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Per il momento da Venerdì 30 maggio 2025 questo Blog sarà implementato solo con notizie ecclesiali della Parrocchia.  I Post con la proposta...

24 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

 Vieni.

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.



(Guarda anche quelle dei giorni precedenti)

24 dicembre

 

Ultimo giorno della Novena! Per nove giorni abbiamo riflettuto e preparato il nostro cuore all’arrivo del Bambino Gesù. Come dicevamo all’inizio, la prima lettera della parola latina di ogni antifona, avvicinata incominciando dall’ultima, dà l’acrostico “Ero cras” (domani verrò). È una profezia last minute, e ad annunciarla è Gesù stesso! Dopo secoli di profezie che annunciavano il Messia (Isaia e tutti gli altri profeti della Bibbia), oggi, a poche ore dalla nascita, ci giunge l’ultimo annuncio, come a dire di non temere, perché la salvezza sta arrivando. Immaginiamo di aspettare qualcuno alla stazione, una persona cara, e questa ci invia un sms: “Arrivo tra 5 minuti”… che facciamo? Ci avviciniamo al binario, già pregustiamo l’abbraccio affettuoso, i baci, la gioia di ritrovarci, magari dopo tanto tempo. Oggi vogliamo vivere questa situazione: “Certo verrà e non tarderà” (Ab 2,3). È pure in perfetto orario… Prima di una grande festa, di un grande incontro, c’è sempre una grande preparazione.
Teniamocelo stretto questo sms di Gesù; nei momenti difficili della vita, quando tutto crolla dentro e fuori di noi, apriamolo e leggiamo: “
Domani arrivo!” e pur tra le lacrime, rinascerà in noi quella speranza, quella gioia profonda che non fa rumore, e che ci rimette in piedi.
Eccolo, sta arrivando, corrigli incontro! Aprigli la porta!

IV Domenica di Avvento - Lc 1,26-38

"Rallegrati Maria" ... "Il Signore tuo Dio è in mezzo a te è un salvatore potente”. In ebraico di quel “in mezzo a te” tradotto letteralmente significa “nel tuo grembo”.

 

 

L’invito è stato costante: raddrizzate le strade che il Signore compie per giungere a voi. Il momento non lo si conosce ma lui ti si è già fatto vicino, basta solo accorgersene e sarà un nuovo “in principio”. Fare attenzione a tutto, vivere e non lasciarsi vivere per saper cogliere la testimonianza che la “luce”, l’avvento capace di rendere nuove tutte le cose, ci sta di fronte o meglio a fianco per sostenerci in questa nostra realtà fatta di oscurità. L’importante è “uscire” dal nostro tran-tran e farsi coinvolgere, immergersi (=battezzare) in una vita così come il Signore ci invita a viverla in attenzione al bisogno dell’altro, non esclusivamente al nostro interesse personale. Le figure di Giovanni il Battista e di Maria sono state esemplificative. Erano persone ai margini che nell’ascolto costante della Parola (=la preghiera è essenzialmente questo) hanno saputo riconoscere la presenza del Signore in loro che li ha resi coscienti della missione, del compito loro richiesto, liberamente accolto e, quindi, affidato.

 

Se guardiamo la storia dell’umanità ci si deve ritenere fortunati che dopo il Diluvio Dio ha fatto una promessa all’uomo: “Mai più!” altrimenti la tentazione – secondo i nostri parametri – sarebbe quella di un diluvio ogni pochi mesi per cancellare gli abomini che continuamente in ogni parte dell’universo l’uomo compie contro altri uomini e contro la natura. Quest’ultima ci è stata affidata perché la custodissimo e la portassimo a termine. “Affidata” significa che non ne siamo proprietari, “portare a termine” non nel senso della sua distruzione e la Cop28 è riuscita a trovare un difficile compromesso ma che dilaziona ancora quanto serve per salvare il creato.

Ma quel “Mai più!” significa che Dio, nonostante tutto, ama questa umanità con tutti i sui difetti e incapacità di rispettare il compito che le è stato affidato e, anzi, facilmente proceda in senso contrario. L’ama talmente da essersi fatto uno di noi, per essere in mezzo al suo popolo. Ecco l’invito dell’angelo a “rallegrarsi” rivolto non solo a Maria ma a tutta l’umanità. È un invito che ha lontane radici nei profeti da Gioele (1,2) che invita a rallegrarsi e a gioire perché il Signore opera cose grandi, a Zaccaria (2,14-15) che invita a gioire perché il Signore viene a porre la sua tenda in mezzo a noi, a Sofonia (3,14-18) “Rallegrati Israele, gioisci ed esulta con tutto il cuore” per giungere a dire “Non temere Sion, non lasciati cadere le braccia, Il Signore tuo Dio è in mezzo a te è un salvatore potente”. In ebraico di quel “in mezzo a te” tradotto letteralmente significa “nel tuo grembo”.

