sono state accompagnate 270.000 persone, con oltre 84 mila volontari. Il Bilancio sociale è stato presentato oggi a Roma. È disponibile in versione integrale su...

La sintesi del Bilancio Caritas a cura di Patrizia Caiffa è a questo link:

Comece: Dichiarazione dei Vescovi Europei in vista delle elezioni europee

La Dichiarazione dei vescovi della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (COMECE) in vista delle prossime elezioni per il Parlamento Europeo: Per un voto responsabile che promuova i valori cristiani e il progetto europeo


Come cristiani dobbiamo cercare di discernere bene per chi e per quale partito votare in un momento così importante per il futuro dell’Unione Europea.
Il progetto europeo di un’Europa unita nella diversità, forte, democratica, libera, pacifica, prospera e giusta è un progetto che condividiamo e di cui ci sentiamo responsabili. Siamo tutti chiamati a portarlo avanti anche esprimendo il nostro voto e scegliendo responsabilmente i deputati che rappresenteranno i nostri valori e lavoreranno per il bene comune nel prossimo Parlamento Europeo. 
Oggi l’Europa e l’Unione Europea stanno attraversando tempi difficili e incerti, con una serie di crisi negli ultimi anni e vere e proprie sfide da affrontare nel prossimo futuro, come le guerre in Europa e nei paesi vicini, le migrazioni e l’asilo, il cambiamento climatico, la crescente digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale, il nuovo ruolo dell’Europa nel mondo, l’allargamento dell’Unione Europea e la modifica dei trattati, ecc. Per affrontare queste sfide cruciali alla luce dei valori fondanti dell’Unione Europea e costruire per noi e per le prossime generazioni un futuro migliore, non solo in Europa ma anche nel mondo intero, abbiamo bisogno di politici coraggiosi, competenti e motivati da valori e che perseguano veramente il bene comune. È nostra responsabilità fare la scelta migliore possibile nelle prossime elezioni.
Molti giovani voteranno per la prima volta alle prossime elezioni, alcuni di loro a soli 16 anni. Incoraggiamo vivamente i giovani a esercitare il loro diritto di voto nelle prossime elezioni europee e a costruire così un’Europa che assicuri loro il futuro e risponda alle loro più genuine aspirazioni.

L'intero comunicato a questo link:

Le parole difficili del giubileo

Se il peccatore non sentisse qualcuno che lo ama non avrebbe motivo di pentirsi, continuerebbe nella sua durezza del cuore, senza poter percepire il dolore del male commesso.


In effetti non me lo aspettavo. Ho passato in un analizzatore lessicale il testo della bolla di indizione del Giubileo del 2025, dedicato alla speranza, e la lettera di accompagnamento ad essa, scritta da Francesco al card. Fisichella. Su un totale di poco meno di 12 mila parole le dieci più presenti sono: speranza (98 volte), Dio (52), vita (51), Gesù Cristo (45), amore (29), essere (24), fede (24), grazia (22), Chiesa (20). Al contrario, le dieci parole meno presenti sono: pentimento (1), confessione (1), penitenza (1), colpa (1), sofferenza (2), pena (3), giudizio (5), dolore (5), peccato (6), bisogno (6).

Anche solo ad una percezione immediata appare davvero strano. Il giubileo è il tempo in cui la Chiesa invita i fedeli e tutto gli uomini alla riconciliazione con Dio. Tradizionalmente ciò passa dal riconoscere i propri peccati, dal confessarsi, fare penitenza e ottenere il perdono di Dio. Perciò le parole che risultano nel fondo della lista, sarebbero quelle più centrali nell’esperienza concreta del giubileo. E invece, nei due testi principali con cui si annuncia il prossimo giubileo sembra il contrario.

La riflessione di Gilberto Borghi continua a questo link:

Ebrei, musulmani, sikh, indù, religioni africane. Da Roma ad Assisi, un pellegrinaggio di pace nel segno del dialogo

 400 persone di tutte le religioni. Ebrei, musulmani, sikh, baha’i, rappresentanti delle religioni tradizionali africane. Di circa 40 nazioni del mondo. Si sono dati appuntamento a Castel Gandolfo e poi dopo l’udienza in Vaticano con Papa Francesco, si sono messi in pellegrinaggio verso Assisi, la città di Francesco, l’apostolo della pace e dell'ecologia integrale. “Ci siamo ritrovati qui dopo tanti anni dall'ultimo incontro – racconta al Sir Antonio Salimbeni - e l’esperienza che stiamo facendo è incredibile, di famiglia e di presenza del divino”. “One human family”, è il titolo che i promotori hanno voluto dare al convegno.

