Delle tante pagine bibliche che hanno, nei secoli, dato spunto a svariate letture e interpretazioni – sul piano religioso, letterario, filosofico, artistico –, una delle più famose ed enigmatiche, com’è noto, è il passo del libro della Genesi (32. 23-33) in cui Giacobbe, in procinto di affrontare il fratello Esaù, nell’attraversare il fiume Iabbòq, in un luogo che poi sarebbe stato detto Panuel, incontra uno sconosciuto, col quale ingaggia una lunga, singolare lotta, che dura l’intera notte, fino all’alba. È davvero difficile che un combattimento – se di questo si tratta veramente – duri tanto a lungo. Ma è davvero uno scontro, un duello? O forse un dialogo, o, addirittura, una “danza”?
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La lotta di Giacobbe, un enigma attraverso i secoli
Da questo affascinante e inquietante passo Roberto Esposito – i cui libri sono tradotti in diverse lingue e pubblicati in molti Paesi – trae spunto per una ricognizione di grande interesse e suggestione, che, al di là dell’indubbia difficoltà e problematicità del tema trattato, riuscirà certamente a catturare l’attenzione di lettori di diversa estrazione, formazione e livello culturale. Il misterioso episodio biblico, nota Esposito in I volti dell’Avversario. L’enigma della lotta con l’Angelo (Einaudi, 2014) «fa letteralmente irruzione nel ciclo della Genesi, determinando una sospensione, una frattura inaspettata».
L'intera ricezione curata da a cura di Francesco Lucrezi, docente di Diritti antichi all’Università di Salerno è a questo link:
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