Quando la Bibbia desidera dirci che in una nascita c’è l’intervento del Signore usa un linguaggio simbolico: partoriscono, per esempio, donne anziane (Sara), sterili (Elisabetta), vergini (Maria), incapaci o oramai inadatte ad essere fertili, una situazione che significava non essere state benedette da Dio. La verginità non era una virtù che, invece, era l’aver avuto dei figli. Quando la Scrittura definisce Israele o Sion come una “vergine” non è un complimento, è la dichiarazione della sua incapacità di essere stata un terreno fertile, capace di dare frutti maturi, un albero da tagliare alle radici e bruciare nel fuoco. È l’intervento del Signore che rende feconda una umanità incapace di vita autentica.

Maria quando nel Magnificat canta che “colui che è grande ha guardato all’umiltà della sua serva”, vuole dire che lei, non avendo ancora avuto figli, era una persona insignificante, considerata priva di alcun valore agli occhi del suo popolo, dei popoli e, in questa situazione, è intervenuto Dio a renderla feconda di una vita nuova. Non solo perché incita di un bambino che nascerà, ma di una nuova umanità che rimarrà feconda e non sarà più umiliata dalla sua sterilità.

Ecco un invito preciso al nostro oggi, in questa nostra realtà di “tenebre” che sembrano vincere sulla “luce” ci è chiesto di avere uno sguardo capace di vedere dove c’è questa fecondità permanente che il Signore vi ha posto, dove e quale sia la sua “tenda fra di noi”. Lo sappiamo che all’inizio il seme è molto piccolo però c’è e se sappiamo vederlo non può non darci gioia, non possiamo non esultare, non rallegrarci. Dobbiamo però cercarlo essendo certi che “in quel giorno”, in quel momento, Dio ci sorprenderà dicendoci “eccomi!”, sono qua perché questa è la mia identità: l’essere accanto a te (Is 52,6).

Ecco allora che la risposta “Eccomi” di Maria non è altro che un’eco a quella identità del Signore che si fa uno di noi non nella potenza, non come giustiziere, ma come disponibilità ad essere sempre presente con noi, in noi, per noi.

(BiGio)

 

 

La parola di Dio entra nelle nostre vite

Il racconto dell’annunciazione è ben noto. Troppo forse. Al di là della sobria bellezza del racconto, ci si ferma a buon diritto sulla figura centrale di Maria, la cui immagine è probabilmente meno idilliaca di quelle che le tradizioni spirituali degli uni o degli altri sottolineano.



Il racconto della visita dell’angelo Gabriele a Maria è ben noto. Troppo forse, tanto che, abituati ad ascoltarlo in particolare durante il periodo dell’Avvento, ci immaginiamo di conoscerne anticipatamente il contenuto. Al di là della sobria bellezza del racconto, ci si ferma a buon diritto, nel testo di Luca, sulla figura centrale di Maria. A seconda delle tradizioni spirituali degli uni o degli altri, a essere privilegiata è l’immagine di una vergine pura e irreprensibile, a meno che si preferisca, in campo protestante, sottolineare la figura della donna volitiva, già solida nella fede, che si impegna con coraggio nel progetto di Dio per il mondo. Non è certo, però, che sia questo ciò che Luca vuole trasmetterci. Infatti, nel quadro della mentalità del I secolo, l’immagine trasmessa è probabilmente meno idilliaca e invita il lettore a un maggiore realismo. 

Maria, non è che un’adolescente di un angolo sperduto della Galilea, la cui storia è delle più banali, in quanto si tratta della storia di tutte le ragazze della Galilea: concessa in matrimonio a un uomo da parte del padre, tutta la sua esistenza è già tracciata, senza sorprese ... L’espressione “ragazza concessa in matrimonio” indica che Maria ha raggiunto l’età di dodici anni e che, secondo la consuetudine del tempo, è stata data in matrimonio a Giuseppe senza che le sia stato chiesto il suo parere. Il destino di Maria è inscritto in una cornice storica e culturale che non lascia alcuno spazio al romanticismo e all’immaginario pio: il cammino di questa ragazza è già tracciato da coloro che l’hanno preceduta, e in primo luogo dai suoi genitori. Nessuno spazio di libertà in quella vita di donna in divenire ... Per dirla con le categorie moderne, Maria è qui tutt’altro che una donna libera, indipendente, autonoma. 