“La vostra testimonianza è motivo di gioia, è motivo consolazione, specialmente in questo tempo di conflitti, nei quali la religione viene spesso strumentalizzata per alimentare lo scontro”. Il dialogo interreligioso, al contrario, “è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani, come per le altre comunità religiose”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco ai partecipanti al Convegno internazionale interreligioso, organizzato dal Movimento dei Focolari. Si è aperto venerdì 31 maggio a Castel Gandolfo e si è concluso, dopo l’udienza da Papa Francesco in Vaticano, martedì 4 giugno ad Assisi....

L'articolo di Maria Chiara Biagioni continua a questo link:


Il Papa l'8 giugno commemora l’incontro di pace con Peres e Abbas

Nei Giardini Vaticani l'appuntamento nello stesso luogo in cui esattamente dieci anni fa, nel 2014, il Pontefice pregò e piantò un albero di ulivo con il presidente israeliano e quello palestinese, alla presenza del patriarca Bartolomeo, come segno di pace per il Medio Oriente. Ora un nuovo gesto simbolico in un momento di forte tensione per la guerra fra israeliani e palestinesi


Stesso luogo, stessa data, uno scenario tuttavia totalmente devastato e devastante rispetto a dieci anni fa. L’8 giugno prossimo, sabato, alle 9.30, Papa Francesco si recherà nei Giardini Vaticani per commemorare quello che in molti ricordano come uno dei gesti di pace più significativi del suo pontificato, l’incontro con il compianto presidente d’Israele, Shimon Peres, e Mahmoud Abbas, presidente dello Stato di Palestina, per invocare insieme la pace per il Medio Oriente. Erano presenti allora all’evento, seguito al viaggio del Pontefice a Gerusalemme, anche il patriarca Bartolomeo I e una rappresentanza di cristiani, ebrei e musulmani della Terra Santa, che avevano seguito i momenti di preghiera interreligiosa e anche la cerimonia di piantumazione di un albero di ulivo. E proprio nello spazio in cui fu piantato l’albero, non lontano dalla sede dell’Accademia delle Scienze, si terrà il prossimo 8 giugno - come confermato dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni - la commemorazione di quell'evento in questo momento difficile e preoccupante per la guerra fra israeliani e palestinesi....

L'articolo di Salvatore Cernuzio continua a questo link:

Alessandro D'Avenia: La via del tramonto?

La storia ha più volte mostrato, Atene e Roma per fare due esempi, che il tramonto di una civiltà ha la sua principale causa interna nella crisi demografica unita alle scarse capacità creative delle sue guide di fronte alle sfide. Epidemie, guerre, invasioni danno solo il colpo di grazia a un rapporto nascite/decessi insufficiente per l’equilibrio naturale del corpo sociale, guidato da una testa senza soluzioni o con soluzioni inadeguate se non distruttive.

A leggere i dati Istat presentati ai recenti (stupidamente criticati o falsamente raccontati) Stati generali della Natalità, anche noi siamo al tramonto come tutte le culture che, per mancanza d’amore verso se stesse e di guide illuminate (la disaffezione al voto lo dimostra) scelgono la fine, come un disperato che si lascia morire. È irreversibile l’inverno? Lo sarebbe se gli stessi dati non mostrassero una possibile primavera: 8 persone su 10 in Italia vogliono figli, ma non riescono a tradurre in pratica il progetto. Non manca desiderio di generare ma le condizioni, soprattutto per le donne ancora prive di libertà di scelta. Save the children nel rapporto 2024 sulla maternità in Italia le chiama infatti “le equilibriste” per la fatica o l’impossibilità di conciliare desideri e realtà....

La riflessione di Alessandro D'Avenia continua a questo link:

https://www.profduepuntozero.it/2024/05/14/ultimo-banco-201-la-via-del-tramonto/





Povertà. Openpolis: a rischio 4 minori su 10 con madre sola

Sono i nuclei monogenitoriali, in oltre 8 casi su 10 composti dalla madre sola con figli a carico, i più esposti alla povertà; 4 minori su 10 con madre sola sono a rischio esclusione economica, educativa e sociale


Ad accendere i riflettori sul fenomeno è Openpolis in un focus pubblicato il 7 maggio. Si tratta di situazioni familiari in cui sono presenti segnali di fragilità cha vanno dalla difficoltà di assicurare pasti sani al non poter sostituire gli indumenti, dal non riscaldare adeguatamente la casa all’impossibilità di acquistare giochi oppure permettersi libri o attività di svago. Una povertà che diventa anche “educativa”, accompagnandosi spesso a bassi livelli di istruzione, in crescita rispetto alla sostanziale stabilità degli altri nuclei familiari. Una tendenza non nuova, ma rafforzatasi nella pandemia.