Ora, in quella storia determinata, senza vie di uscita e senza sorprese, interviene Dio ... non con un gesto stupefacente, ma con una parola. La parola di Dio fa irruzione nella sua vita, nella sua storia, per orientarla in modo nuovo ... Maria apprende e comprende che Dio si interessa, anzi si coinvolge nella sua storia. E in quella storia in cui nessuno mai le aveva dato la parola, Dio è il primo a chiedere a Maria il suo parere! Così Dio fa di Maria una donna libera dandole la parola, invitandola ad acconsentire al progetto che egli ha per lei, un progetto che si inscrive al cuore stesso della sua storia e dei suoi determinismi ... 

Il “sì” di Maria è accettare che Dio si inserisca nelle nostre storie, che ne sia il compagno di strada e, dunque, non solo che le orienti in modo nuovo, ma che anzitutto ci riconcili con esse. È la possibilità offerta a Maria, come pure a ciascuna e ciascuno di noi, di poter guardare la propria storia in modo pacificato, di poterla vivere in maniera diversa ... La storia di Maria non è soppressa, è assunta, anzi riabilitata, perché diventa il luogo della novità salvifica di Dio ...
A motivo dell’annunciazione, Maria non è più prigioniera della storia che la sua famiglia voleva per lei: Dio ha fatto irruzione nel suo quotidiano, l’ha assunto e l’ha orientato in un modo radicalmente nuovo. Perciò non dobbiamo imprigionarla di nuovo nella sua esperienza religiosa personale (sottolineando per esempio all’eccesso il suo carattere unico ed eccezionale) ...       
Maria, ragazza sconosciuta che accetta l’intrusione della storia di Dio nella sua vita senza storia, e che ne scopre la dimensione liberatrice.         
Maria preceduta, la cui storia già tracciata in anticipo, senza spazio di libertà, è assunta da Dio che la apre al suo possibile. Possibilità di guardare la propria esistenza con gli occhi di colui che, da onnipotente che era, si è fatto, in Cristo, compagno di strada nel quotidiano. 

La fede di Maria a cui sono chiamato come lettore dell’evangelo è dire “sì” a quel Dio che mi incontra nella mia storia concedendomi di guardarla e di assumerla così com’è, nella pace di un cuore riconciliato. Di questa storia a volte pesante egli farà qualcosa di nuovo nel quotidiano. Il possibile di Dio si inscriverà nei determinismi della mia esistenza. E il Natale è forse il tempo favorevole perché una tale esperienza sia possibile. 

(da La Parola e noi)

 

23 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

 Vieni.

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.



(Guarda anche quelle dei giorni precedenti)

23 dicembre

 

O Emmanuel, rex et legifer noster, exspectatio gentium et salvator earum:           

veni ad salvandum nos, Domine Deus noster. 

 

O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli. 

vieni a salvarci; o Signore nostro Dio. 


Siamo giunti all’ultima delle sette antifone maggiori dell’Avvento! Dopo i vari titoli con i quali abbiamo invocato il Signore, oggi giungiamo al suo Nome. Nella cultura ebraica, e quindi biblica, il nome indica l’essenza della persona: il nome è il livello più intimo della persona; gli Ebrei, i nostri fratelli maggiori, ancora oggi non nominano il Nome di Dio, per profondo rispetto e devozione. 
In questi giorni di preparazione al Natale abbiamo fatto un cammino, né lungo né corto, ma spero, profondo. Oggi siamo arrivati al cuore stesso del Signore Gesù. Ci inginocchiamo adorando il Suo Nome che salva, risana, perdona, converte, consola…            
Emmanuele, significa Dio-con-noi, un Dio vicino: “Noi non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.” (Eb 4,15)              
Troviamo ospitalità dentro il suo Nome, dentro il suo cuore, e offriamo noi stessi, così come siamo, senza paura: Dio è Amore, e l’Amore non fa paura. È talmente Amore che ci consegna il suo Nome, la sua essenza, da custodire nei nostri giorni. Diceva un bambino di quattro anni: “Quando qualcuno ti ama, il modo in cui pronuncia il tuo nome, è diverso!”            
VIENI! Vieni Dio-con-noi, perché davvero ti attendiamo, non perché siamo bravi, non perché siamo santi, ma perché Tu sei Amore, Tu sei quel Nome che da’ pace ai nostri giorni e speranza al nostro domani. Vieni Signore Gesù! Donaci oggi la grazia di poter “essere-con”.

“Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14.)

Ucraina. mons. Kulbokas (nunzio): “nella situazione difficile in cui ci troviamo, non possiamo lasciare nulla di intentato”

“Qualcosa si sta muovendo, nel senso che qualche minimo risultato c'è. Questo ci fa capire che è sempre meglio fare qualcosa che nulla”. Parla il nunzio apostolico in Ucraina, mons. Visvaldas Kulbokas. Ricevendo il Sir nella sede della nunziatura a Kyiv, descrive il clima che si respira in città e fa il punto sulla missione di pace, sulla liberazione dei prigionieri e sullo sforzo di riportare a casa i bambini ucraini deportati in Russia. Piccoli passi, dice ma aggiunge: “Nella situazione difficile in cui ci troviamo, non possiamo tralasciare nulla di intentato”

“A Kyiv sembra che si respiri un clima di abitudine alla guerra come fosse diventata ormai una normalità. Ma normale non è”. È mons. Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina, a descrivere il clima che si respira nella capitale ucraina, in questo periodo natalizio. “Non è normale neanche nei momenti di calma – aggiunge – perché non è mai una situazione di tranquillità completa. Ci prepariamo a vivere il Natale così, in un contesto difficile che però fa risaltare ancor più il suo significato spirituale, mettendo in luce chi è Gesù, il principe della giustizia e della pace. Tante persone, credenti e non credenti, si attendono dal Natale la grazia della pace e il dono della vita. La guerra comporta tanto dolore, tante morti, tante ferite. C’è quindi una grande attesa”.

Come scorre concretamente la vita?

Viviamo ogni notte e ogni giorno come fossero momenti a sé, perché la situazione è precaria. Non si sa mai se domani la situazione sarà la stessa del giorno prima. Dipende da quanti missili vengono lanciati, da quanti droni cadono sulla città. Non si ha la certezza di poter fare le cose così come sono state programmate. C’è questa percezione di precarietà con cui tutti facciamo i conti già da due anni.

L'intervista a cura di M. Chiara Biagioni continua a questo link:



22 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

Vieni.

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.


(Guarda anche quelle dei giorni precedenti)

22 dicembre

 

O Rex gentium et desideratus earum, 

lapis angularis qui facis utraque unum:       

veni et salva hominem quem de limo formasti. 

 

O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni, 

pietra angolare che riunisci i popoli in uno: 

vieni e salva l'uomo che hai formato dalla terra. 

 

L’antifona di oggi ci parla di un re “sospirato”, desiderato, un re che ha il dono dell’unità. L’immagine è quella della pietra angolare, così definita dalla tecnica edilizia: “struttura fondamentale che in una costruzione ha funzione portante”; in altre parole, in un linguaggio accessibile a tutti: se togli la pietra angolare crolla tutto!   
Il re è il riferimento per tutto il popolo, è lui che garantisce l’unità e la solidità della struttura sociale, emanando leggi equilibrate e sagge, garantendo ai suoi sudditi una vita dignitosa. Ecco perché questo re è così sospirato: perché senza di lui non possiamo fare nulla! (cf. Gv 15,5)     
Come abbiamo compreso, il re che porta unità e stabilità è Gesù. Unità sociale, come abbiamo detto: è la Parola del Signore che forma le nostre menti e i nostri cuori, che ci spinge a una vita fondata sui valori. Unità interiore, personale: mente spirito e cuore uniti e concordi.     
VIENI! Vieni Signore Gesù, Re dell’unità, che tutto e tutti attrai in unità! Siamo fatti di terra, poca cosa, ma il tuo soffio vitale ci rende figli amati, sospirati, desiderati. Fa’ che tutta la mia vita sia fondata su di Te, pietra angolare, così che, per Tua grazia, possa essere con tutti i miei fratelli e sorelle nella fede “pietre vive, costruiti come edificio spirituale” (1Pt 2,5).

Chi ascolta il pianto del Bambino?

Pubblichiamo una riflessione del Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, che tocca il grave momento di conflitto in atto a Gaza, e che coinvolge anche la Cisgiordania, tra Israele e Hamas, scoppiato il 7 ottobre scorso. “Ascoltare il pianto del bambino, di ogni concreto e singolo bambino, è la via necessaria per riuscire ad ascoltare il pianto del Bambino di Betlemme la cui nascita celebriamo a Natale”, scrive il Custode 

In Terra Santa, nel difficile momento che stiamo vivendo, come Capi delle Chiese abbiamo pensato, per quest’anno, di ridurre al minimo le manifestazioni esteriori legate al Natale (luci, addobbi, parate e fanfare) e di proporre un Natale all’insegna della sobrietà e della solidarietà. Questo per rispetto nei confronti di chi – da una parte e dall’altra dei vari muri e reticolati che qui disegnano confini personalizzati – sta in questo momento soffrendo per il rapimento o la perdita dei propri cari o peggio ancora per l’incertezza di non sapere nemmeno se siano vivi o morti e dove siano.