Nel biennio 2021-22 i nuclei composti da un genitore solo con figli – oltre 2,8 milioni – rappresentano circa l’11% delle famiglie...

Il reportage di Giovanna Pasqualin Traversa continua a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2024/05/14/poverta-openpolis-a-rischio-4-minori-su-10-con-madre-sola/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

“Beati gli operatori di pace”: un vangelo dimenticato?

Il dossier di Orientamenti Pastorali 3/2024 è dedicato a un tema quanto mai attuale e urgente: l’educazione alla pace. «Educare alla pace non significa solo fornire strategie da poter utilizzare contro la violenza, di qualunque tipo essa sia, ma significa anche agire per una “prevenzione della guerra”».


In quest’ottica essa «si pone come processo di acquisizione di valori e comportamenti di pace verso sé stessi, gli altri e l’ambiente in cui si vive». La rivista Orientamenti Pastorali è espressione del «Centro di orientamento pastorale» (COP), associazione che contribuisce allo sviluppo della ricerca e dello studio pastorale nella Chiesa italiana, offrendo strumenti di aggiornamento e di formazione.

In questo tempo di crisi della politica e del suo principale riferimento – lo Stato nazione –, nuove fiammate belliche si sommano a vecchi scontri irrisolti. Il risultato è un susseguirsi di crisi a intensità variabile che si consumano in gran parte nel Sud del mondo e, per questo, a differenza per esempio dell’Ucraina, a distanza incommensurabile dalla ribalta mediatica.

Il «Conflict data program» della prestigiosa Università svedese di Uppsala ne ha censito 169 nel 2020, l’ultimo anno per cui i dati sono disponibili, per un totale di oltre 81.447 vittime. Un nuovo record, dopo cinque anni di relativo calo. E da allora lo scenario è ulteriormente peggiorato.

La riflessione proposta dal Centro di Orientamento Pastorale continua a questo link:

https://www.settimananews.it/pastorale/beati-gli-operatori-pace-un-vangelo-dimenticato/

Istat: aumentano le persone in condizioni di “grave deprivazione materiale e sociale”

Diminuiscono le persone a rischio povertà in base al reddito, ma aumentano quelle che stanno peggio poiché si trovano in condizioni di “grave deprivazione materiale e sociale”. I dati diffusi dall’Istat dicono che nel 2023 il 18,9% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto inferiore al 60% di quello mediano (11.891 euro). In valori assoluti si tratta di oltre 11 milioni di individui.


Al calo dell’incidenza di persone a rischio di povertà rispetto all’anno precedente (quando la quota era del 20,1%) ha contribuito – spiega l’Istituto nazionale di statistica – “l’insieme delle misure di sostegno alle famiglie, quali l’Assegno unico universale per i figli, i bonus una tantum per contrastare l’aumento nei costi dell’energia e le modifiche intervenute nella tassazione”. Per quanto riguarda l’Assegno unico, l’Istat rileva però che a fronte di un impatto generale positivo quasi il 10% delle famiglie (il 9,6%, per la precisione) nel 2022 ha subito una perdita economica nel passaggio dai vecchi assegni familiari alla nuova misura di sostegno, il 5,1% non ha avuto variazioni sostanziali, mentre l’85,3% ha registrato un aumento medio mensile di 170 euro.
Nello stesso tempo il 4,7% della popolazione (circa 2 milioni e 788mila individui) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale con aumento rispetto al 4,5% del 2022, in particolare al Centro, al Sud e nelle Isole....

L'analisi dei dati Istat a cura di Stefano De Martis continua a questo link

Il Foglietto “La Resurrezione” di Domenica 2 giugno



Mc 14,12-16.22-26 B - Corpus Domini

Per non far diventare le parole della Consacrazione un rito magico e necessario comprendere lo spessore di due parole: "Alleanza" e "Memoriale" e l'invito di Gesù "Fate questo in memoria di me" che, parafrasato, significa: Fate della vostra vita quello che io ho fatto della mia, pane spezzato, vino condiviso

 

Questa seconda festa posta alla ripresa di un cammino dopo il periodo pasquale, desidera consegnare nelle nostre mani il nocciolo della nostra fede come una bisaccia dalla quale attingere nel nostro andare personale e comunitario.