È molto facile ridurre il dramma del Natale a una finzione....

L'intervento di fr. Francesco Patton, ofm è a questo link:

https://www.agensir.it/chiesa/2023/12/02/chi-ascolta-il-pianto-del-bambino/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2



Giovani Generazioni: Crepet e Sequeri in dialogo sulle sfide educative

Per il sociologo regna la “figliocrazia” e l’eccessiva permissività “anestetizza” i giovani. Dal teologo il suggerimento di puntare sui “corpi intermedi”

L’educazione di un figlio è indubbiamente una questione complessa ed essere genitore oggi è più che mai il ‘mestiere’ più difficile. Per impartire una buona educazione non esiste un manuale di istruzioni che garantisca l’infallibilità del ruolo che si è chiamati a svolgere. È preferibile la carta della permissività per farli crescere liberi o una disciplina più restrittiva che non lesina i “no”? Mentre si torna a dibattere animatamente del patriarcato, il tema dell’ascolto dei figli, bambini e adolescenti, è stato al centro della riflessione tra lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet e il teologo Pierangelo Sequeri, direttore della cattedra Gaudium et spes del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, ideatore di un ciclo di incontri che si è aperto ieri sera, 12 dicembre, con “L’educatore al bivio: legare o sciogliere”. Per Crepet, autore di saggi che porta il lettore a riflettere sulle sfide quotidiane,“oggi si parla tanto di patriarcato vergognandosi di ammettere che in realtà c’è una figliocrazia. È questo il vero problema”.

Il dibattito è raccontato da Roberta Pumpo a questo link:https://www.agensir.it/italia/2023/12/16/crepet-e-sequeri-in-dialogo-sulle-sfide-educative/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Il senso di un documento discusso: La benedizione è il linguaggio della mitezza. Intervista al teologo Andrea Grillo

Nelle parole che chiudono il documento, la capacità di sentirsi benedetti e di benedire è considerata come “la radice della mitezza cristiana”. In fondo, in tutto questo, si tratta di riscoprire una chiesa meno doganale e più mite. Non a caso, chi mostra di rifiutare questo documento, non si presenta per lo più nelle forme della mitezza riconciliata.


Professore, la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, sta facendo discutere all'interno della Chiesa e nella opinione pubblica. Con lei vorremmo approfondire il senso di questo documento. Sappiamo che sullo stesso argomento, la benedizione di coppie dello stesso sesso, era stato diverso. Cosa è cambiato dal 2021?

Rispetto al 2021 è cambiata la prospettiva pastorale con cui si guarda alla benedizione e soprattutto a coloro che la domandano. Ad una visione burocratica e formale, che confondeva dottrinalmente benedizione e sacramento, si è sostituita una visione pastorale e mite, che sa distinguere con cura benedizione e sacramento. Questa seconda comprensione è molto più antica e fondata della prima, che invece è il frutto della chiesa moderna e della sua autoidentificazione come “societas perfecta”.

Quali sono i punti fermi della Dichiarazione?

Il punto fermo è la chiara affermazione di una possibilità, prima esclusa, di benedizione delle coppie “irregolari e omosessuali” che non costituisce lo strumento per una ...


L'intera intervista a questo link:

https://www.rainews.it/articoli/2023/12/la-benedizione-e-il-linguaggio-della-mitezza-intervista-a-teologo-andrea-grillo-aa8452dc-d349-44ad-ae47-457461b608f3.html?fbclid=IwAR3JfRPAiq-AblMb9xoHXHpLpl0sq1WdP6zIXn0PPaxDIbp1Q30dVRT5bN0

21 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

 Vieni.

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.



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21 dicembre

 

O Oriens, splendor lucis aeternae et Sol iustitiae: 

veni et illumina sedentem in tenebris et umbra mortis. 

 

O Astro che sorgi, splendore della luce eterna, sole di giustizia: 

vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte. 

 