Si è talmente abituati alle parole centrali della preghiera eucaristica che ci si sorvola sopra dandole per scontate, quasi non le si ascolta più, le si sentono solamente. Nel vecchio rito preconciliare, per richiamare l’attenzione dei presenti impegnati nelle loro pratiche di pietà, veniva suonata una campanella all’inizio e alla fine di ogni parte della “consacrazione” per avvisare che bisognava lasciare quello che si stava facendo e concentrarsi su quanto avveniva sull’altare che si intuiva solamente dall’inchinarsi del prete a pronunciare sottovoce delle parole latine, dall’alzare il pane e il calice appena consacrati perché tutti potessero vederli e dalle ripetute rituali genuflessioni.

Oggi invece il rito coinvolge i presenti ed è l’Assemblea che celebra l’Eucaristia presieduta dal prete, ma l’impressione è che ancora non ce ne sia piena coscienza. Si dovrebbe avere la pazienza di far comprendere come ogni parola ha un suo preciso significato non solo simbolico ma reale.

Iniziamo soffermandoci sulla parola “Alleanza”. Gesù offrendo il calice con il vino dice: “Questo è il mio sangue dell’Alleanza che è versato per le moltitudini” e non “molti”: il termine greco rinvia a una moltitudine inclusiva senza distinzioni e senza discriminazioni. Questo viene sottolineato anche da due termini che non sono banalmente sinonimi: Gesù benedice il pane (verbo prettamente ebraico) e rende grazie sul vino (tipico termine del paganesimo); vale a dire che l’Eucaristia non divide, ma unisce tra di loro realtà completamente diverse. Il sangue nell’antropologia biblica significa la vita, quella di Gesù, il parteciparvi esprime l’accettare di entrarvi in relazione condividendola fino in fondo. L’Alleanza non è allora un rito o un simbolo, ma l’instaurarsi di una relazione intima tra coloro che vi partecipano attraverso quella con il Signore.

Gesù lo aveva anticipato: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6, 56) e S. Paolo scrive: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all'unico pane” (1 Cor 10, 17).

Nella liturgia eucaristica di alcune Comunità, in riferimento a questo versetto, viene declamato dall’Assemblea: “Come molti erano i chicchi di grano sparsi nei campi ora formano quest’unico pane, così noi diventiamo un solo corpo partecipando al pane unico”.

Non ce ne rendiamo conto ma anche nel nostro linguaggio comune quando diciamo che “si è andati a fare la Comunione” si intende che partecipandovi diventiamo una cosa sola con Cristo e, in Lui, con tutti i partecipanti a quell’Assemblea. Questo significa quell’Alleanza e ora si dovrebbe comprendere perché una volta si diceva che non andando a Messa la Domenica, si faceva “peccato mortale” cioè ci si trovava fuori, ci si autoescludeva da quell’Alleanza che ci rende Comunità cristiana. Il perché dovrebbe ora saltare agli occhi: non la si era rinnovata e il suo ritmo settimanale affonda le radici nel Sabato ebraico dedicato a Dio che, per noi, è diventato “il primo giorno della settimana”. 

Non è diverso nelle Comunità Ebraiche dove la “memoria” (altro termine che il prete pronuncia al termine della Consacrazione”: “Celebrando il memoriale della morte e risurrezione…”) dell’Alleanza celebrata sul Sinài che li ha resi il Popolo del Signore, non è un semplice banale “ricordo” ma il renderla attuale rinnovandola. Gesù l’assume risignificandola, nel senso che l’arricchisce, non annullandola perché significherebbe rinunciare a quel passaggio dalla schiavitù al servizio che è opera del Padre per Israele e, attraverso quest’ultimo, per l’intera creazione. Vale a dire da una esistenza sotto il segno del peccato (il mondo “vecchio”) a una esistenza rinnovata dallo Spirito (il mondo “nuovo”, il Regno di Dio).

Gli ebrei alla vigilia della Pasqua, seguendo le indicazioni del Deuteronomio (16,4) eliminano ogni traccia di lievito dalle loro case che simboleggia tutto ciò che è male, che è schiavitù e San Paolo ci invita con forza: “Togliete da voi il lievito vecchio per essere pasta nuova, perché come cristiani siete azzimi, siete puri” (1Cor 5,7-8).

Un’ultima importante sottolineatura. L’istituzione dell’Eucaristia in Luca e in Paolo viene conclusa con un normalmente trascurato “Fate questo in memoria di me” che, parafrasando, può essere tradotto così: “Fate della vostra vita quello che io ho fatto della mia, pane spezzato, vino condiviso”. Se non si comprende questo tutte le parole precedenti corrono il pericolo di diventare una formula “magica” incomprensibile.

(BiGio)

La festa del Corpus Domini. Una rilettura della Bolla di indizione, porta a sorprese e aiuta a comprendere questa festa

La festa che cade il giovedì successivo alla Ottava di Pentecoste, e che l’anno liturgico può spostare alla domenica seguente, è stata istituita nell’agosto del 1264, da papa Urbano IV, con la Bolla Transiturus de hoc mundo. 


Come riconosce Ubaldo Cortoni, nel sul testo di Storia dei sacramenti nel medioevo, questo è uno degli 8 eventi fondamentali che ha inciso sulla teologia medievale dell’eucaristia. Si tratta, come documenta lo storico, della estensione a livello universale di un fenomeno che era sorto da alcuni decenni a Liegi. Ma il testo della Bolla riserva molte sorprese e riletto 760 anni dopo, può aiutarci a comprendere il modo singolare con cui questa festa è entrata nel corpo e nel cuore della Chiesa cattolica lungo i secoli e il nostro compito di rileggerne a fondo la natura.

La rilettura della Bolla di Andrea Grillo è a questo link:

Bin Salman porta il nuovo Medio Oriente a Teheran

l viaggio a Teheran annunciato da bin Salman è importante per le dinamiche di un nuovo Medio Oriente che cerca di gestire, dall’interno, complicati equilibri (che riguardano anche le relazioni esterne con le potenze internazionali)

Il nuovo Medio Oriente si muove lungo l’asse che lo ha plasmato, Iran-Arabia Saudita: l’erede al trono di Riad, Mohammed bin Salman, visiterà l’Iran — e la notizia è molto al di fuori dell’ordinario. Non ci sono ancora date e tanto meno programmi esatti, ma dovrebbe non passare ulteriore tempo. Già nell’agosto dello scorso anno, Hossein Amir-Abdollahian — ministro degli Esteri iraniano morto nell’incidente del 19 maggio — aveva in effetti annunciato che bin Salman era prossimo alla visita: ma ancora non c’è stata. Il viaggio a Teheran di bin Salman segnerà un progresso definitivo nei rapporti tra ...

L'analisi di Emanuele Rossi continua a questo link:

https://formiche.net/2024/05/bin-salman-porta-il-nuovo-medio-oriente-a-teheran/#content

Dalla parte di Abele

Di fronte alla drammatica situazione in Medio Oriente, ci siamo incontrati come gruppo di evangelici italiani, appartenenti a diverse denominazioni protestanti, per riflettere insieme e intervenire pubblicamente. Quanto sta accadendo a Gaza, in questi mesi e in queste ore, è di una gravità inaudita 

La popolazione civile disarmata, in gran parte composta da bambini, donne e anziani, è fatta oggetto di strage da parte dell’esercito israeliano armato fino ai denti, con armi di ultima generazione di provenienza occidentale. In pochi mesi sono morti, a oggi secondo dati ONU, 35.000 palestinesi di cui 14.500 bambini e 9.500 donne. I feriti sono 78.000. La popolazione è allo stremo, privata – a causa del blocco imposto da Israele – persino dei soccorsi umanitari inviati da svariati paesi per sventare carestia ed epidemie. Così facendo l’odio sistematico cresce e si moltiplica fra chi sopravvive. A meno che, nell’intenzione del governo israeliano, non ci sia l’intento di una soluzione finale senza superstiti.

Proviamo orrore per la strage di Hamas del 7 ottobre, per la violenza cieca messa in atto contro la popolazione inerme. L’azione scellerata ha contribuito a fornire al governo di Netanyahu l’occasione per scatenare un’offensiva militare che potrebbe configurarsi come crimine di guerra, aggravando la condizione di minorità e di apartheid in cui versano i palestinesi....