Manca poco a Natale: l’antifona di oggi se n’è accorta e si è illuminata a festa… astro, splendore, luce, sole!
Gesù è acclamato come Astro che sorge, in latino Oriens, che era il nome dell’antico dio del sole, ma qui ricordato per indicare la vittoria della luce sulle tenebre. Proprio per questo motivo, fin dai primi tempi, i cristiani in preghiera si sono rivolti verso l’Oriente, e tutte le nostre chiese hanno quest’orientamento. L’argomento ci fa venire in mente quel versetto che, se preghiamo la Liturgia delle Ore, incontriamo 365 (o 366) mattine l’anno: “Verrà a visitarci dall`alto un sole che sorge” (Lc 1,78).
Ti ha mai visitato il sole? Normalmente diciamo: “Oggi è una bella giornata di sole”, non abbiamo mai pensato che il sole è sorto per venirci a fare visita, per rallegrare la nostra giornata, per farci uscire e poter contemplare tante cose belle. Gesù viene a farti visita, per farti nuovamente sorridere, per farti uscire dal guscio dei tuoi giorni sempre uguali, e farti vedere, con i suoi occhi, le meraviglie che Lui compie nei cuori di tante persone, oppure per portare il suo amore e la speranza là dove non c’è.
VIENI! Vieni Signore Gesù a illuminare chi è nelle tenebre, e della tua luce ne ha un vitale bisogno! Vieni a illuminare chi si è arreso, e un piccolo spiraglio può infondere nuova vita. Vieni, sole che sorgi, e annienta le ombre minacciose che ci allontanano da te, Luce vera, “quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

Mai come in questo tempo ha senso riflettere sul valore dell’attesa

Viviamo in un’epoca complicata che sembra lasciare poco spazio alla speranza. Prima la pandemia, poi la guerra ripiombata nel cuore del nostro continente, adesso nuovi scenari di crisi che si aprono su conflitti antichi, come in Medio Oriente

Mai come in questo tempo ha senso riflettere sul valore dell’attesa.

Viviamo in un’epoca complicata che sembra lasciare poco spazio alla speranza. Prima la pandemia, poi la guerra ripiombata nel cuore del nostro continente, adesso nuovi scenari di crisi che si aprono su conflitti antichi, come in Medio Oriente. Ma penso anche a tutte le guerre finite nel cono d’ombra, dal Sudan all’ex Birmania, solo per fare qualche esempio.

Nel fondo di questa incertezza, è facile capire il senso di un oltre. Chi di noi non lo desidera? Un futuro oltre la guerra, oltre le difficoltà personali e collettive, oltre la paura.

Chi di noi non sente nostalgia di bene, di pace, di giustizia?


L'intera riflessione di Ernesto Olivero a questo link:

https://www.agensir.it/chiesa/2023/12/02/mai-come-in-questo-tempo-ha-senso-riflettere-sul-valore-dellattesa/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2





Il compleanno di Francesco e il futuro del pontificato

Ora che ha compiuto 87 anni Francesco ha certamente davanti la piena consapevolezza del suo tempo e dei suoi limiti, ma sa anche che l’opera intrapresa, quella della riforma sinodale della Chiesa, è decisiva per preservare l’utopia e indicare una “road map” al mondo. 

Conoscenza e propagazione di essa sono velocissime, riducendo le differenziazioni. È questo che ci fa paura? È questo che ci sta portando nelle guerre identitarie, segnate dal bisogno di appartenenza, di identitarismo, per differenziarci? La riduzione delle differenze viene percepita come spersonalizzazione. Inoltre i meccanismi della globalizzazione economica appiattiscono oggettivamente le nostre diversità, che finalmente avrebbero il modo di essere considerate delle reciproche forme di arricchimento di una comunità globale, la famiglia umana, costituita da persone e gruppi diversi.

Di questo rischio Bergoglio, poi papa Francesco, è stato tra i primi  a rendersi conto. E io sono convinto che oggi questo problema sia centrale nella sua visione.

L'intera interessante riflessione di Cristiano Riccardo a questo link:

https://formiche.net/2023/12/il-compleanno-di-francesco-e-il-futuro-del-pontificato/

20 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

Vieni.

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.



(Guarda anche quelle dei giorni precedenti)

20 dicembre

O Clavis David et sceptrurn domus Israel, 

qui aperas, et nemo claudit; claudas, et nemo aperit:         

veni et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis. 

O Chiave di Davide, scettro della casa d'Israele,      

che apri e nessuno può chiudere, chiudi e nessuno può aprire: 

vieni, libera l'uomo prigioniero che giace nelle tenebre e nel l'ombra di morte. 

 

Ti è mai accaduto di perdere le chiavi di casa o dell’auto? Spero che tu le abbia ritrovate e senza danni, ma come ti sei sentito in quel momento? E davanti a un problema, magari hai pensato: “Potessi avere la bacchetta magica.” In entrambe le situazioni si vive lo stesso stato d’impotenza: una porta che non si apre, una persona che invece di guarire peggiora, un lavoro che non si trova o che si perde, o mille altre situazioni di difficoltà.                   
L’antifona di oggi richiama proprio il limite umano, e invoca una risoluzione. Chiave e scettro: la bacchetta magica, a noi culturalmente più vicina, deriva dallo scettro, simbolo di potenza e forza, usato dai re.                
E poi si sa: chi ha la chiave, la fa da padrone, anzi è padrone. Il concetto espresso è sempre quello, comune un po’ a tutte le sette antifone “O”, si riassume in quel versetto che preghiamo all’inizio del Rosario o della liturgia delle Ore: “O Dio, vieni a salvarmi” (Sal 70,2); dicendolo, prendiamo coscienza della nostra limitatezza e ci affidiamo a chi ha le chiavi in tasca!          
VIENI! Sono rimasto chiuso fuori, non so come fare per rientrare, qui fa freddo, tanto, e desidero il tepore di una casa, di un cuore che mi ama. Vieni Signore Gesù a salvarmi da tutte le chiavi perse, da tutte le bacchette magiche mai avute. Sii Tu il perché del mio vivere e il senso di ogni mio attimo. E io vivrò con Te.

Il medico può aiutare il malato terminale a morire? Sì per 8 nordestini su 10

Nordestini concordi sul fine-vita: è necessario siano rispettate le volontà dei singoli, qualsiasi esse siano. Secondo i dati elaborati da Demos per Il Gazzettino, oltre otto su dieci (82%) si dichiarano moltissimo o molto d'accordo con l'idea che "quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede".


Se guardiamo alla serie storica offerta dall'Osservatorio sul Nord Est, vediamo come questa posizione sia cresciuta in vent'anni. Nel 2002, prevaleva una certa divisione: era il 56% a ritenere giusto che i medici potessero aiutare i malati incurabili e sofferenti ad andarsene, se l'avessero richiesto. Nel 2007, però, osserviamo il primo segnale di una più marcata apertura verso la "dolce morte": il consenso, infatti, arriva al 67%, valore confermato e rafforzato dal 69% del 2012. È nel 2017, però, che viene superato il muro del 70%, arrivando al 73%, soglia presto abbandonata quando, quattro anni più tardi, raggiunge l'80%. Da allora, la tendenza è ancora di consolidamento e crescita: 81% nel 2022, 82% nella più recente indagine.

L'intera presentazione della ricerca a cura di Natascia Porcellato a questo link:

https://www.demos.it/a02167.php

750 milioni di persone senza cibo, soprattutto donne e giovani. I dati dell’Indice Globale della Fame

Il nuovo rapporto curato per l’Italia dal Cesvi spiega come gli attuali sistemi alimentari minacciano soprattutto ragazze e ragazzi, che vivono oggi l’insicurezza alimentare ed erediteranno sistemi insostenibili, iniqui, non inclusivi e sempre più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico


Mostrano uno scenario preoccupante i numeri dell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index – GHI), curato da Cesvi per l’edizione italiana e redatto annualmente da Welthungerhilfe e Concern Wordlwide, organizzazioni umanitarie che fanno parte del network europeo Alliance2015. Nel mondo sono 750 milioni lepersone che  soffrono la fame. E nessun progresso è stato fatto dal 2015 per affrontare il dramma che in 43 paesi ha raggiunto livelli allarmanti. É cresciuto nel 2023 inoltre il numero di persone malnutrite: 735 milioni. Giunto alla diciottesima edizione, il Global Hunger Index presentato a fine novembre sottolinea che sono anzitutto le donne le principali vittime della fame acuta, sempre più sovraccaricate dal lavoro di assistenza non pagato.

Si legge nel rapporto: «In molti Paesi, i giovani, e in particolare le ragazze, hanno sempre più difficoltà a trovare un’occupazione dignitosa. Nel 2020 il tasso di disoccupazione giovanile globale era stimato al 18,4%, più del triplo di quello tra gli adulti.


Michele D'Amico racconto questo Report a questo link:

https://www.sapereambiente.it/mondo/750-milioni-di-persone-senza-cibo-soprattutto-donne-e-giovani-i-dati-dellindice-globale-della-fame/

 

19 dicembre: verso il Natale attraverso le "Antifone Maggiori": "Ero cras, domani verrò", ovvero: il Messia è vicino!

Vieni

Questa parola è presente in tutte e sette le antifone, è il grande grido che la Chiesa, il mondo, eleva: Vieni Signore Gesù! «Tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto» (Salmo 22,20).

Vieni Signore Gesù e insegnaci la via della prudenza. «La Prudenza dirige le altre virtù indicando loro regola e misura». (CCC 1806). Questa virtù ci insegna il lavoro di Dio: disporre con soavità e forza, la nostra vita, la nostra famiglia, e portare la Sua Presenza là dove maggiormente è sconosciuto.



(Guarda anche quelle dei giorni precedenti)

19 dicembre

 

O Radix Iesse, qui stas in ilgnum populorum,          

super quem continebunt reges os suum, quenz gentes deprecabuntur: 

veni ad liberandum nos, iam noli tardare. 