La dichiarazione del Gruppo di Evangelici Italiani continua a questo link:

https://www.settimananews.it/ecumenismo-dialogo/dalla-parte-di-abele/?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR1LRGJYBU0fGWndkyfLu1jcoLSJ62ehAZCdoDVOWU3GsjGNhP5Inj2XsYM_aem_AabYTfLASYETOCkhvF8t-WsxcYSYUFLMJwcs4mG8WLX0_-G3RWBynZgaIUcEw6xU9rMUMh651BC_NEJ1lBpcxq6a

I missionari di Haiti, vittime di una "tragica, inumana e assurda quotidianità"

La violenza dei gruppi armati haitiani è diventata più silenziosa, ma non si ferma: nell’ultima settimana altri tre missionari evangelici sono stati uccisi nella capitale Port-au-Prince. In questo contesto non manca, tuttavia, il coraggio della fede che, come dice Maddalena Boschetti, missionaria italiana nello Stato caraibico, ci aiuta “ad avere speranza e non paura” per il futuro


Non si ferma il clima di violenza ad Haiti che, dal 29 febbraio, è in mano a bande criminali che stanno sconvolgendo il Paese. “In un luogo di cui non si parla più da qualche tempo, forse per far pensare che le cose siano già state sistemate – spiega Maddalena Boschetti, missionaria italiana nello Stato caraibico - questa è la nostra tragica, inumana, assurda, anormale quotidianità”. Nell’ultima settimana sono stati uccisi tre missionari evangelici, di cui due americani, in modo estremamente violento nell’orfanotrofio di cui erano responsabili, a due passi dall’ospedale San Camillo, a La Plaine, nella capitale Port-au-Prince, davanti ai bambini da loro accolti.

L'articolo di Giulia Tutti continua a questo link:

La metà dimenticata

Ci infervoriamo di fronte alle discriminazioni di genere nella società civile ma per qualche motivo accettiamo e giustifichiamo il trattamento altrettanto violento riservato alle donne all’interno delle comunità ortodosse italiane. Il problema alla base di queste discriminazioni materiali – dalle differenti condizioni matrimoniali che penalizzano e a volte ingabbiano le donne che tentano di uscirne all’esclusione di queste dalle pratiche religiose – è lo stesso di qualsiasi altro sistema patriarcale. 

Nel mosaico di frammenti intravedo le teste coperte degli uomini della mia comunità che ondeggiano al ritmo dei canti. Infilo le dita ormai considerate adulte nei fori della mechitza lasciati scoperti come un dono per il mio sguardo amputato. Non mi è più possibile rannicchiarmi sotto la capanna di taledaccostati durante l’ultima berachà (benedizione) di Kippur. Ora che sono donna, ora che sono adulta non posso più scendere nel luogo della preghiera e farmi accompagnare nella comprensione dagli uomini della mia famiglia. Ho fatto il Bat Mitzvah e il mio nuovo ruolo si è consolidato, da poco agli occhi della mia comunità sono un’altra. Mi ci è voluto un po’ per comprendere cosa volesse dire questo “altra”. ...

L'interessante riflessione di Tali dello Strologo continua a questo link:

Giubileo significa il ritorno delle indulgenze ... è necessaria una rilettura seria

Quando si avvicina un Giubileo, scattano le abitudini, quelle buone e quelle meno buone. Tra di esse c’è il recupero dall’armadio dello scheletro delle indulgenze. 


Dico lo scheletro a ragion veduta. Non credo che sia giusto presentare la indulgenza come “un grande regalo” che riceviamo nel Giubileo. Non è così. Ma, proprio per le ragioni addotte fin qui, la indulgenza non è un “regalo”, ma il “condono di un debito”. Nessuno può vedere il regalo che riceve, se non sa di avere un debito. E la fede non basta da sola. Occorre la coscienza che la penitenza non si fa né solo né anzitutto nel confessionale. Ed è questo che oggi manca quasi del tutto.

Una serena rilettura della tradizione può farci comprendere che non si tratta di considerare “troppo mercantile” la visione rifiutata da Lutero per salvare una prassi del XIV secolo. Si tratta invece, non contro  Lutero, ma anche con il suo aiuto, di riscoprire che cosa significa “fare penitenza”. Per questa esperienza la ferialità penitenziale corrisponde alla festività della eucaristia, non della indulgenza.

La rilettura delle indulgenze di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/e-se-le-indulgenze-sono-senza-materia/?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR02XKYbtkNuHlb8sonTuMgBqqNBBX59MSzicoyA2DTjGeMWPBwx39eC_mk_aem_ASsdKgeKK919ZgEcVBMUCRXU1EAPzmr1b7fluYSFXV7tRCLnhN0e2WoiIBP8dk4z96lBj0JsTzX7tQSq69mR44Gb