 

O Germoglio di lesse, che ti innalzi come segno per i popoli, 

tacciono davanti a te i re della terra, e le nazioni t'invocano: 

vieni a liberarci, non tardare. 

 

Se l’antifona di ieri aveva un’ispirazione militare, quella di oggi si fa notare per la sua indole politica. Tutta l’antifona si rifà a tre versetti del profeta Isaia:      
• “In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli” (Is 11,10).   
• “I re davanti a lui si chiuderanno la bocca” (Is 52,15).            
• “Quando invocheranno il Signore, allora egli manderà loro un salvatore che li libererà” (Is 19,20).
Gesù è definito la radice di Iesse; costui è il padre del Re Davide, qui citato per dirci che Gesù è uno di noi, fa parte della nostra famiglia; prima ancora di nascere a Betlemme era già dei nostri. La radice dà forza, stabilità ed energia a tutto il vegetale; è la parte nascosta, spesso ignorata, che affonda nella terra, e grazie alla sua collocazione assolve magnificamente il suo compito, trasformando i sali minerali in linfa vitale.                 
C’è un problema: la radice, così nascosta, come può essere un vessillo, visibile a tutti? Gesù è nato nella povertà più totale in una stalla, ha vissuto umilmente guadagnandosi il pane, ha sofferto tremendamente ed è stato ucciso. La sua sofferenza e il suo nascondimento, proprio come la radice, fanno nascere la vita, la gioia, la salvezza, tanto da diventare vessillo (riferimento) per tutti.
I re davanti a Lui non saranno più tali: la potenza umana, la nobiltà, è superata, annullata, dalla potenza di Cristo Re e Signore, e tutti, re e principi compresi, non avranno più argomenti davanti a Lui. Tacere e adorare sono due verbi che vanno a braccetto, per riconoscere che Gesù è il Signore.
VIENI! Continua a elevarsi questo grido forte e accorato: vieni a liberarci Signore, vieni a spodestare i regni che ci tiranneggiano, vieni a essere l’Amato e l’Amore del nostro cuore!
Il bimbo di Maria sta per giungere, e se lo vogliamo, il nostro cuore sarà il suo trono, la sua culla…



Gaza e il futuro della guerra dell’informazione

Subito dopo l'attacco terroristico di Hamas a Israele dello scorso 7 ottobre, le immagini della guerra hanno iniziato a circolare sui social media: ogni video o post attirava visualizzazioni, scatenava reazioni e generava nelle persone il bisogno di ottenere nuove informazioni. In Rete si è aperto così un secondo fronte di guerra: le battaglie fisiche che avvengono in pochi chilometri quadrati oggi sono diventate anche un conflitto “informativo” su scala mondiale, come lo definisce un approfondimento della testata Foreign Affairs.

Nei giorni successivi, Israele ha lanciato la propria rappresaglia, prima bombardando le città della Striscia di Gaza, poi attraverso un'invasione di terra: le vittime palestinesi sono già più di 15mila, soprattutto civili. Parallelamente il cosiddetto “fronte virtuale” si è consolidato: su Facebook, Instagram, X, TikTok e nelle altre piattaforme social, ognuno cerca di imporre la propria narrazione e lotta perché la propria opinione abbia la meglio su quella degli altri.
Il conflitto tra Israele e Hamas non è l’unico in cui lo spazio dell’informazione ha acquisito una crescente importanza: anche in Iran il governo sta investendo sulle proprie capacità di “soft war” per accrescere la propria “influenza digitale”. Le forze armate statunitensi hanno iniziato a integrare quelle che chiamano “operazioni nell’ambiente dell'informazione” all’interno della propria strategia militare. E anche l’esercito cinese ...

L'articolo di Alice Facchini continua a questo link:



Donne, gay, migranti: l’anno nero dei diritti. “L’Italia è arretrata su tutti i fronti”

Si chiama “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia” ma a leggerlo nel dettaglio sembra più la cronaca di un assedio. Migrazioni, libertà di espressione, sanità, ambiente, povertà, parità di genere, famiglie omogenitoriali, persone Lgbtq+, disabilità, carceri: non c’è angolo di libertà individuale o collettiva che tra il 2022 e il 2023 non sia arretrato.


Luigi Manconi è il Presidente dell'Associazione "A buon diritto" che ha redatto il rapporto che affronta i seguenti ambiti:

Ambiente - Povertà - Violenza di Genere - Diritti Lgbtq+ - Migranti - Minori

Una sintesi a questo link:

L'intero Rapporto a questo link: